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️ RECENSIONE
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“Il lupo” di Nazareth Simoncelli in COLLABORAZIONE con autore
| Editore | Corponove |
| Data di pubblicazione | 30 luglio 2020 |
| Copertina flessibile | 144 pagine |
“Che i fanciulli, è in specie le bambine, vispe e carine, hanno torto a dar retta a ogni sorta di gente. Così accade tuttora che il lupo tante e tante ne divora. State attente ragazze, ci son dei lupi di tutte le razze. Ne conosco di quelli sì discreti, docili, compiacenti, mansueti, che senza esprimer nulla, sperando pure di farla persuasa, danno la caccia a una bella fanciulla. In piazza, alla finestra, in chiesa, in casa. Garbati in vista, onesti e graziosi sono quelli i lupi più pericolosi.”
Simoncelli ci presenta un noir dalle molteplici metafore, l’incontro è lo scontro tra la natura e l’uomo… Ma andiamo per ordine…
Un ritaglio del Corriere della Sera dell’11 settembre 1879. Un annegato, forse suicida. Un nome, anzi due, Alessandro Antonio. Nessun cognome. Un caso chiuso in fretta. Ma su di lui sarebbe caduta la gogna di un tremendo passaparola. Un incontro a Milano nel 1994. Un vecchio nipote dell’annegato affida quel ritaglio a uno sconosciuto per trovare una verità che riabiliti il nonno da ogni ombra. Non si rassegna di vederne la memoria infangata da illazioni gravissime: l’aver ucciso delle bambine e abusato delle loro intimità. “Mio nonno non avrebbe fatto male ad una mosca! Un uomo che ama la montagna non può fare quelle cose lì!”. Lo sconosciuto lavora a Milano ma abita proprio fra i monti dell’Alta Valle Seriana: Ardesio, il paese dove fatti innominabili e innominati di un secolo prima sono rimasti sospesi fra verità e dicerie. Una ricerca difficile. Pochi risultati nelle cronache locali di quel 1878.
Nel prologo sono presenti informazioni che ci servono per elaborare e intuire l’intero romanzo, probabilmente le andremo a rileggere alla fine per assimilare correttamente l’intera vicenda.
Uno stile di scrittura molto bello quello di Simoncelli, meravigliose descrizioni delle zone poco conosciute della Val Seriana.
Un noir che ci trasporta totalmente nelle atmosfere cupe e gelide dei monti e ci descrive l’animo degli abitanti, fieri e indomiti.
“Questa è anche la storia di quei paesini sparpagliati lungo un fiume che se ne va verso la pianura indisturbato e che, come molti altri, fanno l’Italia, con discrezione, in genere silenziosi e tranquilli, altre volte più irrequieti nelle travolgenti piene, che dai monti scendono danneggiando culture e campi.”
A tratti la trama e l’ambientazione ricordano quelle della Tuti nei suoi romanzi. Un incontro casuale nel 1994 e un uomo che è deciso a scoprire la verità accaduta negli anni 1887-89.
“Avevo incontrato un vecchietto a Milano che rivendicava l’innocenza del nonno con un pezzo di giornale che poteva dire tutto e il suo contrario, e un altro signore che stava per darmi forse qualche elemento in più, entrambi eredi di fatti di un’epoca andata. Magari i nonni si erano incontrati, parlati, visti cento anni prima. D’altro canto tutto era possibile essendo quell’uomo senza cognome, amante della montagna come pochi e forse vittima ignara della stessa, più che delle malelingue del fondovalle. Antonio, quell’anziano signore con cui stavo bevendo un grappino ad Ardesio, era il filo d’oro che avrebbe riunito i cocci; aveva uno sguardo più rivolto all’aldilà che ai tempi andati, ma rammentava così bene quei fatti da renderli appena vissuti.”
Un romanzo breve, ma vi assicuro molto intenso!
4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️