Recensione de “Non ti faccio niente” di Paola Barbato

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Recensione de “Non ti faccio niente” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione13 giugno 2017
Lunghezza del libro 420 pagine

Lacerante… un altro capolavoro della Barbato. 

Questa autrice ha un dono innato, che non ho trovato in nessun altro autore o autrice, quello di creare empatia con i carnefici, il lettore arriverà a provare pena e sintonia con un assassino, un rapitore, un criminale. 

I suoi libri sono macchine perfette, ma i meccanismi delle quali sono oliati risultano intrisi di un dolore inimmaginabile. 

In questo libro in particolare la Barbato fa leva su di una paura primordiale: nel cuore di un genitore il terrore più grande resterà sempre quello di perdere di vista per un attimo il proprio figlio e non trovarlo più.

I romanzi della Barbato sono molto più di un thriller, sono la chiave che smuove le nostre coscienze, che ci chiede di metterci faccia a faccia con i nostri errori, è un invito ad avere un occhio di riguardo per quel tempo così meraviglioso e ingenuo della nostra vita che è l’infanzia, un’età piena di promesse e sogni che spesso s’infrangono dietro uno sguardo freddo da parte di un adulto.

Un salto negli anni ‘80, tutto il suo romanzo si basa sulla paura, o meglio sulle paure, che sono diverse, molteplici e hanno mille nomi. Ogni personaggio in “Non ti faccio niente” ha le sue fobie, e ciascuno di noi, leggendolo, ritrova le proprie.

Trentadue bambini in sedici anni. Tutti tenuti per tre giorni da un uomo che cerca di realizzare i loro desideri e li restituisce alla famiglia, felici. Quando la polizia comincia a collegare i rapimenti lampo, l’uomo scompare.

Ma dopo trent’anni cominciano a morire i figli degli stessi bambini rapiti tra gli anni ‘80 e ‘90… Ma perché il rapitore “buono” si è trasformato in un assassino? O forse c’è qualcuno che intende emularlo. O sfidarlo. O punirlo.

Un libro che vi farà avere paura… per sempre. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

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