
✔️ Buongiorno e benvenuto 🤗 parlaci un po’ di te, chi è Gino?
Ho 59 anni, sono un giornalista professionista, con un passato in quotidiani, radio e tv locali, poi in un’agenzia di relazioni pubbliche. Attualmente sono Communications manager di una multinazionale farmaceutica. Sono nato in Valcamonica, terra splendida, tra il lago d’Iseo e la montagna, vivo a Brescia ormai da trent’anni e lavoro a Verona. Sono un pendolare, in treno. Lo dico perché questo ha avuto un ruolo importante nel mio esordio letterario.
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
Vivo di parole da 33 anni, ma anche prima della professione giornalistica ho sempre scritto e letto tantissimo. Ho avuto due fortune. La prima è di essere cresciuto nell’edicola dei nonni, con il profumo dei giornali e la possibilità di leggere di tutto, prima i fumetti, poi quotidiani e riviste. Negli anni 80 in Lombardia c’erano due quotidiani che uscivano il pomeriggio: La Notte e Il Corriere d’informazione. Non vorrei sminuirne il valore – sono stati un esempio importante nella storia del giornalismo – ma al me bambino ad attirare erano i titoli di cronaca nera, a caratteri cubitali, in prima pagina. Lì è nata, o si è alimentata. la passione e la cosa che mi riempie di orgoglio è che a La Notte ci ho anche lavorato un anno, occupandomi di alcuni delitti successi a Brescia e provincia. La seconda fortuna è di aver frequentato negli anni 70, alla periferia del mondo, una scuola media che proponeva due corsi pomeridiani assolutamente innovativi per l’epoca: giornalismo e drammatizzazione. Un’occasione e uno stimolo per scrivere i primi articoli e anche le prime sceneggiature.
✔️ Parliamo del tuo romanzo “PERICOLOSO SPORGERSI. Storie di treni, stazioni, sguardi”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?
Pericoloso Sporgersi è un libro sul viaggio in 4 capitoli. Quello fatto di incontri, situazioni, vissuti, a volte drammatici più spesso divertenti, che testimoniano 15 anni di pendolarismo quotidiano in treno. E quello nella vita, percorso a ritroso nel momento del dolore che si fa appartenenza, riscoperta. Di mio padre, un affetto dimenticato che ritorna prepotente nella perdita. Un racconto volutamente scritto in terza persona per universalizzare un’esperienza che è di tutti: la malattia oncologica arriva e si prende i minuti e le ore di un tempo che non è più tempo. Delle origini, dove tutto è iniziato. Un luogo prima amato e poi odiato visceralmente. Fino alla riconciliazione della maturità, in cui le istantanee della memoria sono tornate ad essere fotografie e a dare un senso anche all’approdo. Libro autobiografico, ad esclusione del primo racconto, L’ultima fermata, storia vera di stalking e di amori malati, ambientata in treno in un viaggio Milano Napoli. Riflessione su un problema sociale enorme, spesso ignorato o scoperto quando ormai è troppo tardi. Perché i demoni non sempre sono brutti e cattivi: a volte si nascondono dietro apparenze irreprensibili e vite stimabili. L’idea è nata proprio dai racconti brevi che più o meno quotidianamente scrivevo su Facebook: di avventure, cose buffe e meno buffe, che accadono nelle stazioni e sui treni, di persone incontrate o anche solo sfiorate. Queste storie non avevano da sole lo spessore per diventare un romanzo. Il viaggio, in tutte le sue accezioni, è stato il collante.
✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!
Nel libro c’è sicuramente l’amore, per una donna, per i genitori; l’amicizia, la solidarietà, l’attenzione agli ultimi. Ma ci sono anche pagine divertenti. A me piace giocare su registri diversi: del resto non siamo mai solo una cosa. Il pubblico, dici? Direi a chi piacciono le storie, il racconto, l’affabulazione.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!
La copertina nasce dai creativi della casa editrice, la Di Leandro di Roma, che ha creduto nel mio lavoro e che ringrazio di cuore. Per quanto riguarda la revisione è stato determinante un collega ed amico, Lucio Dall’Angelo – tra l’altro premio Tedeschi per un’opera prima gialla alcuni anni fa – autore della prefazione. Alcuni suoi suggerimenti hanno dato respiro e ritmo alle storie. Poi Sabrina, l’editor della Di Leandro che mi ha seguito.
✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?
Oddio, in questo caso l’ispirazione è arrivata dal treno, dal viaggio.
✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?
Leggo in media un libro alla settimana, meno di quanto vorrei. Il treno e i tempi morti in stazione aiutano. Leggo prevalentemente noir, ma non solo. La lista degli autori che amo sarebbe lunghissima. Faccio solo alcuni nomi a memoria: Davide Longo, Giampaolo Simi, Piergiorgio Pulixi, Alessandro Robecchi, Alicia Gimenez Bartlett, Massimo Carlotto, Antonio Manzini, Frederic Dard, Emmanuel Carrere, Pierre Lemaitre. E mi fermo qui.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo?
La promozione è fondamentale se non si vuole che il proprio lavoro venga letto, forse, solo da amici e parenti. Io, grazie proprio agli amici, alla casa editrice e ai post che continuo a pubblicare sui miei social, son riuscito a fare diverse presentazioni pubbliche e online che han consentito al libro di avere una buona visibilità. Grazie poi alla collaborazione con te la notorietà di Pericoloso Sporgersi è notevolmente aumentata. Speriamo che il tutto si traduca in copie vendute.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
In questo momento sto scrivendo a quattro mani con un amico la seconda indagine di Eva Bontempi, giovane criminal profiler bresciana, già protagonista de “Il gemello perfetto”, uscito lo scorso novembre sempre per Di Leandro, un thriller psicologico ambientato nella nostra città. Eva e la Polizia sono chiamati a fermare un serial killer che uccide persone che, diciamo, vengono meno al proprio ruolo di guida e di esempio. Nessun indizio, nessun legame tra le vittime, solo due numeri che ricorrono e le scene del crimine disegnate come una scenografia teatrale.
✔️ Infine dicci... perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Bella domanda. Erri De Luca dice che in un libro ognuno cerca la parte che lo riguarda. In Pericoloso Sporgersi credo che in tanti possano trovare qualcosa, un profumo, un sorriso, una risata, una malinconia che è stata la sua.
Intervista in collaborazione con autore Gino Tomasini ✍️