Recensione di “Follia profonda (Jan Forstner Vol. 2)” di Wulf Dorn

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione di “Follia profonda (Jan Forstner Vol. 2)” di Wulf Dorn

Editore: TEA

Data di pubblicazione: 17 ottobre 2013

Copertina flessibile: 440 pagine

È un’emozione indescrivibile leggere di seguito i due romanzi che raccontano la storia dello psichiatra Jan Forstner, ritornare alla clinica Waldklinik e assaporare una nuova storia.

“Le fiabe che ci sono state raccontate da bambini, invece, sono molto più sincere. Hai mai provato a riflettere sulla frase che si trova in fondo a ogni fiaba? E vissero per sempre felici e contenti. Cela una verità ineludibile. Infatti il per sempre sta a indicare la fine della vita. In fondo c’è comunque la perdita. L’aspetto più cinico è che risulterà tanto più lacerante quanto maggiore è stata la felicità precedente. Quando un giorno riceverai questa lettera, avremo sofferto entrambi e il dolore sarà indescrivibile. Sarà il momento in cui capirai che cosa significa l’amore vero e che niente a questo mondo accade per caso. Credimi, per quanto soffrirai, mi ringrazierai di questo dolore. Anzi, di più. Mi amerai per questo. Proprio come io ti amo fin da ora. Ora, che non sei neppure consapevole della mia esistenza. Con il pensiero sono sempre insieme a te. E ben presto nemmeno tu potrai più dimenticarmi.”

Preparatevi cari lettori… Assisteremo a un finale degno di un film di Hitchcock!!! (E non dico quale per non spoilerare) 😉

“Il suo viso era la prima cosa che vedeva davanti a sé al risveglio e l’ultima la sera prima di chiudere gli occhi. Oh, Jan, il mio pensiero è sempre con te. Non vedo l’ora che tu riceva mie notizie. Perché avrebbe dovuto aspettare ancora? E se si fosse avvicinata a lui subito? Questo pensiero la eccitò. Forse era colpa dell’alcol, ma all’improvviso aveva voglia di dirglielo. Lui era solo a pochi metri da lei. Le sembrava quasi di sentire il profumo del suo dopobarba. Una lieve nota di legno, che gli si addiceva, Maschile, ma non esagerata. Le sarebbe bastato trovare il coraggio, fare qualche passo e lo avrebbe raggiunto. Mio Dio, potrei farlo per davvero!”

Lo psico-thriller affascina sempre. Se poi a costruirlo è Wulf Dorn, il teutonico autore di quella Psichiatra che ha furoreggiato qualche anno fa, il successo è garantito. Anche questa volta si naviga tra delitti e follia. Protagonista è la mente malata di una femmina misteriosa che uccide gay e giornalisti, e che è segretamente infatuata di Jan Forstner, il collaudato eroe-terapeuta del suo personalissimo manicomio-modello, a cui invia profumati bouquet di rose e infantili disegni di vacche con la testa mozza.

«Dimmi, Jan, che cosa succederebbe se non dovesse mai smettere? Che cosa succederebbe se l’innamoramento, questa limerence, durasse per sempre, invece di trasformarsi in qualcosa di più ragionevole?» «Vuoi saperlo per davvero?» «Te lo chiedo apposta.» Jan si girò un dito vicino alla tempia. «Allora impazziresti.»

Ho ritrovato un tema che avevo accarezzato spesso: lo stalking. Finora ci avevo girato al largo, perché sull’argomento sono stati scritti già diversi thriller e mi rendevo conto che, se volevo affrontarlo anch’io, avrei dovuto dargli un taglio nuovo.

Alla fine è stata la mail di un giovane lettore a farmi capire dove mi avrebbe condotto la vicenda successiva. Aveva apprezzato in modo particolare le scene surreali di La psichiatra, e mi chiedeva se in futuro avrei scritto un romanzo dell’orrore.

In effetti ci avevo già pensato e di colpo ho trovato la chiave per il mio thriller sullo stalking: la paura pura e semplice.

Che cosa temiamo più dell’ignoto, qualcosa che non possiamo vedere, ma che sappiamo essere in agguato vicino a noi? Qualcosa che ci può apparire come un fantasma, anche se nella nostra epoca progredita ed evoluta può sembrare assurdo avere paura dei fantasmi.

Potete credere a me, comunque: i fantasmi esistono davvero. Non vanno in giro scuotendo catene o ululando in luoghi maledetti, No, vanno dove possono farci più paura: nella nostra testa. Li incontriamo scendendo una scala buia in cantina, oppure quando ci perdiamo di notte in un quartiere deserto di una città sconosciuta. A volte basta persino essere in una stanza perfettamente silenziosa.

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

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