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Recensione de “Lo sconosciuto” di Francesco D’Angiò in collaborazione con autore
| Editore | Planet Book |
| Data di pubblicazione | 7 ottobre 2020 |
| Copertina flessibile | 120 pagine |
Un uomo si sveglia in una discarica. saprà dopo che quel luogo viene chiamato Il Recinto. Ferito in modo che per logica avrebbe dovuto essere mortale, invece riesce a stare in piedi, senza sapere quale forza sconosciuta lo stia aiutando. Non ricorda nulla, chi è, dove si trova, come si chiama.
Si incammina per dove non lo sa,chiede informazioni alle uniche due persone che raggiunta una strada, trova alla fermata dell’autobus, ma questi lo guardano senza dimostrare nessun interesse né per lui né per le condizioni in cui si trova.
Persone senza guizzi di normalità vitale avvolti in una distopia totale.
Prosegue a piedi reggendosi a stento ed in qualche modo raggiunge uno squallido bar, squallido come la gente che lo frequenta.
Lì vede seduti ad un tavolo tre persone che poi diventeranno quattro al sopraggiungere di una donna. Questi “non amici”, uniti dal lavoro che dicono svolgere assieme, non hanno nemmeno un nome ma si chiamano tra loro con il soprannome che si sono affibbiati, che gli deriva dalle malefatte compiute assieme; riconoscono quello che chiameranno lo Sconosciuto, per essere quello che la sera prima nel recinto avevano pensato di aver ucciso.
Accetteranno che lo sconosciuto si sieda al tavolo con loro…
“La vostra amica dice che più di me ha dimenticato di essere nata. Che non ha più nulla da dimenticare. Ma ho come la sensazione che per quanto forte si possa picchiare un essere umano, per quanto forte possa essere la conseguenza dell’odio, ci debba essere dall’altra parte l’amore… Sì, ricordo l’amore. A voi non ricorda nulla questa parola?“
L’autore ci accompagna a fare un giro nella psiche, a cercare una motivazione anche nelle espressioni più feroci dell’umanità quando diciamo quello è “un mostro!!”
Quando e dove c’è il male estremo dovremmo comunque fermarci un attimo e pensare… Perché questa o queste persone si comportano così? Come non avessero un’anima?
Quante e quali atrocità sono accadute loro per far tacere il cuore e l’anima pur di smettere di soffrire almeno un po’?
I quattro al bar si definiscono venditori di anima per il “lavoro” che fanno… lo Sconosciuto rappresenta, la conoscenza, la consapevolezza, del bene e del male, lo spirito l’amore, l’anima. Quello che c’è in tutti noi! Ma che ahimè si perde a volte nelle contrarietà, nel male che c’è… è innegabile che c’è!
Ma lui ci offre un altro modo di combattere il male…! Con l’amore, sì con l’amore, anziché seminare altro male, seminare amore! Tirar fuori la nostra empatia nei confronti del prossimo.
Credo che ognuno di noi quando leggerà il libro probabilmente darà un significato diverso a quello che lo stesso ci vuole dire. Per quanto mi riguarda prima di fare questa recensione ho riflettuto molto.
È un racconto forte, complicato, ma comunque penso che per ognuno di noi ci sarà sempre uno Sconosciuto…
Perché leggere questo libro? Perché ci porterà in una realtà diversa, molto scomoda, a conoscere di più quelli che ci limitiamo a considerare “mostri“ e a capire chi è lo Sconosciuto.
4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️