Recensione de “Zoo” di Paola Barbato

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Recensione de “Zoo” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione03 giugno 2019
Copertina flessibile 448 pagine

Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. 

Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. 

Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. 

Da quell’istante inizia una lotta contro chiunque l’abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un Lui dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.

Zoo è un crescendo di ansia, dolore fisico e distruzione psicologica dei suoi personaggi che subiscono vere e proprie privazioni e torture. 

In poche pagine siamo già precipitati nell’incubo di Anna, viviamo la sua prigionia, la sua ricerca di una via di fuga e la brama di scappare o uccidersi, piuttosto che accettare una vita in cattività.

Con una scrittura sublime, Paola Barbato, regina indiscussa del thriller, riesce a raccontare magnificamente una situazione estrema, rivelando la straordinaria e terribile capacità di adattamento dell’essere umano, che riesce a sopravvivere a tutto, o quasi.

Tutto il romanzo ha la soggettiva della protagonista. L’autrice approfondisce con la sua scrittura lineare e vivace quello che Anna fa, avverte, progetta, in una costruzione che prende forma pagina dopo pagina, tassello dopo tassello, e che intreccia i pensieri e le azioni in un arabesco che sembra difficile immaginare in un’unità di spazio minuscola quale può essere quella di un carrozzone da circo. Eppure l’autrice riesce a tenere incollato il lettore alla pagina in un continuo andirivieni di adrenalina e tensione, fino all’epilogo finale.

Zoo è duro, spietato, sia con i suoi protagonisti che con i lettori. I prigionieri, che nella vita oltre le sbarre erano uomini e donne “normali”, si trasformano, lasciando libere tutte le piccolezze e le brutture dell’essere umano, squarciando il velo delle convenzioni sociali e rivelando caratteristiche di bestialità e ferocia superiori a quelle di qualsiasi altro animale.

Attendo con ansia di leggere gli altri due volumi della trilogia che chiuderanno il folle cerchio. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

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