Recensione de “Chi perde paga” di Stephen King

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “Chi perde paga” di Stephen King

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione27 settembre 2016
Copertina flessibile 469 pagine

Per un lettore, una delle rivelazioni più elettrizzanti della vita è quella di essere davvero tale. Non in grado di leggere, ma incapace di smettere perché è catturato da un amore folle. Esagerato. Il primo libro che riesce in una simile impresa non verrà mai dimenticato, con ogni pagina ad accompagnare una nuova verità, perentoria ed esaltante: Sì! Proprio così! Sì! L’ho visto pure io! E naturalmente: Anch’io penso le stesse cose! Anch’io le SENTO dentro!

Questa è la storia di Morris Bellamy e di Peter Saubers, entrambi innamorati dello scrittore John Rothstein reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold… 

Questa è la storia del detective in pensione Bill Hodges, eroe melanconico di “Mr. Mercedes”, e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson che incroceranno la loro strada. 

Kermit William Hodges, o semplicemente Bill per gli amici, ha sessantasei anni, non è più un bambino, ma ha un bell’aspetto nonostante sia sopravvissuto per un pelo a un infarto.

Questa è una storia che parte nel 1978 quando Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. 

Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. 

E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l’illustre cervello. 

Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent’anni prima che possa recuperarli.

“Hai creato uno dei più grandi personaggi della letteratura americana per poi buttarlo nel cesso” dichiarò Morrie. “Un uomo capace di un’azione simile non si merita di vivere.”

Come in “Misery non deve morire”, King mette in scena l’ossessione di un lettore per il suo scrittore, un’ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. “Chi perde paga” è il secondo romanzo della trilogia iniziata con “Mr. Mercedes”, nel quale l’autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

Al secondo anno di liceo, Pete Saubers aveva già programmato la mossa successiva: un buon college nel New England dove lo studio della letteratura fosse il solo e unico credo. Se da ragazzo non hai sogni o ambizioni, si disse, sei destinato a una brutta fine ad adulto. In ogni caso, si sarebbe laureato in letteratura. Parte di quella determinazione era merito di John Rothstein e dei romanzi di Jimmy Gold: a quanto lui ne sapeva, gli ultimi due non erano stati letti da nessun altro e gli avevano cambiato la vita.

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La voce della notte” di Dean R. Koontz

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “La voce della notte” di Dean R. Koontz

Tappa di marzo della challenge #vediamosemiattizzi 

EditoreBompiani 
Data di pubblicazione1 edizione 1992
Copertina flessibile 295 pagine

Che dire… rileggere questo romanzo di Koontz nella sua edizione originale, fuori commercio, è stata un’emozione indescrivibile. 

Letto nel 1992 per la prima volta durante la mia adolescenza ha saputo in qualche modo portarmi indietro nel tempo, e forse, emozionarmi ancora di più nella rilettura. 

Ringrazio questa challenge che mi ha dato l’opportunità di rileggere questo incredibile libro che probabilmente diversamente non avrei ripescato dagli scaffali più alti della mia libreria. 

La storia di questo scrittore forse è più terribile di alcuni suoi romanzi thriller…

Dean Ray Koontz (Everett, 9 luglio 1945) è uno scrittore statunitense, noto per i romanzi che possono essere indicativamente descritti come suspense thriller, ma che incorporano di frequente elementi di horror, fantascienza, giallo e satira.

All’inizio della sua carriera Koontz scrisse usando numerosi pseudonimi, mentre dagli anni ottanta ha pubblicato prevalentemente col proprio nome.

Koontz a Everett, in Pennsylvania, vive un’adolescenza difficile nella povertà e sotto gli abusi di un padre alcolizzato che lo porta presto ad amare la lettura, quasi per evadere con la fantasia da una dura realtà: nasce così il sogno di diventare scrittore. Già a otto anni comincia a scrivere e vendere i suoi lavori ai familiari.

La voce della notte ci porta piano piano a scoprire una mente malata, psicotica, ma non si tratta di un efferato serial killer, ma di un ragazzino di 14 anni apparentemente normale.. anzi considerato dagli amici il più “figo” della compagnia. 

Ci porterà in una spirale da incubo, rivangando episodi del passato e atrocità commesse. 

Colin, il suo migliore amico si troverà tutto d’un tratto a temere per la propria vita e quella dei propri cari. 

Da leggere tutto d’un fiato. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Civico-19” di Gloria Bertolasi in COLLABORAZIONE con autrice

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “Civico-19” di Gloria Bertolasi in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreEdikit 
Data di pubblicazione 8 dicembre 2020
Copertina flessibile166 pagine

“Il ricavato della vendita di questo libro verrà devoluto all’Unicef, ente particolarmente interessato all’impatto del COVID-19 su bambini, giovani e sulle donne già colpiti da povertà, disabilità o esclusione sociale, con la speranza che la medicina riesca a salvare l’umanità da una malattia che entra negli alveoli senza chiedere il permesso. Se queste pagine riusciranno a risparmiare anche solo un figlio da un dolore così immenso sarà per me un grande risultato.”

Buongiorno cari amici lettori, 

capita veramente di rado di incontrare e leggere un libro così commovente, vero, incredibile, pur nella sua semplicità. 

È quello che mi è capitato leggendo Civico-19!!!

Nemmeno dalle prime pagine, ma direttamente dall’introduzione, il mio cuore si è stretto leggendo le prime parole dell’autrice… che recitano più o meno così:…

“Speravo sarebbe stata una grande gioia a indurmi a scrivere un libro. Ho sperimentato invece che il dolore ha poteri superiori alla felicità. Mi sono sentita più figlia disperata che madre appagata. Ho scritto queste pagine sulle note di un iPhone, mentre la mia bambina di un anno dormiva stringendomi il lobo dell’orecchio, con la luce dello schermo al minimo e un braccio intorpidito sotto la sua testa. Scrivere è stato come presentarmi all’appuntamento con la psicanalista, a volte in ritardo, a volte talmente stanca da dover interrompere la seduta. Il risultato è stato un libro che parla purtroppo di morte, ma che vuole dannatamente essere un tentativo di rinascita con la mente e con il corpo; la dimostrazione che l’amore può far risorgere.”

Ogni singola parola di questo libro è intrisa di emozioni, la Bertolasi in una sorta di diario, molto autobiografico, ci racconta la storia di Irina. 

“Da più di un anno vedo i miei bambini solo attraverso lo schermo di uno smartphone. Ci siamo chiamati ad ogni colazione mentre Andrei inzuppava savoiardi in una tazza di latte e Anna sbriciolava plumcake, prima dei compiti del pomeriggio e ogni sera una volta che tutti e tre eravamo in pigiama, in camere  distanti duemila chilometri, sperando che la connessione non ci tradisse. Non riagganciavo fino a quando non li vedevo infilarsi nel loro letto e mia mamma li baciava al posto mio, rimboccando le coperte come volesse essere certa che da lì non potessero fuggire.”

La trama non è lineare, ma ci sono flashback che ci riportano indietro nel tempo, per esempio quando Irina conobbe il marito Patrik, quando la sua vita era felice a Kiev e la sua famiglia. 

Improvvisamente il padre di Irina muore in un incidente, e da lì tutta una serie di eventi portano la sua vita a incrinarsi per sempre. 

“Avrei voluto poter dire a mio padre che adoravo il suo stile senza tempo, che aveva fatto bene a infischiarsene dei pareri altrui e a vivere fuori dagli schemi. Avrei voluto essere suo ultimo pensiero. Mi mancava la sua voce. Mi mancava non sentirlo chiamare mia madre. Mio marito tentò di consolarmi con pizza fatta in casa e tulipani colorati ogni giorno, ma presto capì che questa disgrazia era la prima cosa nella vita che non avremmo potuto condividere. Purtroppo a trent’anni non si crede più alle favole. I bambini mi videro spesso senza trucco, asciugarono le mie lacrime come si fa con le bambole, ma nemmeno la loro ingenua compassione servì a molto. Smisi di credere in un Dio e non mi convinse mai l’idea mistica che un giorno ci saremmo rincontrati.” 

Le cose poi si aggraveranno ulteriormente, una sera il marito, di tutta fretta, prepara una valigia e se ne va, abbandonando lei e i suoi figli per una collega di lavoro più giovane…

Da quel momento Irina è costretta a rimboccarsi le maniche e volare in Italia.

“Troppo orgogliosa per convivere con un assegno di mantenimento, madre esigente. Conoscevo l’italiano grazie a mio padre che insistette perché io lo parlassi, sostenendo che prima o poi mi sarebbe tornato utile. Ero giovane, in salute e per amore dei miei figli avrei fatto qualunque cosa. Fu struggente intuire che la mia destinazione sarebbe stata all’estero e il mio futuro quello di dama di compagnia, meglio come conosciuta come badante. Lontana dalla mia famiglia. Un simile lavoro per una straniera è sempre disponibile e ben remunerato. C’è chi ci ritiene fortunate per questo. Con un nodo alla gola feci un paio di telefonate a parenti e amici di mio padre. Prenotai un volo per l’Italia il lunedì successivo. Teresa, una cugina di secondo grado di mio padre, avrebbe voluto conoscermi.”

Da qui in poi vorrei non raccontarvi più la trama e tutto quello che succede alla vita di Irina, di Teresa… e forse di un amore che avrebbe potuto nascere anche ai tempi del COVID. 

È impossibile staccarsi da questo libro va divorato, ma anche assaporato, io l’ho letto in poche ore, ma certi tratti li ho riletti per provare di nuovo le emozioni, l’inchiostro sembra strabordare da troppo sentimento che vi permea. 

“Non ho incontrato l’uomo della vita e scelto di non avere i figli, quando la natura me ne avrebbe donato uno senza fatica. Vi auguro di non avere rimpianti come il mio. Ho amato i miei libri, il mio lavoro, i miei studenti, la mia casa e me stessa, quindi posso dire di aver comunque sperimentato l’amore. Imparate ad adeguarvi a ciò che la vita vi offre altrimenti sarete sempre infelici. Di fronte a certe situazioni si è impotenti; altre volte vi pentirete di aver avuto la possibilità di scelta. Coltivate lo spirito che deve crescere di pari passo con il corpo, altrimenti rimarrete intrappolati in un guscio che invecchia.”

Capitoli molto brevi, quasi una sorta di diario giornaliero, questo lo stile di scrittura della Bertolasi, rigorosamente in prima persona per provare sulla pelle certe emozioni che, vi posso assicurare, resteranno sulla vostra pelle anche dopo molti giorni aver chiuso il libro. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Gli occhi dell’amore: The Black Brother’s Series #1” di Lucia Buono in collaborazione eBook con autrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Gli occhi dell’amore: The Black Brother’s Series #1” di Lucia Buono in collaborazione eBook con autrice

Data di pubblicazione15 settembre 2019
Lunghezza del libro 200 pagine 

Cari amici lettori, 

ho appena finito di leggere questo romanzo e trasferisco su carta le emozioni che mi ha dato. Si tratta di una storia d’amore i protagonisti principali sono Alexandra e Damon, i quali raccontano in prima persona e credo che questo faccia sì che le emozioni passino più efficacemente. 

Alexandra e Damon si incontrano in maniera strana, il loro più che un incontro è uno (scontro) diciamo, che comincia un po’ in sordina.  

Sembra il solito cliché, prima antipatia poi si trasforma in amore! 

Ma durante questa trasformazione il romanzo diverrà molto intenso, la nostra Lucia Buono saprà, attraverso le righe di un romanzo rosa che diventa via via più coinvolgente accompagnarci in temi più profondi (la donazione degli organi) senza togliere nulla alla leggerezza del romanzo rosa! 

Non rivelo tante cose della trama ma vi assicuro che ci farà emozionare e vivremo con i protagonisti un’intensa storia d’amore, con tutte le difficoltà che a volte la vita ci riserva , però con amore, forza e determinazione! 

E per amore intendo una vasta gamma d’amore che può essere addirittura un forte amore per la natura, le piante, noi siamo pieni d’amore basta cercarlo. 

La scrittura è molto fluida e coinvolgente. 

Perché dovresti leggerlo? Perché ti fa sognare… un grande amore fa sempre sognare! E poi perché ti alleggerisce un po’ dai problemi della quotidianità restando in empatia con i protagonisti

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Ninnanò” di Fausto Romano in COLLABORAZIONE con casa editrice

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “Ninnanò” di Fausto Romano in COLLABORAZIONE con casa editrice

EditoreAlter Ego
Data di pubblicazione 21 ottobre 2019
Copertina flessibile186 pagine

Un paesino nella pancia della Puglia di quattromila anime, dimenticato, monotono, silenzioso. 

Dove il fatto più grave e straordinario degli ultimi trent’anni è una forte nevicata che ricopre tutto il paese. 

Ma proprio qui, in questo paese sonnolento dal nome Terrazza, ha luogo una tragedia: una mattina mentre Lucio è in casa addormentato sul divano e la moglie al supermercato, Marika, la loro bimba di 5 anni, sparisce dal suo lettino inspiegabilmente e senza lasciare traccia. 

Il terribile, enorme problema di Terrazza era la pigrizia. Anche lo stemma del paese lo suggeriva: un gallo dormiva davanti a un sole nascente. Quei quattro negozietti aprivano tardi e chiudevano presto, e così gli uffici pubblici e gli ambulatori dei due medici che spesso si alternavano, e capitava che si “intendessero“ male e rimanessero chiusi entrambi. Insomma, il paese di Terrazza era simile a un ombrellone a gennaio: non serviva a nulla e non interessava a nessuno.

Lucio che da piccolo aspirava a diventare un cantautore rock, Caterina molto più giovane di lui che alla scomparsa della figlia cade in una forte depressione e in una silenziosa pazzia.

Tanti capitoli si aprono con una lettera di Lucio indirizzata a Ronny, un cantante, il suo idolo.

Passano i giorni e i carabinieri lentamente proseguono le indagini ma tutto cambia quando si fa avanti una giornalista, Angela Vanni, che più che in cerca della verità è probabilmente in cerca di uno scoop televisivo. 

Fausto Romano dietro alla sparizione di Marika vuole portare agli occhi di non lettori la quotidianità di un paese di provincia sconvolto da una tragedia inspiegabile e della potenza dei social, della televisione e di quello che possono creare nelle aspettative delle persone. 

Ci porta davanti al dolore esibito da arrivisti  che ne sfruttano le molteplici possibilità e di una famiglia sconvolta invece, ordinaria, comune, che vive il dolore all’interno

Con una narrazione semplice, dei dialoghi spicci e asciutti, l’autore scrive con un’inquietudine costante che porta il lettore pagina dopo pagina a divorare il libro per sapere la verità e come andrà a finire la vicenda. 

Il finale è agghiacciante e totalmente inaspettato!!!

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Non sai quanto” di Jill Santopolo in COLLABORAZIONE eBook con casa editrice

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Recensione de “Non sai quanto” di Jill Santopolo in COLLABORAZIONE eBook con casa editrice

EditoreNord
Data di pubblicazione 10 ottobre 2019
Lunghezza del libro 382 pagine

La felicità arriva quando trovi il coraggio di essere sincera, almeno con te stessa.

Un romanzo molto intenso, che parla di un riscatto, un riscatto emotivo… quello di Nina, una vita all’ombra del padre, una vita che ha passato ad accontentarsi. 

Ma quando scopre che le più solide certezze sono tutte bugie le crollerà il mondo addosso… e dal fondo potrà solo rialzarsi e rinascere come una fenice. 

Tutti mentono, persino a se stessi. Nina Gregory era convinta che, nel momento in cui il padre avesse deciso di ritirarsi, lei sarebbe stata pronta a prendere in mano l’impresa di famiglia. Intanto si è costruita una carriera in politica, diventando una delle migliori speech writer di New York. 

In fondo c’è tempo, il padre rimarrà al timone della compagnia ancora per anni. Invece lui muore all’improvviso e a Nina crolla il mondo addosso: non è affatto preparata ad abbandonare tutto quello che ha costruito, per intraprendere un cammino scelto da altri. 

Era una bugia. E il problema con le bugie è che, smascherata una, è molto più difficile ignorare tutte le altre. Come le piccole incongruenze del fidanzato, quando le racconta dove ha passato la serata. O i silenzi dei dirigenti dell’azienda, di fronte a operazioni poco limpide. 

A poco a poco, Nina apre gli occhi su una scomoda verità: la sua vita non era completa e appagante, era solamente falsa. E ora che il suo futuro è appeso a un filo, senza nessuno accanto di cui potersi fidare, è una preda circondata da squali. È quindi arrivato il momento di guardare in faccia la realtà e iniziare a combattere per ciò che vuole davvero.

“Forse aveva ragione. Ma a volte aver paura sembrava la scelta più intelligente. E poi è stato lui a instillargliela: paura di cosa avrebbe pensato la gente, paura di deluderlo, di non soddisfare le sue aspettative.”

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Ti Jean. Immaginando Kerouac” di Sofia Nanu in COLLABORAZIONE con autrice

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Recensione de “Ti Jean. Immaginando Kerouac” di Sofia Nanu in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreBrioschi 
Data di pubblicazione 3 settembre 2020
Copertina flessibile138 pagine

🎷🎷🎷 Conoscevate Jack Kerouac??  🎷🎷🎷

“A volte mi domando se mai qualcuno ascolterà le mie parole, quelle vere. Mi chiedo se ci sarà mai qualcuno che vorrà accettare di vedere quello che c’è dietro ai miei romanzi. Qualcuno che vorrà vedere dietro l’andirivieni di punti e virgole, di esclamazioni e di domande, di spazi vuoti e di silenzi sulla carta sporca. Sono sincero, me ne sbatto profondamente di essere preso sul serio, la gente che viene presa troppo sul serio è noiosa e mi annoia.  Leggete le mie parole così come sono state scritte perché erano semplici e sincere. Leggetemi così come si ascolta la musica, così come viene, così come inizia, come vive e come muore lenta nelle sue ultime note.”

Una biografia, un’auto biografia, un romanzo, il libro di Sofia Nanu è tutto questo è molto di più. È emozione in caratteri stampati. È l’America degli anni ‘40 e ‘50, le strade, i viaggi, le notti newyorkesi accese dalle note jazz. 

Sofia Nanu ci racconta l’uomo, l’icona indimenticabile, la sua vita che ha dato via a una leggenda. 

Ma chi era Jack Kerouac?? È stato uno scrittore, poeta e pittore. 

“Era il 12 marzo del 1922 e nascevo nell’insignificante e amato quartiere di Centralville a Lowell. Era una delle città più industrializzate del continente; aveva accumulato ricchezza fin dagli anni della rivoluzione industriale ed era cresciuta attraverso la costruzione ossessiva di industrie e fabbriche. Papà mi raccontava che era stata la prima città ad avere una stabilimento tessile in tutto il mondo che vivevamo in una città moderna, “speciale“: la descriveva come un’ape regina che partoriva di anno in anno migliaia di api operose.”

È considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché “padre del movimento beat, perché nei suoi scritti esplicitò le idee di liberazione, di approfondimento della propria coscienza e di realizzazione alternativa della propria personalità relative a un gruppo di poeti statunitensi che venne chiamato Beat Generation. Fu Kerouac a coniare il termine beat, con intento religioso e non politico-contestatario, come lo fu invece per la maggior parte degli scrittori legati al movimento beat.

“All’anagrafe mi chiamo Jean Louis Kerouac ma a casa, a mano a mano che crebbi, iniziai a essere sempre “Ti Jean“, ossia piccolo Jean.”

L’autrice con una scrittura accattivante, ci trasporta immediatamente nella vita vissuta dal protagonista e nel modo più diretto possibile: l’io narrante è quello di Ti Jean, le parole, nel mezzo della narrazione, sono proprio le sue tratte dai suoi libri e appunti. 

“A mano mano iniziai a scrivere costantemente, riguardo tutto ciò che vivevo, e la scrittura divenne totalizzante, non solo per la quantità di materiale che producevo (ci riempivo interi quaderni) ma anche per la velocità, tanto incredibile che spesso nemmeno io capivo da dove provenisse tutta quella furia. Mi chiamavano “Memory Baby“ perché ricordavo qualsiasi cosa. Il mio primo romanzo l’avevo scritto a 11 anni: The Cop on the Beat.”

La penna della Nanu, ci mette in perfetta comunione con l’animo tormentato del protagonista, il suo vissuto, le sue vittorie e le sue perdite, gli infiniti viaggi per tutta l’America e non solo. 

“Era l’uomo più straordinario del mondo. Era dolce, meraviglioso, modesto, era così gentile, simpatico e delicato, sensibile e intelligente… Non ci sono abbastanza aggettivi per definirlo.”

Perché leggerlo? Perché è un libro diverso, una biografia attraverso un romanzo, la storia di un uomo che divenne una fonte d’ispirazione di un’intera generazione.

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il cacciatore del buio. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

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Recensione de “Il cacciatore del buio. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi 

Tappa di febbraio del mio gruppo di lettura #gdlthrillercaffe

EditoreTEA
Data di pubblicazione 7 giugno 2018
Copertina flessibile 416 pagine 

Che dire cari amici lettori, 

a me la trilogia di Marcus e Sandra sta piacendo molto di più rispetto alla tetralogia del Suggeritore! 

 +++ E VOI SIETE DEL TEAM MARCUS E SANDRA O DEL TEAM MILA VASQUEZ??!! +++

Veniamo al mondo e moriamo dimenticando. Lo stesso era accaduto a lui. Era nato una seconda volta, ma prima ero dovuto morire. Il prezzo era stato dimenticare chi fosse… Io non esisto, continuava a ripetersi, perché era l’unica verità che conoscesse.

Non esistono indizi, ma segni. Non esistono crimini, solo anomalie. E ogni morte è l’inizio di un racconto. 

Questo è il romanzo di un uomo che non ha più niente – non ha identità, non ha memoria, non ha amore né odio – se non la propria rabbia… E un talento segreto. Perché Marcus è l’ultimo dei penitenzieri: è un prete che ha la capacità di scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio. Ma questa trama rischia di essere impossibile da ricostruire, anche per lui. 

Questo è il romanzo di una donna che sta cercando di ricostruire se stessa. Anche Sandra lavora sulle scene del crimine, ma diversamente da Marcus non si deve nascondere, se non dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica. Perché Sandra è una fotorilevatrice della polizia: il suo talento è fotografare il nulla, per renderlo visibile. Ma stavolta il nulla rischia di inghiottirla.

Questo è il romanzo di una follia omicida che risponde a un disegno, terribile eppure seducente. E ogni volta che Marcus e Sandra pensano di aver afferrato un lembo della verità, scoprono uno scenario ancora più inquietante e minaccioso. 

Questo è il romanzo che leggerete combattendo la stessa lotta di Marcus, scontrandovi con gli stessi enigmi che attanagliano Sandra, vivendo delle stesse speranze e delle stesse paure fino all’ultima riga. E non dimenticherete più.

“Chi sono io?” Marcus si sforzava di capire. “L’ultimo rappresentante di un ordine sacro. Un penitenziere. Tu hai dimenticato il mondo, ma anche il mondo si è dimenticato di voi. Però, una volta, la gente vi chiamava cacciatori del buio.”

Con Il cacciatore del buio Donato Carrisi consacra definitivamente la sua verve immaginativa e il suo stile, pietre miliari con le quali gli altri scrittori dovranno confrontarsi. Una trama piena di svolte inattese, una scrittura ricca di immagini ammalianti e scorrevole al punto da essere travolgente. 

“Il tuo compito è trovare il male in nome e per conto della Chiesa. La tua preparazione non divergerà da quella di un criminologo o di un profiler della polizia, ma in più sarai in grado di distinguere i particolari che gli altri non colgono. Poi aveva aggiunto: “Ci sono cose che gli uomini non vogliono ammettere né vedere.”  Ma lui non riusciva ancora a comprendere appieno il senso della sua missione. “Perché io?”  “Il male è la regola, Marcus. Il bene è l’eccezione.”

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “200 Sigarette” di Chiara Zanini in collaborazione con autrice

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “200 Sigarette” di Chiara Zanini in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione29 agosto 2020
Copertina flessibile 462 pagine

“Succede così: si disimpara a dare il nome esatto alle cose davanti alle persone che ci stanno a cuore, fino a quando tutto è uguale a tutto o a niente, a seconda di come ci si alza dal letto“. 

In questo romanzo si narra la vita di Dross e fratelli. L’autrice Chiara Zanini fa raccontare in prima persona a Dross gli accadimenti. 

Il padre faceva il macellaio ad Hollywood con un buon riscontro economico, saputo però che la moglie aspettava cinque gemelli, rivelatisi poi in realtà sette, per paura di non poter mantenere una famiglia così numerosa; avvicinatasi la data del parto decide di andare nel New Mexico, perché lì danno delle sovvenzioni per ogni bimbo nato. 

La vita lì sta stretta a Dross in quel posto così squallido, inoltre da sempre Dross ha la sensazione che il padre preferisca gli altri cinque gemelli a lui e Vanny, gemella che come lui è nata dopo un’ora dagli altri cinque e che stranamente assomiglia a lui che è totalmente diverso dagli altri fratelli. 

Vanny è la sorella per così dire ribelle e si trova in sintonia solo con Dross, il quale è molto studioso tanto da vincere una borsa di studio per Harvard, dove si laureerà a pieni voti e cercherà di emanciparsi da una famiglia troppo affollata.  A New York infatti troverà lavoro come Trader a Wall Street con molto successo! 

Durante un ritrovo in famiglia che avviene nelle feste importanti tutti i gemelli abitualmente si rivedono per consumare insieme dei pranzi pantagruelici, la sorella Vanny durante uno di questi ritrovi dice al padre che è lesbica e che vuole andare a vivere con la sua compagna, il padre la caccerà di casa, nel frattempo pure per Dross le cose non si metteranno bene con la crisi del 2008 a Wall Street si troverà licenziato per fare da capro espiatorio dei guai che invece ha combinato il suo capo. 

Ora ci sarà un cambio di rotta per Dross, anche perché il padre annuncia a tutti di essere ammalato molto gravemente. Da ciò avverrà un lavoro di Dross su se stesso, assieme a lui noi lettori faremo un giro nella psiche del ragazzo che comincerà ad accorgersi che una leggerezza, un equivoco, se viene trascinato nel tempo solo per non aver pensato prima mettendoci anche il cuore ma giudicando sommariamente e solo dalle apparenze, avrà ripercussioni gravi sui rapporti affettivi. 

Il tutto è raccontato con la massima naturalezza senza mai appesantire le situazioni anche critiche. 

I due gemelli Dross e Vanny faranno un lungo viaggio assieme, non sarà un caso ma una cosa prestabilita che per non spoilerare non dirò. 

Durante il viaggio i due gemelli avranno modo di aprire il loro cuore e sempre in maniera ironica tirar fuori il non detto di tutti gli anni passati. Faranno pure una descrizione dei luoghi con dovizia di particolari e dei cibi che mangeranno in quei posti suggestivi… che dire del finale? 

Che è a sorpresa è dire poco, un finale incredibile!! Ma metterà assieme dei tasselli che a noi lettori mancavano! La lettura è scorrevole quanto avvincente. 

Perché leggere questo libro? Per capire di non fermarsi alle apparenze, di metterci il cuore e tutta la sensibilità e l’empatia di cui siamo capaci prima di giudicare! Le cose e le persone non sono quasi mai come appaiono al primo sguardo! 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de Phobia di Wulf Dorn

Buongiorno cari amici lettori, per la tappa di febbraio del GᖇᑌᑭᑭO ᗪI ᒪETTᑌᖇᗩ #BookloversBookClub abbiamo letto:

Phobia di Wulf Dorn

EditoreTEA 
Data di pubblicazione16 gennaio 2020
Lunghezza del libro324 pagine 

☕️☕️☕️ VI PIACE DORN?? QUALI DEI SUOI LIBRI AVETE LETTO??!! ☕️☕️☕️

“E io vi mostrerò qualcosa di diverso dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra vostra che la sera incontro a voi si leva; in una manciata di polvere vi mostrerò la paura.”

La paura può assumere anche dimensioni patologiche. Se le lasciamo troppo spazio nelle nostre vite, prenderà il sopravvento. Ci renderà insicuri e inibiti, limitando il nostro agire razionale. E quando inizierà a impadronirsi delle nostre vite, le conseguenze saranno fatali, per noi stessi e per la società in cui viviamo. La paura, infatti, è un terreno molto fertile per la diffidenza, l’odio e la discriminazione, e dà il potere a tutti coloro che la strumentalizzano per raggiungere i propri scopi. Perciò sta a noi  interrogarci sulle nostre paure e affrontarle. La paura, infatti ha una casa, come dice George Otis in questo romanzo. Si insidia nelle nostre teste, ed è soltanto lì che possiamo incontrarla.

Una sola parola: terrificante!!!

Questo thriller parte dalle prime pagine con una scarica di adrenalina pura, instilla nel lettore una paura primordiale, quella di una madre che si trova in pericolo, in casa sua, e cerca disperatamente di difendere se stessa e il suo bambino. 

Ma partiamo dalla trama: 

Londra, una fredda notte di dicembre nell’elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l’uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l’uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all’unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d’infanzia Mark Behrendt, psichiatra che conosce gli abissi dell’animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l’uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

Mark uno psichiatra con un passato dolorosissimo ancora troppo recente alle sue spalle, la perdita della compagna travolta da un automobilista sconosciuto. 

Si ritroverà anche lui a Londra, per assistere al funerale di un amico psichiatra professore all’università, oppure più probabilmente per sfuggire dalla paura, la paura del suo passato. 

I libri di Dorn sono veramente inquietanti, non solo per la trama che è a dir poco terrorizzante, ma anche e soprattutto, perché Dorn sceglie i suoi personaggi con una caratteristica mentale, solitamente nei suoi romanzi i protagonisti hanno quasi tutti disturbi mentali, traumi, paure e psicosi. 4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️