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Recensione de “La vita legata a un lenzuolo di seta” di Antonio Quagliarella in collaborazione con autore
| Data di pubblicazione | 1 marzo 2021 |
| Copertina flessibile | 176 pagine |
Troppi pezzi della sua vita non hanno avuto un testimone e mai, quando c’è stato, lo stesso per molto tempo. Ora, con qualche dimenticanza, dovuta anche alla memoria sempre più labile, ne fa un racconto completo, quasi.
Buongiorno cari amici lettori oggi vi parlo di questo libro, un romanzo-diario autobiografico dell’autore.
Come dice la quarta di copertina sono capitoli molto brevi, pezzi di vita appunto.
Perché è così difficile scrivere con semplicità? E non solo con semplicità, ma sottovoce, se capite cosa intendo dire. È così che vorrei scrivere. Nessuna ricerca di effetti, nessuna bravura, ma la nuda verità, come soltanto un bugiardo può dirla.
Katherine Mansfield
Ma partiamo dal titolo che mi ha incuriosito parecchio. Ho chiesto ad Antonio cosa significasse e lui mi ha risposto:
“Il paracadute nei miei anni era di seta, qualche volta anche le lenzuola.”
Antonio Quagliarella infatti, è nato nel 1944, in Puglia, dove ha vissuto una decina d’anni in ognuna delle province. Partendo da Lecce, emigrato in Lombardia nel 2003. Proprio l’anno del grande caldo, quando fu certo che quella regione sarebbe stata quella col maggior numero di anziani sopravvissuti a quell’evento. Ha sempre lavorato nel campo finanziario e ha smesso (fortunatamente) di dare consigli il 30 aprile del 2013. La cosa più bella gli è capitata nel 1967, quando è diventato parà, è quello spirito non l’ha mai abbandonato.
Il libro inizia con Caro diario… Parte proprio da Antonio bambino, quando ancora non sapeva scrivere bene, ma la sorellina lo aiutava a scrivere quello che pensava.
Una successione di eventi che racconta una vita vissuta assolutamente appieno, dagli eccessi ai recessi, coinvolgendo tutte le persone che sono orbitate attorno a lui, dai parenti, agli amici, ai conoscenti.
Antonio ha vissuto veramente una vita piena fatta di tantissimi viaggi, tantissime persone che hanno arricchito la sua esistenza.
Il libro è veramente molto curato, la cosa molto molto carina da sottolineare, sono le tantissime foto d’epoca presenti nel libro che danno un’immagine ancora più realistica del racconto.
Aveva rischiato di non poter iniziare il Corso Allievi Ufficiali, il 47º, alla caserma Pico a Lecce, appuntamento che in quel momento considerava il più importante della sua vita. Aveva fatto domanda per anticipare la partenza perché non sopportava più niente, lo studio, la fidanzata, il padre, insomma la mancanza di libertà. Ancora una volta aveva lanciato in aria una moneta e la aveva raccolta mentre cadeva nel palmo della mano che si chiudeva a pugno. Era un gesto scaramantico, l’esito lo avrebbe condizionato, così non lo vedeva, non voleva vederlo: allora lui guardava con fiducia al futuro ed era sicuro che la moneta sarebbe caduta sempre nella posizione giusta, benevola.
Ci sono tanti punti cardine in questo romanzo tante svolte nella sua vita.
Il libro è diviso in cinque parti principali, e alla fine c’è una cosa che mi è piaciuta molto. Un’intervista rilasciata proprio dallo stesso autore a un giornalista che ci spiega molti retroscena che erano stati solo sfiorati nel suo racconto di vita.
Il libro stranamente pur essendo un diario autobiografico è scritto in terza persona, questa è stata una scelta proprio dell’autore secondo me per porre una certa distanza e romanzare certi accadimenti, perché come dice lui, tante persone sono ancora in vita e non è voluto scendere nel dettaglio per non violare la loro privacy.
La parte più sviluppata sicuramente è quella del servizio militare perché come afferma Quagliarella è stata la parte più importante della sua vita e più vera.
“Solo ora che ho scritto queste pagine capisco che non ho mai pensato al passato con rimpianto, per me è stato un luogo esplorato e sicuro ma ancora adesso credo che il mio luogo per vivere sia il futuro. Un pensiero che somiglia a un sogno.”
4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️