C’è ancora tempo sino a domenica 11 settembre 2022 per partecipare alla seconda edizione del Torneo dei Poeti che avrà come presidente di giuria il noto scrittore e regista Federico Moccia.
Se possiedi una silloge inedita questo è la tua iniziativa editoriale. I poeti interessati a partecipare non esitino a chiedere informazioni tramite email a torneodeipoeti@gmail.com
Tutti i 16 concorrenti riceveranno la pubblicazione gratuita della raccolta inedita come è accaduto per coloro che hanno partecipato alla prima edizione lo scorso anno. Oppure tramite Whatsapp al numero: 327 1371 380.
Solo 16 autori saranno ammessi al Torneo. Ogni #poeta si sfiderà, a suon di versi, con un altro poeta. Solo uno risulterà vincitore.
Recensione di “La scelta migliore” di Mietta Timi in COLLABORAZIONE con autrice
Editore: Bertoni
Data di pubblicazione: 28 febbraio 2022
Copertina flessibile: 377 pagine
🔘🔘🔘Ma la scelta migliore è sempre quella della verità a ogni costo? Voi cosa ne pensate??!! 🔘🔘🔘
Buongiorno cari amici lettori, parto subito col dire che questo romanzo, seppur molto scorrevole e dalla trama intrigante, è un bel impegno di lettura.
Ci ho messo parecchio a leggerlo perché comunque sono davvero molte pagine e il carattere è piccolo. Diciamo che la Timi al suo esordio letterario non si è risparmiata!
La storia è un racconto corale di due donne, Mara e la figlia Stella, di tutti gli accadimenti politico sociali che le coinvolgono e, talvolta, stravolgono le loro vite.
I temi affrontati sono molto interessanti e l’autrice non si perde ma affronta il rapporto madre e figlia con grande attenzione nelle riflessioni, stati d’animo che arrivano molto chiaramente al lettore.
Segreti taciuti, inquietudini di un passato incerto affiorano durante tutta la lettura… ma vi assicuro che varrà la pena alla fine godersi un happy ending.
Da riconoscere e stimare il lavoro di ricerca svolto dalla Timi riguardo appunto la Grecia, la letteratura e le dinamiche social politiche.
Lo stile narrativo passa e scivola dolcemente da un millennio all’altro per ricongiungersi nel finale.
Insomma per me è promosso. Lo consiglio vivamente a chi vuole approfondire il passato storico della Grecia e leggere comunque un romanzo che parla d’amore, scelte e resilienza. 4/5 ☕️☕️☕️☕️
L’autrice
Mietta Timi, laureata in filosofia. In passato ha
tradotto dal latino “Cautio criminalis ovvero Dei processi alle streghe” di Friedrich Von Spee a cura di Anna Foa, e dal francese il testo di Charles Larmore “Tre figure dell’individuo” per la rivista filosofica La società degli individui, Franco Angeli. Ha lavorato molti anni per una confederazione sindacale come responsabile delle politiche formative comunitarie, quindi come rappresentante italiana del sindacato nei comitati e nei gruppi tripartiti della Commissione Europea a Bruxelles. Nel corso di questa attività ha scritto numerosi articoli per la rivista sindacale “Lavoro Società” e per altre pubblicazioni di settore. “La scelta migliore” è il suo primo romanzo.
✔️ Buongiorno e benvenuta 🤗, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?
Buongiorno a te Maura! Che dire di me? Mi chiamo Angelica, ho vent’anni (più nove) sono pugliese e attualmente presto servizio presso un centro di accoglienza nella mia cittadina. Non mi definisco mai una scrittrice…ma dico che ‘’ho scritto dei libri’’. Mi sono innamorata della lettura sin da piccola e ho iniziato a scrivere altrettanto presto. Crescendo ho scoperto altre passioni, tutte legate all’arte: la recitazione, la fotografia, la musica, la cucina… non sono un tipo molto sportivo, anche se di tanto in tanto pratico yoga. Ho un profilo social molto attivo @angee_02. Tutti mi dicono che una scrittrice dovrebbe essere misteriosa, ma io non ci riesco proprio!
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
All’età di sette anni ho scritto il mio primo racconto che aveva come protagonisti dei procioni, animali che ancora mi piacciono molto! Sarò banale, ma voglio trasmettere emozioni.
✔️ Parliamo dei tuo libri. Di cosa parlano? Com’è nata l’idea per questi romanzi?
Il primo romanzo nasce da un sogno. Lo ricordo con molta tenerezza, perché avevo solo sedici anni. Due anni dopo fu pubblicato con Apollo Edizioni: si tratta di ‘’Jeremy Jenkhins e il fiore della montagna perduta’’, un fantasy. Poi è stata la volta di ‘’Perché sei un essere speciale’’ e ‘’ Pistola e polvere da sparo’’, storie d’amore pubblicate entrambe da Montedit. Nel 2019 raccolsi la biografia di una signora e editai con Manoscrittiebook ‘’Shatz- una storia vera’’. Due anni fa invece è uscito con Iomeloleggo editore ‘’La ragazza del 1935’’, il mio primo thriller erotico. L’ispirazione può nascere da qualsiasi cosa, anche da piccolezze che mi colpiscono durante la giornata.
✔️ Quali valori sono contenuti nei tuoi libri e a che genere di pubblico sono indirizzati?!
Come ho detto il target è molto vario. I miei libri sono cresciuti con me. Si va da un target per bambini a un pubblico di soli adulti.
✔️ Chi sono i personaggi principali?
Principesse, folletti, adolescenti innamorati e in conflitto con il mondo, fanciulle orfane, donne deluse dalla vita, coppie che vivono amori impossibili, serial killer… c’è n’è per tutti i gusti!
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidata per la revisione dei tuoi libri?!
Per la revisione ci hanno pensato i correttori di bozze che ci sono in ogni casa editrice. Alle copertine ci hanno pensato i grafici, a eccezione di ‘’Jeremy Jenkhins e il fiore della montagna perduta’’ la cui copertina è stata disegnata da mia madre : potete seguirla su Instagram dove si chiama @genny_me2716. Fa dei disegni bellissimi! Anche mia cognata @miskelle è molto brava nel disegno: sua è la copertina di ‘’Pistola e polvere da sparo’’
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarli?
Qualcuno disse che ‘’la pubblicità è l’anima del commercio’’, e questo vale anche per i libri! Io mi sono affidata ai blogger, alle radio, ho partecipato a fiere ed eventi culturali nel mio territorio. E i risultati non sono tardati ad arrivare.
✔️ Ci sono pregiudizi verso gli scrittori secondo te?
Il più grande pregiudizio che incontri riguarda la tua persona: per molti sei il tuo personaggio, ma è come dire che un attore che interpreta ad esempio il cattivo lo è a sua volta! Si valuta anche uno scrittore in base alla fama della casa editrice con cui ha pubblicato, ma non dovrebbe essere così.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Sinceramente no. Mi piace sempre scrivere quando ho tempo e voglia e inviare i miei racconti a concorsi letterari, ma diciamocelo: la scrittura non è un vero e proprio lavoro. Dopo quattro anni e varie peripezie ho abbandonato gli studi di scienze della comunicazione. E’ la prima volta che ne parlo pubblicamente, non è una cosa che ho condiviso sui social: su Facebook e Instagram di solito si condividono le cose belle, non i fallimenti. La rinuncia agli studi è una di quelle cose nella vita che solo chi ha vissuto può capirti. Ho sfruttato al meglio il mio diploma in questi anni, e ho avuto comunque dei buoni risultati. Mi dicono che sono una scrittrice senza una laurea? Pazienza.
✔️ Che consigli vorresti dare ai ragazzi che sognano di intraprendere il tuo lavoro e ai giovani in generale?
Oggi il web è il modo migliore per farsi conoscere: Wattpad per gli scrittori è una buona piattaforma, ma bisogna avere pazienza perché i risultati non arrivano subito. Ai giovani in generale dico due cose: io appartengo a una generazione dove con il diploma ancora si faceva qualcosa, oggi bisogna studiare molto perché i lavori che ancora si possono fare senza laurea sono davvero pochi. Concentratevi sul vostro futuro e mettete da parte i social, che danno un’immagine falsa soprattutto sull’aspetto estetico. La vita non è TikTok o Instagram. Potrò sembrare una boomer, ma è la verità!
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere i tuoi romanzi?
Penso di non essere mai banale. Racconto storie originali e l’introspezione dei miei personaggi è un punto fondamentale. Accetto sempre e comunque ogni critica costruttiva.
✔️ Buongiorno e benvenuta 🤗. A un passo dall’Inferno e Nell’Inferno, da dove nascono questi titoli?
Dai personaggi. Nel primo libro, i due protagonisti Elizabeth e Michael, sebbene per ragioni diverse e partendo da punti di vista opposti si spingono fino a un passo dall’Inferno. Nel secondo libro, che in verità è nato solo mentre scrivevo i capitoli finali del primo, Elizabeth capisce che talvolta non basta fermarsi ad un passo dall’Inferno, ma è necessario spingersi oltre le proprie paure ed i propri limiti. Ma ancora una volta la stessa consapevolezza raggiunge suo malgrado anche Michael.
✔️ Com’è nata l’idea per questi romanzi?
Ho iniziato a ragionare su questa storia nel 2014, per due anni i protagonisti hanno popolato la mia mente con la loro storia, prima di decidermi ad iniziare a scriverla. Nella mia vita questi due romanzi non sono i primi lavori pubblicati. Il primo libro, una raccolta di racconti, è uscito nel 2006, ma sono in assoluto i primi romanzi. Sinceramente non credevo nemmeno che avrei mai scritto un romanzo, ma come dico spesso, certe storie chiedono di essere raccontate e quella di Liz e Michael ha scelto me.
✔️ A che genere di pubblico sono indirizzati?
Il pubblico di riferimento di questa saga mi è stato chiaro da subito, young adult, anche se poi mi ha sopreso avere tra le mie lettrici più coinvolte donne di 40, 50 persino 70 anni. Avevo due lettori tipo di riferimento comunque. La prima, a cui la storia è dedicata, mia nipote, quando ho iniziato a scrivere “A un passo dall’Inferno” aveva l’età della protagonista, 22 anni, anche se lei ha sempre amato molto uno dei personaggi minori Betty. L’altro, che oltre ad essere un sacerdote è anche il mio migliore amico, E’ un grande lettore di genere fantasy ed urban fantasy. Entrambi sono stati i miei interlocutori e consiglieri nelle fasi di revisione del testo e i lettori più critici. Abbiamo anche un gruppo privato che si chiama non a caso lettori spietati.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidata per la revisione dei tuoi libri?!
Diciamo che ancora prima di scrivere letteratura, già scrivevo. Ho fatto parte della redazione di un giornale locale per dieci anni subito dopo la maturità. Questo sicuramente mi ha permesso di acquisire nozioni pratiche che sono tornate molto utili sia per la realizzazione della copertina, a cui ha partecipato in parte mia nipote Veronica, sia per quanto riguarda l’editing e l’impaginazione del testo. Per la copertina di entrambi i libri della saga ho scelto le illustrazioni di un’edizione ottocentesca dell’Inferno di Dante di Gustav Dorè. Credo che Dante rappresenti sicuramente uno degli autori di urban fantasy più importanti della storia della letteratura mondiale.
✔️ Chi sono i personaggi principali?
Elizabeth Harden. Lei è una giovane ragazza della provincia americana, figlia di un pastore protestante, cresciuta in un ambiente piccolo ed estremamente religioso. Una studentessa modello, posata, forse fin troppo matura per la sua età, che è costretta a mettere in discussione tutte le sue certezze dopo l’incontro con il protagonista maschile, fino a compiere scelte difficili e non prevedibili. Michael Dawson. è il protagonista maschile. Entra con forza dalle prime pagine della storia, ma sarà solo lentamente che svelerà se stesso, abbattendo il muro di diffidenza, solitudine, pragmatismo e a volte cinismo che lo contraddistingue.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarli?
E’ fondamentale. Ho avuto modo di parlare diffusamente con un funzionario della SIAE, a cui sono iscritta e dove ho registrato tutte le mie opere, a proposito del fatto che uno scrittore deve vivere in due mondi. Il primo, quello della fantasia, che è poi il più bello e totalizzante, è da dove proviene ciò che scrive e che deve essere visitato e alimentato continuamente. L’altro, quello della realtà è il mondo dove ciò che scrive deve passare da sé ai lettori, con ogni mezzo disponibile. Personalmente ho avuto modo di sperimentare la pubblicazione con case editrici tradizionali prima di approdare al mondo del self publishing di Amazon. Posso dire sicuramente che delle due scelte, questa seconda mi sta offrendo dei canali di libertà e di autodeterminazione impensabili con l’altro sistema e dei mezzi per arrivare a tantissimi lettori.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Beh per ora posso dire soltanto che il titolo della saga Inferno e Paradiso non viene a caso, ma lasciamo che i lettori si godano intanto le pagine di A un passo dall’Inferno e Nell’Inferno.
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere i tuoi romanzi?
Credo che ad ogni scrittore venga data in dono una storia da raccontare e a quella sarà sempre legato. Pensa a Dante Alighieri, Alessandro Manzoni, J.R.R. Tolkien, Bram Stoker, Emily Bronte, Mary Shelley, J. K. Rowling, Stephenie Meyer. Ognuno di loro è legato indissolubilmente per lo più a una storia e ai personaggi che l’hanno popolata. Posso dire soltanto che per me, la storia di Elizabeth e Michael è il mio dono.
Recensione di “Bunny Boy” diLorenza Ghinelli in collaborazione con casa editrice e autrice
Editore: Marsilio
Data di pubblicazione: 13 maggio 2021
Copertina flessibile: 256 pagine
Parto con il dire che nessuna frase rende migliore giustizia a questo romanzo:
“Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro.” – Nietzsche.
Stile pazzesco e inconfondibile quello della Ghinelli, io l’ho adorata nel precedente libro e qui debbo dire che non delude assolutamente, anzi, si riconferma in tutta la sua unicità.
Cattivo, macabro, gotico, senza respiro…. Leggerlo è un affanno perverso che non lascia scampo e, d’altronde i libri della Ghinelli sono un’esperienza totalizzante.
“Nina comincia a pensare che la vita sia un susseguirsi di colpi male assorbiti, come i lividi contro cui si continua a sbattere, senza volerlo. O forse i traumi sono come un martello che picchia contro un muro: in alcune persone certi punti possono cedere e attraverso quei buchi si può scorgere un altrove impensabile.”
Ma veniamo alla trama:
Dicembre 2018. La testa di un uomo a cui sono stati asportati gli occhi viene ritrovata in un sacco di plastica ai piedi di un cassonetto. Il resto del corpo, privato anche del cuore e delle mani, viene scoperto il giorno dopo dentro un pozzetto dell’acqua piovana, in stato di decomposizione. Nel frattempo Nina, undici anni, viene obbligata dai genitori a tornare in psicoterapia, per superare un trauma che sei mesi prima le è quasi costato la vita e a cui tutti imputano la sua attuale insonnia. In realtà, da quando è diventata sorda, Nina è afflitta da terrificanti visioni sonore, che altro non sono che presagi di morte; le sue notti sono tormentate da incubi ambientati proprio all’interno di un pozzetto dell’acqua piovana. Mentre il killer – un ragazzino spezzato che crescendo si è trasformato in un oscuro e spietato vendicatore chiamato Bunny Boy – continua a uccidere, la bambina a poco a poco si rende conto di essere in qualche modo connessa a lui, e soprattutto di essere la sola a poterlo fermare. Per riuscirci, con l’aiuto di vecchi e nuovi alleati, si vede costretta a calarsi nel pozzo nero e profondo dei ricordi dell’assassino: i suoni e le visioni che la perseguitano appartengono infatti al passato di Bunny Boy, dove si nasconde una frattura che non può essere sanata né ricomposta, ma alla quale Nina dovrà comunque dare ascolto. Insieme alle ormai diciannovenni Rasha e Nur e al diciassettenne Alfredo, suo fratello, la bambina si troverà catapultata in un’avventura che porterà ognuno di loro a confrontarsi con le ragioni del male. I quattro ragazzi si addentreranno in un territorio in cui l’infanzia può essere nera e cannibale, ma comunque degna di essere riconosciuta. Quello che non sanno è se gli sarà concesso di riemergerne indenni.
L’autrice esplora le parti più buie e recondite della mente umana, e noi lettori con lei, in un’esperienza veramente pazzesca.
Bunny Boy è un romanzo crudo e pieno di rabbia. Non aspettatevi un lieto fine perché l’autrice non ha pietà di nessuno… una storia nella quale è difficile cogliere il confine tra il bene e il male.
“La voce che gli si era incastrata in gola spacca le dighe. E un grido bestiale che si fa strada oltre la ghisa e buca la neve, E un grido che fa accapponare la pelle dei militari della squadra speciale che lo cercano da tre giorni. Gli uomini che aprono la botola non potranno più scordare quel bambino. Non per pietà e neppure per compassione. Quel bambino nel buco ha perduto la pelle dell’infanzia: ha una scorza tossica e due occhi che incendiano l’aria.”
N.B.: Bunny boy riprende spesso avvenimenti del libro “Tracce dal silenzio” quindi per comprenderlo e viverlo appieno consiglio vivamente di leggere il precedente romanzo dell’autrice.
Recensione di “Amici stretti” di Yuri Sterrore in COLLABORAZIONE con casa editrice
Editore:Rizzoli
Data di pubblicazione:6 luglio 2021
Copertina flessibile: 288 pagine
Fino a dove ci si può spingere per conquistare il cuore di una donna? O meglio: per conquistare il cuore di una donna vale tutto?
“La più grande forma d’amore che esiste è la fiducia. È come una scatola in cui custodiamo la parte più preziosa di noi, quella fragile e nascosta. Quando la regaliamo a un’altra persona speriamo che legga la bene la scritta FRAGILE, che ne abbia cura. Ma è sempre una grande scommessa.”
Leggere un libro di Sterrore è come vivere una favola moderna, schietta, divertente e ironica, molto coinvolgente e dal sapore agrodolce
Personalmente ho amato moltissimo anche il suo precedente romanzo Lezioni d’amore.
Vi dico solo che l’ho letto tutto d’un fiato in 5 ore!!! 😍😍😍 La scrittura è talmente leggera, fluida, divertente e intensa che non riuscirete a mettere giù il libro.
Troverete per tutto il romanzo la scrittura in prima persona con i POV di Gabriele e Irene i nostri protagonisti.
“I social non sono reali. Detto fatto. Lo schermo del mio iPhone si illumina, e mi segnala che qualcuno mi ha appena messo un cuore su Instagram. Ormai la rivoluzione si fa a colpi di like, e un commento sotto a un post può davvero cambiarti in meglio la giornata (o anche rovinartela). Ma sapete, di tutti i finali possibili che può prendere la nostra vita, ce n’è solo uno che realmente ci interessa: il gran lieto fine. Lo cerchiamo disperatamente ogni giorno, il momento in cui potremo definirci soddisfatti, che spesso (non per tutti ma per molti) coincide con: indipendenza economica, relazioni gratificanti, un lavoro appagante, almeno tre settimane di vacanza l’anno, un cane educato, e un frigorifero carta da zucchero della SMEG (ho detto frigorifero, non lavatrice, non sto citando Trainspotting). Comunque, questa è la fine della mia storia, gran finale o meno, sarete voi a deciderlo. Ma facciamo un passo indietro, torniamo all’inizio. Prima ancora che conoscessi Irene. E prima che il mio stesso cuore anatomico, non virtuale, mi inviasse una notifica: “Ehi! Forse la ami! Stai facendo una cazzata”.
Un libro veramente frizzante e romantico… come tutti i libri di Sterrore… e che alla fine, probabilmente, ci darà qualche suggerimento in più in materia di sentimenti.
“La realtà è la più bella delle fantasie, quello che viviamo arriva dritto al cuore e non se ne va più, non dura solo 24 ore come una storia Instagram, rimane lì per sempre, conservato con gelosia e vissuto con amore.”
Recensione di “La lettrice della stanza 128” di Cathy Bonidan in collaborazione con casa editrice
Editore: DeA Planeta Libri
Data di pubblicazione: 4 febbraio 2020
Copertina flessibile: 254 pagine
La stesura del romanzo è particolare, nel senso che si tratta di lettere scritte da persone che per comunicare tra loro amano la scrittura, tanto da evitare altri tipi di comunicazioni sicuramente più veloci. In queste missive i personaggi esprimono sentimenti e caratteri.
La storia inizia con Anne Lise moglie e madre, che lascia Parigi con il marito per fare qualche giorno di vacanza. La sera però in albergo si accorge, non appena andata a letto, di aver dimenticato di portarsi un libro da leggere.
Un vero dramma per Anne Lise che non dorme se prima non ha letto almeno qualche pagina. L’istinto la porta ad aprire il cassetto del comodino, e con sorpresa ci trova un plico dattiloscritto. Per lei è un colpo di fortuna! Comincia a leggere e non riesce più a staccarsi fino alla fine della lettura, che trova estremamente interessante.
Lo stile narrativo arriva dritto al cuore. Chi mai potrà aver scritto cotanta bellezza? Dove i sentimenti prendono il sopravvento in maniera magica? A pagina 156 trova un nome “Sylvestre” e un indirizzo… sarà quello l’autore della storia?
Chi è questo personaggio che scrive trasportandoti con lui nella sua storia d’amore? Anne Lise non ci pensa tanto su e decide di inviare il plico, a quello che suppone essere l’autore, ed è proprio lui che ha scritto quel romanzo! Trent’anni prima però!
E per ironia della sorte proprio mentre si stava recando da un conoscente editore per farglielo vedere, si rende conto che non ce l’ha più, lo ha dimenticato sull’aereo. Lo cerca per mesi ma del suo scritto non trova traccia.
La sua sorpresa nel riceverlo per posta da una sconosciuta dopo trent’anni si acuisce quando scopre che a pagina 156 dove lui aveva interrotto ci trova un finale scritto da altri.
Con l’aiuto di Anne Lise e un suo ritrovato vigore, si mettono alla ricerca di chi può aver scritto il finale. Nel fare queste ricerche si rendono conto che lo scritto è stato di estrema importanza per tutti coloro che lo hanno letto tanto da cambiare le loro vite, a volte segnati da errori e drammi, ma quella lettura in particolare ha dato loro la forza di riscattarsi. Conosceremo Maggie, migliore amica di Anne Lise la quale darà un grosso contributo alla ricerca.. ci sarà poi William che a causa del vizio del gioco, perderà la sua famiglia e si ritroverà solo.
La descrizione dei fatti e dei luoghi sarà minuziosa, brava la nostra autrice Cathy Bonidan che con una scrittura fluida ci accompagnerà in questo viaggio il quale avrà pure una sfumatura di giallo fino alla fine, quando scopriremo l’autore del finale del libro. Il finale sarà inoltre inaspettato!
Recensione di “ Il giorno in cui smetterò di dire sì” di Nina Lykke in collaborazione con casa editrice
Editore: Giunti Editore
Data di pubblicazione: 2 marzo 2022
Copertina flessibile: 276 pagine
“Una volta credevo di poter aiutare le persone. Mi davo molto da fare per aiutare i malati gravi, quelli cronici, quelli che sentivano dolore. Mi capitava perfino di dar loro il mio numero di telefono personale. Ma quando ho dovuto smettere di rispondere, perché il cellulare suonava tutto il giorno, alcuni si sono presentati a casa, bussando alla porta e chiamando a gran voce. Perché fanno così, ho domandato ad Aksel, quando ho già dedicato loro tanto del mio tempo? E lui ha risposto che dare una mano alla gente spesso è più complicato di quanto sembri. Che quelli che più hanno bisogno di aiuto spesso non sono in grado di riceverlo, oppure sono alla ricerca di qualcos’altro, non di sostegno, ma di qualcosa di diverso. E di cosa, ho chiesto, e Aksel ha detto che non lo sapeva, solo che la cosa migliore molte volte era tenersi alla larga. In alcuni casi, secondo lui, dare più aiuto e attenzioni del necessario era come appiccare un incendio. Forse perché non faceva altro che spingerli a pensare a tutto l’aiuto e le attenzioni che non avevano ricevuto, e così si soffiava sulle braci e si riaccendevano per l’intera storia della loro vita.”
Dal titolo e dalle premesse (ha vinto il premio Brage Prize) sinceramente mi aspettavo molto di più!
Certe parti (sì, tristemente lo confesso) le ho saltate a piè pari 🙁 e io giuro non lo faccio quasi mai 👎🏻
Ma veniamo alla trama:
Per vent’anni Elin è stata un impeccabile medico di base, la madre di due figli, che hanno ormai lasciato il nido, e la devota moglie di Aksel. Una famiglia perfetta in un quartiere perfetto. Fino a che gli amici, i viaggi, le cene, il sesso sono scomparsi, per suo marito esiste solo lo sci di fondo e lei si ritrova in casa da sola in compagnia di bicchieri di vino sempre più grandi. Ma prima di Aksel c’è stato Bjørn che improvvisamente, tramite Facebook, irrompe di nuovo nella sua vita, mettendola letteralmente sottosopra. Elin, infatti, adesso vive nel suo studio medico su una scomodissima poltrona-letto Ikea per nascondersi da Aksel tanto quanto da Bjorn, e l’unico uomo che la capisce – o almeno quello che ne resta – sembra essere Tore, lo scheletro di plastica appeso nell’ambulatorio. Il tempo in cui riusciva a tenere separata la vita privata da quella professionale è ormai un lontano ricordo: che senso ha fingere, mantenere la facciata, quando tutto sta crollando? A volte troppa consapevolezza è una maledizione e l’unico modo per sopravvivere è fare finta di niente; ma che succede quando si ha la tendenza a dire sempre di sì?
Lo stile narrativo è in prima persona dalla protagonista Elin, per lo più però sono monologhi, spesso ripetitivi e ridondanti, con il suo amico speciale: lo scheletro di plastica nel suo studio che lei ha soprannominato Tore.
Sinceramente non l’ho trovato così ironico come si evince dalle critiche, né particolarmente interessante da dare al lettore la voglia di proseguire.
“Negli ultimi tempi gli attacchi sono comparsi anche a metà giornata, e quando arrivano devo piegarmi in avanti con le mani sulle ginocchia e concentrarmi unicamente sul far entrare aria nei polmoni. Il corpo può sopportare queste ondate solo per un certo lasso di tempo, ed è una consolazione sapere che c’è un limite, perché significa che passerà anche stavolta. Bisogna radunare tutte le forze per darsi coraggio, mi dico guardandomi allo specchio, dato che il cervello si può programmare. I pensieri, i sentimenti, tutte le attività cerebrali possono, col tempo, creare nuovi binari, nuovi pattern. Funziona in entrambe le direzioni. La depressione può arrivare piano piano, senza farsi notare. All’inizio si può avere la tentazione di lasciarsi andare, ma quando è ormai radicata è molto più difficile estirparla di quanto sarebbe se resistessimo alle prime avvisaglie, come dico ai pazienti. Rallentate, siate contenti di ciò che avete, variate l’alimentazione e fate movimento. Mi rivolgo un sorriso così ampio allo specchio da mettere in mostra le gengive. Credi che andrà tutto bene? Chiedo a Tore, ma lui non risponde. Si limita a stare immobile, sorridendo con il suo arrogante sorriso da scheletro che arriva fino alle orecchie, e io ripenso a quello che diceva uno dei miei professori all’università: «Nel nostro profondo sorridiamo tutto il tempo».”
Non lo so 🤷🏼♀️ ma sinceramente non è un libro che consiglierei attualmente, non mi ha proprio preso.
Recensione di “La psicologa” di B. A. Paris in COLLABORAZIONE con casa editrice
Editore: Nord
Data di pubblicazione: 21 giugno 2022
Copertina flessibile: 384 pagine
“«È perfetta», ha detto, e ho percepito il sollievo nella sua voce, perché ormai ne avevamo viste almeno una ventina. «Di’ a Ginny che aveva ragione su Ben. È sveglio, ci ha trovato proprio quello che cercavamo. La casa perfetta.» «In che senso perfetta?» gli ho chiesto, perché mi sembrava troppo facile, troppo bello per essere vero. «Ho scattato qualche foto, te le mando subito.» Continuavo a passare in rassegna le foto della villetta, bianca e con un giardino affacciato su una via privata. Era l’opposto del mio cottage di Harlestone. «Quindi la casa ti piace?» Mi ha fissato negli occhi per capire se ero sincera. «Si.» Avevo incrociato mentalmente le dita perché, a parte il giardino, non mi piaceva proprio per niente. Ma avrei imparato ad apprezzarla, per lui. A poco a poco mi ci sarei abituata. Solo che non sta succedendo.”
È il secondo libro che leggo di B.A. Paris e devo dire che “Non dimenticare” mi era piaciuto veramente molto, detto questo ovviamente avevo aspettative altissime per l’hype che si era creato tutto intorno a questo libro per la sua uscita, la pubblicità e il fatto che tutte le blogger l’avessero già letto eccetera eccetera. Subito ho percepito che c’era qualcosa di trito e ritrito, nel senso che la storia di chi compra una casa dove è morta una persona credo che sia più vecchia di Matusalemme ma, ovviamente, qui stava alla bravura dell’autrice renderla perlomeno particolare e nuova al lettore, renderla diversa e unica.
Si scopre oltretutto che la vittima aveva un amante… eccola lì che vado a pensare dentro di me: ma vuoi vedere che l’amante della morta è il marito della nostra protagonista?
Insomma… La storia più vecchia del mondo. Non voglio dire niente, spoilerare ecc ma chissà se le mie previsioni erano esatte?
Non vorrei ribadire il concetto che probabilmente pubblicare un libro l’anno o anche meno rende poi il tutto banalmente commerciale e non più eccitante e inaspettato per noi affezionati lettori di thriller che vogliamo sempre storie nuove e non ci aspettiamo di cadere nei soliti cliché.
Lo stile narrativo oltretutto è abbastanza lento, non accattivante e pieno di colpi di scena come mi sarei aspettata, solo nelle ultime pagine c’è un po’ di suspense.
Insomma per me è un NI, comunque adatto a chi si approccia al genere thriller e una lettura sicuramente leggera da fare sotto l’ombrellone ⛱
Recensione di “La mia ordinaria vita straordinaria” di Tamara Fumagalli in collaborazione con autrice
Editore: LuoghInteriori
Data di pubblicazione: 10 marzo 2022
Copertina flessibile: 148 pagine
Quando mi accadono vicende come quella che sto per narrarti, mi rendo conto che la mia normale vita abbia degli aspetti che posso ritenere straordinari, fuori dall’ordinario, e sono proprio questi accadimenti che mi danno la forza di andare avanti e di credere che anche la mia esistenza, per quanto difficoltosa possa essere, può ancora riservarmi piacevoli sorprese e stimoli per motivarmi ad andare avanti e cominciare ogni giorno con il gusto della scoperta di eventi inaspettati.
Buongiorno cari amici lettori, oggi vi parlo di un libro veramente speciale.
Sì perché qui si parla di vita vera, di emozioni, sentimenti, ma lo si fa con piena consapevolezza e tanta gioia e ironia.
Leggendolo mi sono trovata seduta a un tavolino di un bar all’aperto con Tamara, che mi ha raccontato la sua vita. Una vita veramente molto piena, a tratti goffa, disattenta, a tratti triste e ingiusta, ma la sua gioia di vivere ha fatto diventare anche i momenti più bui degli spunti su cui riflettere.
La Fumagalli infatti in questa biografia parla molto spesso con il lettore, porgendogli domande, preoccupandosi del suo stato, tanto appunto da rendere la lettura una chiacchierata diretta con l’autrice. Si crea questo feeling che ci fa sembrare di conoscere veramente Tamara come un’amica di vecchia data.
Ho trovato questo stile narrativo veramente unico e particolare, fresco e leggero.
L’autrice non perderà mai il sorriso e l’auto ironia, ci insegnerà che la vita è degna di essere vissuta appieno in qualsiasi momento e condizione, ci darà uno specchio per vedere la sclerosi multipla da un’angolazione diversa.
Credo che dopo aver letto questo racconto ogni lettore capirà cos’è la gioia per le piccole cose, l’amore immenso per la figlia e il marito, e soprattutto accrescerà la sua autostima.
Sì perché Tamara, pur essendo in sedia a rotelle, viaggia e vive molto di più di tantissime persone non disabili.
Sono veramente molto felice di aver letto questo libro che mi aspettavo triste e strappalacrime, invece mi sono trovata di fronte a un racconto frizzante, gioioso e ironico com’è d’altra parte il carattere dell’autrice.
Tamara è l’amica che tutte vorremmo avere, a lei tutta la mia stima e un grande abbraccio 🤗. Lo consiglio di cuore 💖