INTERVISTA a Giovanna Pasin di Tantilibriecaffe

✔️ Buongiorno Giovanna, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Buongiorno Maura, ti ringrazio di cuore per avermi dato la possibilità di far conoscere me e il mio romanzo d’esordio, “La spada dell’imperatore”. Nella vita ho fatto studi classici e mi sono laureata in giurisprudenza con una tesi in diritto internazionale. La passione per questa branca del diritto e per la geopolitica mi ha portata a vincere un concorso per il Ministero dell’Interno, in particolare in Commissione Territoriale, dove mi occupo di protezione internazionale. Questo lavoro mi da quotidianamente la possibilità di stare a contatto con le persone, di conoscere le loro vite nonché di approfondire e scoprire i mondi e le culture con cui entriamo virtualmente in contatto.

✔️ Parliamo del tuo romanzo d’esordio “La spada dell’imperatore”… un genere molto

particolare e avvincente. Un thriller storico con un soggetto eccezionale…Napoleone! 

Sin da giovanissima ho sviluppato una grande passione per la storia e, con il tempo, per l’epoca napoleonica in particolare. Questo grande amore è stato il motore che mi permesso di cimentarmi nella scrittura di un noir storico in cui personaggi e fatti realmente vissuti e accaduti si intrecciano a elementi di fantasia tra le piccole increspature e coincidenze della Storia. Napoleone è senza dubbio un personaggio affascinante e controverso che ha cambiato il volto dell’Europa e il corso della Storia, con pregi e difetti, luci e ombre, e che suscita ancora oggi una grande curiosità. Forse potrebbe darci ancora qualche insegnamento, nel bene e nel male! 

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori? 

Ho iniziato a scrivere nella primavera del 2016, ispirata da un emozionante viaggio alla corte degli Zar a San Pietroburgo e da un libro di storia napoleonica. Ebbene sì, in questo romanzo si parla di Napoleone e dei napoleonidi, ma non solo…è un viaggio alla scoperta dei fasti degli Asburgo (dall’impero messicano di Massimiliano alla tragica morte dell’imperatrice Sissi) e nell’Ottocento zarista con alcune ambientazioni nella nostra splendida Italia. Con il mio romanzo mi auguro di poter guidare il lettore a scoprire nuovi e affascinanti luoghi ricchi storia e bellezze, di divertirlo con le vicende personali e avventurose dei protagonisti, di suscitare in lui la curiosità nel conoscere aspetti meno noti, ma non per questo meno interessanti, della Storia che ci circonda. 

✔️ Quanto è fondamentale la conoscenza storica per scrivere un romanzo come il tuo? Hai fatto ricerche e approfondimenti particolari?? 

L’idea che ha fatto scoccare la scintilla che ha dato vita al mio amore per la scrittura è stata la passione per la Storia e nello specifico la conoscenza pregressa di aspetti con cui avevo avuto modo di venire a contatto tramite infinite letture. Nella stesura del romanzo però mi sono ritrovata ad approfondire molti argomenti e sfaccettature. è stato un lavoro stimolante e divertente, senza il quale non avrei mai potuto scrivere una romanzo di questo genere.

✔️ La protagonista del tuo romanzo è Arabella… ti sei ispirata a qualcuno che conosci per creare il personaggio o è di pura fantasia?

Arabella è una giovane storica di origine veneziana che lavora a Parigi, con la passione per la storia napoleonica e la subacquea. Devo ammettere che io e lei condividiamo le medesime passioni e forse incarna il sogno che avevo da ragazzina di diventare un’archeologa subacquea, tuttavia le sue storie di vita personale e lavorativa sono frutto di fantasia. 

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo libro…?

In questo romanzo ho riversato amore, passione e divertimento che spero di poter trasmettere a chi lo leggerà. Non è solo un romanzo storico, ma un intreccio di avventure, di luoghi da visitare con la mente, di emozioni da vivere insieme alla protagonista, di suspense e complotti alla scoperta di un intrigo internazionale. Mi auguro di cuore che le sue molteplici sfaccettature incontrino il gusto di lettori eterogenei e pronti a lasciarsi coinvolgere nella vita di questa eroina al femminile!

Recensione de “La ragazza del treno” di Paula Hawkins

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Recensione de “La ragazza del treno” di Paula Hawkins

Tappa di gennaio della challenge #vediamosemiattizzi

EditorePiemme Pickwick
Data di pubblicazioneLuglio 2017
Copertina flessibile 308 pagine

Le vite degli altri non sono mai quello che sembrano

Dall’inizio del libro una sensazione di angoscia prende il lettore attanagliandogli lo stomaco, fomentata anche dai continui flashback e amnesie della protagonista. 

La narrazione avviene in prima persona tramite i POV delle protagoniste, Rachel e Megan, la storia si sviluppa tra il 2012 e il 2013. 

Rachel una vita distrutta e solitaria dovuta a un tradimento e conseguente divorzio, si lascia andare e diventa un’alcolista. 

La sua vita però sembra avere un senso solo quando ogni mattina dal finestrino del treno osserva una coppia che abita a pochi civici di distanza dalla casa della sua vita precedente, con il marito, quando tutto funzionava. 

Quella di Rachel diventa un’ossessione, tanto da dare un nome a quella coppia, Jason e Jess e immaginarli nella loro vita perfetta. 

“Non conosco i loro veri nomi, me li sono inventati. Ho scelto Jason perché lui è bello come un attore inglese. Jess suona bene con Jason, e le si addice. È perfetto per lei, così graziosa e sbarazzina. Sono una bella coppia, ben assortita. E, da quello che vedo, sono felici. Sono come eravamo noi, come me e Tom, cinque anni fa. Loro sono ciò che io ho perso. E tutto quello che voglio essere.”

Parallelamente si svolge il racconto di Megan, che scopriremo essere il vero nome di Jess, una donna profondamente depressa, insoddisfatta, delusa dalla vita, nasconde segreti di un passato tormentato e tradisce il marito Scott…

Una mattina come un’altra, dopo un vuoto di memoria durato molte ore, Rachel scopre che Megan, la sua Jess è scomparsa nel nulla, ne danno notizia i quotidiani locali… da qui inizieranno a complicarsi le cose. 

Cosa sarà successo quel sabato sera della scomparsa di Megan??? Rachel ha un’amnesia, non ricorda nulla… si sveglia il giorno dopo in casa sua completamente ubriaca e ferita. 

Megan è scappata? È stata rapita o uccisa? 

Un thriller adrenalinico, senza respiro, con un finale mozzafiato. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Lo sconosciuto” di Francesco D’Angiò in collaborazione con autore

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Recensione de “Lo sconosciuto” di Francesco D’Angiò in collaborazione con autore 

EditorePlanet Book
Data di pubblicazione 7 ottobre 2020
Copertina flessibile120 pagine

Un uomo si sveglia in una discarica. saprà dopo che quel luogo viene chiamato Il Recinto. Ferito in modo che per logica avrebbe dovuto essere mortale, invece riesce a stare in piedi, senza sapere quale forza sconosciuta lo stia aiutando. Non ricorda nulla, chi è, dove si trova, come si chiama.

Si incammina per dove non lo sa,chiede informazioni alle uniche due persone che raggiunta una strada, trova alla fermata dell’autobus, ma questi lo guardano senza dimostrare nessun interesse né per lui né per le condizioni in cui si trova.

Persone senza guizzi di normalità vitale avvolti in una distopia totale.

Prosegue a piedi reggendosi a stento ed in qualche modo raggiunge uno squallido bar, squallido come la gente che lo frequenta.

Lì vede seduti ad un tavolo tre persone che poi diventeranno quattro al sopraggiungere di una donna. Questi “non amici”, uniti dal lavoro che dicono svolgere assieme, non hanno nemmeno un nome ma si chiamano tra loro con il soprannome che si sono affibbiati, che gli deriva dalle malefatte compiute assieme; riconoscono quello che chiameranno lo Sconosciuto, per essere quello che la sera prima nel recinto avevano pensato di aver ucciso. 

Accetteranno che lo sconosciuto si sieda al tavolo con loro…

“La vostra amica dice che più di me ha dimenticato di essere nata. Che non ha più nulla da dimenticare. Ma ho come la sensazione che per quanto forte si possa picchiare un essere umano, per quanto forte possa essere la conseguenza dell’odio, ci debba essere dall’altra parte l’amore… Sì, ricordo l’amore. A voi non ricorda nulla questa parola?“ 

L’autore ci accompagna a fare un giro nella psiche, a cercare una motivazione anche nelle espressioni più feroci dell’umanità quando diciamo quello è “un mostro!!” 

Quando e dove c’è il male estremo dovremmo comunque fermarci un attimo e pensare… Perché questa o queste persone si comportano così? Come non avessero un’anima? 

Quante e quali atrocità sono accadute loro per far tacere il cuore e l’anima pur di smettere di soffrire almeno un po’? 

I quattro al bar si definiscono venditori di anima per il  “lavoro” che fanno… lo Sconosciuto rappresenta, la conoscenza, la consapevolezza, del bene e del male, lo spirito l’amore, l’anima. Quello che c’è in tutti noi! Ma che ahimè si perde a volte nelle contrarietà, nel male che c’è… è innegabile che c’è! 

Ma lui ci offre un altro modo di combattere il male…! Con l’amore, sì con l’amore, anziché seminare altro male, seminare amore! Tirar fuori la nostra empatia nei confronti del prossimo. 

Credo che ognuno di noi quando leggerà il libro probabilmente darà un significato diverso a quello che lo stesso ci vuole dire. Per quanto mi riguarda prima di fare questa recensione ho riflettuto molto. 

È un racconto forte, complicato, ma comunque penso che per ognuno di noi ci sarà sempre uno Sconosciuto… 

Perché leggere questo libro? Perché ci porterà in una realtà diversa, molto scomoda, a conoscere di più quelli che ci limitiamo a considerare “mostri“ e a capire chi è lo Sconosciuto. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Alberto Diamanti di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Alberto Diamanti di Tantilibriecaffe 

✔️ Parlaci un po’ di te… cosa fai nella vita oltre a scrivere?

Sono nato ad Arezzo, sposato con un figlio. Sono un ex-bancario attualmente ‘a riposo’.

La scrittura é una passione nata per caso qualche anno fa; oltre a questo sono anche musicista (chitarra acustica). 

✔️ Parliamo del tuo libro “Il giocoliere di parole”. Pur essendo un romanzo libro per bambini è ricco di principi morali, com’è nata l’idea?

Nel 2013 ho scritto queste poesie in rima per l’infanzia (per un pubblico dai 4 ai 7/8 anni); sono testi che vogliono dare degli spunti di riflessione ai bambini ma soprattuto a genitori o educatori che si rapportano con i piu piccoli. Con delle metafore quindi, si parla dei valori della vita… amore, rispetto, amicizia, pace, uguaglianza, ecc…

Questo libro ed altri miei inediti, hanno ottenuto numerose critiche positive nei social e numerosi (ad oggi 47) riconoscimenti nei premi letterari (uno internazionale) anche non di settore (cioé anche non dedicati all’infanzia). 

✔️ Tu ami molto suonare e comporre canzoni, com’è nata la passione per la musica? 

La mia passione per la musica nasce quando avevo circa 12 anni… ho cominciato a suonare la chitarra acustica da “autodidatta” (e tuttora lo sono…) fino all’età di 25/30 anni, suonando anche in gruppi musicali.

Negli anni successivi e per circa 25 anni l’ho letteralmente ‘abbandonata’ per riprenderla durante il lockdown della primavera 2020, e anche questa attività mi sta dando molte soddisfazioni nel canale youtube “Alberto Diamanti Acoustic” dove in soli 5 mesi dalla creazione (di questo canale) ho raggiunto più di 12.000 visualizzazioni dei miei brani (circa 90 tra originali e cover, soprattutto dei Genesis, una band inglese che ha caratterizzato molto il mio stile musicale acustico “in fingerpicking” (cioè con le dita, senza plettro).

Recentemente, un mio testo musicale inedito, “Le mani di Novecento”, ispirato alla trama ed al protagonista del film “La leggenda del pianista sull’oceano” (di Giuseppe Tornatore, tratto dal monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco) é stato recentemente selezionato, come testo, per l’Antologia del Premio Letterario CET Scuola Autori di Mogol

✔️ Perché dovremmo leggere il tuo libro?

Perché è un libro originale, scritto e pensato nel linguaggio dei piu piccoli per parlare con loro di grandi ed importanti temi ma con la semplicità tipica del mondo dell’infanzia, che può dare una motivazione per leggerlo sia ai bambini che agli adulti nei rapporti con loro.

I bambini di oggi sono ‘nativi digitali’ e quindi per loro, la lettura di un libro di questo tipo può costituire una valida alternativa all’uso sempre più frequente dei dispositivi digitali tipici dell’epoca che stiamo vivendo.

✔️ Infine dicci… dove possiamo trovare il tuo libro?

“Il giocoliere di parole” è in vendita su tutti i principali ‘stores’ on line (Amazon, IBS, ecc…) ed altre info sul libro possono essere acquisite nella pagina Facebook dedicata, su:

http://www.facebook.com/ilgiocolierediparole

Recensione de “Che fine ha fatto Liz?” di Chiara Citrini in collaborazione con autrice

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Recensione de “Che fine ha fatto Liz?” di Chiara Citrini in collaborazione con autrice

EditoreRossini Editore
Data di pubblicazione 11 novembre 2020
Copertina flessibile 271 pagine 

Iniziato la mattina e finito la sera stessa… direi che questo thriller dalla trama molto interessante e ben strutturata tiene incollati alle pagine. 

Quello che salta subito agli occhi è una impaginazione molto particolare, con interlinea larga e capoversi sfalsati. 

Nella tranquilla cittadina di Holladay, nello Utah, vive la famiglia Cooper, composta da Liam, il capofamiglia, la moglie Liz e la figlia Amelia. La loro vita agiata e dall’apparenza perfetta è in realtà segnata da una terribile tragedia: la perdita della secondogenita Estelle, avvenuta tre anni prima. 

Un giorno Liam, rientrando a casa da un viaggio di lavoro, scopre che la moglie è sparita. Molti sono gli scenari che si profilano: rapimento a scopo di estorsione? Allontanamento volontario? Suicidio? Omicidio? 

Per ragioni diverse, sembrano tutte opzioni plausibili. A condurre le indagini c’è Christopher Warren, enigmatico detective che nasconde un segreto inconfessabile. 

Qualcuno trama nell’ombra, arrivando a minacciarlo di morte. Più ci si addentra nel caso, più ogni certezza sembra sgretolarsi. 

In una corsa contro il tempo, tutti si chiedono: che fine ha fatto Liz?

I personaggi sono caratterizzati nella maniera adeguata: Liam, marito alcolizzato, violento, menefreghista e con una doppia vita. 

Amelia, la figlia quindicenne, veste sempre di nero, non esce dalla stanza ed è nel pieno di una tormentata adolescenza. 

Elizabeth Cooper, la moglie scomparsa, scrittrice di romanzi rosa e molto ricca. 

Il Detective Warren, personaggio controverso, che non gode affatto di buona salute e nasconde qualcosa di molto importante. 

Una tipica famiglia americana, all’apparenza normale, è invece sgretolata completamente all’interno. 

L’indagine prosegue aggrappandosi a pochi indizi, pochi sospettati e nessun movente, l’unico ritrovamento è il medaglione di Elisabeth, nel bosco adiacente la villa, ma a ritrovarlo è Owen un uomo autistico con grave compromissione delle attività cerebrali. 

Ad un certo punto cominciano ad arrivare prima avvertimenti e infine minacce di morte vere e proprie al detective Warren. 

Con uno stile di scrittura asciutto, pulito, quasi scarno, la Citrini ci fa divorare il romanzo perché ovviamente tutti ci chiediamo: “Ma insomma… che caspita di fine ha fatto Liz???”

Un thriller nel quale vengono trattati argomenti importanti come la gli abusi sessuali, la violenza domestica, e l’autismo. 

Il finale poi è sorprendente! 

Perché leggerlo??? Sicuramente di facile lettura e coinvolgimento, si divora in poco tempo e ci spiazza sul finale! 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Vengo a prenderti” di Paola Barbato

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Recensione de “Vengo a prenderti” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione3 giugno 2020
Lunghezza del libro 464 pagine

Perché adoro i libri della Barbato? Perché ha una capacità geniale, secondo me, di farti empatizzare con i peggiori criminali, i peggiori “cattivi” perché tutto fa parte di un disegno più grande e anche le azioni più aberranti hanno un significato “buono” da interpretare! 

Li avevano scelti uno per uno. 

Cosa avevano in comune? Cosa aveva visto in loro?

“Ho imparato una grande lezione, non sei quello che sei ma sei quello che fai. 

Lei lo sa perché mi ha presa, agente? 

Diciamo che prima non ero una santa. E non lo sono neanche adesso, sia per questo. Ma ora so come comportarmi. E sa dove l’ho imparato? La dentro. Da lei.”

Questo romanzo ci presenterà una panoramica di tutti i personaggi che abbiamo trovato in Zoo e Io so chi sei. 

Finalmente sapremo la storia antecedente di tutte le persone coinvolte nel macabro zoo pieno di gabbie. 

Chi ha orchestrato il tutto??? 

Quali sono le vittime e i carnefici? 

Questo è un filo sottile, perché, come ben sapete, nei libri della Barbato nulla è scontato e soprattutto le stesse vittime a loro volta diventano carnefici e viceversa!!

Troveremo una malvagità assordante anche in quest’ultimo thriller, che ti entra nella testa e non ti lascia più. 

E’ un libro molto disturbante, proprio perché la Barbato crea dei mostri, ma non fantastici, bensì terribili perché i suoi mostri sono persone ordinarie e le sue storie raccontano sempre una ordinaria follia. 

“Io volevo salvarvi. Non volevo fare niente altro, volevo salvarvi.”

Perché leggerlo??? Perché come sempre l’autrice non ci delude, ci tiene avviluppati in un thriller magistrale dal ritmo serrato. Assolutamente da leggere perché completa una volta per tutte la trilogia e chiude il cerchio. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

#ReadChristie2021 – Recensione de “È un problema” di Agatha Christie

#ReadChristie2021

Gennaiouna storia ambientata in una villa o residenza di lusso. 

Per la tappa di gennaio della #challenge organizzata da @officialagathachristie partner in crime @libriamociblog e @radicalging ho scelto:

È un problema

Lunghezza del libro 160 pagine
Editore Oscar Mondadori 1a edizione 
Data di pubblicazione 18 dicembre 1981

CHE ROMANZO AVETE SCELTO DELLA CHRISTIE PER LA TAPPA DI GENNAIO?!? 

Letta tutta d’un fiato questa meravigliosa opera di Agatha Christie. 

È un problema, singolare titolo italiano di un ben più suggestivo The Crooked House (dove, se house altro non indica che la casa, crooked ha il duplice significato di “informe, bizzarro difforme“, nel senso concreto, fisico, e di “tortuoso, distorto“, nel senso astratto e morale) è uno dei romanzi di Agatha Christie privi di investigatori fissi, uno di quei romanzi “liberi“ non molto numerosi nella produzione dell’autrice, ma quasi sempre significativi. Spesso, sono tra i migliori; tra quelli nei quali la psicologia dei personaggi è più studiata, più libera, più accarezzata. La stessa Agatha Christie, parlando di È un problema, lo ha definito un libro prediletto, che le è nato dentro a poco a poco e le si è in qualche modo imposto. 

Innegabilmente, ha caratteristiche particolari. Non soltanto è tra quelli nei quali il gioco dell’autrice è più leale, poiché un lettore attento potrà trovare l’esatto punto (e in verità, vi è più di un punto) nel quale l’identità dell’assassino è davvero sotto i suoi occhi, e quasi ostentatamente sotto i suoi occhi.

Ora, deve indubbiamente esservi per questo una ragione diversa dal semplice caso che fa di un libro un’opera migliore di altre, se le stesse affermazioni si possono fare, e credo si possano in larga misura fare, per tutti i romanzi “liberi“ della Christie. E poiché, quando si svolge un discorso nell’ambito di un romanzo giallo, lasciare un interrogativo senza risposta è quanto di più scorretto possa esservi, e poiché la scorrettezza è di tutte le colpe letterarie una delle più gravi, non intendo davvero macchiarmene.

Tuttavia, se Agatha Christie ha più di una volta affermato o lasciato intendere di non amare Poirot e di essere stanca di lui, non credo abbia mai dichiarato quale, tra i suoi investigatori, fosse il più amato, o il meno odiato. È possibile che non ne amasse alcuno, ma, senza dover giungere a tale conclusione può riuscire agevole comprendere perché sentisse di quando in quando l’esigenza di scrivere romanzi senza personaggi fissi, e perché questi siano spesso tra i suoi migliori.

“La cosa più curiosa è che aveva l’aria di essere deforme. E si capiva perché. Era il vero tipo del cottage, ma era un cottage gonfiato, fuori da qualsiasi proporzione sembrava una casa di campagna vista attraverso un gigantesco specchio deformante. Tutto vi era gigantesco… Era una piccola casa deforme che era cresciuta come un fungo durante la notte.”

E altrettanto strana e grottesca ahimè era la numerosa famiglia che vi abitava…!

“È molto importante che tu capisca quello che ti dico, Charles. Noi siamo una famiglia strana… C’è in noi una specie di crudeltà, anzi, molte forme diverse di crudeltà… E la diversità di queste forme mi preoccupa…“

Ad un certo punto nel romanzo Charles, figlio di un ispettore di Scotland Yard, chiede al padre: 

“Papà, come si riconoscono gli assassini?” 

“Mio caro – rispose – tu ora hai un caso di omicidio molto interessante da studiare, anche per le ragioni sentimentali che ti spingono a interessartene. Potrei mandarti da due celebri psichiatri che lavorano per noi. Ma tu volevi conoscere il risultato della mia esperienza personale in fatto di delinquenti, vero? 

Alcuni assassini erano persone normali e oneste fino al momento del delitto. Naturalmente, non mi riferisco ai… professionisti del genere. Dico di persone in apparenza come noi, che vengono trascinate al delitto quasi per caso, perché desideravano disperatamente qualcosa. Denaro, o una donna, e hanno ucciso per ottenerlo. I freni inibitori in quei casi non hanno funzionato. 

I bambini, tu lo vedi, trasformano i desideri in azioni, senza possibilità di ripensamenti. Crescendo, cominceranno a rendersi conto che questo non si può fare perché si viene puniti; più tardi ancora, imparano che non si fa perché è male. Certi individui, nonostante l’età, rimangono moralmente immaturi. Sanno che il delitto non si può compiere perché è punito dalla legge, ma non arrivano mai a sentire che non si deve compiere perché è male. Ho notato, infatti, che molto spesso l’omicida non prova rimorso. Il marchio di Caino, mio caro.”

“Ma tu vorresti da me la rivelazione di una specie di marchio segreto che ti permettesse di distinguere il delinquente dalla persona normale. Se vogliamo proprio trovarne uno, penso che sia la vanità. Non ho mai conosciuto un assassino che non fosse anche disperatamente vanitoso. In molti casi questo sentimento esasperato perde il colpevole, che non può fare a meno di vantarsi della propria astuzia, oltre che nell’azione commessa, nell’eludere le indagini della polizia.”

I lettori avranno la soddisfazione di aver letto uno dei migliori gialli di Agatha Christie, uno di quelli la cui soluzione è più insospettabile, sebbene rivelata, se non piuttosto più insospettabile perché più rivelata. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il tribunale delle anime. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

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Recensione de “Il tribunale delle anime. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

Letto insieme al #gdlcarrisi . Per partecipare contattare me o @libriamociblog

Tappa di dicembre e gennaio pure del mio gruppo di lettura #gdlthrillercaffe

EditoreTEA
Data di pubblicazione 7 giugno 2018
Copertina flessibile 462 pagine 

L’AVETE LETTO??!! CHE NE PENSATE?! AVETE TERMINATO LA TRILOGIA??!!!

“C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. 

Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare… Il mio compito è ricacciarlo indietro.”

Una storia molto molto intricata ambientata a Roma.

La Narrazione scorre parallela e ogni tanto si incontra per le vicende dei protagonisti: Marcus e Sandra. 

“Marcus non parlava mai con nessuno, non aveva amici. Però conosceva cose che non avrebbe voluto sapere. Cose sugli uomini e sul male che riescono a fare. Cose talmente terribili da far vacillare qualsiasi fiducia, da contaminare per sempre qualunque cuore. Guardava le persone intorno a sé vivere senza quel fardello di consapevolezza, e le invidiava. Ma la sua salvezza era coincisa con l’ingresso in un mondo di ombre.”

“Sandra era entrata in polizia tramite concorso, il suo addestramento era quello standard. Portava un’arma d’ordinanza, e sapeva usarla bene. Ma la sua divisa era il camice bianco in dotazione alla Scientifica. Dopo un corso di specializzazione, aveva chiesto di essere assegnata alla squadra fotorilevatori.  Arrivava sulle scene del crimine con le sue macchine fotografiche con l’unico scopo di fermare il tempo. Tutto veniva congelato nel bagliore dei flash. Nulla, dall’istante sancito dall’obiettivo, sarebbe più cambiato.”

Il tema centrale è il titolo, “Il tribunale delle anime”, riferito alla Penitenzieria Apostolica istituito nel XII secolo (in latino Paenitentiaria Apostolica) è il supremo tribunale della Chiesa cattolica ed è anche il più antico dicastero della Curia romana.

Le sue competenze sono stabilite dagli articoli 117-120 della Costituzione apostolica Pastor Bonus di San Giovanni Paolo II (1988):

  • Spettano a questo tribunale le assoluzioni dalle censure nonché la concessione di indulgenze e le dispenseriservate al pontefice (art. 117). Da qui appunto il nome di «Penitenzieria», ovvero tribunale dedicato ai casi dei penitenti;
  • Per il foro interno (cioè i casi di coscienza), sia sacramentale sia non sacramentale, essa concede le assoluzioni, le dispense, le commutazioni, le sanzioni, i condoni e altre grazie (art. 118).
  • La stessa provvede a che nelle Basiliche papali dell’Urbe ci sia un numero sufficiente di penitenzieri, dotati delle opportune facoltà (art. 119).

Anomalie, in fondo era questo che cercavano. Minuscoli strappi nella trama della normalità. Piccoli inciampi nella sequenza logica di una comune indagine di polizia. In quelle insignificanti imperfezioni si nascondeva spesso qualcos’altro. Un passaggio verso una verità differente, inimmaginabile. Il loro compito iniziava da lì.”

La trama principale è quella di Marcus e Sandra… ma nel romanzo sono presenti anche dei capitoli che trattano una storia a sé,  saremo insieme al “cacciatore” a Parigi, Città del Messico, Pripjat e Praga. 

E questa storia sarà l’inizio della fine…!!!

Lo scoprirete, cari amici lettori, leggendo gli altri due volumi della trilogia: Il cacciatore del buio e Il maestro delle ombre! 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Non mi inganni” di Laura Di Flaviano in collaborazione eBook con autrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Non mi inganni” di Laura Di Flaviano in collaborazione eBook con autrice

Data di pubblicazione21 febbraio 2019
Lunghezza del libro 211 pagine 

Cari amici lettori ho appena finito di leggere questo romanzo, e lo condivido subito con voi, come uso fare per non disperdere le mie emozioni. 

Abbiamo una psicologa Laura vedova trentasettenne con un figlio quindicenne…

“Tu non hai più parlato con me. Parlato davvero. Non mi hai nutrito dentro“ gemette devastato. 

“Io non ho perso solo papà vi ho persi entrambi“. 

Un famoso avvocato con uno studio affermato, e due figli gemelli che lavorano nel suo studio entrambi avvocati, decide per loro che dovranno frequentare una psicologa in quanto ritiene che quel lavoro può arrecare stress, ed è quindi opportuno una volta alla settimana andare in analisi, uno accetta di buon grado, mentre l’altro Drake, ventinovenne, non ne vuole sapere. 

La psicologa designata sarà la dottoressa Laura. 

“Era cominciato tutto come un progetto di disturbo. Era arrabbiato con suo padre e voleva dare sfogo alla sua frustrazione tormentando lei vittima ignara di un rapporto malsano“. 

Drake non collabora nelle sedute ma decide di conquistarla. La cosa che è messa in atto come reazione per contrastare il padre, diventerà invece un’appassionante storia d’amore, dove due anime ferite troveranno il modo di guarirsi a vicenda.

La trama si infittisce con il coinvolgimento amoroso dei due riemergeranno fantasmi del passato, dolori repressi, che non svelo per non creare spoiler. 

L’autrice Laura Di Flaviano con la sua scrittura fluida ci accompagnerà in questa storia di amore e di riscatto. 

Perché leggere questo libro? Perché con questa storia l’autrice ci farà sognare con una bellissima storia d’amore. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Rosaria M. Notarsanto di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Rosaria M. Notarsanto di Tantilibriecaffe 

✔️ Buongiorno Rosaria, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Buongiorno a te Maura, innanzitutto vorrei ringraziati per avermi concesso questo spazio. Sono felice di poter parlare a te e ai tuoi followers dei miei libri. Nella vita ho svolto due lavori molto differenti tra loro, ovvero mi sono occupata di telemarketing e marketing presso due aziende aretine entrambe nel settore di vendita e assistenza hardware per aziende e scuola. Inoltre ho lavorato anche nel settore medico come assistente alla poltrona presso studi dentistici. C’è stato un momento nel quale ho lavorato in entrambi i settori in modo part-time: uscivo di casa alle 8.00 e rincasavo alle 21.00. Diciamo che in quel periodo tempo per scrivere non ne ho avuto molto. Ma nonostante tutto, nel tempo libero ho coltivato l’hobby della fotografia. Abitando in Toscana ho avuto modo di cogliere molti scatti da favola, andando in giro, durante i weekend, per borghi e campagne. Qui il verde non manca. 

✔️ Parlaci del tuo romanzo fantasy “Maitihia”… come è nata l’idea? 

Maitihia è nato dopo la stesura di altri quattro romanzi di genere romantico che diciamo sono stati la mia gavetta. Infatti dal primo libro all’ultimo sento di aver maturato il mio stile di scrittura. Il fantasy è sempre stato il mio genere preferito e per questa ragione ho impiegato anni prima di provare a scriverne una storia. Inizialmente ho puntato a una storia breve, ma dopo trecento e rotte pagine, mi sono resa conto che stavo scrivendo un romanzo a tutti gli effetti. L’idea è nata da sola, molto probabilmente albergava in me già da tempo.

✔️ C’è qualcosa della realtà di tutti i giorni che ha ispirato la tua fantasia nel creare i personaggi del tuo libro?!

I protagonisti Rai e Fenuanei sono l’uno l’opposto dell’altra e spesso affrontano la vita in modo differente e entrano in contrasto tra loro, ma nonostante questo sono sempre uniti e dalla stessa parte. Mi ricordano molto i miei figli. 

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori? 

Ho iniziato a scrivere quando sono diventata mamma e ho smesso di lavorare in modo così intenso. Ma in realtà è una passione che coltivo fin dall’infanzia. Da quando ho imparato a tenere la penna in mano si può dire che ho iniziato a comporre versi. A casa di mia madre ci sono decine di diari pieni di poesie scritte durante l’adolescenza. Al liceo scrivevo anche delle storie comiche sui miei professori che poi facevo girare tra i banchi durante la ricreazione. Bei tempi quelli, a volte penso ai miei compagni di scuola, su Facebook sono riuscita a restare in contatto con qualcuno di loro, ma sai com’è la vita una volta che ti trasferisci è difficile conservare le amicizie, la maggior parte diventano conoscenze…

Ai miei lettori non voglio trasmettere chissà quale messaggio esistenziale, il mio scopo principale è l’intrattenimento. A volte la vita ci obbliga a prigioni interiori, specialmente in questo ultimo periodo dopo l’avvento del covid19. I miei libri vogliono essere più che altro un momento di evasione mentale e di conforto. Tra l’altro nei miei racconti i personaggi viaggiano molto. Viaggiare è una cosa che mi è sempre piaciuta. E adesso che non si può fare, penso sia importante riuscire a fare spostare almeno la fantasia.

✔️ Stai scrivendo o scriverai un altro libro? Sarà sempre un fantasy?!

Sì, a grande fatica sto lavorando a un nuovo romanzo fantasy nel quale troveremo alcuni personaggi di Maitihia, ma i protagonisti saranno altre creature magiche che abbiamo già incontrato in Maitihia. Sarà una storia racchiusa in due libri; il primo l’ho già terminato e adesso è in fase di correzione. 

Ho diversi beta readers che mi aiutano a correggere più un editor professionale. Anche se sono un self publishing la qualità non deve mancare. Insomma cerco di fare del mio meglio per donare al lettore un buon libro oltre che una bella storia.

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo libro…?

Personalmente penso di essere stata in grado di creare un bel fantasy, l’ho proposto a molti lettori del genere durante la campagna di lancio e tutti, chi per una ragione, chi per un’altra, mi hanno confermato di essersi innamorati della storia. Molti mi hanno dato suggerimenti molto utili e interessanti che ho avuto modo, e sto ancora mettendo in pratica nella scrittura dei nuovi romanzi. Quindi penso che Maitihia e il suo seguito possa essere una trama valida e di grande svago. Tengo a specificare che Maitihia è un romanzo autoconclusivo e i prossimi libri saranno storie a sé. Anche se ambientazione, tematiche e alcuni personaggi sono gli stessi. La natura del nuovo romanzo tuttavia differenzierà perché sarà leggermente più dark.