Recensione di “L’ultimo ospite” di Paola Barbato

☕☕☕ RECENSIONE ☕☕☕

Recensione di “L’ultimo ospite” di Paola Barbato 

EditorePiemme
Data di pubblicazione 1 giugno 2021
Copertina rigida413 pagine

Prima di tutto mi è d’obbligo ringraziare moltissimo Paola per l’invio del romanzo con dedica.

Avevo aspettative veramente altissime, lo ammetto, per questo ultimo libro della Barbato (avendoli letti tutti e amati alla follia)… debbo dire che non solo queste aspettative sono state mantenute ma sono state di gran lunga superate!!!

Credo di poter affermare che non leggevo un thriller così terrificante da almeno trent’anni!!!

Un capolavoro che vi farà tremare dalle prime alle ultime pagine. 

Questa storia inquieta a ogni pagina senza che una sola goccia di sangue venga versata, o quasi.

E non è una storia di presenze oscure o fantasmi, anche se tutto lo fa credere, ma io so che la Barbato annida il male nelle persone e nella verità… per quanto assurda questa possa apparire. 

Ma andiamo con ordine.. 

All’inizio è solo una sensazione, un fastidio. L’odore di polvere mista a muffa, certo. Ma anche qualcosa di stonato, un dettaglio fuori posto. 

È questo ciò che prova Letizia quando mette piede per la prima volta a Olimpia d’Arsa, una villa antica e quasi in rovina in cui è costretta a rinchiudersi per qualche giorno con Flavio, il notaio che le ha dato un lavoro e una ragione per ricominciare. La proprietaria della casa è morta novantenne senza eredi né testamento e i lontanissimi parenti si sono fatti avanti come bestie avide e feroci, pronti a scannarsi tra loro per impossessarsi della tenuta. 

E di tutto quello che c’è dentro. 

Un incarico come tanti. Ma non questa volta. Sono solo piccoli dettagli che non combaciano, un cuscino spostato, una serie infinita di armadi nascosti nella boiserie, il cane di Letizia, che in quella casa non vuole entrare, e una luce azzurra, comparsa per brevi istanti una notte dalle bocche di lupo del seminterrato. Sono solo scherzi della mente, si ripete Flavio, compreso nella propria razionalità. 

Ma Letizia è certa che non sia così e la sua fervida immaginazione si accende quando trova oggetti infantili sepolti nella casa, ciocche di capelli biondi, muffole, piccoli trofei. Perché una donna senza figli né nipoti avrebbe dovuto conservarli? Perché avrebbe dovuto nasconderli? 

“Una casa degli orrori, sai quei posti dove ci sono gli armadi segreti nascosti nei muri e c’è uno sportello in ogni angolo? Ecco, mi diceva che era fatta così, che loro da piccoli si nascondevano negli armadi e una volta lui ci era rimasto chiuso dentro perché non c’erano chiavi e da fuori le portelle erano invisibili.  Ma chi la vuole una casa così? Io se ci entro poi faccio gli incubi per mesi.”

Ora Flavio e Letizia sono dentro senza possibilità di uscire e il più atroce dei dubbi si insinua nelle loro menti così diverse: e se non fossero soli?

C’è un’analisi psicologica incredibile dei personaggi nei libri di questa autrice, li impari a conoscere realmente attraverso le sue parole e i suoi pensieri, soffri con loro, hai tremendamente paura come loro! 

Poi c’è questo legame veramente anomalo tra Flavio e Letizia.. ma non vi voglio spoilerare altro. 

“C’era stato un tempo in cui Letizia aveva fatto un lavoro diverso, la scrittrice o, meglio, la ghost-writer. Un lavoro creativo, basato sul nulla, inventava interi universi costruendoli con una fantasia morbosa e paranoica che l’aveva perseguitata sin da bambina. A quella fantasia aveva sempre attribuito un nome: Medina. Medina era la proiezione di come avrebbe potuto essere, oppure era la sua vera natura sepolta, cacciata giù nel profondo, per lei faceva lo stesso. Fuori Letizia cercava di essere come gli altri la volevano, dentro Medina ululava la propria esistenza.”

P.S. Ho trovato geniali i capitoli: La versione di Zora e La versione di G. 

Assolutamente imperdibile!

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

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