


RECENSIONE 


Recensione di “Nel bosco (Le indagini della squadra Omicidi di Dublino Vol. 1)” di Tana French
Letto insieme al GDL #sistersclub capitanato dalle @sisters.books
| Editore | Einaudi |
| Data di pubblicazione | 5 maggio 2020 |
| Copertina flessibile | 512 pagine |
“Questo è il mio lavoro e non lo cominci nemmeno, oppure, se lo fai, non duri, senza una specie di naturale affinità con le priorità e le richieste che impone. Quello che sto cercando di dirvi, prima che vi mettiate a leggere la mia storia, è che.. be’, sono due cose: io desidero ardentemente la verità. E mento.”
Abbiamo letto questo thriller molto “corposo” insieme a tante ragazze nel gruppo di lettura, e debbo dire che alla fine più o meno tutte abbiamo concordato su questi due principali difetti:
i capitoli sono lunghissimi! Una media di 80 pagine… raccontati in prima persona dal detective Ryan.
Questo rende veramente molto faticosa la lettura pur essendo un thriller da un ottimo intreccio narrativo.
Il secondo punto, il più discusso è che il finale lascerà con in mano un pugno di mosche e secondo me deluderà e farà arrabbiare il 90% dei lettori.
Ma veniamo alla trama:
Un pomeriggio di agosto, tre ragazzini scendono dalle loro biciclette per andare a giocare nel bosco lì vicino, e la sera non fanno ritorno a casa. Soltanto uno di loro viene ritrovato, in stato catatonico, avvinghiato a una grossa quercia, le scarpe da ginnastica sporche di sangue. Non ricorda niente di quanto è accaduto e dei suoi compagni non c’è alcuna traccia.
Vent’anni dopo, Rob Ryan, detective della Omicidi della polizia di Dublino, viene incaricato di indagare sull’uccisione di una ragazzina di dodici anni. Ma, quando raggiunge la scena del delitto, si rende conto che il suo passato traumatico è legato proprio a quello stesso bosco. Mentre le varie piste seguite portano alla luce una trama di intrighi e inquietanti segreti, Rob non potrà fare a meno di affrontare i fantasmi che popolano la sua mente.
“C’era stato un periodo in cui avevo creduto, insieme alla polizia, ai media e ai miei frastornati genitori, di essere il restituito, il ragazzo riportato a casa sano e salvo dal riflusso dell’assurda marea che si era preso Peter e Jamie. Ora non più. Sotto certi aspetti, troppo oscuri e vitali per essere definiti metaforici, non ho mai lasciato quel bosco.”
3,75/5 


