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Recensione di “Io mi scelgo: Manuale semiserio per mollare il principe (azzurro tossico) e scegliere sé stesse” di Marta C. a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📅 Pubblicato il: 28 settembre 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 69

#RecensioniLibri 

💜 IO MI SCELGO – La rivoluzione gentile che stavamo aspettando

Ci sono libri che leggi e libri che ti leggono. “Io mi scelgo” appartiene decisamente alla seconda categoria. Marta C. è riuscita nell’impresa titanica di scrivere il libro che ogni donna vorrebbe aver letto dieci anni fa, ma che arriva esattamente quando deve arrivare: nel momento giusto per salvarti.

Marta C. ha trovato la formula magica: ti fa ridere mentre ti apre gli occhi. Il suo stile “semiserio” non è un espediente letterario, è una carezza. Ti accompagna attraverso tematiche dolorose con la delicatezza di chi sa esattamente cosa significa starci in mezzo, ma con l’ironia di chi ne è uscita vittoriosa.

Ogni capitolo è come una chiacchierata con quella amica saggia che tutti vorremmo avere: quella che ti dice le cose come stanno senza giudicarti, che ti fa ridere delle tue stesse disavventure amorose mentre ti aiuta a capire dove hai sbagliato a valutare te stessa.

Finalmente qualcuno che lo dice chiaro e tondo: il problema non è trovare l’amore, è smettere di cercarlo nelle persone sbagliate pensando di poterle salvare, cambiare o guarire. Marta smonta con precisione chirurgica (e un pizzico di sarcasmo liberatorio) tutti i clichés romantici che ci hanno venduto come “amore vero”:

  • “Se ti ama davvero cambierà per te” – FALSO
  • “L’amore vero supera tutto” – FALSISSIMO
  • “Forse sono io troppo esigente” – NO, SEMPLICEMENTE NO

Ogni pagina è un momento “aha!” che ti fa esclamare “ma parla di me!” (e poi realizzi che parla di tutte noi).

Non è il solito libro che ti lascia ispirata per tre giorni e poi tutto torna come prima. Marta C. ti dà strumenti concreti, esercizi, domande da farti, segnali da riconoscere. È come avere una bussola emotiva che finalmente ti indica la direzione giusta: verso te stessa.

Gli esercizi di auto-riflessione sono potenti senza essere invadenti. Le liste dei “red flags” sono così precise che ti chiedi se l’autrice abbia installato telecamere nella tua vita. I suggerimenti per ricostruire l’autostima sono pratici, realistici e soprattutto gentili con te stessa.

Marta non scrive dall’alto di una cattedra. Condivide le sue cadute, i suoi errori, le volte in cui è tornata da chi non doveva. E proprio questa vulnerabilità rende il libro potentissimo. Ti senti vista, capita, accompagnata. Non sei sola in questo casino, e soprattutto: ne puoi uscire.

La sua voce è quella di una donna vera, non di una guru della self-help che ha tutte le risposte. È onesta quando dice “mi sono fatta del male” e coraggiosa quando aggiunge “ma poi ho scelto me”.

“Mia figlia è stata la mia forza. La mia motivazione. Il mio orgoglio. Il mio motivo per denunciare, per affrontare i processi, per non mollare. “Scelta” non è una parola da dizionario, è una presa di posizione. “Amare” non è un gesto romantico, è resistenza pura. Me l’ha insegnato lei senza dire una parola.

“Io mi scelgo” non è un invito all’egoismo o alla chiusura emotiva. È un manifesto di amor proprio rivoluzionario: puoi amarti e amare qualcun altro, ma mai nell’ordine sbagliato. Prima tu, poi eventualmente l’altro. E se l’altro non ti fa stare bene, l’altro non è per te. Punto.

Questo libro ti insegna che:

  • Stare da sola è meglio che stare male accompagnata
  • L’amore non dovrebbe mai farti sentire piccola
  • Non sei tu “troppo”: lui è semplicemente “non abbastanza”
  • Scegliere te stessa non è egoismo, è sopravvivenza emotiva

L’autrice ha un modo di scrivere che ti entra dentro. Ogni pagina ha almeno una frase che vorresti sottolineare, fotografare, tatuarti addosso. Il libro è pieno di verità dette con parole semplici ma devastanti nella loro precisione.

“Ho scelto me. Non per egoismo, ma per sopravvivenza. E poi, diciamolo: ero la mia unica opzione sensata. Non tutte le ferite si vedono. Alcune si nascondono dietro un sorriso ironico con un rossetto cillegia e uno spray al peperoncino nella borsa. Ma oggi non mi nascondo più. Mi scelgo. Con tutte le mie verità, le mie cicatrici e la mia forza. Con le battaglie vinte, quelle perse e quelle che ancora combatto. Con la voce che tremava e quella che oggi non chiede più il permesso. E se qualcuno pensa che sia esagerata… va bene. Non sono guarita. Ma sono viva e sono sveglia. Chi mi vuole addormentata, ha sbagliato favola.”

Per chi è questo libro (spoiler: per TUTTE)

  • Per chi sta pensando di tornare dal suo ex (FERMA, LEGGI PRIMA QUESTO)
  • Per chi si sente in colpa a dire di no
  • Per chi pensa di non meritare di meglio
  • Per chi giustifica comportamenti ingiustificabili
  • Per chi ha bisogno di sentirsi dire che non è pazza
  • Per chi vuole imparare ad amarsi davvero
  • Per chi è stanca di sentirsi stanca

Ma soprattutto: per ogni donna che ha mai messo qualcun altro prima di sé pensando che fosse amore.

Il mio verdetto personale

Questo libro andrebbe distribuito nelle scuole, regalato a tutte le amiche, letto ad alta voce nelle piazze. “Io mi scelgo” non è solo un libro, è un atto di rivoluzione gentile. È la chiave che ti mancava per aprire quella porta che ti teneva prigioniera delle tue stesse illusioni.

L’ho letto in un fiato, ma ci tornerò ogni volta che avrò bisogno di ricordarmi chi sono e cosa merito. Marta C., grazie. Grazie per aver scritto quello che molte di noi sentivano ma non riuscivano a mettere in parole. Grazie per averci ricordato che scegliere noi stesse non è la fine della storia, ma l’inizio di quella giusta.

Dove leggerlo

Ovunque, ma vi consiglio:

  • Sul divano, con un plaid e una tisana
  • In un weekend tutto per te
  • Con le amiche, leggendo i capitoli ad alta voce
  • Quando stai per mandare quel messaggio che NON devi mandare

Da abbinare a:

  • Un quaderno per prendere appunti (ne avrete bisogno)
  • La playlist “Strong Women” su Spotify
  • Un blocco dei contatti preventivo sul telefono
  • Tanto amore per voi stesse
  • Fazzoletti (sì, piangerete, ma di liberazione)

Questo libro è terapia travestita da lettura leggera. È la migliore amica, la psicologa, la sorella maggiore che ti dice le verità scomode con amore. È il libro che ogni donna dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, meglio se prima di trovarsi invischiata con l’ennesimo principe azzurro che di azzurro ha solo le botte all’anima che ti lascia.

COMPRATELO. LEGGETELO. REGALATELO. VIVETELO.

E poi, finalmente, scegliete voi stesse. 💜

Per me è indubbiamente un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

L’avete letto anche voi? Raccontatemi come vi ha cambiate! E se state pensando di leggerlo: fatelo. È il segno che stavate aspettando.

Sono molto grata all’autrice per avermi fornito una copia cartacea del suo libro. 
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#ReadChristie2021, un altro anno con la regina del giallo

Pronti per trascorrere un nuovo anno in compagnia della Christie?

L’Agatha Christie Limited, la società che detiene tutti i diritti delle opere di Agatha Christie ha deciso di dare vita al terzo anno della challenge famosa in tutto il mondo.

Quest’anno, con grande soddisfazione, sono stata scelta come testimonial italiana della #readchristie2021 insieme ai blog @radicalging e @libriamociblog

Quindi sarà un onore per me guidarvi passo passo per le varie tappe che partono ufficialmente a gennaio 2021 per terminare al 31 dicembre 2021.

Come per la scorsa edizione, le regole sono semplici: ogni mese seguiremo le tappe organizzate dall’ACL, che trovate qui sotto, in questa cartolina che potete ricevere iscrivendovi alla newsletter di Agatha Christie).

Se volete saperne di più vi lasciamo il link al loro sito: agathachristie.com

Le tappe della #ReadChristie2021

La challenge è divisa in tappe, una per ogni mese: (alcuni mesi sono segnalati con il punto interrogativo ? perché l’Agatha Christie Limited li svelerà successivamente).

Gennaio: una storia ambientata in una villa o residenza di lusso

Febbraio: una storia in cui si parla d’amore

Marzo: una storia con un personaggio dell’alta società

Aprile: una storia ambientata prima della seconda guerra mondiale

Maggio: una storia con riferimento al tè (tea)

Giugno: una storia con riferimento o che si svolge in un giardino

Luglio: una storia con un prelato

Agosto: una storia ambientata al mare o in spiaggia

Settembre: una storia che abbia a che fare con la scuola, insegnamento

Ottobre: una storia ambientata su un mezzo di trasporto

Novembre: una storia ambientata dopo della seconda guerra mondiale

Dicembre: una storia ambientata durante il brutto tempo o in inverno, con la neve

Per la tappa di ogni mese possiamo leggere romanzi, racconti, raccolte, si possono anche ascoltare audiolibri e perchè no guardare gli adattamenti televisivi o cinematografici!

Come, dove e quando postare?

Ogni mese potrete parlare delle vostre letture sulle vostre piattaforme: con una foto, delle stories, una piccola recensione o le vostre considerazioni su Instagram, con una recensione o un articolo sul blog, un video su YouTube o un post su Facebook.

L’unico obbligo è utilizzare l’hashtag #ReadChristie2021, taggare Tantilibriecaffe  (su Instagram, FB e WordPress Tanti libri e troppi caffè) e l’account ufficiale di Agatha Christie (@officialagathachristie su Instagram e Facebook) così che possa ricondividere tutti i vostri post!

Non mi resta che augurarvi tante buone letture in un anno all’insegna del giallo!!!

Maura.

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RECENSIONE de “Anime” di Alessandra D’Alessandro in collaborazione con autrice

📌📌📌 RECENSIONE 📌📌📌

“Anime” di Alessandra D’Alessandro in collaborazione con autrice

EditoreDel Bucchia
Copertina flessibile1 gennaio 2019
Lunghezza del libro200 pagine 

Non esiste il caso, né la coincidenza. 

Noi, ogni giorno, camminiamo verso luoghi e persone che ci aspettano da sempre. Giuditta Dembech 

Avete presente quei romanzi che divorate in poche ore e quando li avete terminati vi assale la voglia di ricominciare da capo a leggere, rileggere e rileggere? 

Beh cari amici lettori, Anime è uno di questi.

L’ho veramente amato alla follia, mi ha fatto provare emozioni indescrivibili.

“E così Anna ora si ritrovava lì. 

In quel lunedì qualunque di un qualunque mese e di un qualunque anno.

Il caso aveva compiuto ciò che il tempo o il destino avevano forse solo sfiorato per più di vent’anni. Praticamente una vita.

Lo stesso numero di anni che aveva Anna quando stavo insieme a Leo.”

La penna della D’Alessandro è commovente, viscerale, un romanzo che va letto “di pancia“.

Appena iniziato già non riuscivo a staccarmi, ho dovuto terminarlo il giorno stesso.

Una storia d’amore talmente forte e pura che va oltre il tempo e lo spazio.

“Ripensò alla leggenda orientale che le aveva raccontato Leo sul treno e si chiese se qualche filo rosso li avesse mai uniti.

Ma se c’era stato, Anna pensò che doveva essere rimasto incastrato in qualcuno dei mille ingranaggi del destino perché un giorno, lei e Luca, si erano ritrovati fermi, uno accanto all’altro, incapaci di fare anche un solo passo ancora insieme.”

Anna e Leo, due anime che si sono perse, per venti lunghissimi anni, ma saranno destinate a ritrovarsi un giorno?

“Paura.

Di solito è la paura ad arginare il cuore. Paura di soffrire. Paura di sbagliare.

Paura di ricominciare. Paura di perdere quelle certezze a cui ancoriamo la nostra vita per evitare che la tempesta ci trascini alla deriva. 

E della paura non ci si libera facilmente. Perché la paura si alimenta delle incertezze e non lascia scampo.”

Riuscirà Anna a uscire da una situazione che l’ha tenuta incatenata per vent’anni? Riuscirà a scegliere la sua felicità?

“Forse per la prima volta nella sua vita, Anna aveva scelto se stessa. 

Aveva scelto di non far più dipendere la sua felicità da quella di qualcun altro. Anna aveva scelto. Semplicemente. Lasciando da parte i suoi sensi di colpa. Lasciando finalmente che fossero gli altri a portare il peso del mondo sulle loro spalle.”

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione di “Lazarus 2.0 : The Algorithm: Un techno-thriller finanziario tra codici SWIFT, mercati globali e crimine informatico” di A. J. Hofer a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📅 Pubblicato il: 19 aprile 2026
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 346

#RecensioniLibri 

E se un’anomalia di pochi millisecondi fosse l’inizio di qualcosa capace di mettere in ginocchio l’intero sistema finanziario mondiale?

È da questa domanda che parte Lazarus 2.0, un thriller finanziario e tecnologico che prende un dettaglio quasi invisibile e lo trasforma, pagina dopo pagina, in una minaccia enorme.

Davide Ferretti è un analista quantitativo che lavora nella City di Londra. È metodico, razionale, abituato a fidarsi dei numeri. Quando però nota strane oscillazioni sincronizzate su mercati e asset apparentemente senza alcun collegamento, decide di non ignorarle. Ed è proprio quella scelta a trascinarlo dentro una vicenda molto più grande di lui.

Una backdoor nascosta nei sistemi di trading. Un misterioso collegamento con Dubai. Helix Capital. Un uomo disposto a tutto pur di proteggere il proprio piano. Un ex sviluppatore che conosce la verità. Una funzionaria della SEC sospesa dopo essersi avvicinata troppo a qualcosa che non avrebbe dovuto scoprire. E soprattutto una corsa contro il tempo.

Il romanzo ha una struttura molto cinematografica: Londra, Dubai, New York, Bruxelles e l’Umbria diventano vere e proprie tappe di una caccia internazionale, mentre la storia continua ad allargarsi e a coinvolgere nuovi personaggi. Una delle cose che ho apprezzato maggiormente è proprio questa dimensione internazionale. Hofer riesce a dare alla vicenda una sensazione di movimento continuo: quando pensi di aver finalmente capito dove sta andando la storia, compare un nuovo elemento che sposta nuovamente l’asticella.

Davide è un protagonista interessante, soprattutto perché non è il classico eroe d’azione. È un uomo che ragiona, osserva, analizza. Corre, lavora, controlla dati e cerca collegamenti. La sua forza non è quella fisica, anche se il romanzo gli farà vivere situazioni tutt’altro che tranquille: è soprattutto la sua capacità di non lasciarsi convincere che qualcosa sia “solo una coincidenza”. Accanto a lui funzionano molto bene Daniel, Sarah e Grigori, personaggi diversi tra loro ma accomunati dal fatto di essere entrati nella storia perché, in momenti diversi, hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte.

E qui secondo me si trova uno dei temi più interessanti del romanzo.

Non ignorare ciò che non torna.

Perché il vero pericolo non è soltanto quello rappresentato dalla tecnologia o dalla finanza. È anche l’indifferenza di chi vede qualcosa di strano e preferisce convincersi che non sia importante.

Ho apprezzato molto anche l’ambientazione. Londra è praticamente un personaggio: il Tamigi, la City, Canary Wharf, la metropolitana, i pub, le strade della notte. E poi Dubai, New York, Bruxelles e infine l’Umbria, che introduce nella storia una dimensione completamente diversa, più intima e personale.

La parte finanziaria e tecnologica è naturalmente molto presente. Non è però necessario essere esperti di mercati per seguire la storia, perché l’autore utilizza i dettagli tecnici soprattutto per costruire il meccanismo della suspense. Il ritmo è generalmente molto alto e i capitoli brevi aiutano parecchio la lettura. Ci sono numerosi cambi di ambientazione e punti di vista, e questo mantiene viva la curiosità.

Se devo trovare un piccolo punto debole, in alcuni momenti la spiegazione degli aspetti tecnici e delle dinamiche finanziarie tende a diventare piuttosto dettagliata. Per chi cerca un thriller esclusivamente basato sull’azione potrebbe risultare qualche volta un po’ impegnativo. Ma è proprio questa componente tecnica a dare al romanzo la sua identità.

E poi c’è il finale.

Senza fare spoiler, posso dire che la conclusione chiude il principale arco narrativo ma non mette davvero un punto definitivo alla storia. Alcune conseguenze restano aperte e l’ultima parte lascia chiaramente spazio alla possibilità che la vicenda di Davide non sia ancora terminata.

Ed è una scelta che ho trovato coerente con lo spirito del romanzo. Lazarus 2.0 non racconta soltanto una grande cospirazione finanziaria. Racconta soprattutto cosa può succedere quando qualcuno vede un’anomalia e decide di seguirne il filo invece di ignorarla.

⚠️ Qualche passaggio tecnico può risultare impegnativo per chi non ama la finanza ⚠️

Un thriller ambizioso, costruito attorno a un’idea affascinante e inquietante: a volte il disastro non comincia con un’esplosione. Comincia con 340 millisecondi. Lo consiglierei soprattutto a chi ama i thriller tecnologici, complotti finanziari, indagini internazionali e storie in cui tecnologia, denaro e potere finiscono per intrecciarsi.

#ThrillerItaliano #ThrillerFinanziario #LibriDaLeggere #bookstagramitalia #autoriemergenti 

Per me è un 4 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️

Tu cosa avresti fatto al posto di Davide? Scrivimelo nei commenti: IGNORATO o INDAGATO? E se conosci qualcuno che ama thriller, finanza, tecnologia e complotti internazionali, taggalo qui sotto. Salva questo post se è il tipo di thriller che potrebbe conquistarti!

Sono molto grata all’autore per avermi fornito una copia digitale del suo romanzo. 

Recensione di “Intrigo a Stresa (La contessa e il maggiordomo Vol. 1)” di Raffaella Bossi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Il Vento Antico
📅 Pubblicato il: 18 maggio 2026
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 270

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Un omicidio irrisolto, una contessa che non accetta la versione ufficiale e un maggiordomo dal sangue freddo impeccabile: benvenuti sulle rive del Lago Maggiore, dove dietro l’eleganza di ville, ricevimenti e buone maniere si nascondono segreti molto meno raffinati. Intrigo a Stresa è un cozy mystery capace di trascinarti subito in un mondo affascinante e inquieto.

Raffaella Bossi ci porta negli anni Venti in un’epoca sospesa tra la voglia di lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e le nuove ombre che iniziano ad addensarsi sull’Europa. Un periodo fatto di lusso, nobiltà e mondanità, ma attraversato da una tempesta che quasi nessuno sembra ancora disposto a vedere.

“Si viveva come se la guerra fosse finita per sempre e non si prestava attenzione alla tempesta all’orizzonte.”

È proprio questa atmosfera, elegante e fragile allo stesso tempo, ad avermi conquistata: la Grande Guerra è ormai alle spalle, ma l’illusione di una pace definitiva si incrina a ogni pagina, proprio come la versione ufficiale dell’omicidio di Henry. Dietro i ricevimenti, i sorrisi e le buone maniere, qualcosa si muove nell’ombra. La tensione cresce silenziosamente, insinuandosi tra le conversazioni e i gesti più innocui, mentre la sensazione di pericolo diventa sempre più difficile da ignorare. Perché ciò che appare tranquillo può nascondere inquietudini profonde, e ogni certezza sembra sul punto di cedere.

Al centro della storia troviamo Lady Augusta, contessa affascinante, determinata e tutt’altro che disposta a comportarsi secondo ciò che la società si aspetta da una donna del suo rango. Augusta è una vedova, ma non ha nessuna intenzione di lasciarsi rinchiudere nel ruolo che le è stato assegnato. Suo marito Henry è stato assassinato e la versione ufficiale non la convince. Nessun indizio, nessun colpevole, una rapina finita male che però presenta troppe incongruenze.

E Augusta vuole sapere la verità.

Ho amato il modo in cui la protagonista viene raccontata anche attraverso il suo dolore. Non è una donna invulnerabile: ha perso il marito, ha conosciuto la guerra e ha attraversato lutti profondissimi. Eppure non rimane ferma a ciò che le è accaduto. Si rialza. E decide di combattere.

Una caratteristica che ho apprezzato particolarmente è il doppio punto di vista di Augusta e William Grant, il suo maggiordomo.

William è uno di quei personaggi che finiscono inevitabilmente per conquistarti. Ex militare, fedele a Henry e profondamente legato ad Augusta, mantiene quella compostezza impeccabilmente britannica che contrasta alla perfezione con il carattere della contessa.

E poi c’è la sua ironia. Un’ironia sottile, asciutta, spesso sarcastica, che regala al romanzo momenti davvero divertenti senza spezzare la tensione dell’indagine. Il rapporto tra Augusta e William è uno degli elementi che ho amato di più: sono diversi, ma funzionano proprio perché si completano.

La trama è intricatissima. Nobili, politici, militari, diplomatici, segreti di famiglia, società segrete, interessi internazionali e personaggi che sembrano avere sempre qualcosa da nascondere. La Bossi costruisce una rete di relazioni nella quale non è semplice capire chi sia davvero affidabile. E mentre l’indagine procede, il delitto di Henry assume dimensioni molto più grandi di quelle che Augusta avrebbe potuto immaginare.

C’è anche una componente storica che ho trovato particolarmente interessante, soprattutto per il modo in cui si inserisce nella vicenda senza trasformare il romanzo in un saggio. Le prime ombre del nazionalsocialismo, il clima politico europeo e quella sensazione di serenità destinata a non durare fanno da sfondo a un mystery che riesce a unire intrigo e atmosfera.

E naturalmente non posso non parlare di Nicolai.

Il borzoi della contessa è molto più di un semplice cane presente nella storia. Diventa un vero compagno di avventure e, soprattutto, una presenza inseparabile per Augusta. Un cane elegante, particolare, allevato per la caccia al lupo e decisamente poco convenzionale per una contessa. Ma forse proprio per questo perfetto per lei.

E qui si sente tutto l’amore dell’autrice per i cani.

Intrigo a Stresa conserva tutti quei canoni del cozy mystery ai quali Raffaella Bossi ha avvicinato sempre di più la sua penna: personaggi ben caratterizzati, una protagonista fuori dagli schemi, un’ambientazione capace di diventare parte integrante della storia, ironia, mistero e una componente investigativa che procede insieme alle dinamiche umane.

Ma questa volta c’è qualcosa di diverso.

C’è Stresa.

Il Lago Maggiore, le ville, gli alberghi eleganti, i ricevimenti e quell’atmosfera da società raffinata che nasconde, dietro i sorrisi e le buone maniere, segreti decisamente meno eleganti.

Ho trovato molto bella anche la scelta dell’autrice di ambientare la storia proprio a Stresa. Nel suo epilogo racconta il legame personale con questa cittadina e il suo fascino, e leggendo il romanzo si comprende quanto quel luogo fosse adatto ad Augusta. Perché Augusta è esattamente come l’ambientazione che la circonda: elegante in superficie, ma piena di carattere e di cose non dette.

E mentre lei cerca l’assassino di Henry, una domanda continua a tornare:

chi aveva incontrato Henry prima di morire?

La risposta non sarà affatto semplice. E forse, come suggerisce la frase di Francis Bacon riportata nel romanzo, tra vendetta e giustizia esiste un confine molto più sottile di quanto vorremmo ammettere.

Una lettura che consiglio a chi ama i cozy mystery con un’anima storica, protagoniste determinate, maggiordomi irresistibilmente britannici, intrighi internazionali e, naturalmente, cani capaci di rubare la scena.

Per me, Augusta e William sono una coppia investigativa che merita assolutamente di essere conosciuta. E Nicolai? Beh, lui ha già conquistato il suo posto nella squadra. 

Per me è un 4,75 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Avete già conosciuto Lady Augusta, William e Nicolai? Vi piacerebbe seguire un’indagine tra ville sul Lago Maggiore, ricevimenti esclusivi e segreti inconfessabili? 

Sono molto grata all’autrice per avermi fornito una copia digitale del suo romanzo. 

Recensione di “Quello che non mi avete detto” di Rossella Cinoffo a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📅 Pubblicato il: 15 maggio 2026
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 149

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Ci sono segreti che vengono custoditi per anni con la convinzione di proteggere qualcuno. E poi arriva il momento in cui quel segreto viene fuori e ti rendi conto che, forse, tutto quel silenzio ha fatto più danni della verità.

È proprio da qui che parte Quello che non mi avete detto di Rossella Cinoffo. E vi dico subito una cosa: non è una storia sui segreti. È una storia sulle conseguenze dei segreti.

Quelli di famiglia.

Quelli che si tramandano senza essere raccontati.

Quelli che diventano silenzi, omissioni, torti subiti, privazioni e domande che rimangono senza risposta per anni.

«Però perché non dirmelo?»

Una domanda semplicissima, apparentemente. Ma quando a pronunciarla è un figlio davanti a un genitore, diventa una domanda enorme.

Perché non dirmelo?

Per proteggermi?

Per paura?

Per vergogna?

Per egoismo?

O perché era più facile continuare a vivere facendo finta di niente?

Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato di più del romanzo: non ci sono personaggi perfetti.

Ci sono persone fragili, ferite, spesso incapaci di comunicare quello che provano. Persone che hanno fatto errori, che hanno subito ingiustizie, che hanno taciuto troppo a lungo. E quando finalmente la verità comincia a emergere, devono fare una scelta: continuare a nascondersi dietro quello che è sempre stato oppure prendere in mano la propria vita e provare a capire.

Capire cosa è successo.

Capire perché certe cose sono state taciute.

Capire le scelte degli altri.

E, soprattutto, capire se stessi.

Ho trovato molto interessante proprio il modo in cui l’autrice racconta le dinamiche familiari: perché nelle famiglie raramente esiste un colpevole assoluto e una vittima assoluta. A volte le persone fanno del male mentre cercano di proteggere. A volte proteggono per amore. Altre volte, semplicemente, per comodità. E la differenza può essere enorme.

Il libro mi ha fatto riflettere anche su quanto sia difficile, per un figlio, smettere di vedere i propri genitori come quelle figure che hanno sempre avuto tutte le risposte.

Prima li amiamo. Poi cresciamo e iniziamo a giudicarli. E forse, con il tempo, impariamo anche a perdonarli.

Ma perdonare non significa necessariamente dimenticare. E questa storia, secondo me, parla proprio di questo: del coraggio di guardare in faccia ciò che abbiamo cercato di evitare per troppo tempo.

Mi è piaciuto anche il messaggio che attraversa tutto il romanzo: non sempre abbiamo bisogno che qualcuno ci dia delle risposte. A volte abbiamo bisogno di trovare il coraggio di cercarle.

Perché alcune verità fanno male. Ma vivere tutta la vita dentro una bugia, anche quando quella bugia nasce con le migliori intenzioni, può fare ancora più male.

«Beata me che non sapevo niente. E Dio solo sa quanto avrei voluto che le cose rimanessero così.»

Queste parole racchiudono perfettamente il senso della storia.

Perché sapere cambia tutto.

E una volta che una verità viene fuori, non puoi più tornare indietro.

Quello che non mi avete detto è un romanzo che parla di famiglia senza idealizzarla. Parla di amore, ma anche delle sue contraddizioni. Di silenzi che diventano macigni. Di ferite che continuano a fare male anche a distanza di anni.

È una storia che invita a guardare oltre le apparenze e a ricordare che ogni persona porta dentro qualcosa che non conosciamo.

E forse è proprio questo il motivo per cui l’ho sentito così umano. Non cerca di dirci chi ha ragione. Ci mette davanti alle fragilità dei suoi personaggi e ci lascia una domanda: quanto siamo davvero disposti a sapere delle persone che amiamo?Perché certe cose, anche quando fanno male, è meglio saperle.

Un romanzo intenso, umano e molto familiare nel senso più vero del termine. Una storia di segreti e verità, ma soprattutto di persone che, dopo aver passato anni a convivere con ciò che non è stato detto, decidono finalmente di fare i conti con il passato.

Per me è un 4,5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

E voi? Vorreste conoscere la verità, anche se potrebbe cambiare per sempre il modo in cui guardate la vostra famiglia? Avete letto Quello che non mi avete detto? Vi aspetto nei commenti. 

Sono molto grata all’autrice per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo. 

Recensione di “Perfect Day” di Romy Hausmann a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Giunti Editore
📅 Pubblicato il: 3 settembre 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 352

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Ci sono thriller che ti tengono incollata alle pagine per scoprire chi è stato. E poi ci sono thriller che fanno qualcosa di molto più inquietante: ti costringono a chiederti quanto conosci davvero le persone che ami e, soprattutto, quanto conosci te stessa. Perfect Day di Romy Hausmann appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

È il terzo romanzo che leggo di questa autrice, dopo La mia prediletta e La mamma si è addormentata, e ammetto che, dopo essere rimasta così colpita dai precedenti, non pensavo potesse riuscire a travolgermi allo stesso modo. Mi sbagliavo. La Hausmann con questo thriller psicologico costruisce una storia magistrale, disturbante e incredibilmente coinvolgente, capace di insinuarsi lentamente sotto la pelle del lettore e di non lasciarlo più andare.

Al centro della vicenda c’è Ann, una giovane donna che vede il proprio mondo sgretolarsi nel momento in cui suo padre, viene arrestato con l’accusa di essere il famigerato “Killer dei nastri rossi”, l’uomo sospettato di aver rapito e ucciso nove bambine nell’arco di tredici anni.

Per Ann, però lui non è un mostro. È suo padre. È l’uomo che le ha fatto le trecce, che le ha raccontato storie della buonanotte, che le è stato accanto quando soffriva. È la persona che conosce meglio al mondo e con la quale ha sempre condiviso un legame quasi indissolubile.

Ed è proprio questo il punto di partenza di una delle domande più inquietanti del romanzo: può una persona che abbiamo amato per tutta la vita essere completamente diversa da quella che credevamo?

La narrazione dal punto di vista di Ann è una scelta che ho apprezzato moltissimo, perché permette di entrare immediatamente nella sua mente, nelle sue paure, nelle sue contraddizioni e soprattutto nel suo dolore. Viviamo insieme a lei la disperazione, la rabbia, il rifiuto di accettare l’impensabile, ma anche quel terribile dubbio che, pagina dopo pagina, comincia a insinuarsi nella sua mente.

E se fosse davvero colpevole?

E se tutti avessero ragione?

E se il padre che Ann conosce così bene non fosse realmente l’uomo che ha sempre creduto di conoscere?

La forza di Perfect Day sta proprio qui: non è soltanto un thriller sulla ricerca della verità, ma un viaggio nelle emozioni più profonde e oscure dell’animo umano. Romy Hausmann le prende una alla volta e le sviscera senza pietà: amore, paura, rabbia, senso di colpa, perdita, ossessione, bisogno di credere, desiderio di proteggere chi amiamo anche quando tutto sembra dimostrare che non lo meriti.

La tensione è altissima e cresce progressivamente, senza bisogno di ricorrere continuamente a colpi di scena spettacolari. È una tensione psicologica, sottile, costante, che nasce soprattutto dall’incertezza. E più procediamo nella storia, più diventa difficile distinguere ciò che è vero da ciò che Ann vuole disperatamente che sia vero.

Anche il tema della fantasia assume un significato particolare. Può essere un rifugio, un modo per sopravvivere al dolore, per costruirsi un luogo in cui sentirsi al sicuro. Ma può anche trasformarsi in qualcosa di pericoloso, quando la mente cerca di proteggersi da una realtà troppo terribile da accettare.

E poi c’è Perfect Day, la canzone di Lou Reed, che diventa quasi una presenza invisibile all’interno della storia. Un ricordo felice dell’infanzia può trasformarsi nel simbolo di qualcosa di completamente diverso. Una melodia capace di riportare Ann indietro nel tempo, verso un padre che rappresentava sicurezza e protezione, ma che nel presente è diventato l’uomo accusato di crimini mostruosi.

Ed è proprio attraverso questo legame che emerge una delle riflessioni più potenti del romanzo:

Il male si eredita oppure è una scelta?

Quanto di noi appartiene alla nostra famiglia?

Quanto siamo davvero capaci di conoscere le persone che ci stanno accanto?

E soprattutto: se scopriamo che qualcuno che amiamo è un mostro, quanto di quella mostruosità siamo disposti a vedere anche dentro di noi? Sono domande che Hausmann lascia sedimentare lentamente, senza fornire risposte semplici.

Ho apprezzato moltissimo anche la capacità dell’autrice di giocare con le nostre convinzioni. Più volte mi sono ritrovata a pensare di aver finalmente compreso dove volesse portarci, salvo poi dover rimettere tutto in discussione.

E arriviamo al finale. Posso dirlo senza fare spoiler: personalmente, fino alle ultime pagine non avrei mai potuto credere che la storia sarebbe arrivata proprio lì. È uno di quei finali che ti obbligano a ripensare a ciò che hai letto, ai personaggi, alle loro parole e soprattutto alle sensazioni che hai provato durante il percorso.

Perfect Day è un thriller psicologico che non si limita a raccontare un’indagine. È una storia sulla paura di perdere le proprie certezze. Sul bisogno disperato di credere nelle persone che amiamo. Sul confine labile tra realtà e fantasia.

Per me è stata una lettura intensa, inquietante e profondamente emotiva. Un thriller psicologico magistrale e imperdibile, che scava nell’animo umano. 

Indubbiamente un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Avete già letto Perfect Day? Quanto siete disposti a mettere in discussione voi stessi pur di non accettare una verità che vi distruggerebbe? Vi aspetto nei commenti 

Sono molto grata alla casa editrice Giunti per avermi fornito una copia cartacea del romanzo. 

Recensione di “In un giorno per caso” di Matteo Santinello a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: CSA Editrice
📅 Pubblicato il: 16 giugno 2026
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 264

#RecensioniLibri 

Ciao lettori,  oggi ci tuffiamo insieme tra le pagine di una novità che mi ha preso il cuore e che non potevo assolutamente non condividere con voi: “In un giorno per caso” di Matteo Santinello.  Assaporate una tazza di tè, mettetevi comodi e prendetevi cinque minuti, perché dobbiamo parlare a fondo di Amalia, dei suoi campi di camomilla, di quel fienile sgangherato e di un viaggio emotivo che vi si appiccicherà addosso per un bel po’.

Siamo immersi negli anni ’90, in un piccolo borgo collinare dove le case sembrano nascere direttamente dalla roccia e il tempo scorre lento, quasi addormentato, scandito soltanto dal rintocco delle campane e dal profumo pungente della camomilla selvaggia. Qui vive Amalia, una protagonista meravigliosa e complessa, un’anima fatta di “nodi e silenzi”, con occhi grigi profondi che paiono capaci di scavare oltre la superficie delle cose. Amalia si sente soffocare in una realtà che le va troppo stretta: attorno a lei c’è una madre la cui voce risuona carica di un’urgenza fatta di speranza e rassegnazione, e un padre presente solo fisicamente, una figura muta che sembra fondersi con il paesaggio.

Per sfuggire a un futuro già scritto e a quella sensazione di essere incastrata in una scatola troppo piccola, Amalia cerca rifugio ai margini del bosco insieme alla cosiddetta “brutta compagnia” del paese (di cui fa parte anche suo fratello Luca, legato a lei da un filo invisibile di muta comprensione). Il loro punto di ritrovo è un vecchio fienile abbandonato, un luogo decadente e poetico, abitato dalla gatta Beppa e dal cane Hernandez. Inizialmente è solo un posto dove sospendere il giudizio ed essere “nulla senza dover dare spiegazioni”, ma presto la ricerca di evasione scivola su un terreno fragile e pericoloso: dalle canne arrotolate male alle pasticche, fino alla roba bianca e all’amnesia. Cercano solo un modo per stare meglio, finendo inevitabilmente per stare peggio. Poi, in questo universo in bilico tra rifugio e relitto, irrompe Federico. E l’amore cambia radicalmente ogni coordinata.

Ragazzi, questo libro è una carezza e insieme un pugno nello stomaco. È una lettura emotiva, vera e romantico quanto basta, capace di dosare perfettamente la dolcezza del primo amore e la crudezza della vulnerabilità giovanile, senza mai scadere nei soliti cliché o nel melenso. Santinello affronta argomenti densissimi come l’adolescenza, la solitudine profonda, il bisogno viscerale di appartenenza e il confine sottilissimo con le dipendenze. Quello che ho apprezzato immensamente è l’assenza totale di giudizio morale: la droga non viene usata come spauracchio, ma mostrata come la falsa scorciatoia di ragazzi spaventati e troppo lucidi per l’età che hanno.

La penna dell’autore è pura atmosfera. Sentirete sulla pelle il tepore della terra di settembre, la polvere tra le dita, il profumo erbaceo della camomilla e l’odore d’umido del fienile. Ogni descrizione crea un quadro vivido in cui è facilissimo perdersi.

La dinamica dell’incontro con Federico è di una bellezza disarmante. Amalia è terrorizzata dal sentimento perché amare significa mostrare il fianco, fidarsi e rischiare di crollare: 

“Io sono pericolosa… come quelle case vecchie che sembrano bellissime da fuori, ma poi dentro ci trovi le crepe”. 

Federico non la giudica per le sue ombre, ma la travolge, spingendola a dare un nome ai propri desideri e a capire che anche chi è spezzato merita di essere felice.

“Vorrei parlare di te e della tua vita, di come mi ha travolto e tenuto tra le dita. E poi voglio parlare di noi e di come siamo speciali, così diversi, ma così uguali…” 

È un romanzo rivolto maggiormente agli adolescenti, a chi si sente smarrito, in bilico o fuori posto, ma è una gemma immancabile anche per chiunque ami le storie intime, viscerali ed emozionali, indipendentemente dall’età. È un viaggio a ritroso che vi riporterà dritti a quel periodo della vita in cui ogni sensazione era amplificata e il mondo sembrava bruciare in un istante.

Per me è un 4,75 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Voi l'avete già letto o pensate di inserirlo nella vostra wishlist di settembre? Raccontatemelo nei commenti, voglio conoscere i vostri pensieri! 
Sono molto grata all’autore per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo. 

INTERVISTA a Francesco Covello a cura di Libri in Cornice 🖼️ 

✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Francesco?

Buongiorno e grazie per l’invito. Mi chiamo Francesco Covello, ho 44 anni e sono italiano, anche se ormai vivo in Germania con mia moglie e le nostre tre splendide gemelle. Per diciassette anni ho prestato servizio nell’Aeronautica Militare Italiana, un’esperienza che mi ha insegnato disciplina, spirito di sacrificio e determinazione. Oggi lavoro nel settore della fibra ottica, ma da sempre coltivo una grande passione per la scrittura. Amo raccontare storie che riescano a coinvolgere il lettore e a trasportarlo completamente all’interno della narrazione. Credo che un buon libro non debba soltanto intrattenere, ma lasciare qualcosa anche dopo aver voltato l’ultima pagina.

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho sempre avuto una forte passione per la lettura e per le storie, ma è stato negli ultimi anni che ho deciso di trasformare questa passione in qualcosa di concreto. Scrivere è diventato un modo per dare forma alla mia fantasia e creare mondi nei quali il lettore possa immergersi. Quello che desidero trasmettere è soprattutto emozione. Voglio che chi legge provi tensione, curiosità, paura, empatia e che, arrivato alla fine del libro, senta di aver vissuto un’esperienza e non semplicemente letto un romanzo.

✔️ Parliamo del tuo romanzo “Il macellaio dei canali”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?

“Il macellaio dei canali” è un thriller investigativo ambientato ad Amsterdam nel 2002. La città viene sconvolta da una serie di omicidi brutali, dietro ai quali si nasconde un serial killer tanto intelligente quanto spietato. A indagare sono due investigatori molto diversi tra loro: un veterano ormai vicino alla pensione e una giovane poliziotta determinata a dimostrare il proprio valore. L’idea è nata dalla mia passione per i thriller psicologici e per i grandi casi di cronaca nera che hanno segnato la storia. Mi affascina esplorare la mente umana e raccontare come il confine tra il bene e il male possa diventare estremamente sottile. Amsterdam, con i suoi canali e le sue atmosfere, è stata la cornice perfetta per una storia ricca di suspense.

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?

Pur essendo un thriller molto intenso, il romanzo parla anche di coraggio, amicizia, sacrificio, giustizia e della forza di non arrendersi davanti alle difficoltà. I protagonisti non sono supereroi, ma persone normali che cercano di fare la cosa giusta nonostante le proprie fragilità. È un libro pensato per tutti gli amanti del thriller, del giallo investigativo e delle storie ricche di colpi di scena. Direi che può coinvolgere sia i lettori abituali del genere sia chi desidera avvicinarsi a questo mondo.

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?

La copertina è nata da un’idea che avevo ben chiara fin dall’inizio. Ho utilizzato l’intelligenza artificiale per trasformare la mia visione in immagini, guidandola passo dopo passo con le mie indicazioni fino a ottenere esattamente l’atmosfera che desideravo: inquietante, misteriosa e perfettamente in linea con il romanzo. Credo che l’intelligenza artificiale sia uno strumento straordinario quando viene utilizzata come supporto alla creatività umana, perché è sempre l’autore a immaginare e dirigere il risultato finale. Per quanto riguarda la revisione del libro, mi sono occupato personalmente di rileggere il testo più volte, curando ogni dettaglio per offrire ai lettori un romanzo il più possibile scorrevole e coinvolgente.

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?

L’ispirazione arriva un po’ da tutto: dalla cronaca, dai documentari, dai luoghi che visito, dalle persone che incontro e persino da una semplice conversazione. Mi piace osservare la realtà e immaginare cosa potrebbe nascondersi dietro ciò che apparentemente sembra normale. Sono anche un grande appassionato di thriller e criminologia, quindi inevitabilmente queste passioni influenzano il mio modo di scrivere.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?

Coinvolgente.

Oscuro.

Imprevedibile.

Credo che rappresentino perfettamente ciò che il lettore troverà tra le pagine.

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Assolutamente sì. Leggere è stata la scintilla che mi ha fatto innamorare della scrittura. Prediligo thriller, gialli, noir e romanzi psicologici. Tra gli autori che apprezzo ci sono Stephen King, Dan Brown, Jo Nesbø, Donato Carrisi e Jeffery Deaver. Ognuno di loro, con uno stile diverso, riesce a costruire suspense e personaggi memorabili.

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

Oggi la promozione è fondamentale. Scrivere un buon libro è solo il primo passo: bisogna anche riuscire a farlo conoscere. Per il mio romanzo ho utilizzato principalmente i social network, realizzando contenuti dedicati, video, immagini, citazioni e interagendo con i lettori. Ho partecipato a interviste, collaborazioni con creator e iniziative promozionali, cercando sempre un contatto diretto con il pubblico. Credo che il rapporto con i lettori sia uno degli aspetti più belli del lavoro di uno scrittore.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?

Sì, sto già lavorando al mio prossimo thriller. Sarà una storia completamente nuova, ancora più ambiziosa e con una forte componente psicologica. Posso anticipare che affronterà temi molto intensi e porterà il lettore a interrogarsi continuamente su ciò che è vero e ciò che è soltanto apparenza. Mi piace l’idea di alzare ogni volta il livello e offrire ai miei lettori qualcosa di ancora più coinvolgente.

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Perché “Il macellaio dei canali” non è soltanto un thriller, ma un viaggio nella parte più oscura dell’animo umano. È una storia che cerca di sorprendere il lettore fino all’ultima pagina, alternando suspense, indagini, colpi di scena e personaggi credibili. Se amate i romanzi che vi tengono svegli la sera con la voglia di leggere “ancora un capitolo”, allora questo libro fa per voi. Il mio obiettivo era creare una storia capace di lasciare il segno, e spero che ogni lettore possa viverla con la stessa intensità con cui io l’ho scritta.

Intervista in collaborazione con autore ✍️ 

INTERVISTA a Matteo Santinello a cura di Libri in Cornice 🖼️ 

✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Matteo?

Sono Matteo Santinello, vivo a Padova e sono uno scrittore che ha iniziato a raccontare storie quasi per necessità. Per molto tempo ho scritto soltanto poesie e pensieri che tenevo per me. A un certo punto ho sentito il bisogno di trasformare quelle emozioni in un romanzo e di condividerle con gli altri. Scrivere, per me, significa osservare le persone, ascoltare ciò che spesso rimane in silenzio e cercare di dare una voce a chi, almeno una volta nella vita, si è sentito fuori posto.

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Da adolescente ho iniziato scrivendo poesie e piccoli testi personali. Il romanzo è arrivato dopo, un anno fa quando ho trovato il coraggio di raccontare qualcosa di profondamente autentico. Non mi interessa dare lezioni o insegnare qualcosa: vorrei semplicemente che chi legge si sentisse compreso. Se, chiudendo il libro, un lettore riesce a fermarsi un momento, respirare e riconoscersi in una delle emozioni raccontate, allora penso di aver raggiunto il mio obiettivo.

✔️ Parliamo del tuo romanzo “In un giorno per caso”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?

In un giorno per caso racconta la storia di Amalia e Federico, due ragazzi che cercano il proprio posto nel mondo. È un romanzo che parla di adolescenza, amicizia, amore, dipendenze, solitudine e desiderio di appartenenza. L’idea è nata dal bisogno di raccontare emozioni vere. Ho ripensato agli anni Novanta, alla mia adolescenza e a tutto ciò che mi ha lasciato dentro. Da quelle sensazioni è nato il primo capitolo e, poco alla volta, l’intera storia.

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?

Credo che il valore più importante sia l’empatia. Il romanzo parla di fragilità senza giudicarla e ricorda che ogni persona porta con sé una storia che merita di essere ascoltata. Ci sono poi il valore dell’amicizia, dell’amore, delle seconde possibilità e della speranza. È un libro rivolto a chi ama le storie intime ed emozionali, indipendentemente dall’età.

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?

La copertina l’ho ideata personalmente. Volevo qualcosa di semplice ed essenziale, che incuriosisse il lettore senza raccontare troppo. Ho scelto il fiore della camomilla perché è un elemento che ricorre nel romanzo e rappresenta bene la delicatezza e la forza silenziosa che attraversano la storia. Mi piaceva l’idea di una copertina pulita, capace di lasciare spazio all’immaginazione. Per quanto riguarda la revisione del testo, la prima lettrice è stata mia moglie, insegnante, che mi ha aiutato con grande attenzione a migliorare il manoscritto sia dal punto di vista linguistico sia narrativo. Successivamente il romanzo è stato seguito anche dalla casa editrice, che ha curato l’editing finale rispettandone la voce e l’identità.

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?

L’ispirazione nasce soprattutto dalla vita reale. Mi colpiscono le persone, i ricordi, le emozioni che spesso passano inosservate e quei piccoli momenti che sembrano insignificanti ma che, a guardarli bene, raccontano una vita intera. Cerco sempre di partire dalla verità delle emozioni, perché credo che siano quelle a rendere una storia credibile.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?

Intimo, autentico ed emozionante.

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Amo i romanzi contemporanei e le poesie che mettono al centro le persone e le loro emozioni. Tra gli autori che sento più vicini ci sono Silvia Avallone, per la sua capacità di raccontare con delicatezza e concretezza, e Dino Campana, il poeta che più mi ha insegnato il valore evocativo delle parole.

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

Oggi credo che la promozione sia parte integrante del lavoro di uno scrittore. Un libro ha bisogno di incontrare i suoi lettori. Ho partecipato a presentazioni in libreria, collaborato con blog e siti letterari, preso parte a concorsi e cercato di far conoscere il romanzo anche attraverso i social. Ogni occasione è un’opportunità per creare un dialogo con chi ama leggere.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?

Sì. Ho già completato un secondo romanzo, 48, che sta seguendo il suo percorso editoriale, e nel frattempo sto lavorando a nuovi progetti. Scrivere è diventato parte della mia quotidianità e ogni storia conclusa lascia subito spazio a una nuova idea.

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Non credo che un libro debba essere letto “per forza”. Però penso che In un giorno per caso possa arrivare a chi, almeno una volta nella vita, si è sentito fragile, fuori posto o semplicemente in cerca di qualcuno che lo capisse. È un romanzo sincero, che non pretende di dare risposte perfette, ma prova ad accompagnare il lettore dentro emozioni vere. E a volte basta sentirsi meno soli per una pagina, o per un capitolo, perché una storia lasci davvero il segno.

Intervista in collaborazione con autore ✍️ 

Recensione di “Lo zio Hombert” di Domenico Mennella a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📅 Pubblicato il: 6 novembre 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 32

#RecensioniLibri 

Ciao lettori! Oggi voglio portarvi con me tra le pagine di una pepita rara che mi ha scaldato il cuore: “Lo zio Hombert” di Domenico Mennella. Avete presente quei libri che sono come una tazza di tè caldo in un pomeriggio di pioggia? Ecco, questo racconto è esattamente così: una carezza nostalgica, un tuffo nei ricordi e un tributo d’amore purissimo.

Attraverso una narrazione intima e brillante, l’autore ci guida alla scoperta dello zio Hombert (o meglio, prozio, come lui stesso ama precisare con lucida precisione!), figura di riferimento per un’intera comunità e per la sua famiglia. Ribattezzato “il Professore”, Hombert è stato fiduciario della scuola elementare, colonna portante della società sportiva del paese e guida morale per chiunque gli stesse accanto.

Ma non aspettatevi una biografia polverosa! Il libro è un dialogo vivo, quasi un’evocazione rivolta direttamente allo zio che ora sorride da un “empireo” lontano.

Perché me ne sono innamorata?

  • Un’ironia irresistibile: L’autore ha un modo di fare fantastico: rompe continuamente la quarta parete rivolgendosi a noi con un “illustri non lettori e fantasmagoriche non lettrici”! È un’ironia sottile, condita da una mimica d’altri tempi.
  • La macchina del tempo: Ci ritroveriamo catapultati negli anni ’50 e ’60, tra i grembiuli scuri col fiocco bianco, l’inchiostro in cui intingere il pennino, le “asticelle” sui quaderni a righe e la scuola che iniziava – con santo buonsenso – il primo ottobre. E c’è spazio anche per aneddoti calcistici esilaranti sulla “prima categoria” dilettantistica!
  • La figura dello “Zio”: Mi ha fatto riflettere tantissimo l’etimologia che l’autore cita: zio deriva dal greco theios, cioè “simile a un dio”. Dalla venerazione di un tempo al napoletano “o zi’” usato dai millennials, la figura dello zio resta un pilastro affettivo universale.

“Eri solito deliziarmi con una originale mimica facciale: un largo sorriso a bocca chiusa che si interrompeva bruscamente per lasciare il posto a un’espressione seria. In questa eloquente maschera c’era un po’ di tutto: ironia, amarezza, bonario sarcasmo…”

In un mondo che corre troppo veloce, “Lo zio Hombert” ci ricorda la bellezza delle cose semplici, delle persone valide che “non fanno rumore e non alzano la voce”. È un inno alla memoria familiare, alla cultura come riscatto (bellissima e amara la riflessione sull’insularità e la necessità di varcare il mare per studiare) e agli sguardi d’intesa che valgono più di mille parole.

Un libricino delizioso che vi farà venire voglia di chiamare subito i vostri zii! 💖

Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

E voi? Avete uno “zio Hombert” nella vostra vita? Quel parente speciale che vi ha guidato a modo suo? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto! 👇👇👇

Sono molto grata all’autore per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo. 

Recensione di “Male comune” di Sara Verde a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Pegasus Edition
📅 Pubblicato il: 25 maggio 2026
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 250

#RecensioniLibri 

Ci sono libri che si leggono per evadere dalla realtà e altri che, al contrario, ti ci scaraventano dentro a forza, senza lasciarti alcuna via di fuga. Male comune di Sara Verde appartiene inesorabilmente a questa seconda categoria. Tratto da una storia vera, questo romanzo si rivela un’esperienza di lettura viscerale, capace di turbare profondamente e di lasciare un segno indelebile nell’animo di chi si avventura tra le sue pagine.

Non c’è spazio per l’idealizzazione o per la ricerca di facili consolazioni: la narrazione si muove su un terreno drammatico e crudo, dove la sofferenza viene mostrata in tutta la sua spietata verità. A rendere l’impatto ancora più forte è la scelta di un linguaggio esplicito, schietto e privo di fronzoli, che rinuncia a qualsiasi ornamento stilistico per restare fedele alla durezza dei fatti raccontati.

La struttura dell’opera riflette perfettamente lo stato d’animo dei suoi protagonisti. Il romanzo è articolato in capitoli brevi e incalzanti, quasi a voler riprodurre il ritmo del respiro affannato di chi si trova costretto a lottare per la propria sopravvivenza giorno dopo giorno. La storia è interamente filtrata dal POV (punto di vista) di Erica, una protagonista che con spaventosa lucidità ci trascina all’interno del suo “campo di battaglia fatto di stanze chiuse”. Attraverso i suoi occhi viviamo l’impotenza, la paura, ma anche quel sottile e devastante meccanismo psicologico che porta a sentirsi schiavi di una relazione tossica.

Ma Erica non è sola nel suo dolore. Intorno a lei ruota una costellazione di personaggi secondari, anch’essi portatori di storie drammatiche e ferite profonde. Il libro non dimentica nessuno: ogni figura che incrocia il cammino della protagonista porta con sé il peso di un passato difficile, contribuendo a creare un quadro corale in cui la sofferenza individuale si somma a quella collettiva.

Il titolo Male comune è una vera e propria chiave di lettura: indica quel dolore diffuso, quella violenza strisciante a cui spesso ci si abitua fino a considerarla “normale”. Tra le pagine del libro viene sviscerata una serie di piaghe sociali purtroppo estremamente attuali:

  • L’amore tossico e la dipendenza affettiva: Una delle componenti più destabilizzanti della narrazione è la rappresentazione del legame patologico che imprigiona Erica. Il suo è un “nodo scorsoio”, una prigione psicologica in cui la lucidità di sapere che bisognerebbe scappare si scontra con l’impossibilità fisica ed emotiva di dire «Basta!».
  • Violenza sulle donne e abusi domestici: Il testo evidenzia come il pericolo maggiore spesso non arrivi dalla strada, ma si annidi proprio tra le pareti di casa, nascosto dietro falsi “ti amo” e ricatti emotivi.
  • Bullismo e microcriminalità: L’ambiente circostante è ostile: la scuola e i quartieri diventano teatri di prevaricazione, dove essere fragili significa trasformarsi automaticamente in bersagli.
  • La trappola della droga: Il tema dell’uso di sostanze non viene affrontato con superficialità o spirito d’evasione, ma viene mostrato per ciò che è realmente: un vortice oscuro che promette rifugio e finisce per inghiottire tutto.

«Quando il male cresce dentro casa, non bussa alla porta. S’infila tra le fessure, si siede accanto a te. Ti guarda dormire. Ti accarezza con mani fredde e ti chiama amore.»

Nonostante la forte carica drammatica, Male comune non nasce per abbattere chi legge, ma per svegliare le coscienze. È una testimonianza di resilienza, un grido di denuncia contro l’omertà e l’indifferenza di chi sceglie di guardare altrove. Nel finale, dalle ceneri di una giovinezza spezzata, emerge la consapevolezza che il perdono e la rinascita sono possibili e che la fine di un incubo può coincidere con l’inizio di una nuova vita.

La lettura è fortemente raccomandata a un pubblico maturo di ragazzi e adulti per la presenza di tematiche delicate (abusi fisici e psicologici, violenza, uso di droghe e bullismo) trattate con linguaggio esplicito.

Male comune è un libro che fa male, ma è quel tipo di dolore necessario per capire che non siamo soli e che, per quanto stretto possa essere il nodo, esiste sempre una via per spezzarlo.

Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Sono molto grata all’autrice per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo. 

Recensione di “Dimmi che è solo amore” di Anna Medulla a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📅 Pubblicato il: 29 settembre 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 115

#RecensioniLibri 

“Dimmi che è solo amore è la storia di una donna che scivola tra le crepe di un amore che non fa più rumore. E scopre, dentro al vuoto, la possibilità di tornare. Non dove tutto era cominciato. Ma dove lei non si era mai permessa di arrivare.”

Benvenuti lettori! Oggi vi porto tra le pagine di un romanzo che non fa rumore per farsi sentire, ma che scava dentro con la forza silenziosa e inarrestabile della marea. Parliamo di “Dimmi che è solo amore” di Anna Medulla.

Prendete un respiro profondo, perché questa non è una storia di grandi stanze distrutte o porte sbattute. È la cronaca di un’erosione.

Cosa succede quando un amore non finisce con una tempesta, ma svanisce in un mare calmo che smette di contenersi? La protagonista di questo romanzo si trova a fare i conti con il vuoto più spaventoso di tutti: quello che si spalanca stando seduti sullo stesso divano. 

Il matrimonio con Andrea non è andato in frantumi per un tradimento urlato o un addio improvviso. È scivolato via attraverso un ritardo nel rispondere, un bacio distratto, una tazza lasciata mezza piena sul tavolo e un display dello smartphone che diventa un muro invisibile ma invalicabile.

Anna Medulla ha il dono di saper dare un nome a quel disagio sottile che tutti, almeno una volta, abbiamo provato. Non c’è un taglio netto nella rottura tra i due protagonisti, ma quello che l’autrice definisce magnificamente uno stillicidio. Una goccia dopo l’altra, finché non ci si riconosce più allo specchio. I dialoghi sono ridotti all’essenziale (“Bene”, “Niente”, “Stai tranquilla”), caricando di una tensione emotiva devastante ogni singola riga di non-detto.

Il cuore e la casa della protagonista si muovono come il mare. Il prologo lancia una promessa stilistica potentissima: la calma che inquieta più della tempesta, il battito cardiaco irregolare come l’acqua che cambia prima che tu te ne accorga. L’autrice racconta una solitudine che non è assenza di persone, ma distanza incolmabile tra due corpi vicini. 

La citazione a Ivano Fossati con “Una notte in Italia” è un colpo al cuore. Funziona come un ponte temporale perfetto tra il passato — fatto di finestrini abbassati, vento in faccia e un “noi” indistruttibile — e la parodia di un rapporto speciale che è diventato il presente.

Ci sono frasi, in questo libro, che sembrano scritte per essere sottolineate fino a bucare la pagina. Eccone due che racchiudono l’essenza dell’opera:

“Come siamo? Chi siamo, quando il mondo si spezza e le certezze diventano polvere? Chi siamo, quando il dolore ti si infila nelle ossa e non c’è spazio per respirare?”

“A te, che leggi: questa storia non ti salva, ma ti tiene la mano.”

“Dimmi che è solo amore” è un romanzo intimo, doloroso ma profondamente lucido. Non è una lettura che offre risposte facili o consolazioni immediate. È un libro che fa male perché dice la verità: ci si può perdere anche restando nella stessa stanza.

E proprio quando pensi di aver capito la direzione di questa lenta e dolorosa deriva, Anna Medulla decide di sparigliare le carte. Non posso svelarvi nulla, ma sappiate che c’è un finale che non mi sarei mai aspettata. Una svolta che ribalta la prospettiva e che vi costringerà a richiudere il libro con il fiato sospeso, a dimostrazione che anche dalle crepe più profonde può nascere qualcosa di completamente imprevedibile.

Consigliato a chi ha il coraggio di guardare dentro le proprie crepe e a chi cerca una storia che, pur non promettendo miracoli, sa stringerti la mano quando ti senti solo.

Per me è un 4,5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️

Sono molto grata all’autrice per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo.