
✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Marco?
Marco è un appassionato di letteratura e di scrittura fin da quando ha memoria. Da ragazzino leggevo voracemente e VELOCEMENTE le avventure a fumetti dei miei personaggi preferiti e non potendo resistere ad aspettare un mese prima di conoscere come proseguivano le loro avventure ne inventavo di mie… poi ho iniziato a scrivere storie e contenuti più personali, prima sulla mia vecchia Olivetti lettera 32 color carta da zucchero che probabilmente i vicini di casa dei miei genitori ancora ricordano e poi sul pc… anzi, sul Mac – il mio inseparabile compagno di lettere!
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
Come ti dicevo, ho iniziato relativamente presto… ma sono arrivato alla pubblicazione relativamente tardi. Penso che ogni scrittora voglia trasmettere l’amore per le sue storie e per i suoi personaggi, anche quelli che appaiono a volte più detestabili… come alcuni dei protagonisti de “Gli Irredenti”. Come dice Leonard Cohen, “C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce”, no?
✔️ Parliamo del tuo romanzo “Gli Irredenti”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?
Io sono cresciuto in provincia, prima di approdare alla “grande città”. Fortunatamente una provincia meno turpe e dark di quella che descrivo nel romanzo, ma insomma… mi interessava descrivere la “mala-vita” della provincia, cioè cosa significa nascere in certi contesti che possono essere oppressivi e dove tutti i sogni rischiano spesso di essere limitati a pochi chilometri da dove sei nato… mi interessava descrivere la vita di persone che tutti noi incontriamo e delle quali non ci accorgiamo nemmeno, come quando entriamo in un bar a prendere un caffè e non badiamo alla persona che in un angolo sta giocandosi lo stipendio al videopoker… ecco, chi è quella persona? Come ha sviluppato questa dipendenza? Qual è la sua storia? L’idea del romanzo nasce così, riconoscendo soprattutto che il vero protagonista del romanzo (che ha una struttura fortemente corale) è in realtà il paese (fittizio) in cui la storia, o meglio le storie, sono ambientate… è questo non-luogo con il quale tutti noi possiamo riconoscerci e possiamo entrare in relazione, ad avvolgere e a costringere le storie dei miei personaggi. Ed essendo un non luogo, la storia che racconta è implicitamente universale: vale in Piemonte come in Basilicata o in Kansas.
✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!
Il tema del romanzo è la ricerca della redenzione e la spinta alla fuga da una sorta di predestinazione: e nonostante questi siano temi cardine delle religioni, ho provato a sviluppare un punto di vista laico, anzi, da non credente, all’analisi di questo fenomeno che vedo come centrale nell’esplorazione dell’animo degli individui.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!
La copertina è mia. E’ una foto che ho scattato in un giro notturno nella periferia nord di Dublino un po’ di anni fa… mi ero perso e prima di ritornare verso una location più sicura mi sono imbattuto nell’immagine di quella strada, di notte, e di quella scritta sulla parete laterale di un edificio. E’ stato come un colpo di fulmine. Ho deciso che se mai avessi pubblicato la storia, anzi le storie, che all’epoca già stavo covando, quella sarebbe stata la copertina. Per quanto riguarda l’editing ma non solo, anche tutto l’apparato di giudizio critico sull’opera e di “scouting” dell’editore mi sono rivolto ad un agente professionista, che mi ha seguito e sostenuto credendo nel mio romanzo fin da subito. Diego Di Dio, con la sua agenzia “Saper scrivere” e il suo staff sono stati e spero continueranno ad essere compagni di viaggio eccezionali. Dopodiché lo staff del mio editore Morellini ha curato l’editing finale e ha contribuito a far vedere la luce alla mia creatura: anche in questo caso la fiducia nella forza del testo è stata immediata!
✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?
Come ti dicevo prima, l’ispirazione nasce dall’osservazione: è come se mentre passeggio, lavoro o leggo ci fosse una parte del mio cervello in background che registra informazioni e fatti e poi ad un certo punto, comincia a unire i puntini e a far nascere la domanda per me più seducente: “E se…?”. Componente autobiografica? Tutto quello che viviamo ci lascia spunti, memorie, ricordi, idee che possiamo utilizzare per costruire le nostre storie… Ricordo una T Shirt (io adoro le T shirt, da quelle da concerto a quelle con le frasi dei film o con battue e freddure… sono un vero nerd, come mi ricorda sempre mia moglie) con la scritta: “Sono uno scrittore. Da questo momento in poi tutto quello che dirai diventerà di mia proprietà”. Non la metterei giù così dura ma… sono sempre in “modalità registrazione”.
✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?
Cito alcuni dei miei lettori (fortunatamente ben più dei “venticinque” di manzoniana memoria!) che nelle loro recensioni (su Amazon o IBS, ad esempio) lo hanno definito “duro”, “sporco”, “amaro”.
✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?
Anche se suona un po’ pretenzioso, mi definisco un “americanista dilettante”. Ho una passione viscerale per la letteratura americana in particolare, che coltivo da sempre e che non accenna a diminuire con l’età. I miei autori del cuore? Philip Roth, William Faulkner, Raymond Carver, Jay McInerney, Bret Easton Ellis. Non ho un “genere” preferito, perciò sono la definizione di lettore onnivoro!
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo?
La promozione è importantissima in un mercato dove si pubblica molto e, ahimé, si legge poco! Devo dire che anche in questo caso il mio editor e il mio editore hanno spinto molto sulla promozione del romanzo in cui, come ti dicevo, hanno creduto fin da subito. Dopodiché il passaparola crea altre occasioni di promozione e… come vedi siamo qui!
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Diciamo che ci stiamo lavorando… bisogna avere un po’ di pazienza… ma spero proprio che la prossima volta parleremo della mia seconda creatura!
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Beh, ovviamente perché sarà il prossimo caso letterario! Scherzi a parte, perché si tratta di un “noir sociale” che racconta un certo tipo di vita di provincia, del tipo che normalmente non si racconta… perché racconta una storia universale… e perché anche gli appassionati di musica troveranno spunti interessanti… Infatti nell’extended book (cui si può accedere scansionando il QR code alla fine del volume) si accede ad una playlist di Spotify curata personalmente da me con una serie di brani che sono adatti per immergersi nelle atmosfere del romanzo!
Intervista in collaborazione con autore ✍️