Recensione di “Il fiore tra i binari” di Mattia Benedetti a cura di Libri in cornice 🖼️

📑 Editore: Il Seme Bianco
📅 Pubblicato il: 10 luglio 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 197

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“Il fiore tra i binari” è un romanzo che si muove con passo leggero ma deciso attraverso le complessità delle relazioni interrotte e delle solitudini urbane. Benedetti costruisce una storia che non è solo un racconto d’amore (o di mancato amore), ma un’indagine profonda sulla capacità di rinascere proprio lì dove il terreno sembra più arido.

La scelta narrativa di Benedetti è tanto classica quanto efficace: una narrazione in terza persona che funge da occhio discreto e onnisciente, permettendo al lettore di osservare i protagonisti senza mai giudicarli.

Il ritmo del libro è dettato da un’alternanza rigorosa: la storia si dipana attraverso i punti di vista di Chiara e Lorenzo. Questa struttura crea un senso di attesa quasi spasmodico; il lettore si trova a tifare affinché le loro linee temporali, che scorrono parallele, finiscano finalmente per convergere.

Uno degli elementi più toccanti del romanzo riguarda la gestione del passato di Lorenzo. L’autore inserisce nel tessuto narrativo le lettere che Lorenzo scrive a Giada, la sua ex fidanzata. Queste missive, spesso lasciate senza risposta o forse mai spedite, fungono da valvola di sfogo emotivo. Se la terza persona ci mostra cosa fa Lorenzo, le lettere ci dicono chi è veramente. È qui che emerge la sua fragilità, il suo aggrapparsi a un ricordo che sta sbiadendo, rendendo il suo percorso di guarigione tangibile e doloroso.

A fare da collante tra le vite di Chiara e Lorenzo c’è un luogo che assume quasi i tratti di un personaggio a sé stante: “Versi di latte”. Questa caffetteria in stile bakery francese è il punto fermo nelle loro giornate, seppur frequentata in orari diversi (un dettaglio che accentua il tema del “mancarsi per un soffio”). Benedetti è abile nel descrivere l’atmosfera del locale, ma il vero tocco di genio sta nella caratterizzazione dei titolari bizzarri. Con le loro stranezze e i loro modi eccentrici, i proprietari offrono un necessario contrappunto comico e surreale alla malinconia dei protagonisti, rendendo l’ambientazione vivida e accogliente.

Ciò che eleva “Il fiore tra i binari” al di sopra della semplice narrativa sentimentale è l’incredibile capacità dell’autore di scandagliare l’animo umano. Benedetti non si limita a descrivere le emozioni, le viviseziona.

Per Chiara, l’indagine si concentra sul difficile nodo del lutto. Dopo la morte del marito, la sua sofferenza è inestricabilmente legata a un opprimente senso di colpa: non ha mai avuto il coraggio di confessargli di non amarlo più prima che morisse. Questo segreto non rivelato aggiunge uno strato di complessità al suo percorso di guarigione.

Che si tratti dell’incertezza di Chiara o del lutto emotivo di Lorenzo, l’autore riesce a dare un nome a sensazioni che spesso rimangono inespresse. Il senso di non meritare la felicità è palpabile in entrambi, come testimonia questo passaggio:

«Ha il tuo stesso sguardo sai?» Roberto torna serio fissandolo. «Cioè?». «Quello di qualcuno che vorrebbe ricominciare ma non crede di meritarselo».

La metafora del titolo è perfetta: i protagonisti sono fiori cresciuti in un ambiente ostile (i binari della vita, delle delusioni), e la penna dell’autore ne cattura la bellezza resiliente con una sensibilità rara.

Tra quei binari, dove tutto corre e tutto sfugge, quel fiore continua a fiorire, come una preghiera sussurrata all’orecchio della morte, un muto canto di speranza per chi sa che, a volte, la salvezza si trova nel restare, nel non cedere alla tentazione di lasciarsi cadere.

“Il fiore tra i binari” è un libro che si legge tutto d’un fiato, attaccati alla speranza che due solitudini possano finalmente incontrarsi. Mattia Benedetti si conferma un attento osservatore delle dinamiche emotive, lasciandoci con un messaggio potente che riassume l’essenza stessa del libro:

«Non importa perché resti in piedi. L’importante è che continui a fiorire».

Una lettura consigliata a chi cerca una storia di delicata potenza sulla forza di ricominciare.

Un messaggio dall’autore: 

…A volte basta sapere che non siamo soli, che quello che proviamo è condiviso, che qualcuno, da qualche parte, ci ha camminato accanto anche solo per un istante. E allora grazie, ancora, per aver camminato con me. Grazie per aver ascoltato Chiara e Lorenzo, per aver creduto in loro, per aver sentito le loro paure e le loro speranze come fossero le tue. Grazie per aver lasciato che questa storia ti toccasse, anche solo per un momento. Se c'è una cosa che porto con me, mentre chiudo questo libro e lo lascio andare verso di te, è questa: «Il dolore è una cicatrice, ma la cicatrice è la prova che siamo sopravvissuti e che, nonostante tutto, siamo ancora qui». Con gratitudine infinita. Mattia.

Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Sono molto grata all’autore ✍️ per avermi fornito una copia del suo romanzo. 

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