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Recensione de “Reset. L’alba dopo il lungo freddo” di Claudio Secci
Tappa di febbraio della challenge #vediamosemiattizzi – In collaborazione con casa editrice
| Editore | Watson |
| Data di pubblicazione | 25 giugno 2018 |
| Copertina flessibile | 242 pagine |
Sarà stato frutto di uno strano caso, ma ciò che avrebbe potuto estinguerci ci ha permesso di rinascere.
“Josh, ti racconterò una lunga storia.
Sarà come se la stessimo vivendo adesso, insieme. È la mia storia, ma in qualche modo quella di tutti. Con questo racconto rivivrò avvenimenti concitati e drammatici, ma è giusto che qualcuno sappia, perché un giorno si possa raccontare.”
Un romanzo che ha mantenuto le promesse, una copertina favolosa che racchiude un distopico molto avventuroso, da non staccarsi dalle pagine.
Secci, con un linguaggio molto crudo ma anche molto descrittivo, ci fa calare completamente nella storia. Raccontato tutto da Tim in prima persona, ci immedesimiamo completamente nel personaggio, percependo visivamente, tattilmente la trama.
“Prendete un plastico di mezzo metro circa, raffigurante un tranquillo borgo del Nord ovest degli States. Con un martello, infliggete delle violenze percosse qua e là, in maniera totalmente casuale, senza un preciso criterio. Bene, ora cospargete di cenere uniformemente. A piacere, a seconda dei gusti, aggiungete un po’ di benzina e schizzatane qualche goccia alla rinfusa, ricordando poi di gettarvi un fiammifero acceso prima di ricoprire con cautela. Fatto? Prendete infine un’enorme boule di vetro di 40 cm di diametro e capovolgendola coprite il plastico così ridotto. Scuotete energicamente, riponete sul pavimento e osservate: questa è Old Town adesso, come la sto osservando io dal centro strada. E se la boule di vetro fosse aerografata di grigio scuro dall’esterno, non ci sarebbe paragone più azzeccato.”
Tutti devono imparare gradualmente ad accettarsi e ad accettare le diversità, che spesso diventano elementi vantaggiosi per poter ricostruire qualcosa insieme e per poter avviare una nuova convivenza che aiuti il singolo e il gruppo.
Prevarrà la paura della morte o la voglia di combattere e sopravvivere?!
Perché leggerlo? Perché in un’era tecnologica e iperconnessa come la nostra, Timothy ci ricorda che non bisogna mai smettere di credere in noi stessi e nelle nostre capacità di adattamento in ambienti anche ostili e nel rapporto con altre persone, anche molto diverse da noi.
4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️