Recensione de “The Outsider” di Stephen King

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Recensione de “The Outsider” di Stephen King

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione23 ottobre 2018
Copertina flessibile 530 pagine

“Il pensiero si limita a conferire al mondo una parvenza di ordine, per chiunque sia abbastanza debole da lasciarsi convincere che un ordine ci sia davvero.” 

E sono qui a parlarvi dello spin-off di Mr. Mercedes… dunque, il romanzo inizia con un omicidio brutale di un ragazzino, il detective Ralph Anderson e la sua squadra cominciano a raccogliere le testimonianze. 

L’arresto plateale di Terry Maitland e le prove del DNA e impronte che lo inchiodano sulla scena del delitto sembrano chiudere un caso di omicidio pedofilo. 

Ma c’è un “piccolo” particolare… Maitland al momento della morte del ragazzino si trovava a 100 km dal luogo del crimine, in compagnia di altre persone e ripreso da telecamere dell’albergo. 

Come può essere possibile che un uomo, tra l’altro cittadino modello, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare, si trovasse in due luoghi contemporaneamente????

“Ralph comprendeva la logica di quelle argomentazioni, e nei romanzi polizieschi che a Jeannie piacevano tanto – i libri di Agatha Christie, di Rex Stout, di Harlan Coben – quel tipo di ricostruzione degli eventi sarebbe stata il fulcro del capitolo finale, nel quale Miss Marple, Nero Wolfe o Myron Bolitar rivelavano tutta la verità. In realtà c’era un’unica certezza, incontestabile come la forza di gravità: un uomo non poteva trovarsi in due posti diversi nello stesso istante.”

Fino a metà libro non si capisce perché The Outsider sia definito uno spin-off di Mr. Mercedes… ma poi appare una delle mie protagoniste preferite della trilogia, dopo il detective Hodges naturalmente: la mia amata Holly Gibney!!!

Cominciano a esserci una serie di morti, omicidi, suicidi, tutto fa pensare a dei Serial killer di bambini, ma non si capisce come possono trovarsi in due posti contemporaneamente. Tutte le prove, i campioni raccolti, portano ad un’assurda verità: o ci sono dei sosia o c’è qualcosa di soprannaturale. 

“Mi piacerebbe, poter credere in Dio, perché non voglio pensare che non ci sia niente dopo la morte, anche se, considerato che veniamo tutti dalle tenebre, sarebbe logico dare per scontato che alle tenebre torneremo. Ma credo nelle stelle, e nell’infinità dell’universo. Il grande Là Fuori. E qui sulla terra, credo che ci siano infiniti universi in ogni manciata di sabbia, perché l’infinito è una strada a doppio senso. Credo che nella mia mente ci siano decine di idee dietro quella che di volta in volta riesco a concepire. Credo nella mia coscienza e anche nel mio inconscio, pur non sapendo esattamente in che cosa consistano. E credo in Arthur Conan Doyle, che ha fatto dire a Sherlock Holmes: “Una volta eliminato l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità.“

E se pensiamo che comunque non ci possano essere delle creature soprannaturali, nella psicocinesi, quanta differenza c’è tra un mostro immaginario e un mostro tale da seviziare e uccidere un bambino?

E quando avremo accettato questa realtà potremo combatterlo. 

Holly Gibney riuscirà anche questa volta a combattere una forza malvagia immensa e innaturale?

“Ma tutto questo succedeva prima di Bill, si è fidato dell’idea che potessi diventare migliore, e io lo sono stata per lui. Come lo sarò adesso, per queste persone.”

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Stanza blindata. Storia di un uomo che ha amato la vita” di Marcella Urbani

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Recensione de “Stanza blindata. Storia di un uomo che ha amato la vita” di Marcella Urbani in collaborazione con autrice

EditoreEvoè 
Data di pubblicazione1 settembre 2010
Copertina flessibile 140 pagine

“La mia principale ambizione è sempre stata quella di aiutare i deboli, i vinti, perdonare, amare. Ho sempre pensato che la soddisfazione di aver fatto un po’ di bene, anche mal ripagato, sia di per sé una consolazione che rinfranca lo spirito.”

Sono sempre troppo pochi a mio avviso i libri biografici sulla seconda guerra mondiale. Sono una miniera di informazioni, di ricordi e di memoria che tutti dovremmo leggere per acquisire la consapevolezza di dove siamo arrivati e del nostro presente. 

Innumerevoli infatti sono i fatti penosi e paurosi che costituiscono il caos in una guerra, specie in una guerra fratricida, per cui il popolo ingannato si divide, si incolpa, si odia, si tradisce miserabilmente, si scanna.

La stesura di questo libro ha avuto inizio nel 1947, da parte del padre dell’autrice, ed è ispirato alle pagine del suo diario e appunti, scritti nel corso della seconda guerra mondiale, mentre si trovava nel covo dei partigiani, di cui faceva parte, sul Gran Sasso d’Italia.

“Da bambina, e poi da adolescente, lo leggevo di nascosto, come leggevo i libri di fiabe e di avventure. Crescendo, non mi sono più sentita di curiosarvi, anche perché mi sarei addentrata in una sfera sempre più intima e privata. Tuttavia avrei voluto sistemarlo quando mio padre Mario era ancora in vita, ma, alcuni anni fa nell’accingermi a farlo, mi sono sentita come una persona che spia di nascosto nell’intimità degli altri. Ora che egli non c’è più, mi sento di guardare dentro i suoi sentimenti, riconoscendolo nei racconti che mille volte ho da lui ascoltato da bambina e da adulta.”

Premetto che io amo moltissimo i libri storici che approfondiscono le guerre mondiali, soprattutto quelli in prima persona vissuti realmente e tramandati dai protagonisti. 

“La “Stanza blindata” nella quale mi sono trovato più volte, con il corpo e con la mente, avrebbe potuto perdermi per sempre. Ne sono sempre uscito, tornandone ogni volta a nuova vita. Scrivere di questi fatti mi è servito a dare libero sfogo a un irresistibile lievito di risentimenti che mi gonfiava il petto e tormentava il cuore: non avevo mai fatto, o pensato, nulla che mi avesse potuto meritare le torture alle quali sono stato sottoposto.”

Il romanzo parte da prima della chiamata alle armi di Mario Urbani fino ad arrivare agli anni ‘80. Per una incredibile fatalità la guerra per lui parte da disertore, poi da soldato, poi da partigiano. 

“In quelle lunghe ore trascorse nell’attesa di uscire, avevo deciso di unirmi ai partigiani. Non era più vita, quella. Dovevo contribuire, in qualche modo, alla libertà del mio Paese.”

Una nota particolare che va detta, è la presenza all’interno del libro di parecchie foto storiche di Mario Urbani, che rendono veramente ancora più vivida la sua memoria. 

Lode e merito a Marcella Urbani che ha saputo farci emozionare, il lettore entra completamente e si trasferisce nella vita del protagonista fatta di eroi comuni che hanno fatto la storia. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Maurizio Cigognetti di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Maurizio Cigognetti di Tantilibriecaffe 

  Buongiorno Maurizio, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Grazie Maura per avermi offerto l’opportunità di parlare del mio romanzo “Replicante”. Ma andiamo per ordine rispondendo alla tua domanda. Nasco in una famiglia affetta da mal d’Africa dove si mischiano Italiano, Inglese e Arabo. Così come le lingue si alternano cibi nostrani ed esotici e molto piccanti, un cocktail culturale che mi ha senza dubbio influenzato in molte scelte importanti della mia vita. All’inizio degli anni 80 lavoro come Art Director junior a New York presso una importante agenzia pubblicitaria. Tornato in Italia per poco meno di un decennio proseguo questo cammino come art, poi fotografo pubblicitario per un ventennio. Dieci anni fa circa cambio nuovamente e mi dedico alla regia e direzione della fotografia sempre per spot pubblicitari. Ora vivo in Australia con mia moglie e i miei figli e sto pensando alla prossima mossa…

Ho molto amato il Judo che ho praticato per molto tempo e le letture di romanzi classici, Fanta-distopici, saggi sul comportamento sociale e psicologico di noi sapiens. Le religioni mi hanno sempre affascinato e anche turbato.

Ritengo di avere una buona manualità e una sincera passione per la lavorazione del legno. E la scrittura? Quella è un’altra storia.

 Parliamo del tuo libro d’esordio “Replicante” che ho amato molto. Com’è nata l’idea?

“Replicante è nato in notti insonni, viaggi di lavoro, attese agli aeroporti, bar e stazioni. Enrico, il protagonista, è venuto da me durante una notte insonne. Era un periodo in cui leggevo molte cose sull’economia mondiale, sulla natura del denaro, sulle promesse della tecnologia, l’ineguaglianza e le religioni abramitiche.

Come dicevo ho un debole per i libri e i film distopici in cui le cose vanno male, soprattutto a causa dell’arroganza e dell’ignoranza dell’uomo. Non posso negare di essere stato influenzato da maestri come Huxley, Orwell, Atwood, Philip Dick e Asimov.

 C’è qualcosa della realtà di tutti i giorni che ti ha ispirato nel creare i personaggi del tuo libro?!

Senza dubbio l’enorme disparità tra noi esseri umani , ma anche le difficoltà di questo pianeta che pare in travaglio e per il momento non ci ha ancora svelato cosa stia per partorire. Siamo e saremo tutti vittime e protagonisti di questi cambiamenti. Ecco il disagio, ma ecco anche l’opportunità di immaginare un futuro attraverso la vita avventurosa e da brivido del mite “Enrico”.

 Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato a scrivere con metodo e impegno con “Replicante”, il mio primo e unico romanzo. Scrivendolo ho trascorso tre anni in un mondo parallelo dove assieme ai miei personaggi e il mio protagonista abbiamo vissuto e affrontato l’incredibile avventura di un mondo complesso che ci ha fatto emozionare po- nendoci domande proponendo riflessioni che spero coinvolgano tutti i lettori.

 Stai scrivendo o scriverai un altro libro?

No, ho tracciato un possibile proseguo di Replicante e ho una raccolta di idee per altri romanzi, ma per il momento ne Enrico , ne altri nuovi protagonisti sono venuti a “raccontarmi” la loro storia. Non conosco altri modi per scrivere.

 Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo romanzo…?

Non sono io a dirlo, ma i molti lettori che mi hanno scritto. “Replicante ha il piglio di un film d’azione, la forza di un racconto profetico e lo spessore di una storia che non ti molla fino alla fine”.

Perché forse è anche un una raccolta di fenomeni personali e collettivi che parlano di noi, delle nostre debolezze ma anche di quella forza che non sospettiamo di possedere. Propongo ai lettori di lasciarsi trascinare in questa storia convinto che ne usciranno se non trasformati, certamente emozionati e con qualcosa in più su cui riflettere.

Recensione de “In vettura!: Racconti” di Anna Maria Dall’Olio

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Recensione de “In vettura!: Racconti” di Anna Maria Dall’Olio in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione20 aprile 2021
Copertina flessibile 118 pagine

Una raccolta di racconti veramente molto, molto particolare. Era da tantissimo tempo che non ne leggevo una così bizzarra e geniale. 

I quattordici racconti di “In vettura” si svolgono in periodi di tempo diversi, il libro è diviso in 3 parti: Passato, Presente e Futuro. 

Ogni racconto appartiene inoltre a un genere diverso: distopico, noir, thriller, cronaca, horror, drammatico, erotico, sci-fi… e altri ancora! Un libro che strega e ammalia il lettore, alcuni racconti sono veramente crudi e forti. 

Dice l’autrice: 

“Il tema della raccolta è l’evidenza che non esistono confini definiti tra realtà e fantasia, perché a volte fatti veramente accaduti sembrano incredibili. Per questo motivo, è possibile che uno scrittore come H. G. Wells si accompagni a Sherlock Holmes; è possibile che Moll Flanders e Amleto tornino a vivere avventure verosimili nel futuro.”

Anna Maria Dall’Olio risulta una scrittrice eclettica e veramente innovativa. 

All’autrice ho domandato perché scrivi e lei ha risposto: “Mi sono dedicata alla narrativa (ai racconti, in particolare) piuttosto tardi, quando ho trovato storie in grado di catturarmi che, come tali, meritavano di essere comunicate agli altri. Intendo divertire, ma anche informare, se necessario, e soprattutto far pensare. Per me scrivere è una responsabilità.”

Perché leggerlo? Perché è veramente un libro diverso e particolare, ingarbuglia la mente e stupisce ad ogni pagina!! 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Tigri di carta” di Sara Recordati

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Recensione de “Tigri di carta” di Sara Recordati in COLLABORAZIONE con casa editrice e autrice

EditoreUgo Mursia Editore
Data di pubblicazione 8 luglio 2020
Copertina flessibile284 pagine

Vincitore edizione 2020. Premio Letterario RTL 102.5 e Mursia Romanzo Italiano. 

“Tutti i reazionari sono tigri di carta. Apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono poi tanto potenti.”

Credo, a mio modesto parere, che scrivere una saga familiare senza mai cadere rovinosamente nel banale, sia veramente molto difficile. 

Avevo già conosciuto l’autrice nel 2019 con il suo precedente romanzo “La figlia sconosciuta” (che avevo adorato) e ho avuto l’onore pure di intervistarla!!! Adoro il suo stile narrativo. 

La Recordati è particolarmente attenta agli aspetti psicologici, durante la narrazione abbiamo la possibilità di conoscere estremamente a fondo i suoi personaggi, comuni mortali con tante fragilità. E non possiamo che amarli, tutti. 

“Eugenia si presentò in jeans e felpa. Quanto era diversa da suo fratello: lui l’incarnazione di una vita di successo, lei così sciatta e triste. I capelli un tempo castani erano tinti di uno scialbo rosso all’henné e raccolti alla meglio con un mollettone; sulle unghie, lo smalto azzurro era sbeccato. Eugenia era ricercatrice in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano e, sebbene fosse una gran bella ragazza, alta e snella con un viso dolce, dei lineamenti regolari, mostrava tutta la fatica necessaria a una giovane donna che tentava di farsi strada nel mondo accademico.”

In questo romanzo è affrontata da vicino la politica assolutamente non meritocratica della carriera e del lavoro universitario, la presenza di “Baroni” e il poco valore riconosciuto ai  ricercatori e studiosi accademici. 

La “caduta” e il successivo ricovero della matriarca di famiglia Giulia, fa entrare in crisi tutto il sistema familiare che con gli anni si era assestato in un equilibrio talmente precario da cadere rovinosamente come un castello di carte al primo alito di vento. 

Segreti del passato dolorosissimi vengono a galla sconvolgendo le vite dei protagonisti Michele, Ettore e Eugenia. 

“Giulia non era mai stata sincera come in quel momento: così fragile e indifesa, si era sfilata la maschera, rivelando una disperazione buia, assoluta, senza scampo. Era naufragata: la scorza dietro cui si era nascosta per anni, la caparbia ostentazione di tanta severa sicurezza, si era fatalmente sgretolata, rivelando un’altra lei.”

Un libro che ci insegna a guardare ai propri sbagli con occhi diversi e a trovare soluzioni completamente differenti da quelle dei propri genitori, in fondo la vita è piena di sorprese. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Quel che resta del peccato” di Matthias Graziani

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Quel che resta del peccato” di Matthias Graziani in collaborazione con casa editrice

EditoreLa Corte Editore
Lunghezza del libro 269 pagine 
Data di pubblicazione 3 ottobre 2018

Kurt è un ex poliziotto per così dire fuori dagli schemi, trasferitosi da Ferrara a Bolzano appena arriva a Bolzano durante una sera che lì chiamano (sera dei fuochi), sera in cui c’è l’usanza di accendere dei falò sulle montagne intorno alla città. 

La polizia scopre un duplice omicidio, si tratta di un uomo e una donna uccisi con una brutalità sconcertante. 

Kurt viene richiamato in servizio, per aiutare nelle indagini, affiancato da una poliziotta Vanessa, insieme cercheranno di sbrogliare quella matassa. Kurt nasconde un segreto che riguarda la sua vita a Ferrara, quando era sposato con Laura e non si sa perché la storia tra loro è finita. 

Pure Vanessa risulta essere una poliziotta molto brava, intuitiva, ma con atteggiamenti diciamo a volte molto tosti, è un po’ fuori dalle righe. Kurt durante le indagini verrà aggredito e l’aggressore resterà ignoto. 

Vanessa, la collega, che passati due giorni nei quali ha provato ripetutamente a chiamarlo senza avere risposta si reca a casa sua, sfonda la porta e lo trova in fin di vita dentro la sua vasca da bagno immerso in tanti cubetti di ghiaccio. 

La faccenda si fa veramente intricata, e vi assicuro che i colpi di scena terranno il lettore attaccato al libro non mancheranno di certo. Per gran parte del romanzo i nostri detective condurranno un’indagine molto difficile e molto pericolosa per loro. Ci saranno altri omicidi, che sembrano portare la stessa firma. 

L’autore Matthias Graziani ci farà provare una suspense continua e incalzante! (Un mio piccolo appunto personale però… avrei evitato di descrivere le scene più cruente con molti dettagli raccapriccianti…) 

La trama è già di per sé molto forte. Il finale credo sarà a sorpresa per molti, compresa me. È veramente geniale!! 

Lo consiglio a un pubblico adulto che vuole leggere un thriller molto tosto! Che dal thriller sconfina un po’ nell’horror secondo il mio modesto parere. 

4,25/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “I prematuri” di Erica Morello

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Recensione de “I prematuri” di Erica Morello in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione30 settembre 2019
Copertina flessibile 304 pagine

Zelma, 2050 – Capitale della Congleration States. Eryn ha una vita perfetta: un’adorabile famiglia, splendidi amici, un marito che la ama e il lavoro che ha sempre sognato. Non li cambierebbe per nulla al mondo, eppure improvvisamente decide di stravolgere tutto, trovandosi ben presto coinvolta in un susseguirsi di colpi di scena che la porteranno a scoprire chi sia realmente lei e chi siano le persone che ha intorno. La vita che sta vivendo è autentica? È davvero lei la padrona del suo destino? Di chi si può fidare? Ma soprattutto, cosa si nasconde dietro la nascita prematura di sua figlia Zena?

“Diede un’ultima occhiata allo specchio mentre finiva di prepararsi, soddisfatta del risultato. Osservò compiaciuta la sua figura alta e magra, sulla quale risultavano i capelli scuri e gli occhi di un verde chiaro molto particolare.”

Eryn ha un buon lavoro, un marito che la adora e per il momento non pensa ad avere figli, anche se intorno a lei i parenti e gli amici cominciano a farle questa domanda. 

Quando scoprirà però di essere incinta, in lei cambierà la percezione della vita, portandola a dedicarsi unicamente alla figlia nata prematuramente a sette mesi.

La nascita di Zena, avverrà in contemporanea a fatti strani e inquietanti. 

Delle sparizioni di persone a lei care e vicine, la porteranno a comprendere che forse non tutto è perfetto come appare nella città in cui vive. 

“Le sembrava tutto così assurdo. Quegli incontri casuali, i racconti del passato che non collimavano. E adesso la sparizione di Emily. Quella strana storia l’aveva catturata e stava diventando sempre più ambigua e misteriosa. La famiglia Mann l’aveva trascinata in un dedalo da cui non si sarebbe districata facilmente, imprigionandola in una rete invisibile dalla quale sarebbe stato impossibile liberarsi. Eryn lo sapeva bene. Ormai c’era dentro fino al collo. E doveva andare fino in fondo, a qualunque costo, per scoprire la verità.”

La storia è originale e unisce scienza e tinte thriller, creando suspense e tensione. 

Io amo i distopici e questo secondo me è scritto molto bene, veramente accattivante e fluido è lo stile narrativo della Morello. Questo romanzo tiene veramente incollati fino al finale che non è affatto scontato. È un romanzo conclusivo anche se lascia una porta aperta per un possibile seguito…

“Si sentiva diversa, non era più se stessa e anche il mondo intorno a sé sembrava nuovo, sconosciuto, quasi estraneo. Di sicuro quell’esperienza l’aveva cambiata e l’aveva resa una donna più consapevole della propria vulnerabilità, ma anche più forte. Capì nel profondo quali fossero i veri valori da considerare importanti e si ripromise che mai e poi mai avrebbe permesso a qualcuno di fare del male a sua figlia, a lei o a qualche persona cara. Forse era vero che una volta toccato il fondo non potevi far altro che provare a riemergere. Era assurdo, una follia, ma capire che anche quella macabra e pericolosa esperienza le era servita per crescere e riprendere coscienza di se stessa.”

Ottimo lavoro di editing pur essendo un self publishing. Lo consiglio vivamente. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Tornerò da te” di Daniela Bellisano

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Tornerò da te” di Daniela Bellisano  in collaborazione eBook con autrice

Lunghezza del libro 351 pagine
Data di pubblicazione 10 aprile 2019

Questo romanzo rosa oltre alla parte  romantica, ha molto altro da dire, affronta i temi dello sfruttamento della prostituzione, e delle violenze domestiche, l’autrice intrinseca a una storia d’amore anche quello che si nasconde dietro le apparenze…!

Daniela Bellisano saprà narrare, sotto forma per l’appunto del libro leggero (rosa), temi di attualità che leggeri non lo sono per niente, e che nascondono dietro alla facciata, alla maschera, che ahimè qualcuno è costretto ad indossare…! 

Mentre qualcun altro se ne serve per compiere le sue malefatte, i suoi misfatti!!

“Ognuno di noi costudisce gelosamente i propri segreti, eppure siamo così smaniosi di scoprire quelli degli altri come ci appartenessero.”

Veniamo alla trama, Kathleen e Killian che fin da ragazzini sono stati uno per l’altra i migliori amici. Kat però fin da piccola ha un sogno: ritrovare il padre che l’ha lasciata da bambina per andarsene, abbandonando la famiglia.

Killian è un ragazzo altruista sempre pronto a proteggere Kat da tutto. Crescendo, soprattutto per Killian, quell’amicizia si trasformerà in amore, ma Kathleen determinata a trovare il padre, all’età di 18 anni dopo una lite con la madre parte per Dublino in cerca di lui.

Lascerà Killian facendogli una promessa “tornerò da te”

Ora per non spoilerare , non vi dirò altro se non che Kathleen avrà grosse difficoltà a mantenere la promessa fatta, per tremende vicissitudini che incontrerà. 

Riuscirà Kat a tornare da Killian? 

In quel paesino che tanto ha disprezzato quando era molto giovane e che adesso rimpiange?

E Killian l’aspetterà? Non ci resta che leggerlo per saperlo. 

Il libro è scritto molto bene con una scrittura fluida ed accattivante, con un POV dei due protagonisti che va dal passato al presente, ci farà partecipare alle vicissitudini, ma anche ai momenti teneri tra i due ragazzi, che continueranno a lottare per raggiungere la felicità!

Perché leggere questo libro? Perché ci spronerà a continuare ad inseguire i nostri sogni, malgrado le avversità con costanza, perseveranza, e tanto amore, alla fine l’amore vince sempre! (Come sono solita affermare io personalmente!) 

Complimenti all’autrice che ha saputo trattare argomenti di estrema violenza, soprusi, con una narrazione comunque leggera e (“digeribile“) brava! 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Delitti in camice bianco. Le memorie del cuore” di Emanuela Caccia

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Recensione de “Delitti in camice bianco. Le memorie del cuore” di Emanuela Caccia in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreTemperino Rosso
Data di pubblicazione 13 marzo 2021
Copertina flessibile106 pagine

“Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano.  Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano.”

E. Dickinson 

Come raccontare l’esperienza di volontariato senza cadere nella retorica?

Scrivere un medical thriller ambientato in un grande ospedale metropolitano è la soluzione. L’ospedale è un microcosmo, un mondo fuori dalle rotte abituali, si nasce, si muore ci si trasforma. Il tema della memoria permette di raccontare la vita dei personaggi del libro, attori di una vicenda che parte dalla quotidianità e muta in un intreccio d’interessi economici e di potere, dove i colpi di scena costringono i protagonisti a cambiare le loro convinzioni e anche le loro vite. Le volontarie, Emma e Mabel, scoprono che una loro collega è stata rapita, con l’aiuto di due pazienti ricoverati nell’ospedale Santa Teresa di Milano, si troveranno coinvolte in situazioni che non avrebbero mai immaginato e scoprono che nessuno è quello che sembra… nemmeno l’amore.

Ho conosciuto Emanuela durante una intervista il mese scorso e subito sono stata rapita dalla sua personalità, una donna molto coraggiosa, forte e generosa.  

Devo dire che ho letto questo suo romanzo in poche ore, e posso affermare che è veramente un buon libro.  Un giallo metropolitano, con una miscela vincente di ironia, suspense, colpi di scena e happy ending! C’è tantissimo della scrittrice in questa storia veramente avvincente. 

Le protagoniste, Emma, Mabel e Chiara sono delle volontarie ospedaliere, che poi è proprio la professione che svolge l’autrice da molti anni. Emanuela Caccia infatti è volontaria AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.

“Lo specchio sopra il lavandino le rimandò il riflesso del suo viso: i capelli castano chiaro sempre indisciplinati, occhi scuri con ciglia molto lunghe, il suo orgoglio segreto, un naso piccolo e dritto e una bocca sempre pronta al sorriso.” 

Si presenta uno stile narrativo molto piacevole e intrigante. Con questo romanzo la Caccia tocca temi molto importanti. 

“Il Santa Teresa è un dedalo di corridoi, molte persone, nonostante la segnaletica, si perdono. Le pareti dei reparti sono connotate da un colore specifico, mentre il pavimento immacolato è verde chiaro, molto spesso sui muri sono appesi quadri, a volte regalati dai pazienti. 

Per Emma, era un momento quasi mistico lasciare la vita “normale“ e immergersi in un microcosmo, quasi un mondo a parte. L’ospedale ti cura ma ti priva anche della tua personalità: lasci tuoi vestiti, il tuo ceto sociale, la tua professione. E diventi solo un paziente.

Per questo aveva cercato e trovato in quel tipo di volontariato una dimensione di utilità sociale e un senso di pienezza del cuore nel prendersi carico, seppure per pochi minuti, del dolore degli altri.”

Aspettatevi veramente un bel giallo con tanti colpi di scena fino alla fine non capiremo come andrà a finire e scopriremo che niente è come sembra. 

Ci sarà addirittura lo spazio, in questo thriller, per l’inizio di una storia d’amore. 

Lo consiglio vivamente. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Io sono Dio” di Giorgio Faletti

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“Io sono Dio” di Giorgio Faletti 

Editore Baldini e Castoldi
Data di pubblicazione16 maggio 2009
Copertina rigida 523 pagine

“Questo è il mio potere. 

Questo è il mio dovere.

Questo è il mio volere. 

Io sono Dio.”

Quando hai raggiunto una popolarità tale che ogni tuo libro svetta in testa alle classifiche al di là o al di sotto dei meriti effettivi, la recensione del critico scivola nel limbo delle voci di sottofondo, anche qui nel bene come nel male. Il modesto compito del critico che pretende da se stesso solo una concreta obiettività indipendente, rimane comunque quello di valutare le dinamiche e le intenzioni, i risultati e le deficienze del libro. 

Quando si parla di Giorgio Faletti – o di altre firme da bestseller – il rischio può diventare quello di confondere l’autore con la sua opera, in una sorta di fenomenologia popolare disgiunta dal valore intrinseco di ogni singolo titolo. Ma la conferma – o la temporanea smentita – di un immenso successo deve risultare un campo aperto in cui ogni nuova sfida possa serenamente confrontarsi con una nuova lettura.

Giorgio Faletti ci ha regalato un esordio da leggenda. Con vendite da leggenda, per i canoni italici delle tremila copie con premio «canicattì» incluso. Il resto è rendita. 

Un altro buon romanzo, un terzo titolo così così, un volume di racconti ben calibrati. E ora siamo a 200.000 copie in dieci giorni con l’ultimo romanzo, Io sono Dio. Destinate a crescere. 

Faletti conosce alla perfezione i meccanismi del thriller moderno, tanto da scegliere geografie cosmopolite per dilatarne le intenzioni, com’è il caso di questo lavoro, tutto a stelle e strisce. I misteri sono sempre intriganti, le dinamiche contorte, i buoni portano spesso una maschera a sorpresa, i cattivi sono altrettanto spesso macchie di colore in un tessuto narrativo stratificato, che nel caso di Io uccido disvelava infiniti piani-sequenza con effetti sorprendenti. 

Qui siamo alle prese con l’ennesimo reduce del Vietnam sfigurato dal napalm, che torna a vendicarsi dei cattivi che lo hanno costretto ad arruolarsi per non incriminarlo con un losco tranello. Introduzione, per un totale di 81 pagine. Tre decenni dopo, a New York cominciano a esplodere palazzi, con tanto di vittime innocenti. 

La detective Vivien Light indaga, insieme all’aitante Russell Wade, giornalista sputtanato da un Pulitzer vinto con l’inganno. Un paio di vecchie istantanee riconducono a un nome – Wendell Johnson – e a un periodo storico remoto, ma ormai l’ex reduce vendicativo risulta morto e sepolto. 

Quali dinamiche si celano dietro al pericolo di stragi a tutto campo da parte di qualcuno che si confessa con Padre Mc Kean – direttore dell’istituto di recupero giovanile Joy – dichiarando apertamente «io sono Dio»?

Il lettore avrà le sue risposte, ritardate a dismisura da un meccanismo narrativo che ruota attorno a un’unica, seppure coraggiosa, idea di base. La soluzione del caso non è come potrebbe sembrare, anche se le motivazioni del bombarolo risultano quantomeno tirate per i capelli. 

Il complesso narrativo regge, il thriller è un thriller che scorre senza eccessiva aggressività, con qualche sorpresa indovinata.

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️