


RECENSIONE 


Recensione di “La spinta” di Ashley Audrain inCOLLABORAZIONE con casa editrice
| Editore | Rizzoli |
| Data di pubblicazione | 12 gennaio 2021 |
| Copertina flessibile | 348 pagine |
Buongiorno cari amici lettori,
oggi vi parlo di un thriller psicologico incredibile, uno di quei libri che ti restano dentro per sempre.
Perché “La Spinta” vi prenderà alla gola e vi terrà incollati alla sedia fino all’ultima pagina, a volte, durante la lettura, dicevo tra me e me: “Non ce la faccio a proseguire, troppo dolore” ma poi continuavo imperterrita a leggerlo come in un incubo straziante.
“I matrimoni possono andare alla deriva, e certe volte non ci rendiamo conto di quanto siamo finiti al largo, finché tutt’a un tratto l’acqua diventa l’unico orizzonte e abbiamo la sensazione che non riusciremo mai a tornare indietro.”
Non è solo un thriller… parla di genitorialità e dice cose che nessuno ha il coraggio di dire ma che ogni madre prova nel suo inconscio.
“Me l’avevano detto, di quei primi giorni durissimi. Avevo letto tutti i libri e fatto tutte le ricerche. Ma nessuno ti dice come ci si sente a svegliarsi dopo quaranta minuti di sonno, con il lenzuolo macchiato di sangue e il terrore di sapere cosa succede dopo. Mi sentivo come l’unica madre al mondo che non sarebbe sopravvissuta. L’unica che non resisteva al dolore delle gengive neonate che aprono i capezzoli come rasoi. L’unica che non riusciva a far finta di tirare avanti con il cervello spappolato dal debito di sonno. L’unica che guardava la figlioletta e pensava: sparisci, ti prego.”
Un thriller dai toni inquietanti e piacevolmente disturbanti.
Blythe ha la sensazione di vedere fatti che al resto del mondo sfuggono, di aver afferrato una verità semplice eppure impronunciabile, accompagnata dalla costante paura di perdere la lucidità e la capacità di giudicare.
“Pensavo a come uscirne. Là, al buio, con il latte che scorreva e la sedia che dondolava. Pensavo di rimetterla nella culla e fuggire nel cuore della notte. Pensavo a dov’era il mio passaporto. Alle centinaia di voli elencati sul tabellone delle partenze. A quanti soldi potevo prendere al bancomat con un prelievo solo. A lasciare il telefono là sul comodino. A quanto ci avrebbe messo il latte ad andarmi via, il seno a cancellare le prove che lei era nata. Mi tremavano le braccia all’idea. Tutti pensieri che non mi lasciavo mai sfuggire di bocca. Pensieri che le mamme non pensano.”
Blythe ora è pronta a raccontare la sua parte di verità, e la sua voce ci guida dentro una storia in cui il rapporto tra una madre e una figlia precipita in una voragine di emozioni, a volte inevitabili, altre persino selvagge. Un tour de force che pagina dopo pagina stilla tutto quel che c’è da sapere quando una famiglia, per preservare la sacralità della forma, tace. Viscerale, onesto fino alla brutalità, “La spinta” è un viaggio ipnotico e necessario nella psiche di una donna a cui nessuno è disposto a credere.
5/5 



