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Recensione de “Il Messaggero” di Lois Lowry
| Editore | Giunti Editore |
| Data di pubblicazione | 8 febbraio 2012 |
| Lunghezza del libro | 208 pagine |
Letto insieme al gruppo di lettura #gdldistopici
E siamo al terzo volume della saga della Lowry composto da 4 libri.
Quando Matty è arrivato al Villaggio sei anni prima era un ragazzino inquieto e ribelle che amava definirsi “la Belva fra le Belve”.
Ora è cresciuto sotto la guida del cieco Veggente ed è pronto per l’assegnazione del suo vero nome: “Messaggero”.
Ma qualcosa nel Villaggio sta cambiando: da quando al mercato si barattano i sentimenti con effimeri beni materiali, la comunità è diventata improvvisamente ottusa e caparbia. La società utopica che un tempo amava accogliere tutti i rifugiati e i derelitti sta innalzando un muro di isolamento.
Matty è uno dei pochi capaci di districarsi nel fitto della Foresta e il suo compito ora è quello di portare il messaggio del drastico cambiamento ai paesi vicini e convincere Kira, la figlia del veggente, a tornare con lui al Villaggio, prima che sia troppo tardi.
Ma la Foresta, che gli è sempre stata amica, si è rivoltata contro di lui, animata da una forza oscura e senziente, e Matty si trova a fronteggiare il pericolo armato solo di un nuovo potere che ancora non riesce completamente a gestire e a comprendere.
La Lowry ha l’abilità di descrivere in modo schietto, crudo e fin troppo realistico la realtà della società odierna, dei problemi che ci sono ora e che ci saranno anche nel futuro… una società alla ricerca della stabilità e del benessere, con insidie pericolose, come la Foresta in questo romanzo, che rappresentano le paure delle persone e le difficoltà che si hanno al giorno d’oggi.
Ora attendo di leggere l’ultimo libro che conclude la saga: Il figlio, per raccogliere le idee e tirare le somme.
3,5/5 ⭐️⭐️⭐️