Recensione de “Delitti in camice bianco. Le memorie del cuore” di Emanuela Caccia

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Recensione de “Delitti in camice bianco. Le memorie del cuore” di Emanuela Caccia in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreTemperino Rosso
Data di pubblicazione 13 marzo 2021
Copertina flessibile106 pagine

“Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano.  Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano.”

E. Dickinson 

Come raccontare l’esperienza di volontariato senza cadere nella retorica?

Scrivere un medical thriller ambientato in un grande ospedale metropolitano è la soluzione. L’ospedale è un microcosmo, un mondo fuori dalle rotte abituali, si nasce, si muore ci si trasforma. Il tema della memoria permette di raccontare la vita dei personaggi del libro, attori di una vicenda che parte dalla quotidianità e muta in un intreccio d’interessi economici e di potere, dove i colpi di scena costringono i protagonisti a cambiare le loro convinzioni e anche le loro vite. Le volontarie, Emma e Mabel, scoprono che una loro collega è stata rapita, con l’aiuto di due pazienti ricoverati nell’ospedale Santa Teresa di Milano, si troveranno coinvolte in situazioni che non avrebbero mai immaginato e scoprono che nessuno è quello che sembra… nemmeno l’amore.

Ho conosciuto Emanuela durante una intervista il mese scorso e subito sono stata rapita dalla sua personalità, una donna molto coraggiosa, forte e generosa.  

Devo dire che ho letto questo suo romanzo in poche ore, e posso affermare che è veramente un buon libro.  Un giallo metropolitano, con una miscela vincente di ironia, suspense, colpi di scena e happy ending! C’è tantissimo della scrittrice in questa storia veramente avvincente. 

Le protagoniste, Emma, Mabel e Chiara sono delle volontarie ospedaliere, che poi è proprio la professione che svolge l’autrice da molti anni. Emanuela Caccia infatti è volontaria AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.

“Lo specchio sopra il lavandino le rimandò il riflesso del suo viso: i capelli castano chiaro sempre indisciplinati, occhi scuri con ciglia molto lunghe, il suo orgoglio segreto, un naso piccolo e dritto e una bocca sempre pronta al sorriso.” 

Si presenta uno stile narrativo molto piacevole e intrigante. Con questo romanzo la Caccia tocca temi molto importanti. 

“Il Santa Teresa è un dedalo di corridoi, molte persone, nonostante la segnaletica, si perdono. Le pareti dei reparti sono connotate da un colore specifico, mentre il pavimento immacolato è verde chiaro, molto spesso sui muri sono appesi quadri, a volte regalati dai pazienti. 

Per Emma, era un momento quasi mistico lasciare la vita “normale“ e immergersi in un microcosmo, quasi un mondo a parte. L’ospedale ti cura ma ti priva anche della tua personalità: lasci tuoi vestiti, il tuo ceto sociale, la tua professione. E diventi solo un paziente.

Per questo aveva cercato e trovato in quel tipo di volontariato una dimensione di utilità sociale e un senso di pienezza del cuore nel prendersi carico, seppure per pochi minuti, del dolore degli altri.”

Aspettatevi veramente un bel giallo con tanti colpi di scena fino alla fine non capiremo come andrà a finire e scopriremo che niente è come sembra. 

Ci sarà addirittura lo spazio, in questo thriller, per l’inizio di una storia d’amore. 

Lo consiglio vivamente. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Io sono Dio” di Giorgio Faletti

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“Io sono Dio” di Giorgio Faletti 

Editore Baldini e Castoldi
Data di pubblicazione16 maggio 2009
Copertina rigida 523 pagine

“Questo è il mio potere. 

Questo è il mio dovere.

Questo è il mio volere. 

Io sono Dio.”

Quando hai raggiunto una popolarità tale che ogni tuo libro svetta in testa alle classifiche al di là o al di sotto dei meriti effettivi, la recensione del critico scivola nel limbo delle voci di sottofondo, anche qui nel bene come nel male. Il modesto compito del critico che pretende da se stesso solo una concreta obiettività indipendente, rimane comunque quello di valutare le dinamiche e le intenzioni, i risultati e le deficienze del libro. 

Quando si parla di Giorgio Faletti – o di altre firme da bestseller – il rischio può diventare quello di confondere l’autore con la sua opera, in una sorta di fenomenologia popolare disgiunta dal valore intrinseco di ogni singolo titolo. Ma la conferma – o la temporanea smentita – di un immenso successo deve risultare un campo aperto in cui ogni nuova sfida possa serenamente confrontarsi con una nuova lettura.

Giorgio Faletti ci ha regalato un esordio da leggenda. Con vendite da leggenda, per i canoni italici delle tremila copie con premio «canicattì» incluso. Il resto è rendita. 

Un altro buon romanzo, un terzo titolo così così, un volume di racconti ben calibrati. E ora siamo a 200.000 copie in dieci giorni con l’ultimo romanzo, Io sono Dio. Destinate a crescere. 

Faletti conosce alla perfezione i meccanismi del thriller moderno, tanto da scegliere geografie cosmopolite per dilatarne le intenzioni, com’è il caso di questo lavoro, tutto a stelle e strisce. I misteri sono sempre intriganti, le dinamiche contorte, i buoni portano spesso una maschera a sorpresa, i cattivi sono altrettanto spesso macchie di colore in un tessuto narrativo stratificato, che nel caso di Io uccido disvelava infiniti piani-sequenza con effetti sorprendenti. 

Qui siamo alle prese con l’ennesimo reduce del Vietnam sfigurato dal napalm, che torna a vendicarsi dei cattivi che lo hanno costretto ad arruolarsi per non incriminarlo con un losco tranello. Introduzione, per un totale di 81 pagine. Tre decenni dopo, a New York cominciano a esplodere palazzi, con tanto di vittime innocenti. 

La detective Vivien Light indaga, insieme all’aitante Russell Wade, giornalista sputtanato da un Pulitzer vinto con l’inganno. Un paio di vecchie istantanee riconducono a un nome – Wendell Johnson – e a un periodo storico remoto, ma ormai l’ex reduce vendicativo risulta morto e sepolto. 

Quali dinamiche si celano dietro al pericolo di stragi a tutto campo da parte di qualcuno che si confessa con Padre Mc Kean – direttore dell’istituto di recupero giovanile Joy – dichiarando apertamente «io sono Dio»?

Il lettore avrà le sue risposte, ritardate a dismisura da un meccanismo narrativo che ruota attorno a un’unica, seppure coraggiosa, idea di base. La soluzione del caso non è come potrebbe sembrare, anche se le motivazioni del bombarolo risultano quantomeno tirate per i capelli. 

Il complesso narrativo regge, il thriller è un thriller che scorre senza eccessiva aggressività, con qualche sorpresa indovinata.

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi

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Recensione de “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi 

Letto insieme al #gdlcarrisi

EditoreTEA
Data di pubblicazione 30 maggio 2019
Copertina flessibile 373 pagine 

⚫️⚫️⚫️ Cosa sareste disposti a fare per avere una vita migliore??!! ⚫️⚫️⚫️

“La notte in cui tutto cambiò per sempre iniziò con lo squillo di un telefono. La chiamata giunse alle ventidue e venti. Era un lunedì sera, fuori c’erano meno otto gradi e una nebbia ghiacciata ingoiava tutto.”

Forse è stata proprio colpa della nebbia se l’auto dell’agente speciale Vogel è finita in un fosso. Vogel è illeso, ma sotto shock. 

Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l’agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt’altra parte, lontano da Avechot. 

“I boschi di abeti calavano lungo le pendici delle montagne come un esercito ordinato che si appresta a invadere la valle. La valle era lunga e stretta come una vecchia cicatrice, e al centro vi scorreva un fiume. Il fiume era di un verde intenso, a volte placido, altre collerico. Avechot stava proprio lì, nel mezzo di tutto lo scenario. Un paese alpino, pochi chilometri dal confine. Case dai tetti spioventi, la chiesa col campanile, il municipio, il posto di polizia, un piccolo ospedale. Un complesso scolastico, qualche bar e lo stadio del ghiaccio.”

Sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso mediatico. 

Perché è questa la specialità di Vogel. 

Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. 

Questo è il suo gioco, e questa è la sua «firma». Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, sicuro dei propri metodi, per far sì che un crimine riceva ciò che realmente gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un’audience. 

Sono passati due mesi da tutto questo, e l’agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì? Perché quell’incidente? Ma soprattutto, visto che è illeso, a chi appartiene il sangue che ha sui vestiti?

“Nessuno vuole la verità. Perché la cattura del colpevole ci fa illudere di essere al sicuro, in fondo questo ci basta. Ma c’è una risposta migliore: perché la verità ci coinvolge, ci rende complici.”

La narrazione di Carrisi è alternata tra presente e passato e tre sono i personaggi principali Vogel, Martini e Flores. 

L’agente speciale Vogel è colui che risolve i casi avvalendosi dei media. Televisione e giornalisti in particolare. Perché si trova ad Avechot? Perché Anna Lou, una ragazzina di sedici anni dai rossi capelli e amante dei gatti scompare. Il caso non ha molta presa e questo riduce all’osso le forze che collaborano per il ritrovamento della ragazza. 

“Il contesto della scomparsa di Anna Lou era perfetto. La misteriosa sparizione di una ragazzina, il male che si insinua in una comunità rigidamente devota a Dio e ai suoi precetti, un’intera cittadina costretta a interrogarsi su ciò che stava accadendo. O era già accaduto.”

E’ così che Vogel attraverso una serie di colpi da maestro riesce a trasformare la scomparsa di Anna Lou in un caso mediatico. Martini è un professore che insegna nella scuola di Anna Lou e a causa di alcune prove indiziarie si ritrova a essere il perfetto capro espiatorio. Attraverso la cronostoria di questo mistero arriviamo alla soluzione anche di un altro importante quesito. Perché Vogel si ritrova, nel presente, a parlare con lo psichiatra Flores? 

E soprattutto di chi è il sangue che ha su i vestiti? 

La storia è diversa rispetto ai romanzi a cui siamo abituati, non si cerca la ragazza ma si stana il colpevole.

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Fine turno” di Stephen King

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Recensione de “Fine turno” di Stephen King

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione10 ottobre 2017
Copertina flessibile 477 pagine

“Ogni essere umano nasce con il gene del suicidio. Nella maggioranza dei casi resta inattivo.”

Buongiorno cari amici lettori, 

siamo al volume finale della trilogia di Mr. Mercedes. 

“La chiamano “fine turno”, però in realtà Hodges non è mai riuscito a considerarsi finito. Adesso è a capo di una minuscola società di due sole persone, la Finders Keepers. Si ritiene un cacciatore di taglie, perché qualche anno fa si è ficcato in un piccolo guaio e non possiede i requisiti per una licenza da investigatore privato. In città bisogna essere assicurati per esercitare in quel campo. Comunque, l’ex detective indaga lo stesso, almeno in certi frangenti.”

In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. 

Il dolore lo assilla da un po’ e ha deciso di sapere da dove viene. 

Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. 

Ha pensato a loro perché l’apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. 

Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. 

Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell’ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. 

Mentre invece la diabolica mente dell’Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l’intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. 

E a Hodges non basteranno l’intelligenza e il cuore. In gioco, c’è la sua anima. 

Parto subito col dire che purtroppo questo è il romanzo della trilogia che mi è piaciuto di meno… non mi è piaciuta la scelta stilistica di zio Steve di allontanarsi dal poliziesco hard boiled e passare al surreale, paranormale. Avrei preferito continuasse il bellissimo e azzeccato stile narrato nei primi due libri. 

Inoltre un finale abbastanza frettoloso non rende giustizia ai personaggi ai quali ci eravamo affezionati tantissimo nei primi due libri.

“Fine turno è un’opera di narrativa, ma l’alto tasso di suicidi è una triste realtà, in America e nei tanti altri paesi dove sono letti i miei romanzi. È vero anche il numero della linea diretta statunitense per la prevenzione del suicidio citato in queste pagine. 

[In Italia ci si può rivolgere all’ 199-284-284]

Se vi saltano in testa idee del cacchio, per usare un termine caro a Holly Gibney, non esitate a contattarlo. 

Perché qualsiasi situazione può migliorare, se gliene darete l’occasione. 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Testa a testa (Claire Morgan Vol. 1)” di Linda Ladd in collaborazione con casa editrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Testa a testa (Claire Morgan Vol. 1)” di Linda Ladd in collaborazione con casa editrice

EditoreTriskell Edizioni
Lunghezza del libro 354 pagine
Data di pubblicazione 31 agosto 2018

Cari amici lettori, oggi vi parlerò di un libro scritto egregiamente da Linda Ladd autrice già famosa… Ma non sempre la fama corrisponde ad un vero talento.

Vi ricordo che finora della serie “Claire Morgan” in Italia sono stati tradotti e pubblicati solo 3 titoli: 

🖤 Testa a testa – Claire Morgan #1

🖤 Luoghi oscuri – Claire Morgan #2

🖤 Sorridi e muori – Claire Morgan #3

È stata una sorpresa per me leggere questo libro, non avevo mai letto nulla di questa autrice prima, e avevo fatto male!! 

La ritengo geniale per come riesce a mescolare i vari generi! 

Leggendo il suo libro, sono sicura che una vasta gamma di lettori sarà pienamente soddisfatta! 

Unisce il thriller poliziesco ad un rosa romantico, assieme a un bel po’ di horror! 

Sì horror ma scritto bene, tanto che seppure personalmente non gradisco l’horror in questo caso tale è la curiosità che l’autrice riesce a instillare, che lo leggi tutto d’un fiato! 

Vi garantisco che dall’inizio alla fine si farà fatica a riporre il libro! 

Venendo la trama assai articolata abbiamo una detective Claire Morgan, che da Los Angeles si trasferisce in un paesino nel Missouri in cerca di maggior quiete, lì in riva al lago di Ozarks sorge un resort di altissimo livello, di proprietà del Dottor Nicolas Black notissimo e ricchissimo psichiatra che offre consulenze ai ricchi e molto famosi frequentatori del resort. 

Una mattina la nostra detective riceve una telefonata all’alba che la convoca al resort, è stato rinvenuto il corpo di un’attrice, Sylvie Börder, molto bella, giovane, famosa.

Il corpo si trova immerso nel lago adiacente al lussuoso resort, la vittima è legata ad una sedia con del nastro adesivo, davanti ad una tavola apparecchiata.

La nostra Claire Morgan si troverà un caso veramente complicato, di primo acchito metterà lo psichiatra Nicolas Black primo nella lista dei sospettati, poi frequentandolo andrà in confusione sentendosi anche attratta da lui.

“Questa cosa non può succedere“ riuscì in qualche modo a dire, ma chi stavo prendendo in giro? Bisognava essere in due per ballare il tango e mi stavo muovendo sulla pista da ballo piuttosto in fretta.” 

Contemporaneamente alle indagini della nostra detective, vi saranno degli inserti, piccoli capitoli, che si riferiscono a tutt’altra storia (vita con il padre) dove troviamo un ragazzino molto maltrattato, seviziato dal padre che di mestiere fa l’imbalsamatore in una vecchia casa isolata.

Qui ci sarà dell’orrido… apparentemente non c’entra nulla con la nostra storia, ma solo apparentemente però! 

Per gran parte del libro Claire Morgan condurrà un’indagine molto difficile in quanto ci saranno altri omicidi, che in pratica sembrano portare la stessa firma.

Lei, dibattuta fra l’attrazione che prova per il Dottor Blake e la sua altissima professionalità, per molto tempo continuerà a trattare male il dottore non riuscendo a capire di chi deve temere e di chi dovrà sospettare, visto che gli omicidi in un certo qual modo sembrano inseguire lei (Che pure nasconde dei segreti). Non voglio spoilerare ma vi dirò soltanto che la scrittura molto fluida di Linda Ladd ci farà veramente emozionare.

Perché leggere questo libro? Perché è bello! Intenso! Ci farà provare emozioni fortissime, lo consiglio molto 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La giusta distanza” di Sara Rattaro in COLLABORAZIONE con casa editrice

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Recensione de “La giusta distanza” di Sara Rattaro in COLLABORAZIONE con casa editrice

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione 14 gennaio 2020
Copertina flessibile247 pagine

Rinunciare a un matrimonio non è come cedere un posto sperando che te ne assegnino uno con una visuale migliore. Rinunciare a un matrimonio è cercare di spegnere un fuoco che ha ancora troppo ossigeno da bruciare.

SIETE D’ACCORDO CON QUESTA AFFERMAZIONE?! 

Due punti distanti possono essere anche molto vicini.

Sara Rattaro torna a disegnare le imprevedibili traiettorie dell’esistenza, tra destini che invertono la noia e coincidenze mancate per un soffio, distacchi che dilatano l’assenza e distanze che misurano il peso dell’amore.

Se ce lo chiedessero, saremmo capaci di spiegare il nostro matrimonio?

Uno dei libri più commoventi letti negli ultimi anni, divorato in 3 ore… LEGGETELO, LEGGETELO, LEGGETELO!!!

Solo l’introduzione ci fa capire quanto questo libro sia stato sofferto e ci prepara alle emozioni incredibili che proveremo leggendolo..

La giusta distanza è la storia più sofferta della mia carriera, scritta sulle ceneri del mio matrimonio. Quando il mio ex marito ha chiuso la porta di casa, ho creduto che non mi sarei mai più rialzata e poi che non avrei più potuto raccontare una sola emozione. La paura che mi avesse tolto anche questo, la voglia di narrare, mi ha colpita come se avessi subito il peggiore dei furti. Non riuscivo più a inanellare le parole, mi sembrava folle che i miei personaggi avessero ancora voglia di combattere, di rinascere e magari di essere ancora felici. Un giorno ho scoperto che, tra le migliaia di cose che avevo ascoltato sull’amore in quel lungo periodo di dolore, ce n’era una più bella delle altre: solo il tempo può davvero tirarti fuori dai guai. 

Ecco come sono arrivati Aurora e Luca, il loro matrimonio da salvare, quell’innesto improbabile tra un ramo reciso e un albero senza corteccia, quell’unione dal nome altisonante che per quante benedizioni possa ricevere se la dovrà sempre vedere con la vita, i tempi sbagliati, le insicurezze e magari anche la fortuna. Perché, se è vero che non esiste niente di più fastidioso di un matrimonio che funziona, è anche vero che superare la data di scadenza in due, lasciando che sia l’intimità ad avere la meglio, è eccezionale come un goal segnato da fondocampo. 

Questo libro mi ha spiegato perché io mi ostini a scrivere storie di “straordinari eroi normali“: in fondo, sono una di loro. Come ognuno di voi.”

Questo romanzo vuole rispondere a uno dei quesiti più difficili che un’intera generazione, la mia, si pone da sempre. 

È possibile amare la stessa persona per sempre? Forse sì, ma ci vuole impegno. 

La cura dell’affetto, lasciare che sia l’intimità ad avere la meglio, non smettere di giocare e creare una complicità solida potrebbero essere alcuni degli ingredienti migliori, ma di certo ci vogliono due persone che permettano alla passione che li unisce di guardare la strada che hanno percorso insieme.

Dice l’autrice: 

“Credo fermamente che ogni tipo di relazione abbia bisogno della sua giusta distanza. Come concetto matematico, la distanza ha un valore sempre positivo e riesce ad indicare sia la lontananza che la vicinanza. 

Aurora e Luca lo fanno, si avvicinano e si allontanano senza riuscire a staccarsi mai definitivamente. È quello che dovrebbe accadere a ogni coppia. Sapere che ogni spostamento in qualsiasi direzione sia accettabile e non per questo indice di una rottura definitiva è, secondo me, quell’allenamento che manca quando parliamo di amore. 

Il matrimonio – o comunque l’unione a lunga durata – costa fatica e impegno, ma riuscire a lasciare che sia l’intimità ad avere la meglio può essere davvero straordinario.”

“Non puoi farti vedere sempre in preda al dolore. Il mondo non te lo permette. Le persone ti dicono che il tempo ti aiuterà, ti offrono qualcosa di caldo e magari anche una fetta di torta appena sfornata. Perciò reagisci, magari ti sposi o imbianchi casa. Fai progetti per il futuro mentre in segreto incolli una ciocca di capelli e la nascondi dove solo tu la puoi trovare. Così, ogni volta che ti serve, puoi provare che non sempre è possibile voltare semplicemente pagina.”

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Incubo” di Wulf Dorn

Incubo di Wulf Dorn

EditoreTEA 
Data di pubblicazione30 maggio 2019
Lunghezza del libro361 pagine 

☕☕☕ VI PIACE DORN?? QUALI DEI SUOI LIBRI AVETE LETTO??!! ☕☕☕

“Niente dura per sempre. La sicurezza è un’illusione. Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo. Bastò un secondo e la sua vita non fu più quella di prima. Tutto ciò che gli era caro ue prezioso gli fu tolto. Senza preavviso.”

Simon ha solo sedici anni quando rimane orfano a causa di un incidente in macchina. Incidente del quale è l’unico superstite. 

Ricorda di essere strisciato fuori dalla macchina e di aver sentito il fuoco dietro di sé, ma oltre a questo tutto il resto è buio, a causa dello shock. 

Shock che gli causa incubi una notte dopo l’altra, i quali lo portano addirittura a un tentativo di suicidio mentre è ancora in convalescenza dopo l’incidente. I medici riescono a salvarlo in tempo, ma lo rinchiudono in un ospedale psichiatrico.

“Era prigioniero della sua mente, rinchiuso nelle sue paure e nelle sue fissazioni, sorvegliato da un carceriere che i medici avevano definito “lieve disturbo autistico”. Sebbene all’epoca fosse ancora piccolo, aveva subito capito di essere diverso da tutti gli altri. E, per quanto fosse leggero, il disturbo c’era e gli rendeva la vita difficile. Giorno dopo giorno.”

Incubo è un romanzo davvero spettacolare, che parte piano, quasi in sordina, ma poi prende una velocità incredibile. 

Tutto sembra semplice e lineare, ma poi arriva il grande colpo di scena finale, che stravolge completamente la mente del lettore, un cambiamento radicale come quello che Wulf Dorn ha fatto scrivendo il libro. 

Finale mozzafiato….

Infatti, come spiega l’autore stesso in una breve postfazione, all’inizio della sua stesura il suo romanzo doveva essere totalmente differente, ma un grande cambiamento della vita dello scrittore lo ha portato a cambiare anche la storia e realizzare uno dei suoi capolavori. 

“A volte qualcosa ci spezza. Non sentiamo alcun rumore, neppure ce ne accorgiamo. Eppure fa malissimo. È un dolore così violento che ci sembra non passare mai. Nemmeno tra mille anni.”

I libri di Dorn sono veramente inquietanti, non solo per la trama che è a dir poco terrorizzante, ma anche e soprattutto, perché Dorn sceglie i suoi personaggi con una caratteristica mentale, solitamente nei suoi romanzi i protagonisti hanno quasi tutti disturbi mentali, traumi, paure e psicosi. 

“A volte nella vita succedono cose che ribaltano e trasformano il passato. A me è successo una cosa del genere scrivendo questo libro. Durante la stesura di Incubo la mia vita ha subito alcuni cambiamenti. Eventi così profondi e sconvolgenti che il tema iniziale del romanzo mi è sembrato banale e insignificante. 

Mi piace descrivere il mio lavoro come quello di un esploratore che scende i gradini scricchiolanti di una cantina armato di torcia e scruta negli angoli bui alla ricerca di cose nascoste. Questa cantina è il nostro subconscio, che ha tantissimi angoli bui. 

In ciascuno si annida una nostra paura e il mio compito, care lettrici e cari lettori, è di dare un volto a questi timori e renderli innocui per voi. C’era però un certo angolo dove non mi avventuravo da tempo. L’avevo sempre evitato, come la maggior parte di noi, guardandolo solo da lontano. 

Le due paure che si nascondono in questo angolo, infatti, sono le più terribili: la morte e la transitorietà. In particolare quest’ultima ci accompagna per tutto il cammino della nostra vita e più lungo siamo in viaggio più ci viene vicino. Tantissime cose cambiano, alcune più rapidamente di quanto crediamo, e non è sempre facile abituarsi. Anche la morte fa parte di questi cambiamenti. Il futuro però ha tantissimo da offrirci, se gli concediamo una possibilità e non ci aggrappiamo tenacemente al passato. I bei ricordi rimarranno per sempre nel nostro cuore. 

Billy Idol, leggenda del rock, l’ha detto in maniera perfetta: “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, e primo o poi avrai ragione.” Come a dire: abbracciamo la vita, con lo sguardo sempre rivolto in avanti!”

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il mio cuore è da sempre tuo” di Alessia Cesina in collaborazione con autrice

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Recensione de “Il mio cuore è da sempre tuo” di Alessia Cesina  in collaborazione con autrice

  • Blueberry Edizioni (21 aprile 2021)
  • Copertina flessibile : 332 pagine 

🥰🥰🥰 VI PIACCIONO LE STORIE ROMANTICHE E GIOVANILI?!? 🥰🥰🥰

Cari amici lettori, le prime parole che mi vengono in mente per descrivere questo romanzo sono: fresco, giovane, leggero, coinvolgente, romantico, molto romantico, direi adatto ai giovani in quanto si trovano nel loro ambiente, ma oltre ai ragazzi può piacere anche agli adulti, perché? 

Perché è scritto bene e ti fa entrare nel mondo giovanile in modo accattivante, e ti condurrà lì con loro!! Una sensazione molto bella vi assicuro. Il romanzo tratta di un’amicizia, un’amicizia profonda, in pratica sono amici da sempre, i migliori amici una dell’altro, come amano definirsi loro. 

Il tutto si svolge a Sorrento e già questo, secondo me, predispone a vivere in un ambiente favorevole all’innamoramento. 

La loro vita si svolge tra liceo e allenamenti in quanto ambedue fanno sport, lei è una brava nuotatrice, lui un promettente calciatore. Attorno a loro due gireranno tanti amici, tutti bravi ragazzi studiosi e con la capacità di sapersi divertire in gruppo! 

L’unica cosa che stride nella storia, sempre a mio parere, sono le grosse disposizioni finanziarie di tutta la comitiva, mentre come sappiamo per la maggior parte dei giovani che  purtroppo non lavorano non si possono permettere. Vacanze invernali in posti da favola, gite in barca su un mozzo da 20 metri… ecc ecc. 

La faccenda si complica un po’ quando Ambra si accorgerà che se non sta assieme a Francesco le cose intorno a lei perdono colore. Questo disorienterà la giovane che per paura di rovinare una splendida amicizia terrà solo per lei queste sue sensazioni. 

Ma un giorno i due si scambieranno un bacio durante un gioco fatto in gruppo per pagare pegno e questo risulterà a entrambi una esperienza che aggiungerà altre perplessità. La narrazione di Alessia Cesina è schietta ed efficace, l’autrice affida ad Ambra il compito di raccontare in prima persona tutti gli eventi e questo ci farà sognare, palpiteranno anche i nostri cuori assieme a quelli di Ambra e Francesco.

Ritengo che un racconto così ti fa pensare che l’amore c’è e non passerà mai di moda per fortuna, anzi dove c’è l’amore porta con sé vitalità, energia e voglia di vivere.

“Lui era il mio posto migliore nel mondo avevo il cibo, avevo il mare, Ma soprattutto avevo lui. Auguro a tutti una vita con vista sul mare e sul ragazzo che si ama.” 

Mi trovo ancora fare i complimenti all’autrice per questa bella storia d’amore, e per come la racconta, invitando tutti noi a godere di questo racconto immedesimandosi nei protagonisti saranno momenti da sogno ve lo garantisco! 

Oltre alla storia romantica troviamo nel romanzo anche una grossa componente erotica. 

Perché leggere questo libro? Perché è una bella storia d’amore e oltretutto è ambientata in una località di mare meravigliosa!! 

In questi tempi di restrizioni ci farà fare un viaggio fantastico senza muoverci dal divano. Un buon esordio per Alessia Cesina!

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Gli scomparsi” di Alessia Tripaldi in COLLABORAZIONE con casa editrice

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Recensione de “Gli scomparsi” di Alessia Tripaldi inCOLLABORAZIONE con casa editrice @rizzo…

EditoreRizzoli 
Data di pubblicazione 7 luglio 2020
Copertina flessibile 400 pagine

🔪🔪🔪 Esiste il criminale nato, il predestinato alla devianza e alla violenza? Oppure è possibile insegnare a un potenziale criminale come combattere il lato ombra? 🔪🔪🔪

“Hai sempre vissuto con tuo padre? 

Sì, nel bosco. 

Ti ha mai detto perché ha voluto andare a vivere nel bosco? 

Per proteggermi dei mali del mondo.”

Stentavo a crederci quando ho letto che è un romanzo di esordio perché è scritto con una penna veramente esperta e coinvolgente. 

I personaggi sono caratterizzati perfettamente e con le loro fragilità ci conducono in una storia veramente torbida e spaventosa. 

“Marco si sedeva nell’ultima fila, da solo, apparentemente indifferente alle chiacchere pettegole che gli giravano intorno. Lucia sedeva tre banchi più in là e lo osservava con la coda dell’occhio. La affascinava la sua fisionomia strana, nervosa, come se fosse fatto solo di tendini. Tutto in lui era scuro: la carnagione, la matassa disordinata di ricci, gli occhi, i maglioni troppo grandi. Le labbra piegate da un lato gli conferivano un’espressione sarcastica. Le sembrava che i suoi appunti, un insieme caotico di frasi costellato da frecce e sottolineature, fossero segno di una mente complessa, soprattutto se paragonati ai propri quaderni, con gli errori coperti dal bianchetto e i concetti chiave evidenziati secondo una rigida leggenda di colori.”

Impossibile non innamorarsi di questi personaggi così fragili e così affascinanti, a me ha colpito soprattutto il collegamento con Cesare Lombroso. 

In questo libro nulla è lasciato al caso, ma si capisce che è frutto di ricerca e studio da parte dell’autrice. 

“Il baule è sempre lì, sul fondo, chiuso da ormai nove anni. Ogni mattina, durante il tragitto dal bar al condominio, Marco si impone lo stesso comando: entrare in casa, aprire il secondo cassetto in cucina, prendere il cacciavite, svitare la targhetta sulla porta, infilarla nel baule, chiudere il baule e portarlo in cantina prendere muffa e morsi di topo. Ogni mattina si risponde che lo farà domani.”

Cesare Lombroso era convinto che alcune persone fossero destinate a diventare criminali fin dalla nascita, che alcuni tratti dei loro volti o degli arti, la forma della testa, la larghezza della fronte, la lunghezza delle braccia e delle gambe, li condannassero a “fare cose brutte. 

Un passato talmente ingombrante e oscuro che travolge tutti quelli che lo incontrano. 

Questa è la storia di Marco Lombroso, un cognome così altisonante ma anche così graffiante, come una cicatrice. 

La Tripaldi ci porta nel mondo oscuro dei criminali, delle menti sociopatiche. 

Una storia agghiacciante, per stomaci forti.

Ne “Gli scomparsi” entriamo appieno nel lato buio e patologico dell’essere umano. 

Un thriller imperdibile per gli amanti della criminologia, un viaggio sempre al margine della follia più totale. 

Perché leggerlo..? Perché quando avrete attraversato il bosco… non sarete più gli stessi!

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Esserci. Come la presenza dei genitori influisce sullo sviluppo dei bambini” di Daniel J. Siegel in COLLABORAZIONE con casa editrice

☕☕☕ RECENSIONE ☕☕☕

Recensione de “Esserci. Come la presenza dei genitori influisce sullo sviluppo dei bambini” di Daniel J. Siegel in COLLABORAZIONE con casa editrice

EditoreCortina Raffaello 
Data di pubblicazione 19 marzo 2020
Copertina flessibile240 pagine

 Qual è la cosa più difficile per voi nell’essere GENITORI??!! 👨

Figli si nasce, Genitori ci si ritrova ad esserlo.

Purtroppo (e perché no, anche per fortuna!) non esiste un libretto delle istruzioni che spieghi come essere genitori perfetti e questo libro non ha ovviamente la presunzione di esserlo. Anzi, già dalle primissime righe, viene specificato che i genitori perfetti non esistono e che non è nemmeno immaginabile provare ad esserlo. Facciamo degli sbagli, viviamo nella perenne ossessione di non essere buoni genitori, ci preoccupiamo di quale sarà la vita dei nostri figli quando saranno grandi, di quale sarà la loro collocazione nel loro mondo. Il testo, anche se a volte fornisce dei consigli pratici su quali atteggiamenti tenere con i figli in determinate situazioni ad alto impatto emotivo, non va inteso come una mera guida da seguire pedissequamente per raggiungere l’obiettivo di una crescita sicura dei nostri figli. Ogni bambino cresce in maniera diversa, sia per carattere che per fattori ambientali, e ogni famiglia è diversa, mono o biparentale per scelta. Gli autori hanno però indicato un elemento dal quale non può prescindere lo sviluppo dei bambini: l’esserci, ovvero garantire ai figli la presenza dei genitori secondo il concetto di genitore come porto sicuro dove ripararsi nel momento della tempesta.

L’esserci descritto nel libro non può essere quantificato in tempo passato insieme o qualificato esclusivamente come presenza fisica. Al giorno d’oggi si può essere presenti con il corpo e avere la mente concentrata su altro mentre le richieste, spesso silenziose, dei nostri figli non vengono ascoltate.

I genitori, ma anche uno solo, devono diventare i punti di riferimento dei figli e questo può accadere quando viene offerta una presenza “di qualità”. Nel libro sono descritti quei comportamenti da porre in essere per creare quello che viene definito l’attaccamento sicuro da parte del bambino: protezione, comprensione, conforto e sicurezza. In questo modo il genitore, seppur imperfetto, dimostrerà, o almeno ci proverà, di saper comprendere i bisogni dei figli riuscendo in parte a liberarsi dall’ossessione di sbagliare durante il cammino della loro crescita.

Quale genitore a conoscenza delle insidie che si celano durante il percorso della crescita di un bambino, ho letto questo libro con estremo interesse, e di conseguenza lo consiglio, in quanto ha fornito un ottimo spunto di partenza per riuscire ad essere per mio figlio il suo “porto sicuro” dove tornare ogni volta, che da bambino, avrà bisogno di sentirsi riparato dalle paure e da dove poi partire definitivamente, da uomo, con la consapevolezza di essere in grado di affrontare anche le situazioni più difficili che gli si presenteranno davanti consapevole del mio “Esserci”. Sempre.

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️