Recensione di “Scripta manent” di Paola Barbato 

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione di “Scripta manent” di Paola Barbato 

EditorePiemme
Data di pubblicazione 20 luglio 2021
Copertina rigida409 pagine

I libri di Paola Barbato hanno un unico difetto… finiscono subito pur essendo di oltre 400 pagine..  il perché? Perché si leggono febbrilmente, fino all’ultima riga, all’ultima parola. 

Questo romanzo della Barbato parla di scrittura, di scrittori e di lettori, e l’ho amato particolarmente perché può considerarsi un prequel di “L’ultimo ospite”. 

“Uno scrittore non è nessuno. Le sue parole sono più grandi di lui, si fissano nella memoria a oscurarne il nome, la faccia, tutto. Ha due soli modi per essere più famoso di ciò che crea: scrivere e poi morire in maniera eclatante oppure vivere in maniera eclatante e poi scrivere. Solo qualche volta si prospetta una terza via. È il salto del fosso, una metamorfosi estrema. La trasformazione da autore in personaggio.”

Paola Barbato non delude mai, ma rafforza sempre più il suo stile personale di scrittura. 

Non vorrei sbagliarmi ma questo romanzo è uscito la prima volta per il mercato francese, nei sette anni di pausa tra Il Filo Rosso (2010) e Non ti faccio niente (2017) ed è qui riproposto in versione economica.

E meno male: è una storia, questa, che per livello di intensità e coinvolgimento raggiunge i livelli di Mani nude, o della trilogia di Zoo. 

La storia è perfettamente orchestrata, i personaggi meravigliosi nella loro credibile umanità. Spero che vengano scritti altri libri di questa “serie”, perché già sento la mancanza di Medina, Flavio e Zora!

Questo libro racconta il primo incontro fra Letizia Migliavacca e Flavio Aragona, che poi diventeranno i protagonisti del thriller “L’ultimo ospite” della stessa autrice. Pubblicato inizialmente sulla piattaforma Wattpad, a grandissima richiesta ne è stata fatta anche la versione sia cartacea che digitale. Quasi introvabile “Bon a tuer”, che ne è la versione in lingua francese. 

Ancora una volta Paola Barbato si rivela una garanzia.

“Vede, non sono io che decido. Quando scrivere, intendo. lo ho questa cosa dentro, questo “dono”, devo chiamarlo così per onestà. Che è una cosa feroce, come avere le convulsioni ed essere coscienti. Mi attacca e io devo cercare di neutralizzarlo in qualche modo. Allora, il più delle volte, scrivo quello che vedo. Non è proprio che lo veda, eppure sì, lo vedo. E in quei casi, quando scrivo, il dolore è gestibile, come venire operati senza anestesia, ma almeno dopo ti hanno levato il male. Invece le altre volte arriva e ti divora e tu non puoi far altro che stare lì come Prometeo, e… come posso spiegarle…?”

I personaggi della Barbato, torbidi e disturbati, si amano e si odiano, nella maggior parte dei casi si odiano… perché è Paola stessa a renderli detestabili!!!

“Ciò che ha letto nei romanzi è tutto vero, attingo alla realtà ogni giorno e la filtro attraverso la mia mente, ma non si tratta di un mondo irraggiungibile. Il suo tentativo di portare alla realtà i personaggi dei miei romanzi è inutile, essi vivono già tra di noi, sono solo più prosaici, umani, imperfetti, come lei e me.“

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

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