
☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️
Recensione di “Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2013
Copertina rigida: 347 pagine
Devo ancora capire perché i libro di Dorn li leggo tutti d’un fiato, ora che li ho letti tutti però che faccio??? 😅😅😅😅
Il mio cuore cattivo parte con un incipit che ti catapulta direttamente nella trama senza passare dal via!!
Troverete tanta componente horror e un ritmo veramente serrato, raccontato in prima persona dalla protagonista Dorothea, chiamata Doro. Quindi un unico punto di vista con le sue riflessioni e la tenacia della protagonista nel trovare la sua verità.
“Da quel giorno la mia vita è radicalmente cambiata. Nulla è più come prima. Mi hanno affidata a una clinica dove ho parlato a lungo con psichiatri e terapeuti. Volevano che mi ricordassi quello che era successo la sera prima della morte di Kai. Ma non ce la faccio. Invece di immagini, nel mio cervello c’è un grande buco nero, e da qualche parte di quel buio impenetrabile sento la voce di quell’essere lugubre e sinistro. Profonda, distorta e minacciosa. Che cosa hai fatto, Doro? Ma che cosa hai fatto. Non lo so. Dico davvero, non lo so. Tutto quello che ho conservato nella memoria di quel lasso di tempo si esprime al meglio con una frase da calendario che la mia compagna di stanza, in clinica, teneva appesa sopra il letto: Solo quando abbiamo perduto tutto, capiamo ciò che ha veramente significato per noi.”
Per farvi capire di cosa parliamo, partiamo prima da una rapida occhiata alla trama:
C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un abisso che parole come “arresto cardiaco” non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non ricorda cosa sia successo. Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi proprio lei stessa…
Questo thriller è un viaggio nelle incertezze esistenziali percorso nel mare della chimica adolescenziale. L’adolescenza già di per se è terreno fertile per lo svilupparsi di alcune delle peggiori patologie che insidiano la psiche. Dorn sfrutta appieno questa debolezza, piazzandoci tra le mani un testo in prima persona, nel quale la giovane protagonista, come un saltimbanco su un flebile filo cerca di non inciampare nei suoi deliri, pronti ad ogni passo a gettarla nel profondo e denso mare nero della follia.
«In ognuno di noi c’è qualcosa di malvagio, di cattivo, di perverso», ho detto. «È la parte di L noi alla quale dobbiamo stare sempre molto attenti, ma che qualche volta è più forte di noi. Come è successo a te vicino al lago e a me con Kai. Allora c’è un modo solo per fronteggiare la malvagità che è in noi. Assumerci la responsabilità di ciò che abbiamo fatto. Se non lo facciamo, il senso di colpa ci perseguita e ci distrugge.»
Lo consiglio vivamente, come tutti i libri di Dorn ovviamente, leggete anche l’epilogo dell’autore che io amo in tutti i suoi romanzi perché ci spiega tante cose.
4,5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️