
#ReadChristie2021
Gennaio: una storia ambientata in una villa o residenza di lusso.
Per la tappa di gennaio della #challenge organizzata da @officialagathachristie partner in crime @libriamociblog e @radicalging ho scelto:
È un problema
| Lunghezza del libro | 160 pagine |
| Editore | Oscar Mondadori 1a edizione |
| Data di pubblicazione | 18 dicembre 1981 |
CHE ROMANZO AVETE SCELTO DELLA CHRISTIE PER LA TAPPA DI GENNAIO?!?
Letta tutta d’un fiato questa meravigliosa opera di Agatha Christie.
È un problema, singolare titolo italiano di un ben più suggestivo The Crooked House (dove, se house altro non indica che la casa, crooked ha il duplice significato di “informe, bizzarro difforme“, nel senso concreto, fisico, e di “tortuoso, distorto“, nel senso astratto e morale) è uno dei romanzi di Agatha Christie privi di investigatori fissi, uno di quei romanzi “liberi“ non molto numerosi nella produzione dell’autrice, ma quasi sempre significativi. Spesso, sono tra i migliori; tra quelli nei quali la psicologia dei personaggi è più studiata, più libera, più accarezzata. La stessa Agatha Christie, parlando di È un problema, lo ha definito un libro prediletto, che le è nato dentro a poco a poco e le si è in qualche modo imposto.
Innegabilmente, ha caratteristiche particolari. Non soltanto è tra quelli nei quali il gioco dell’autrice è più leale, poiché un lettore attento potrà trovare l’esatto punto (e in verità, vi è più di un punto) nel quale l’identità dell’assassino è davvero sotto i suoi occhi, e quasi ostentatamente sotto i suoi occhi.
Ora, deve indubbiamente esservi per questo una ragione diversa dal semplice caso che fa di un libro un’opera migliore di altre, se le stesse affermazioni si possono fare, e credo si possano in larga misura fare, per tutti i romanzi “liberi“ della Christie. E poiché, quando si svolge un discorso nell’ambito di un romanzo giallo, lasciare un interrogativo senza risposta è quanto di più scorretto possa esservi, e poiché la scorrettezza è di tutte le colpe letterarie una delle più gravi, non intendo davvero macchiarmene.
Tuttavia, se Agatha Christie ha più di una volta affermato o lasciato intendere di non amare Poirot e di essere stanca di lui, non credo abbia mai dichiarato quale, tra i suoi investigatori, fosse il più amato, o il meno odiato. È possibile che non ne amasse alcuno, ma, senza dover giungere a tale conclusione può riuscire agevole comprendere perché sentisse di quando in quando l’esigenza di scrivere romanzi senza personaggi fissi, e perché questi siano spesso tra i suoi migliori.
“La cosa più curiosa è che aveva l’aria di essere deforme. E si capiva perché. Era il vero tipo del cottage, ma era un cottage gonfiato, fuori da qualsiasi proporzione sembrava una casa di campagna vista attraverso un gigantesco specchio deformante. Tutto vi era gigantesco… Era una piccola casa deforme che era cresciuta come un fungo durante la notte.”
E altrettanto strana e grottesca ahimè era la numerosa famiglia che vi abitava…!
“È molto importante che tu capisca quello che ti dico, Charles. Noi siamo una famiglia strana… C’è in noi una specie di crudeltà, anzi, molte forme diverse di crudeltà… E la diversità di queste forme mi preoccupa…“
Ad un certo punto nel romanzo Charles, figlio di un ispettore di Scotland Yard, chiede al padre:
“Papà, come si riconoscono gli assassini?”
“Mio caro – rispose – tu ora hai un caso di omicidio molto interessante da studiare, anche per le ragioni sentimentali che ti spingono a interessartene. Potrei mandarti da due celebri psichiatri che lavorano per noi. Ma tu volevi conoscere il risultato della mia esperienza personale in fatto di delinquenti, vero?
Alcuni assassini erano persone normali e oneste fino al momento del delitto. Naturalmente, non mi riferisco ai… professionisti del genere. Dico di persone in apparenza come noi, che vengono trascinate al delitto quasi per caso, perché desideravano disperatamente qualcosa. Denaro, o una donna, e hanno ucciso per ottenerlo. I freni inibitori in quei casi non hanno funzionato.
I bambini, tu lo vedi, trasformano i desideri in azioni, senza possibilità di ripensamenti. Crescendo, cominceranno a rendersi conto che questo non si può fare perché si viene puniti; più tardi ancora, imparano che non si fa perché è male. Certi individui, nonostante l’età, rimangono moralmente immaturi. Sanno che il delitto non si può compiere perché è punito dalla legge, ma non arrivano mai a sentire che non si deve compiere perché è male. Ho notato, infatti, che molto spesso l’omicida non prova rimorso. Il marchio di Caino, mio caro.”
“Ma tu vorresti da me la rivelazione di una specie di marchio segreto che ti permettesse di distinguere il delinquente dalla persona normale. Se vogliamo proprio trovarne uno, penso che sia la vanità. Non ho mai conosciuto un assassino che non fosse anche disperatamente vanitoso. In molti casi questo sentimento esasperato perde il colpevole, che non può fare a meno di vantarsi della propria astuzia, oltre che nell’azione commessa, nell’eludere le indagini della polizia.”
I lettori avranno la soddisfazione di aver letto uno dei migliori gialli di Agatha Christie, uno di quelli la cui soluzione è più insospettabile, sebbene rivelata, se non piuttosto più insospettabile perché più rivelata.
5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️