
☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️
Recensione di “ Il giorno in cui smetterò di dire sì” di Nina Lykke in collaborazione con casa editrice
Editore: Giunti Editore
Data di pubblicazione: 2 marzo 2022
Copertina flessibile: 276 pagine
“Una volta credevo di poter aiutare le persone. Mi davo molto da fare per aiutare i malati gravi, quelli cronici, quelli che sentivano dolore. Mi capitava perfino di dar loro il mio numero di telefono personale. Ma quando ho dovuto smettere di rispondere, perché il cellulare suonava tutto il giorno, alcuni si sono presentati a casa, bussando alla porta e chiamando a gran voce. Perché fanno così, ho domandato ad Aksel, quando ho già dedicato loro tanto del mio tempo? E lui ha risposto che dare una mano alla gente spesso è più complicato di quanto sembri. Che quelli che più hanno bisogno di aiuto spesso non sono in grado di riceverlo, oppure sono alla ricerca di qualcos’altro, non di sostegno, ma di qualcosa di diverso. E di cosa, ho chiesto, e Aksel ha detto che non lo sapeva, solo che la cosa migliore molte volte era tenersi alla larga. In alcuni casi, secondo lui, dare più aiuto e attenzioni del necessario era come appiccare un incendio. Forse perché non faceva altro che spingerli a pensare a tutto l’aiuto e le attenzioni che non avevano ricevuto, e così si soffiava sulle braci e si riaccendevano per l’intera storia della loro vita.”
Dal titolo e dalle premesse (ha vinto il premio Brage Prize) sinceramente mi aspettavo molto di più!
Certe parti (sì, tristemente lo confesso) le ho saltate a piè pari 🙁 e io giuro non lo faccio quasi mai 👎🏻
Ma veniamo alla trama:
Per vent’anni Elin è stata un impeccabile medico di base, la madre di due figli, che hanno ormai lasciato il nido, e la devota moglie di Aksel. Una famiglia perfetta in un quartiere perfetto. Fino a che gli amici, i viaggi, le cene, il sesso sono scomparsi, per suo marito esiste solo lo sci di fondo e lei si ritrova in casa da sola in compagnia di bicchieri di vino sempre più grandi. Ma prima di Aksel c’è stato Bjørn che improvvisamente, tramite Facebook, irrompe di nuovo nella sua vita, mettendola letteralmente sottosopra. Elin, infatti, adesso vive nel suo studio medico su una scomodissima poltrona-letto Ikea per nascondersi da Aksel tanto quanto da Bjorn, e l’unico uomo che la capisce – o almeno quello che ne resta – sembra essere Tore, lo scheletro di plastica appeso nell’ambulatorio. Il tempo in cui riusciva a tenere separata la vita privata da quella professionale è ormai un lontano ricordo: che senso ha fingere, mantenere la facciata, quando tutto sta crollando? A volte troppa consapevolezza è una maledizione e l’unico modo per sopravvivere è fare finta di niente; ma che succede quando si ha la tendenza a dire sempre di sì?
Lo stile narrativo è in prima persona dalla protagonista Elin, per lo più però sono monologhi, spesso ripetitivi e ridondanti, con il suo amico speciale: lo scheletro di plastica nel suo studio che lei ha soprannominato Tore.
Sinceramente non l’ho trovato così ironico come si evince dalle critiche, né particolarmente interessante da dare al lettore la voglia di proseguire.
“Negli ultimi tempi gli attacchi sono comparsi anche a metà giornata, e quando arrivano devo piegarmi in avanti con le mani sulle ginocchia e concentrarmi unicamente sul far entrare aria nei polmoni. Il corpo può sopportare queste ondate solo per un certo lasso di tempo, ed è una consolazione sapere che c’è un limite, perché significa che passerà anche stavolta. Bisogna radunare tutte le forze per darsi coraggio, mi dico guardandomi allo specchio, dato che il cervello si può programmare. I pensieri, i sentimenti, tutte le attività cerebrali possono, col tempo, creare nuovi binari, nuovi pattern. Funziona in entrambe le direzioni. La depressione può arrivare piano piano, senza farsi notare. All’inizio si può avere la tentazione di lasciarsi andare, ma quando è ormai radicata è molto più difficile estirparla di quanto sarebbe se resistessimo alle prime avvisaglie, come dico ai pazienti. Rallentate, siate contenti di ciò che avete, variate l’alimentazione e fate movimento. Mi rivolgo un sorriso così ampio allo specchio da mettere in mostra le gengive. Credi che andrà tutto bene? Chiedo a Tore, ma lui non risponde. Si limita a stare immobile, sorridendo con il suo arrogante sorriso da scheletro che arriva fino alle orecchie, e io ripenso a quello che diceva uno dei miei professori all’università: «Nel nostro profondo sorridiamo tutto il tempo».”
Non lo so 🤷🏼♀️ ma sinceramente non è un libro che consiglierei attualmente, non mi ha proprio preso.
2,5/5 ☕️☕️








