Recensione de “Ti Jean. Immaginando Kerouac” di Sofia Nanu in COLLABORAZIONE con autrice

☕☕☕ RECENSIONE ☕☕☕

Recensione de “Ti Jean. Immaginando Kerouac” di Sofia Nanu in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreBrioschi 
Data di pubblicazione 3 settembre 2020
Copertina flessibile138 pagine

🎷🎷🎷 Conoscevate Jack Kerouac??  🎷🎷🎷

“A volte mi domando se mai qualcuno ascolterà le mie parole, quelle vere. Mi chiedo se ci sarà mai qualcuno che vorrà accettare di vedere quello che c’è dietro ai miei romanzi. Qualcuno che vorrà vedere dietro l’andirivieni di punti e virgole, di esclamazioni e di domande, di spazi vuoti e di silenzi sulla carta sporca. Sono sincero, me ne sbatto profondamente di essere preso sul serio, la gente che viene presa troppo sul serio è noiosa e mi annoia.  Leggete le mie parole così come sono state scritte perché erano semplici e sincere. Leggetemi così come si ascolta la musica, così come viene, così come inizia, come vive e come muore lenta nelle sue ultime note.”

Una biografia, un’auto biografia, un romanzo, il libro di Sofia Nanu è tutto questo è molto di più. È emozione in caratteri stampati. È l’America degli anni ‘40 e ‘50, le strade, i viaggi, le notti newyorkesi accese dalle note jazz. 

Sofia Nanu ci racconta l’uomo, l’icona indimenticabile, la sua vita che ha dato via a una leggenda. 

Ma chi era Jack Kerouac?? È stato uno scrittore, poeta e pittore. 

“Era il 12 marzo del 1922 e nascevo nell’insignificante e amato quartiere di Centralville a Lowell. Era una delle città più industrializzate del continente; aveva accumulato ricchezza fin dagli anni della rivoluzione industriale ed era cresciuta attraverso la costruzione ossessiva di industrie e fabbriche. Papà mi raccontava che era stata la prima città ad avere una stabilimento tessile in tutto il mondo che vivevamo in una città moderna, “speciale“: la descriveva come un’ape regina che partoriva di anno in anno migliaia di api operose.”

È considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché “padre del movimento beat, perché nei suoi scritti esplicitò le idee di liberazione, di approfondimento della propria coscienza e di realizzazione alternativa della propria personalità relative a un gruppo di poeti statunitensi che venne chiamato Beat Generation. Fu Kerouac a coniare il termine beat, con intento religioso e non politico-contestatario, come lo fu invece per la maggior parte degli scrittori legati al movimento beat.

“All’anagrafe mi chiamo Jean Louis Kerouac ma a casa, a mano a mano che crebbi, iniziai a essere sempre “Ti Jean“, ossia piccolo Jean.”

L’autrice con una scrittura accattivante, ci trasporta immediatamente nella vita vissuta dal protagonista e nel modo più diretto possibile: l’io narrante è quello di Ti Jean, le parole, nel mezzo della narrazione, sono proprio le sue tratte dai suoi libri e appunti. 

“A mano mano iniziai a scrivere costantemente, riguardo tutto ciò che vivevo, e la scrittura divenne totalizzante, non solo per la quantità di materiale che producevo (ci riempivo interi quaderni) ma anche per la velocità, tanto incredibile che spesso nemmeno io capivo da dove provenisse tutta quella furia. Mi chiamavano “Memory Baby“ perché ricordavo qualsiasi cosa. Il mio primo romanzo l’avevo scritto a 11 anni: The Cop on the Beat.”

La penna della Nanu, ci mette in perfetta comunione con l’animo tormentato del protagonista, il suo vissuto, le sue vittorie e le sue perdite, gli infiniti viaggi per tutta l’America e non solo. 

“Era l’uomo più straordinario del mondo. Era dolce, meraviglioso, modesto, era così gentile, simpatico e delicato, sensibile e intelligente… Non ci sono abbastanza aggettivi per definirlo.”

Perché leggerlo? Perché è un libro diverso, una biografia attraverso un romanzo, la storia di un uomo che divenne una fonte d’ispirazione di un’intera generazione.

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

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