
INTERVISTA a Marta Beritelli a cura di Tanti libri e troppi caffè ☕️
✔️ Buongiorno Marta e benvenuta 🤗, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?
Ciao! Mi presento, sono Marta e sono una correttrice di bozze e traduttrice che di mestiere fa la bartender, perché nel nostro paese il terziario è uno dei pochi settori non ancora in crisi (oddio, un po’ sì, ma…). Sono sposata con quello che è stato negli anni dell’adolescenza migliore amico e peggior nemico, proprio come in un triste romanzetto rosa, con la differenza che alla fine per me è stato tutto molto divertente. Dopodiché, galeotto fu un mio trasferimento al nord per lavoro, l’amicizia si trasformò in altro e adesso ho un coinquilino piuttosto chiassoso, ma abbastanza piacevole, due gatti altrettanto chiassosi e una miriade di biblioteche. Sono appassionata di fumetti e manga, colleziono funko dei miei personaggi preferiti e il mio hobby principale è fare origami. Diciamo che ho scollinato il famoso cigno qualche anno fa e ora faccio più o meno tutto, compresi gli origami 3D. Amo cambiare colore di capelli con variazioni dal fucsia al blu e colleziono tarocchi. Adoro viaggiare e sogno di vivere sul mare.
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
Ho iniziato a scrivere molto presto e intendo proprio presto, la mia prima storia risale alle elementari ed era profonda quanto potete immaginare, ma alla mia nonna piacque tantissimo e diventò la storia della buonanotte. Da lì, non ho più smesso. La storia più impegnativa ho iniziato a scriverla a 18 anni e – udite, udite – la sto finendo adesso. Quello che voglio trasmettere ai lettori è un po’ quello che sento, ma anche quello che mi è stato insegnato. Credo che sia importante condividere sé stessi e le proprie esperienze e il fatto di scrivere fantasy non lo rende meno possibile, anzi. Mi piace sapere che ho fatto sorridere qualcuno, o ridere, o piangere, perché vuol dire che quel qualcosa è arrivato.
✔️ Parliamo del tuo libro “Profumo di Caffè”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea?
Dunque, “Profumo di caffè” nasce nel pub in cui attualmente lavoro. Al tempo ci lavorava anche la mia migliore amica e il tipo di rapporto che si legge nel libro non è molto lontano da quella che è la realtà. Una sera eravamo a lavoro e scherzavo, dicendole che quando doveva lavare lei i bicchieri era territoriale come una sirena e bam! L’idea.
In sostanza il resto del libro è quasi tutta fantasia. Molti dei personaggi che ci sono dentro sono reali, sono persone che esistono e fanno parte della mia vita. Mio marito faceva il buttafuori, ma non è fisicamente un vichingo, altrimenti chi avrebbe il tempo di scrivere, ma per il resto ci siamo.
Era il mio “periodo dei gessetti”, disegnavo porte sui muri di camera con i gessetti, in quel periodo avevo ritrovati dei vecchi libri di mio padre e i vicini sotto di noi erano piuttosto rumorosi. Tutto ha trovato un suo posto nella mia mente e alla fine è nato “Profumo di caffè”.
Il titolo rappresenta la costante della mia vita. La caffeina.
✔️ Quali valori sono contenuti nel tuo romanzo e a che genere di pubblico è indirizzato?
In questo romanzo si parla della telepatia genetica. Ovviamente non è vera telepatia, ma è quel qualcosa di non detto fra sorelle, nonne, zie, che viene comunque sentito. Quel filo di cui molti cercano di disfarsi per tutta la vita, senza rendersi conto di quanto possa a volte rendersi prezioso. Come si capisce nel libro, la mia famiglia è prevalentemente matriarcale e pure un po’ impicciona, ma questo mi ha aiutato a superare tante prove. Si parla anche dell’amicizia. Non dell’amicizia fatta con i mignolini, di quell’amicizia che è vera, profonda, radicata. Aldilà dei cattivi umori, delle rispostacce, dei raptus di follia. L’amicizia che si capisce e che si sopporta e che non viene mai a mancare. Un romanzo che vuole dire che niente è facile e gli affetti meno di tutti, ma che ne vale la pena. Che non esiste l’amore in technicolor, ma che esiste quello che ti riempie la vita, e che sarebbe l’ora di smetterla di prenderci tutti così sul serio, che ci fa solo male al fegato. Non abbiamo una brutta copia, solo la bella, cerchiamo di essere felici e umili.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidata per la revisione del tuo libro?!
La copertina l’ha realizzata una mia carissima amica, che lo fa per hobby, e che anche lei deve possedere una specie di telepatia, perché ogni copertina che ha fatto, è stata amore a prima vista. Per la revisione – ahimè – mi sono dovuta arrangiare da sola. Sono correttrice di bozze e questo è un grande vantaggio, ma sappiamo che non è la stessa cosa. Il self, però, è anche questo: avventura. Quando ho iniziato a pubblicare in self era tutto molto nuovo. Ho dovuto studiare, certificarmi, imparare a usare applicazioni, è stato molto interessante. Per questi libri non ho potuto avvalermi di un editor professionista, ma ho intenzione di farlo in futuro.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo?
La promozione è fondamentale. Vitale. Io, anche in questo caso, ho fatto affidamento su alcuni programmi, ho acquistato delle applicazioni grafiche e ho battuto la via dei social. Non sempre utile, non sempre dà una risposta concreta, ma con un po’ di impegno i risultati si vedono. Richiede una costanza che spesso la vita non ci concede di avere e sarebbe meglio che qualcuno se ne occupasse per noi, ma che farci? Per ora siamo io, me e Marta.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Ho in cantiere l’ultimo volume della trilogia di Sangue, iniziata nel 2018. Sto facendo la prima correzione del testo e spero di riuscire a farla uscire questa estate, massimo settembre. Nel frattempo (ma non ho ancora la data definitiva) dovrei pubblicare un altro romanzo fantasy, questa volta con la Blueberry.
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Per passare un po’ di tempo divertendovi. Perché prendersi una pausa e vivere in un’altra realtà fa bene, perché è intriso di una buona percentuale di sarcasmo, non vuole prendersi troppo sul serio, ma è una storia divertente e curiosa. Ci sono angeli zuccherini, presunti medium, spiriti impertinenti e fantasmi di parenti un po’ troppo entranti. Insomma, la mia vita. Ed è divertente essere spettatori ogni tanto, anche delle disgrazie (non gravi) altrui, come diceva Totò.
Siamo umani e quindi non c’è da vergognarsi se ridiamo quando qualcuno scivola su una buccia di banana, giusto? Cioè, poi mi farà male il sedere, ma probabilmente voi vi sarete fatti una bella risata e per un po’ tutto sarà più luminoso.
Intervista in collaborazione con autrice ✍️