Recensione di “Crepacuore: Storia di una dipendenza affettiva” di Selvaggia Lucarelli

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione di “Crepacuore: Storia di una dipendenza affettiva” di Selvaggia Lucarelli

Editore: Rizzoli

Data di pubblicazione: 16 novembre 2021

Lunghezza del libro: 105 pagine

Letto in un’ora e mezza, uno spaccato di vita veramente molto drammatico.

Selvaggia Lucarelli è una giornalista, scrittrice blogger, conduttrice radiofonica, commediografa e attrice teatrale italiana.

In questo libro si spoglia e si mette veramente a nudo ai lettori, raccontando gli anni della sua vita probabilmente più dolorosi in assoluto.

La predisposizione e il trauma della Lucarelli ha origine nella sua infanzia…

“Negli anni, ho cercato innumerevoli spiegazioni per i silenzi di mia madre. Alla fine, ho concluso che era l’unico modo che conosceva per acquisire un’illusoria idea di forza nel suo matrimonio. Incapace di prendersi ciò che la sua intelligenza e i suoi talenti avrebbero meritato, completamente pervasa in gioventù dall’ideale dell’amore assoluto e poi delusa dalla realtà (che comunque non avrebbe mai potuto essere all’altezza delle sue aspettative), sceglieva il silenzio perché ammettere ad alta voce la verità era troppo doloroso. La verità è che mia madre, sebbene non fosse capace di riconoscerlo, dipendeva completamente da mio padre. Quando lo ha incontrato, ha rinunciato a una parte di sé, convinta che lui potesse colmarla. Quel vuoto non le ha mai dato pace. E non mi ha mai dato pace, perché quel vuoto era anche il mio. Un vuoto più subdolo, perché mascherato da molti “pieni”. Non c’era tempo per interrogarsi su cosa non andasse nella mia vita, perché la mia vita era tutto quello che mia madre non aveva avuto, quindi stavo facendo bene.“

Crepacuore porta alla luce un fenomeno a cui spesso non viene dato un nome, una forma di droga e quindi di dipendenza: la dipendenza affettiva.

“Quando non eravamo insieme sentivo uno strano disordine emotivo, una specie di febbre, di sete che dovevo placare. Vivevo le mie giornate senza di lui come un intervallo, una pausa dell’esistenza. Mi spegnevo, in attesa di riaccendermi quando lo avrei rivisto. Ero appena diventata una giovane tossica, convinta, al contrario, di aver colmato quella zona irrimediabilmente cava della mia esistenza”.

Selvaggia Lucarelli descrive gli esordi di una relazione durata ben quattro anni in cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, ha intaccato tutto quello che la circondava. Perfino l’amore per suo figlio, che finisce trascurato tra decisioni imprudenti e un’asfissiante sindrome abbandonica:

“Oggi, guardandomi indietro, faccio ancora fatica ad ammetterlo, ma la felicità di mio figlio, la sua sicurezza perfino, erano la cosa più importante solo in quei rari momenti in cui sentivo di aver messo la mia relazione al sicuro. L’unico pericolo che avvertivo come costante e incombente era quello che lui mi lasciasse per la mia evidente inadeguatezza”.

È una lettura accattivante e veloce, che permette però di gettare lo sguardo sulle dinamiche dell’animo umano e quindi di soffermarsi, volendo nelle pieghe spesso inesplorate dei nostri desideri e bisogni, e può essere un punto di partenza per spostarci da dove non vogliamo più stare, cominciando magari anche noi, dallo sguardo.

“La nostra relazione era stata una sorta di fungo infestante, aveva invaso ogni singolo ramo, radice, foglia, frutto della mia esistenza“

Un libro che tutti dovrebbero leggere.

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

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