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Recensione de “Fine turno” di Stephen King
| Editore | Sperling & Kupfer |
| Data di pubblicazione | 10 ottobre 2017 |
| Copertina flessibile | 477 pagine |
“Ogni essere umano nasce con il gene del suicidio. Nella maggioranza dei casi resta inattivo.”
Buongiorno cari amici lettori,
siamo al volume finale della trilogia di Mr. Mercedes.
“La chiamano “fine turno”, però in realtà Hodges non è mai riuscito a considerarsi finito. Adesso è a capo di una minuscola società di due sole persone, la Finders Keepers. Si ritiene un cacciatore di taglie, perché qualche anno fa si è ficcato in un piccolo guaio e non possiede i requisiti per una licenza da investigatore privato. In città bisogna essere assicurati per esercitare in quel campo. Comunque, l’ex detective indaga lo stesso, almeno in certi frangenti.”
In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico.
Il dolore lo assilla da un po’ e ha deciso di sapere da dove viene.
Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney.
Ha pensato a loro perché l’apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre.
Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009.
Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell’ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo.
Mentre invece la diabolica mente dell’Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l’intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale.
E a Hodges non basteranno l’intelligenza e il cuore. In gioco, c’è la sua anima.
Parto subito col dire che purtroppo questo è il romanzo della trilogia che mi è piaciuto di meno… non mi è piaciuta la scelta stilistica di zio Steve di allontanarsi dal poliziesco hard boiled e passare al surreale, paranormale. Avrei preferito continuasse il bellissimo e azzeccato stile narrato nei primi due libri.
Inoltre un finale abbastanza frettoloso non rende giustizia ai personaggi ai quali ci eravamo affezionati tantissimo nei primi due libri.
“Fine turno è un’opera di narrativa, ma l’alto tasso di suicidi è una triste realtà, in America e nei tanti altri paesi dove sono letti i miei romanzi. È vero anche il numero della linea diretta statunitense per la prevenzione del suicidio citato in queste pagine.
[In Italia ci si può rivolgere all’ 199-284-284]
Se vi saltano in testa idee del cacchio, per usare un termine caro a Holly Gibney, non esitate a contattarlo.
Perché qualsiasi situazione può migliorare, se gliene darete l’occasione.
4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️