Sono “Emozioni a nudo” quelle che presenta qui, per la prima volta Melania Terrinoni, una silloge intensa la cui radice profonda è un sentire molto femminile e femmineo, che si declina nel concetto di accoglienza e morbidezza.
Questa poesia è fatta di dolci sensazioni, di amore, di gioia, di tutto ciò che è positivo e può riempire il cuore, di libere associazioni mentali che si riflettono su versi brevi ma intensi.
Sfogliandola, questa poesia appare a volte lieta e lieve, altre volte venata di malinconia, e la sua ricchezza sta nella acuta capacità di avvertire e restituire i moti dell’anima. Attraverso queste pagine, Melania Terrinoni cerca di andare oltre la superficie delle cose, di spingersi nel profondo.
L’autrice
Melania Terrinoni nata il 26.09.1979 originaria della Ciociaria e nel 2017 trasferita in Ticino, oggi si ritiene scrittrice in quanto ha realizzato che fin da piccola le è sempre piaciuto scrivere dei testi medio-brevi. Ha iniziato per sfogo e poi a scrivere dell’amore e di ciò che per parte ha vissuto, riuscendo nel maggio 2018 a pubblicare la sua prima opera #emozionianudo per mezzo di Europa Edizioni.
In COLLABORAZIONE con autrice che ringrazio per la copia.
“Le risposte più importanti stanno dentro di te ma, senza una precisa indicazione, non possono essere svelate.”
Leggere il romanzo di Domenico Corna è stato, come nel precedente, quell’avere la sensazione di vivere un’avventura magica e mistica.
Leggendo Corna ci si abbandona completamente, ci si scrolla di dosso la razionalità e i mille impegni e doveri, apprezzando tutte le sfumature che l’autore ci regala con questa storia meravigliosa fatta di sogni, speranze, amore e fede.
Corna ci insegna che ogni essere umano, prima o poi, necessiterebbe di realizzare un viaggio introspettivo per riscoprire la parte più intima di se stesso.
L’autore con descrizioni accurate, parole profonde e immagini ci riporta in un viaggio straordinario insieme a Elena, la protagonista.
Lo stile di Corna è sempre impeccabile e sublime, un mix perfetto di psicologia, favola, poesia e spiritualità.
Un romanzo che scava dentro il lettore e lo porta a una autoanalisi, a una presa di coscienza.
“Sarai solo tu. Tu da sola con te stessa. Dovrai scendere nel più profondo delle tue paure per trovare la vera Elena”.
Questo romanzo è dedicato a chi vuole immergersi in qualcosa di mistico e spirituale, a chi vuole riscoprirsi e rinascere.
4,75/5 ☕️☕️☕️☕️☕️
Recensione in collaborazione con autore ✍️ che ringrazio per l’invio della copia cartacea.
Buongiorno cari amici lettori, vi anticipo che questo romanzo l’ho finito circa un mese fa… ma la recensione, come potete vedere, la sto scrivendo solo ora…
Un libro che mi ha letteralmente dilaniata, ho pianto tantissimo!!! Non avevo mai pianto così in vita mia con un libro. La lettura è stata veramente lunga non perché non volessi leggerlo tutto d’un fiato, ma perché ogni 15-20 pagine circa dovevo chiuderlo in quanto le lacrime agli occhi non mi permettevano di leggere. Sì lo so, detta così sembra una cosa da malati mentali… ma con il cuore in mano vi dico che se siete in una situazione sentimentale complicata come la mia, è un libro che strazia, arriva alle viscere e lascia il segno.
Detto tutto questo 😰 speriamo non vi siate già stancati di leggermi vi parlo della trama:
“Da che parte si inizia a lasciarsi?” Questa domanda risuona continuamente nella mente di Francesca, fino al giorno in cui decide di dirla ad alta voce e di affrontare Fabio, suo marito, e quello che resta di ciò che sono stati insieme. Proprio loro due che si sono conosciuti e innamorati. Dai primi baci alla convivenza era parso un battito di ciglia, poi un figlio, una casa più grande, il lavoro di Fabio che incalzava, un altro figlio. Quanto è facile e deludente raccontare una vita insieme, i giorni sempre uguali che scorrono sotto il nostro sguardo disattento. E quanto è facile che tutto cambi. Francesca non ha mai dato peso alle piccole increspature del rapporto con l’uomo che ha scelto. Non solo i litigi, ma le incomprensioni, sempre più frequenti, e quella sensazione di non essere capiti le sono a lungo sembrati normali per due che stanno insieme da una vita. Ma un giorno guarda la sua vita e vede che di quel legame inossidabile non è rimasto nulla, due soprannomi che si sono svuotati di significato, consuetudini ripetute senza un perché. E si accorge di essere sola. Come mai è stata prima, neanche quando a quattro anni si era trasferita da sua nonna Elsa dopo la morte dei genitori. E di essere rimasta indietro, lei e il suo sogno di fare l’illustratrice per bambini, mentre tutti sono andati avanti. Trovare la forza e il coraggio di affrontare un fallimento non è scontato per nessuno, men che meno per lei. Da sempre insicura, pronta ad appoggiarsi alla sua famiglia, prima, a Fabio, dopo. Persone diritte, che sanno dove vogliono andare, come si fa a stare in piedi. Ma questa potrebbe essere la prima decisione da donna adulta che prende. Ed è anche la più dolorosa. Forse, però, non è solo la fine. È un inizio. Il suo.
Talmente tanti sono i pezzi del libro dove ho messo post-it che ve ne citerò alcuni per farvi immergere nella narrazione dell’autrice.
“Io sono quella dalle mille possibilità, se ho un obiettivo sembra quasi faccia apposta a trovare la strada più lunga possibile per raggiungerlo. Il più delle volte quando lo raggiungo non mi interessa più. Io sono quella che si boicotta, che condona, quella che dice “pazienza”, che capisce, quella che crede che ci sia sempre una giustificazione se uno, ogni tanto, fa schifo. Tu no. Tu sei uno che va dritto. Per questo mi sei sempre piaciuto e per lo stesso motivo ti ho detestato. Sei sicuro, allineato, connesso a te stesso. Sai quel che vuoi, lo persegui, adotti una disciplina marziale, lo raggiungi. Facile. Io mi giustifico. Traballo, codarda. Ci ripenso. O forse per me la vita è troppo bella per non esserne continuamente distratti.”
Tutto il romanzo è in prima persona, Francesca , la protagonista, ci racconta le cose in maniera così vivida che fremiamo leggendo.
«”Mi piace che facciamo le cose che non facciamo. Mi piacciono i nostri progetti al risveglio, quando il giorno sale sul nostro letto come un gatto di luce, e che non realizziamo perché ci alziamo tardi per esserceli immaginati tanto. Mi piace il solletico che trasmettono ai nostri muscoli gli esercizi che enumeriamo senza eseguirli, le palestre dove non andiamo mai, le abitudini sane che invochiamo come se, desiderandole, il nostro splendore si riflettesse su di noi. Mi piacciono le guide di viaggio che sfogli con quell’attenzione che tanto ammiro in te, con i loro monumenti, strade e musei dove non mettiamo mai piede, incantanti davanti a un caffellatte. Mi piacciono i ristoranti che non frequentiamo, le luci delle loro candele, il sapore fantasticato dei loro piatti. Mi piace come viene la nostra casa quando la descriviamo rimodernata, i suoi mobili sorprendenti, l’assenza di pareti, i colori azzardati. Mi piacciono le lingue che vorremmo parlare e che sogniamo di imparare l’anno prossimo, mentre ci sorridiamo sotto la doccia. Ascolto dalle tue labbra quei dolci idiomi ipotetici, le loro parole mi riempiono di stimoli. Mi piacciono tutti i propositi, dichiarati o segreti, che disattendiamo insieme. È questo che preferisco della vita a due. La meraviglia aperta sull’altrove. Le cose che non facciamo.”»
Qui riporto un pezzo che riassume un po’ tutto il senso di questo romanzo, una intervista rilasciata dalla Todeschini a Vanity Fair:
«Credo che si cominci a lasciarsi quando non si sceglie più la verità, quando si cominciano a sottacere anche i più piccoli fastidi per il famoso quieto vivere. Così il dialogo va a morire, e di conseguenza il rispetto reciproco. E poi la forte paura dell’abbandono, che tutto permea e che però ci fa attaccare ancor più morbosamente a quello che abbiamo, soffocandolo».
«L’essere umano vede più con la mente che con gli occhi. Sai che le fragole sono rosse e quindi le vedi rosse anche quando sono blu. Lo fai tu, lo faccio io, lo facciamo tutti. Pensiamo di vivere una storia e invece forse siamo in un’altra e la realtà ci scappa di mano.» «Già» dissi solo. «Ma non ne abbiamo nessuna colpa. Non ne hai nessuna colpa, Francesca. Anche perché una realtà univoca, in fondo, non esiste.» «Mi scusi, penso di non aver capito bene cosa c’entra questo con la mia storia con Fabio.» «Tu credi di conoscere qualcuno, di vederlo bene, tuttavia quel che vedi di lui è quel che ha deciso la tua mente. È più chiaro ora?» «Forse.»
Un libro che consiglio vivamente, anche se da leggere con “cautela”… 4,75/5 ☕️☕️☕️☕️☕️
Recensione in collaborazione con casa editrice @piemme… che ringrazio per l’invio della copia cartacea.
Recensione di “Stradario aggiornato di tutti i miei baci” di Daniela Ranieri in collaborazione con casa editrice
Editore: Ponte alle Grazie
Data di pubblicazione: 27 maggio 2021
Copertina flessibile: 696 pagine
💋💋💋L’AVETE LETTO? CHE NE PENSATE?!? 💋💋💋
Un libro come Stradario aggiornato di tutti i miei baci di è uno dei testi più importanti letti negli ultimi tempi. Esito a definirlo romanzo perché è un libro che prescinde dalla forma, senza definizione possibile se non quella che hanno avuto i concupiscenti illusionismi di Manganelli (anche se il modello dichiarato di Ranieri è Gadda). È un libro coltissimo ma insieme innervato di passioni, amore morte preghiera. È un inganno (non è un memoir) ed è sincero come può esserlo la letteratura. È un #labirinto di carne e parole (e profumi) dove ci si smarrisce, ci si ferma, si torna a leggere.
Un libro-mondo di quasi settecento pagine, che travolge con la scrittura, il lessico, l’ironia, la ferocia. L’autrice, la romana Daniela Ranieri, riflette sull’universo maschile, immergendosi fino alla nuda madre nella psicologia dell’altro sesso. Non è necessario che leggiate Stradario tutto insieme. #Perdetevi dentro, non fatevi intimidire dalla cultura dell’autrice. Leggete un capitolo a sera, e tenete vicino una matita per sottolineare. Ne vale la pena: divagazioni esistenziali, cronaca di #disastri #amorosi, ossessioni, invettive.
Una donna in #dialogo perpetuo con sé stessa e con il mondo disegna una mappa delle sue ossessioni, del suo rapporto con l’amore e con il corpo, serbatoio di ipocondrie e nevrosi: il nuovo romanzo di Daniela Ranieri è un #diario lucido e iperrealistico, in cui ogni dettaglio, ogni sussulto di vita interiore è trattato allo stesso tempo come dato scientifico e ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di #Roma, tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa, ma in special modo le relazioni d’amore: le tante sfaccettature di Eros – l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza, l’amore puro – vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell’autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea (e non solo).
Dolce nel #disincanto, #feroce nella tenerezza. I suoi personaggi sono tragici, epici, comici e #fragili come tutti noi. Nessuno in Italia scrive come Daniela Ranieri.
Recensione di “La lista dei sospetti” di Megan Miranda in collaborazione con casa editrice
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 26 aprile 2022
Copertina rigida: 359 pagine
Buongiorno cari amici lettori, ci troviamo davanti a un thriller che, secondo me, sfocia molto bella letteratura young adult più che nel thriller vero e proprio. Incontriamo nella stesura due piani narrativi: un flashback dell’estate 2017 e il presente nell’estate 2018.
Tutto il romanzo è narrato in prima persona da Avery, la ragazza protagonista, e sono presenti due piani narrativi: l’estate del 2017 e l’estate del 2018. Inoltre, a mio parere, si rivolge a un pubblico adolescenziale.
“Tirai fuori il telefono e mandai un messaggio a Sadie: Dove sei? Stavo ancora fissando lo schermo quando vidi i puntini che segnalavano che lei stava scrivendo una risposta. Poi i puntini scomparvero, ma non arrivò alcun messaggio. Ne inviai un altro: ??? Nessuna risposta. Guardai lo schermo per un altro minuto prima di mettere via il telefono. Probabilmente stava arrivando, a dispetto di quel che aveva detto Parker. Qualcuno in cucina aveva cominciato a ballare. Parker gettò indietro la testa e scoppiò a ridere. La magia stava funzionando. Una mano sulla mia schiena. Chiusi gli occhi e mi ci appoggiai, diventando un’altra. È così che vanno queste cose.”
L’andamento narrativo è molto lineare mi sarei aspettata da un thriller più colpi di scena come piace a me, invece c’è molto lato descrittivo, quindi come dicevo sopra è più narrativa che thriller diciamo.
È comunque un libro leggero e fresco che si adatta a un pubblico giovane e non impegnativo.
C’è ancora tempo sino a domenica 11 settembre 2022 per partecipare alla seconda edizione del Torneo dei Poeti che avrà come presidente di giuria il noto scrittore e regista Federico Moccia.
Se possiedi una silloge inedita questo è la tua iniziativa editoriale. I poeti interessati a partecipare non esitino a chiedere informazioni tramite email a torneodeipoeti@gmail.com
Tutti i 16 concorrenti riceveranno la pubblicazione gratuita della raccolta inedita come è accaduto per coloro che hanno partecipato alla prima edizione lo scorso anno. Oppure tramite Whatsapp al numero: 327 1371 380.
Solo 16 autori saranno ammessi al Torneo. Ogni #poeta si sfiderà, a suon di versi, con un altro poeta. Solo uno risulterà vincitore.
Recensione di “La scelta migliore” di Mietta Timi in COLLABORAZIONE con autrice
Editore: Bertoni
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2022
Copertina flessibile: 377 pagine
🔘🔘🔘Ma la scelta migliore è sempre quella della verità a ogni costo? Voi cosa ne pensate??!! 🔘🔘🔘
Buongiorno cari amici lettori, parto subito col dire che questo romanzo, seppur molto scorrevole e dalla trama intrigante, è un bel impegno di lettura.
Ci ho messo parecchio a leggerlo perché comunque sono davvero molte pagine e il carattere è piccolo. Diciamo che la Timi al suo esordio letterario non si è risparmiata!
La storia è un racconto corale di due donne, Mara e la figlia Stella, di tutti gli accadimenti politico sociali che le coinvolgono e, talvolta, stravolgono le loro vite.
I temi affrontati sono molto interessanti e l’autrice non si perde ma affronta il rapporto madre e figlia con grande attenzione nelle riflessioni, stati d’animo che arrivano molto chiaramente al lettore.
Segreti taciuti, inquietudini di un passato incerto affiorano durante tutta la lettura… ma vi assicuro che varrà la pena alla fine godersi un happy ending.
Da riconoscere e stimare il lavoro di ricerca svolto dalla Timi riguardo appunto la Grecia, la letteratura e le dinamiche social politiche.
Lo stile narrativo passa e scivola dolcemente da un millennio all’altro per ricongiungersi nel finale.
Insomma per me è promosso. Lo consiglio vivamente a chi vuole approfondire il passato storico della Grecia e leggere comunque un romanzo che parla d’amore, scelte e resilienza. 4/5 ☕️☕️☕️☕️
L’autrice
Mietta Timi, laureata in filosofia. In passato ha
tradotto dal latino “Cautio criminalis ovvero Dei processi alle streghe” di Friedrich Von Spee a cura di Anna Foa, e dal francese il testo di Charles Larmore “Tre figure dell’individuo” per la rivista filosofica La società degli individui, Franco Angeli. Ha lavorato molti anni per una confederazione sindacale come responsabile delle politiche formative comunitarie, quindi come rappresentante italiana del sindacato nei comitati e nei gruppi tripartiti della Commissione Europea a Bruxelles. Nel corso di questa attività ha scritto numerosi articoli per la rivista sindacale “Lavoro Società” e per altre pubblicazioni di settore. “La scelta migliore” è il suo primo romanzo.
✔️ Buongiorno e benvenuta 🤗, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?
Buongiorno a te Maura! Che dire di me? Mi chiamo Angelica, ho vent’anni (più nove) sono pugliese e attualmente presto servizio presso un centro di accoglienza nella mia cittadina. Non mi definisco mai una scrittrice…ma dico che ‘’ho scritto dei libri’’. Mi sono innamorata della lettura sin da piccola e ho iniziato a scrivere altrettanto presto. Crescendo ho scoperto altre passioni, tutte legate all’arte: la recitazione, la fotografia, la musica, la cucina… non sono un tipo molto sportivo, anche se di tanto in tanto pratico yoga. Ho un profilo social molto attivo @angee_02. Tutti mi dicono che una scrittrice dovrebbe essere misteriosa, ma io non ci riesco proprio!
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
All’età di sette anni ho scritto il mio primo racconto che aveva come protagonisti dei procioni, animali che ancora mi piacciono molto! Sarò banale, ma voglio trasmettere emozioni.
✔️ Parliamo dei tuo libri. Di cosa parlano? Com’è nata l’idea per questi romanzi?
Il primo romanzo nasce da un sogno. Lo ricordo con molta tenerezza, perché avevo solo sedici anni. Due anni dopo fu pubblicato con Apollo Edizioni: si tratta di ‘’Jeremy Jenkhins e il fiore della montagna perduta’’, un fantasy. Poi è stata la volta di ‘’Perché sei un essere speciale’’ e ‘’ Pistola e polvere da sparo’’, storie d’amore pubblicate entrambe da Montedit. Nel 2019 raccolsi la biografia di una signora e editai con Manoscrittiebook ‘’Shatz- una storia vera’’. Due anni fa invece è uscito con Iomeloleggo editore ‘’La ragazza del 1935’’, il mio primo thriller erotico. L’ispirazione può nascere da qualsiasi cosa, anche da piccolezze che mi colpiscono durante la giornata.
✔️ Quali valori sono contenuti nei tuoi libri e a che genere di pubblico sono indirizzati?!
Come ho detto il target è molto vario. I miei libri sono cresciuti con me. Si va da un target per bambini a un pubblico di soli adulti.
✔️ Chi sono i personaggi principali?
Principesse, folletti, adolescenti innamorati e in conflitto con il mondo, fanciulle orfane, donne deluse dalla vita, coppie che vivono amori impossibili, serial killer… c’è n’è per tutti i gusti!
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidata per la revisione dei tuoi libri?!
Per la revisione ci hanno pensato i correttori di bozze che ci sono in ogni casa editrice. Alle copertine ci hanno pensato i grafici, a eccezione di ‘’Jeremy Jenkhins e il fiore della montagna perduta’’ la cui copertina è stata disegnata da mia madre : potete seguirla su Instagram dove si chiama @genny_me2716. Fa dei disegni bellissimi! Anche mia cognata @miskelle è molto brava nel disegno: sua è la copertina di ‘’Pistola e polvere da sparo’’
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarli?
Qualcuno disse che ‘’la pubblicità è l’anima del commercio’’, e questo vale anche per i libri! Io mi sono affidata ai blogger, alle radio, ho partecipato a fiere ed eventi culturali nel mio territorio. E i risultati non sono tardati ad arrivare.
✔️ Ci sono pregiudizi verso gli scrittori secondo te?
Il più grande pregiudizio che incontri riguarda la tua persona: per molti sei il tuo personaggio, ma è come dire che un attore che interpreta ad esempio il cattivo lo è a sua volta! Si valuta anche uno scrittore in base alla fama della casa editrice con cui ha pubblicato, ma non dovrebbe essere così.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Sinceramente no. Mi piace sempre scrivere quando ho tempo e voglia e inviare i miei racconti a concorsi letterari, ma diciamocelo: la scrittura non è un vero e proprio lavoro. Dopo quattro anni e varie peripezie ho abbandonato gli studi di scienze della comunicazione. E’ la prima volta che ne parlo pubblicamente, non è una cosa che ho condiviso sui social: su Facebook e Instagram di solito si condividono le cose belle, non i fallimenti. La rinuncia agli studi è una di quelle cose nella vita che solo chi ha vissuto può capirti. Ho sfruttato al meglio il mio diploma in questi anni, e ho avuto comunque dei buoni risultati. Mi dicono che sono una scrittrice senza una laurea? Pazienza.
✔️ Che consigli vorresti dare ai ragazzi che sognano di intraprendere il tuo lavoro e ai giovani in generale?
Oggi il web è il modo migliore per farsi conoscere: Wattpad per gli scrittori è una buona piattaforma, ma bisogna avere pazienza perché i risultati non arrivano subito. Ai giovani in generale dico due cose: io appartengo a una generazione dove con il diploma ancora si faceva qualcosa, oggi bisogna studiare molto perché i lavori che ancora si possono fare senza laurea sono davvero pochi. Concentratevi sul vostro futuro e mettete da parte i social, che danno un’immagine falsa soprattutto sull’aspetto estetico. La vita non è TikTok o Instagram. Potrò sembrare una boomer, ma è la verità!
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere i tuoi romanzi?
Penso di non essere mai banale. Racconto storie originali e l’introspezione dei miei personaggi è un punto fondamentale. Accetto sempre e comunque ogni critica costruttiva.
✔️ Buongiorno e benvenuta 🤗. A un passo dall’Inferno e Nell’Inferno, da dove nascono questi titoli?
Dai personaggi. Nel primo libro, i due protagonisti Elizabeth e Michael, sebbene per ragioni diverse e partendo da punti di vista opposti si spingono fino a un passo dall’Inferno. Nel secondo libro, che in verità è nato solo mentre scrivevo i capitoli finali del primo, Elizabeth capisce che talvolta non basta fermarsi ad un passo dall’Inferno, ma è necessario spingersi oltre le proprie paure ed i propri limiti. Ma ancora una volta la stessa consapevolezza raggiunge suo malgrado anche Michael.
✔️ Com’è nata l’idea per questi romanzi?
Ho iniziato a ragionare su questa storia nel 2014, per due anni i protagonisti hanno popolato la mia mente con la loro storia, prima di decidermi ad iniziare a scriverla. Nella mia vita questi due romanzi non sono i primi lavori pubblicati. Il primo libro, una raccolta di racconti, è uscito nel 2006, ma sono in assoluto i primi romanzi. Sinceramente non credevo nemmeno che avrei mai scritto un romanzo, ma come dico spesso, certe storie chiedono di essere raccontate e quella di Liz e Michael ha scelto me.
✔️ A che genere di pubblico sono indirizzati?
Il pubblico di riferimento di questa saga mi è stato chiaro da subito, young adult, anche se poi mi ha sopreso avere tra le mie lettrici più coinvolte donne di 40, 50 persino 70 anni. Avevo due lettori tipo di riferimento comunque. La prima, a cui la storia è dedicata, mia nipote, quando ho iniziato a scrivere “A un passo dall’Inferno” aveva l’età della protagonista, 22 anni, anche se lei ha sempre amato molto uno dei personaggi minori Betty. L’altro, che oltre ad essere un sacerdote è anche il mio migliore amico, E’ un grande lettore di genere fantasy ed urban fantasy. Entrambi sono stati i miei interlocutori e consiglieri nelle fasi di revisione del testo e i lettori più critici. Abbiamo anche un gruppo privato che si chiama non a caso lettori spietati.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidata per la revisione dei tuoi libri?!
Diciamo che ancora prima di scrivere letteratura, già scrivevo. Ho fatto parte della redazione di un giornale locale per dieci anni subito dopo la maturità. Questo sicuramente mi ha permesso di acquisire nozioni pratiche che sono tornate molto utili sia per la realizzazione della copertina, a cui ha partecipato in parte mia nipote Veronica, sia per quanto riguarda l’editing e l’impaginazione del testo. Per la copertina di entrambi i libri della saga ho scelto le illustrazioni di un’edizione ottocentesca dell’Inferno di Dante di Gustav Dorè. Credo che Dante rappresenti sicuramente uno degli autori di urban fantasy più importanti della storia della letteratura mondiale.
✔️ Chi sono i personaggi principali?
Elizabeth Harden. Lei è una giovane ragazza della provincia americana, figlia di un pastore protestante, cresciuta in un ambiente piccolo ed estremamente religioso. Una studentessa modello, posata, forse fin troppo matura per la sua età, che è costretta a mettere in discussione tutte le sue certezze dopo l’incontro con il protagonista maschile, fino a compiere scelte difficili e non prevedibili. Michael Dawson. è il protagonista maschile. Entra con forza dalle prime pagine della storia, ma sarà solo lentamente che svelerà se stesso, abbattendo il muro di diffidenza, solitudine, pragmatismo e a volte cinismo che lo contraddistingue.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarli?
E’ fondamentale. Ho avuto modo di parlare diffusamente con un funzionario della SIAE, a cui sono iscritta e dove ho registrato tutte le mie opere, a proposito del fatto che uno scrittore deve vivere in due mondi. Il primo, quello della fantasia, che è poi il più bello e totalizzante, è da dove proviene ciò che scrive e che deve essere visitato e alimentato continuamente. L’altro, quello della realtà è il mondo dove ciò che scrive deve passare da sé ai lettori, con ogni mezzo disponibile. Personalmente ho avuto modo di sperimentare la pubblicazione con case editrici tradizionali prima di approdare al mondo del self publishing di Amazon. Posso dire sicuramente che delle due scelte, questa seconda mi sta offrendo dei canali di libertà e di autodeterminazione impensabili con l’altro sistema e dei mezzi per arrivare a tantissimi lettori.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Beh per ora posso dire soltanto che il titolo della saga Inferno e Paradiso non viene a caso, ma lasciamo che i lettori si godano intanto le pagine di A un passo dall’Inferno e Nell’Inferno.
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere i tuoi romanzi?
Credo che ad ogni scrittore venga data in dono una storia da raccontare e a quella sarà sempre legato. Pensa a Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, J.R.R. Tolkien, Bram Stoker, Emily Bronte, Mary Shelley, J. K. Rowling, Stephenie Meyer. Ognuno di loro è legato indissolubilmente per lo più a una storia e ai personaggi che l’hanno popolata. Posso dire soltanto che per me, la storia di Elizabeth e Michael è il mio dono.
Recensione di “Bunny Boy” diLorenza Ghinelli in collaborazione con casa editrice e autrice
Editore: Marsilio
Data di pubblicazione: 13 maggio 2021
Copertina flessibile: 256 pagine
Parto con il dire che nessuna frase rende migliore giustizia a questo romanzo:
“Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.” – Nietzsche.
Stile pazzesco e inconfondibile quello della Ghinelli, io l’ho adorata nel precedente libro e qui debbo dire che non delude assolutamente, anzi, si riconferma in tutta la sua unicità.
Cattivo, macabro, gotico, senza respiro…. Leggerlo è un affanno perverso che non lascia scampo e, d’altronde i libri della Ghinelli sono un’esperienza totalizzante.
“Nina comincia a pensare che la vita sia un susseguirsi di colpi male assorbiti, come i lividi contro cui si continua a sbattere, senza volerlo. O forse i traumi sono come un martello che picchia contro un muro: in alcune persone certi punti possono cedere e attraverso quei buchi si può scorgere un altrove impensabile.”
Ma veniamo alla trama:
Dicembre 2018. La testa di un uomo a cui sono stati asportati gli occhi viene ritrovata in un sacco di plastica ai piedi di un cassonetto. Il resto del corpo, privato anche del cuore e delle mani, viene scoperto il giorno dopo dentro un pozzetto dell’acqua piovana, in stato di decomposizione. Nel frattempo Nina, undici anni, viene obbligata dai genitori a tornare in psicoterapia, per superare un trauma che sei mesi prima le è quasi costato la vita e a cui tutti imputano la sua attuale insonnia. In realtà, da quando è diventata sorda, Nina è afflitta da terrificanti visioni sonore, che altro non sono che presagi di morte; le sue notti sono tormentate da incubi ambientati proprio all’interno di un pozzetto dell’acqua piovana. Mentre il killer – un ragazzino spezzato che crescendo si è trasformato in un oscuro e spietato vendicatore chiamato Bunny Boy – continua a uccidere, la bambina a poco a poco si rende conto di essere in qualche modo connessa a lui, e soprattutto di essere la sola a poterlo fermare. Per riuscirci, con l’aiuto di vecchi e nuovi alleati, si vede costretta a calarsi nel pozzo nero e profondo dei ricordi dell’assassino: i suoni e le visioni che la perseguitano appartengono infatti al passato di Bunny Boy, dove si nasconde una frattura che non può essere sanata né ricomposta, ma alla quale Nina dovrà comunque dare ascolto. Insieme alle ormai diciannovenni Rasha e Nur e al diciassettenne Alfredo, suo fratello, la bambina si troverà catapultata in un’avventura che porterà ognuno di loro a confrontarsi con le ragioni del male. I quattro ragazzi si addentreranno in un territorio in cui l’infanzia può essere nera e cannibale, ma comunque degna di essere riconosciuta. Quello che non sanno è se gli sarà concesso di riemergerne indenni.
L’autrice esplora le parti più buie e recondite della mente umana, e noi lettori con lei, in un’esperienza veramente pazzesca.
Bunny Boy è un romanzo crudo e pieno di rabbia. Non aspettatevi un lieto fine perché l’autrice non ha pietà di nessuno… una storia nella quale è difficile cogliere il confine tra il bene e il male.
“La voce che gli si era incastrata in gola spacca le dighe. E un grido bestiale che si fa strada oltre la ghisa e buca la neve, E un grido che fa accapponare la pelle dei militari della squadra speciale che lo cercano da tre giorni. Gli uomini che aprono la botola non potranno più scordare quel bambino. Non per pietà e neppure per compassione. Quel bambino nel buco ha perduto la pelle dell’infanzia: ha una scorza tossica e due occhi che incendiano l’aria.”
N.B.: Bunny boy riprende spesso avvenimenti del libro “Tracce dal silenzio” quindi per comprenderlo e viverlo appieno consiglio vivamente di leggere il precedente romanzo dell’autrice.