Recensione de “L’uomo col chihuahua” di Giuseppe Benassi in collaborazione con autore

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Recensione de “L’uomo col chihuahua” di Giuseppe Benassi in collaborazione con autore

EditorePendragon 
Data di pubblicazione 1 ottobre 2020
Copertina flessibile192 pagine

La vita dell’avvocato Leopoldo Borrani procede più o meno nella routine, fino a quando un giorno, entra nel suo studio un uomo ostentatamente effeminato e accompagnato da un chihuahua mostruoso… tutto orecchie da pipistrello e grandi occhi neri. 

L’uomo gli sorrise. Aveva la bocca storta, e una chiostra di denti piccoli e bianchissimi, da pesce. Lo sguardo, poco intelligente. L’occhio destro era coperto da una frangetta bionda, ben tagliata. Quello sinistro era azzurro, con la palpebra leggermente cascante. Il sorriso era ambiguo, mellifluo, effeminato. Il volto, un po’ sgualcito. Ma il corpo, da vero atleta. Nel sorridere, l’occhio visibile si era stretto in quello che pareva un occhiolino. Il cane invece, che doveva essere un chihuahua, aveva grossi occhi rotondi e neri, orecchie grandi e puntute che parevano ali di pipistrello, e le labbra piegate all’insù, in un sorriso.

Quest’uomo vuole sporgere una denuncia dicendo di essersi recato il giorno prima dai carabinieri e di non essere stato preso in considerazione. Gabriele Fossa, questo il nome del bizzarro e particolare soggetto, vuole denunciare una serie di strane effrazioni avvenute nella sua villa, in riva al mare, sulla costiera livornese. 

Questa faccenda, quasi dimenticata e archiviata dal Borrani, a causa di altri incarichi lavorativi più urgenti, ritorna prepotentemente alla mente dell’avvocato quando alcuni giorni dopo, lo strano individuo viene ritrovato assassinato in un lago di sangue, nella sua villa al mare. 

Spinto dal senso di colpa per non aver depositato in tempo la denuncia in Procura, ma anche molto dalla curiosità, l’avvocato inizierà un’indagine personale non di sua competenza e di certo in un ambiente molto, molto diverso da quello abituale, finendo spesso in situazioni improbabili al limite del grottesco. 

In quel caso ormai c’era dentro fino al collo, quel misterioso professore l’aveva colpito, incuriosito, e la sua coscienza sporca – non aver fatto subito quel che avrebbe dovuto – gli imponeva di darsi da fare, di indagare per conto suo, di cercare di scovare l’assassino di quel poveretto. Era morto! Ammazzato! E lui, Borrani, era una delle ultime persone con cui aveva parlato! E ora, quel morto reclamava che gli si facesse giustizia!

La scrittura di Benassi è molto buona, un mix perfetto tra il serio e il faceto, un intreccio tra giallo e commedia, condito da dialoghi divertenti e ironici, tipici dei toscani. 

Perché leggerlo??? Perché è un libro che vi terrà incollati alle pagine, ricco di situazioni equivoche e divertenti, ma nello stesso tempo un buon giallo sviluppato nel modo migliore. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

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