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Recensione de “La voce della notte” di Dean R. Koontz
Tappa di marzo della challenge #vediamosemiattizzi
| Editore | Bompiani |
| Data di pubblicazione | 1 edizione 1992 |
| Copertina flessibile | 295 pagine |
Che dire… rileggere questo romanzo di Koontz nella sua edizione originale, fuori commercio, è stata un’emozione indescrivibile.
Letto nel 1992 per la prima volta durante la mia adolescenza ha saputo in qualche modo portarmi indietro nel tempo, e forse, emozionarmi ancora di più nella rilettura.
Ringrazio questa challenge che mi ha dato l’opportunità di rileggere questo incredibile libro che probabilmente diversamente non avrei ripescato dagli scaffali più alti della mia libreria.
La storia di questo scrittore forse è più terribile di alcuni suoi romanzi thriller…
Dean Ray Koontz (Everett, 9 luglio 1945) è uno scrittore statunitense, noto per i romanzi che possono essere indicativamente descritti come suspense thriller, ma che incorporano di frequente elementi di horror, fantascienza, giallo e satira.
All’inizio della sua carriera Koontz scrisse usando numerosi pseudonimi, mentre dagli anni ottanta ha pubblicato prevalentemente col proprio nome.
Koontz a Everett, in Pennsylvania, vive un’adolescenza difficile nella povertà e sotto gli abusi di un padre alcolizzato che lo porta presto ad amare la lettura, quasi per evadere con la fantasia da una dura realtà: nasce così il sogno di diventare scrittore. Già a otto anni comincia a scrivere e vendere i suoi lavori ai familiari.
La voce della notte ci porta piano piano a scoprire una mente malata, psicotica, ma non si tratta di un efferato serial killer, ma di un ragazzino di 14 anni apparentemente normale.. anzi considerato dagli amici il più “figo” della compagnia.
Ci porterà in una spirale da incubo, rivangando episodi del passato e atrocità commesse.
Colin, il suo migliore amico si troverà tutto d’un tratto a temere per la propria vita e quella dei propri cari.
Da leggere tutto d’un fiato.
4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️