
☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️
Recensione di “Bunny Boy” di Lorenza Ghinelli in collaborazione con casa editrice e autrice
Editore: Marsilio
Data di pubblicazione: 13 maggio 2021
Copertina flessibile: 256 pagine
Parto con il dire che nessuna frase rende migliore giustizia a questo romanzo:
“Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.” – Nietzsche.
Stile pazzesco e inconfondibile quello della Ghinelli, io l’ho adorata nel precedente libro e qui debbo dire che non delude assolutamente, anzi, si riconferma in tutta la sua unicità.
Cattivo, macabro, gotico, senza respiro…. Leggerlo è un affanno perverso che non lascia scampo e, d’altronde i libri della Ghinelli sono un’esperienza totalizzante.
“Nina comincia a pensare che la vita sia un susseguirsi di colpi male assorbiti, come i lividi contro cui si continua a sbattere, senza volerlo. O forse i traumi sono come un martello che picchia contro un muro: in alcune persone certi punti possono cedere e attraverso quei buchi si può scorgere un altrove impensabile.”
Ma veniamo alla trama:
Dicembre 2018. La testa di un uomo a cui sono stati asportati gli occhi viene ritrovata in un sacco di plastica ai piedi di un cassonetto. Il resto del corpo, privato anche del cuore e delle mani, viene scoperto il giorno dopo dentro un pozzetto dell’acqua piovana, in stato di decomposizione. Nel frattempo Nina, undici anni, viene obbligata dai genitori a tornare in psicoterapia, per superare un trauma che sei mesi prima le è quasi costato la vita e a cui tutti imputano la sua attuale insonnia. In realtà, da quando è diventata sorda, Nina è afflitta da terrificanti visioni sonore, che altro non sono che presagi di morte; le sue notti sono tormentate da incubi ambientati proprio all’interno di un pozzetto dell’acqua piovana. Mentre il killer – un ragazzino spezzato che crescendo si è trasformato in un oscuro e spietato vendicatore chiamato Bunny Boy – continua a uccidere, la bambina a poco a poco si rende conto di essere in qualche modo connessa a lui, e soprattutto di essere la sola a poterlo fermare. Per riuscirci, con l’aiuto di vecchi e nuovi alleati, si vede costretta a calarsi nel pozzo nero e profondo dei ricordi dell’assassino: i suoni e le visioni che la perseguitano appartengono infatti al passato di Bunny Boy, dove si nasconde una frattura che non può essere sanata né ricomposta, ma alla quale Nina dovrà comunque dare ascolto. Insieme alle ormai diciannovenni Rasha e Nur e al diciassettenne Alfredo, suo fratello, la bambina si troverà catapultata in un’avventura che porterà ognuno di loro a confrontarsi con le ragioni del male. I quattro ragazzi si addentreranno in un territorio in cui l’infanzia può essere nera e cannibale, ma comunque degna di essere riconosciuta. Quello che non sanno è se gli sarà concesso di riemergerne indenni.
L’autrice esplora le parti più buie e recondite della mente umana, e noi lettori con lei, in un’esperienza veramente pazzesca.
Bunny Boy è un romanzo crudo e pieno di rabbia. Non aspettatevi un lieto fine perché l’autrice non ha pietà di nessuno… una storia nella quale è difficile cogliere il confine tra il bene e il male.
“La voce che gli si era incastrata in gola spacca le dighe. E un grido bestiale che si fa strada oltre la ghisa e buca la neve, E un grido che fa accapponare la pelle dei militari della squadra speciale che lo cercano da tre giorni. Gli uomini che aprono la botola non potranno più scordare quel bambino. Non per pietà e neppure per compassione. Quel bambino nel buco ha perduto la pelle dell’infanzia: ha una scorza tossica e due occhi che incendiano l’aria.”
N.B.: Bunny boy riprende spesso avvenimenti del libro “Tracce dal silenzio” quindi per comprenderlo e viverlo appieno consiglio vivamente di leggere il precedente romanzo dell’autrice.
Lo consiglio a occhi chiusi!!!
4,75/5 ☕️☕️☕️☕️☕️