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Recensione de “Stanza blindata. Storia di un uomo che ha amato la vita” di Marcella Urbani in collaborazione con autrice
| Editore | Evoè |
| Data di pubblicazione | 1 settembre 2010 |
| Copertina flessibile | 140 pagine |
“La mia principale ambizione è sempre stata quella di aiutare i deboli, i vinti, perdonare, amare. Ho sempre pensato che la soddisfazione di aver fatto un po’ di bene, anche mal ripagato, sia di per sé una consolazione che rinfranca lo spirito.”
Sono sempre troppo pochi a mio avviso i libri biografici sulla seconda guerra mondiale. Sono una miniera di informazioni, di ricordi e di memoria che tutti dovremmo leggere per acquisire la consapevolezza di dove siamo arrivati e del nostro presente.
Innumerevoli infatti sono i fatti penosi e paurosi che costituiscono il caos in una guerra, specie in una guerra fratricida, per cui il popolo ingannato si divide, si incolpa, si odia, si tradisce miserabilmente, si scanna.
La stesura di questo libro ha avuto inizio nel 1947, da parte del padre dell’autrice, ed è ispirato alle pagine del suo diario e appunti, scritti nel corso della seconda guerra mondiale, mentre si trovava nel covo dei partigiani, di cui faceva parte, sul Gran Sasso d’Italia.
“Da bambina, e poi da adolescente, lo leggevo di nascosto, come leggevo i libri di fiabe e di avventure. Crescendo, non mi sono più sentita di curiosarvi, anche perché mi sarei addentrata in una sfera sempre più intima e privata. Tuttavia avrei voluto sistemarlo quando mio padre Mario era ancora in vita, ma, alcuni anni fa nell’accingermi a farlo, mi sono sentita come una persona che spia di nascosto nell’intimità degli altri. Ora che egli non c’è più, mi sento di guardare dentro i suoi sentimenti, riconoscendolo nei racconti che mille volte ho da lui ascoltato da bambina e da adulta.”
Premetto che io amo moltissimo i libri storici che approfondiscono le guerre mondiali, soprattutto quelli in prima persona vissuti realmente e tramandati dai protagonisti.
“La “Stanza blindata” nella quale mi sono trovato più volte, con il corpo e con la mente, avrebbe potuto perdermi per sempre. Ne sono sempre uscito, tornandone ogni volta a nuova vita. Scrivere di questi fatti mi è servito a dare libero sfogo a un irresistibile lievito di risentimenti che mi gonfiava il petto e tormentava il cuore: non avevo mai fatto, o pensato, nulla che mi avesse potuto meritare le torture alle quali sono stato sottoposto.”
Il romanzo parte da prima della chiamata alle armi di Mario Urbani fino ad arrivare agli anni ‘80. Per una incredibile fatalità la guerra per lui parte da disertore, poi da soldato, poi da partigiano.
“In quelle lunghe ore trascorse nell’attesa di uscire, avevo deciso di unirmi ai partigiani. Non era più vita, quella. Dovevo contribuire, in qualche modo, alla libertà del mio Paese.”
Una nota particolare che va detta, è la presenza all’interno del libro di parecchie foto storiche di Mario Urbani, che rendono veramente ancora più vivida la sua memoria.
Lode e merito a Marcella Urbani che ha saputo farci emozionare, il lettore entra completamente e si trasferisce nella vita del protagonista fatta di eroi comuni che hanno fatto la storia.
4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️