Recensione di “La torre d’avorio” di Paola Barbato a cura di Libri in cornice 🖼️ 

Recensione di “La torre d’avorio” di Paola Barbato

📑 Editore: Neri Pozza 
📅 Pubblicato il: 29 ottobre 2024
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 416
«È possibile cancellare il passato e liberarci della persona che siamo stati?»

Mara Paladini, precedentemente conosciuta come Mariele Pirovano, ha scontato una pena in una struttura psichiatrico-giudiziaria per il tentato omicidio del marito e dei due figli, avvelenati a causa della sua sindrome di Münchhausen per procura. Dopo tredici anni, vive sotto falso nome in un appartamento isolato, cercando di sfuggire al passato. Tuttavia, una macchia d’umidità sul soffitto la porta a scoprire un cadavere nel piano superiore, ucciso con la stessa modalità che lei aveva utilizzato in passato. Temendo di essere incastrata, Mara fugge, coinvolgendo altre quattro donne con cui aveva condiviso l’internamento: Moira, Fiamma, Maria Grazia e Beatrice. Insieme, intraprendono una fuga disperata, cercando di dimostrare la propria innocenza e affrontare i fantasmi del passato.    

La torre d’avorio di Paola Barbato è un thriller psicologico intenso e coinvolgente. Il romanzo esplora le profondità dell’animo umano attraverso la storia di Mara Paladini, una donna che cerca di ricostruire la propria vita dopo un passato segnato da eventi drammatici.  

«Aveva sempre avuto un’idea propria di cosa fosse una Torre d’Avorio. Nell’immaginario collettivo, si tratta di una struttura inaccessibile edificata utilizzando materiale pregiato. Mara però non si levava dalla testa che l’avorio derivasse dalle zanne degli animali, e che quindi la Torre, di fatto, fosse costituita da denti. Era un’immagine ripugnante, trovarsi chiusi in una bocca che avrebbe potuto iniziare a masticarti in qualunque momento. Esattamente la condizione in cui voleva stare per il resto della vita».

La Barbato utilizza una narrazione serrata e coinvolgente, alternando momenti di tensione a introspezioni profonde. La caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti di forza del romanzo: ogni donna ha una storia complessa e un passato tormentato, che viene esplorato con sensibilità e realismo. Il romanzo affronta tematiche come la colpa, la redenzione e la possibilità di una seconda possibilità, offrendo una riflessione profonda sull’animo umano.

«Sin dai primissimi tempi del matrimonio, la signora ha avvertito da parte propria una certa “pochezza” rispetto al marito. Non capiva perché un uomo così ricco di risorse avesse scelto lei che, a suo avviso, oltre a essere di bell’aspetto, non aveva nulla da offrire. La mia impressione è che non abbia mai creduto nell’amore del marito, che si sia convinta di essere stata scelta per una non meglio precisata “pietà”. E questo, secondo me, è il primo sintomo di quella che poi si sarebbe sviluppata come la sindrome di Münchhausen per procura».

La torre d’avorio è un’opera che mescola abilmente elementi thriller e psicologici, offrendo una lettura intensa e riflessiva. Paola Barbato conferma la sua maestria nel creare storie avvincenti e personaggi memorabili. 

Ecco una panoramica dei personaggi principali de La torre d’avorio, ognuno con il proprio passato oscuro e un ruolo cruciale nella vicenda:

Mara Paladini (nata Mariele Pirovano)

La protagonista. Ex insegnante e madre di famiglia, ha scontato 13 anni in una struttura psichiatrico-giudiziaria per aver tentato di avvelenare marito e figli, affetta da sindrome di Münchhausen per procura. Vive nascosta sotto falso nome, finché un nuovo omicidio, simile al suo, la costringe a fuggire. Personaggio profondo, ambiguo e tormentato, combattuto tra il senso di colpa e il desiderio di redenzione.

Moira

Una delle donne conosciute nella struttura psichiatrica. Impulsiva, diretta, ma con una forte lealtà verso Mara. Condivide con lei un legame di sorellanza forgiato durante gli anni di detenzione. Il suo passato è segnato da violenza e disperazione, ma anche da una tenace voglia di riscatto.

Fiamma

Carismatica, intelligente, forse la più lucida del gruppo. Ha un atteggiamento protettivo ma strategico. È la mente più fredda del gruppo e spesso guida le decisioni durante la fuga. Il suo disturbo mentale si manifesta in modi sottili ma inquietanti.

Maria Grazia

Anziana, apparentemente fragile, ma sorprendentemente lucida. È quella che più di tutte sembra essersi rassegnata alla propria condizione, ma in realtà ha una forza interiore inattesa. Spesso pronuncia frasi enigmatiche e disarmanti.

Beatrice

La più giovane e ingenua, con una visione del mondo ancora filtrata dall’innocenza. Ha un rapporto quasi infantile con la realtà, ma anche una sensibilità profonda. Rappresenta la parte più pura del gruppo, ma anche la più vulnerabile.

Consigliato a chi cerca un romanzo che vada oltre il semplice intrattenimento, offrendo spunti di riflessione sulla natura umana e sulla possibilità di redenzione.

Indubbiamente un altro capolavoro di Paola Barbato

5/5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

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