INTERVISTA a Massimiliano Irenze di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Massimiliano Irenze di Tantilibriecaffe
Questa settimana intervista all’autore emergente Massimiliano Irenze con il suo romanzo “I giochi del fato e gli scherzi della mente”
✔️Com’è nata l’idea del romanzo: I giochi del fato e gli scherzi della mente?
Quando ero adolescente, intorno al 2001, avevo scritto i due racconti che in questo romanzo vengono letti dai due protagonisti. Nel 2017, dopo aver pubblicato Atman, volevo farne qualcosa, ma i due racconti non raggiungevano un numero di pagine adeguato. Una soluzione poteva essere quella di aggiungere un terzo racconto, ma non ero ispirato in tal senso. Inoltre non mi piaceva l’idea della semplice, asettica raccolta di racconti. Allora mi è venuta in mente la cornice narrativa, con una storia di contorno in cui i protagonisti avrebbero poi letto stralci dei racconti. E qual è la più famosa cornice narrativa? Le mille e una notte. Perciò ho pensato a una versione moderna, vicina al thriller psicologico, in cui una donna imprigionata, così come sherazade, prende tempo leggendo dei racconti al proprio carceriere.
✔️ Come mai questo titolo?
Siccome sono psicologo e psicoterapeuta, la parte de “gli scherzi della mente” riguarda le dinamiche psicologiche che stanno dietro a un evento, che nel libro vengono descritte minuziosamente. Dato però che credo anche nella spiritualità (pratico infatti buddismo), la parte de “i giochi del fato” indica quegli incastri del destino che sembrano condurre la vita delle persone verso specifiche direzioni. Per cui il titolo “i giochi del fato e gli scherzi della mente” cerca di descrivere come le due cose, le nostre decisioni e la forza del destino, interagiscano tra loro.
✔️ Perché i personaggi vengono descritti accuratamente dal lato psicologico, mentre per ciò che riguarda il loro aspetto, sono descritti poco o nulla, così come le ambientazioni?
È una cosa voluta, che fa parte del mio stile di scrittura ed è presente anche negli altri miei romanzi. Il motivo è legato alla logica dei test proiettivi che alcuni psicologi usano. Il più famoso, per capirci, è il Rorschach, quello delle macchie. In esso, ci sono delle figure dai contorni indefiniti. Questo porta il paziente a proiettare lui delle figure, un po’ come quando si guardano le nuvole e gli si affibbiano somiglianze con oggetti animali etc. In questo modo, il paziente proietta sulle macchie del test il proprio mondo interno, vedendo nelle figure qualcosa legato ai propri bisogni e paure profonde. Nelle mie storie, non descrivendo l’aspetto dei personaggi, né le ambientazioni, l’intento è simile. Non avendo bene in mente come sono fatti, il lettore ci proietterà quelli del suo mondo interno.
✔️ Non pensi che la presenza di molti personaggi, unita all’uso della cornice narrativa possa mandare in confusione talvolta i lettori?
In effetti, tra la cornice e i due racconti, i nomi da tenere a mente diventano tanti. Però ho notato due tipi di feedback.  Le persone che lo hanno divorato in qualche giorno non hanno avuto questo problema, mentre quelli che hanno diluito la lettura in tempi più lunghi si sono comprensibilmente confusi con i nomi, perché passando qualche giorno, non ci si ricorda più bene chi è Tore, chi è Luca, etc. Perciò il mio consiglio per ovviare al problema è: divoratelo!
✔️ Quali sono i tuoi autori preferiti? Hai preso spunto da qualcuno di loro nella tua scrittura?
Ce ne sono tanti, tratti dai generi più disparati: Proust, King, Koontz, Murakami, Ikeda. Nello scrivere è inevitabile che veniamo condizionati in parte dallo stile degli autori che abbiamo apprezzato. Però, le idee che ho sviluppato me le portavo dietro da anni. Credo che l’estro, l’inventiva, idee e stile originali o ce l’hai o non ce l’hai, non si possono insegnare. Sono scettico, per esempio, riguardo ai corsi di scrittura creativa. Al massimo, si può ripassare un po’ di italiano che non fa mai male. A differenza di molti che sono prevenuti verso il self publishing, ho provato a leggere delle cose da quell’ambito e non sono tutte da scartare, ma alcune…piene di refusi e di errori. Significa che l’autore nemmeno si è riletto. E se non ha voglia di leggersi nemmeno lui…figuriamoci gli altri. È segno di poca professionalità e si compromette in tal modo la reputazione di tutti i self.
Un ultima cosa prima di salutarci…sono lieto di informarvi che a breve uscirà il mio nuovo libro “Un uomo comune” edito dalla casa editrice Del Bucchia.
A presto e grazie.

Recensione de "Niente di vero tranne gli occhi" di Giorgio Faletti

“Niente di vero tranne gli occhi” di Giorgio Faletti

Editore: Baldini Castoldi; Prima Edizione edizione (2004)
Lingua: Italiano
431 pagine
Recensione
Un libro ben scritto, l’attenzione del lettore è sempre tenuta viva. L’azione si mescola alla suspense o a momenti di riflessione dei personaggi, tutti piuttosto ben delineati. Un bel thriller insomma, che soprattutto ha un finale di quelli da non credere ai proprio occhi. Anche se Faletti ce lo dice… è proprio a loro che dobbiamo affidarci!
Ma parliamo di alcune curiosità sul nostro compianto autore che nella vita ha fatto ben altro oltre allo scrittore…
Biografia e curiosità
Giorgio Faletti nasce ad Asti il 25 novembre 1950. Poco più che ventenne, abbandona gli studi in Giurisprudenza e decide di tentare la strada dello spettacolo. Grazie al suo carattere istrionico, lavora prima nella pubblicità e poi riesce ad entrare nel mondo del cabaret. I primi riconoscimenti ed i primi applausi li riceve al Derby di Milano, il locale cult nel quale si sono esibiti nel corso degli anni numerosi comici italiani, da Teo Teocoli a Massimo Boldi, da Diego Abantatuono a Paolo Rossi, da Claudio Bisio a Paolo Villaggio, da Enzo Iacchetti a Giobbe Covatta. La svolta arriva grazie alla partecipazione alla commedia La tappezzeria scritta da Enzo Jannacci. Faletti viene, infatti, notato da alcuni autori televisivi. Nel 1982 debutta in Rai nella trasmissione Pronto Raffaella con Raffaella Carrà. Subito dopo è la volta del programma di Antenna 3 Il guazzabuglio che lo vede interagire con Teo Teocoli Il regista Beppe Recchia lo chiama poi a Drive In (1985), l’innovativo programma di Antonio Ricci. È un grande ed indimenticabile successo. I personaggi che porta in scena Giorgio Faletti hanno una presa straordinaria sul pubblico: si va dal Testimone di Bagnacavallo a Carlino, dal Cabarettista Mascherato a Suor Daliso, da Topoligno al famosissimo Vito Catozzo.
All’inizio del nuovo secolo, ha inizio la terza fase della carriera di un’artista veramente camaleontico. Faletti diventa uno scrittore acclamato.
Nel 2002 pubblica il thriller Io Uccido, un genere prettamente americano, e vende più di 1 milione e 300mila copie. Alla fine di quell’anno ha un ictus che non lascia pesanti conseguenze. Nel 2004 si conferma come uno degli autori contemporanei più brillanti presenti in Italia dando alle stampe Niente di vero, tranne gli occhi. Nel 2005 Giorgio Faletti viene insignito del Premio De
Sica per la Letteratura e riceve il riconoscimento dalle mani del Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2006 arriva un nuovo straordinario successo a conferma dell’eclettismo dell’artista. Nel film Notte prima degli esami impersona magistralmente il crudele professore di Lettere Antonio
Martinelli, a fianco di Nicolas Vaporidis
 Lo stesso anno viene pubblicato il libro Fuori da un evidente destino che vede come protagonisti i nativi americani Navajos. La sua produzione letteraria va avanti di successo in successo con Pochi inutili nascondigli (2008), Io sono Dio (2009), Appunti di un venditore di donne (2010) e Tre atti e due tempi (2011). Giorgio Faletti muore il 4 luglio 2014 per un tumore ai polmoni e viene sepolto nella sua Asti.
A voi piace Faletti? Avete letto qualcosa di suo?

RECENSIONE de “Al posto tuo. Due ragazze. Un’identità” di Michelle Painchaud


RECENSIONE de “Al posto tuo. Due ragazze. Un’identità” di Michelle Painchaud

Editore
Mondadori
Data di pubblicazione
20 set 2016
Lunghezza del libro
268 pagine 
Recensione
Erica e Violet vivono nello stesso corpo. Mentre Violet urla per uscire e riappropriarsi di se stessa, Erica se la ride e si gode la sua vita ritrovata.
Mentre Violet vorrebbe rompere ogni cosa, Erica piange e commuove i suoi spettatori.
“Fai in modo che credano alla tua finzione. Raddrizzo le spalle e butto indietro i capelli. Sicurezza. La mia falcata è lunga e i passi sono regolari. Lancio sorrisi a quelli che mi fissano troppo, e loro distolgono bruscamente lo sguardo. Sicurezza. Fai in modo che credano a tutto. Fai in modo che credano a te.”
Michelle Painchaud riesce a fare qualcosa di straordinario con questo romanzo, ovvero farci sentire sulla nostra pelle il costante conflitto interiore tra Violet e la sua personalità di facciata, Erica.
Più le persone accanto a lei nella sua nuova vita sono gentili e premurose, più lei vorrebbe strapparsi di dosso Erica e farle smettere di farla sentire così…. in colpa.
Violet, per la prima volta in vita sua (e parliamo di anni da truffatrice, avendo iniziato ad essere complice di Sal quando era solo una bimba), sente quello che sta facendo come qualcosa di profondamente sbagliato.
Per la prima volta, infatti, la ragazza ha delle amiche, un ragazzo che sì, potrebbe piacerle davvero, e una madre affettuosa e premurosa.
Poco importa che tutte queste attenzioni siano per Erica: Violet le assorbe come una spugna, per poi sentirsi malissimo.
“Buon Dio perdonami per i miei peccati. Fingo di essere una ragazza scomparsa 13 anni fa. Una ragazza ricca. Una ragazza morta.”
Violet emerge proporzionalmente al tempo che impersona Erica… ed è una battaglia dolorosissima:
“Questa non è la verità. Nessuna verità potrebbe competere con il dolore pungente delle spine che sento dentro. Scavano, si ritraggono, si conficcano sempre più a fondo ogni giorno che passo tra le braccia di questa donna. È solo una truffa. Ne ho fatte a centinaia. Allora perché questa fa così male?”
Un finale sorprendente, ma in cui il lettore spera fin dall’inizio. 
Molto consigliato. 
4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️
L’autrice 
Michelle Painchaud ha ventiquattro anni, è nata a Seattle ma è cresciuta alle Hawaii. Ama gli anime, i gatti e le storie travolgenti di adolescenti. Vive in California, a San Diego. Questo è il suo primo romanzo.

RECENSIONE de “Testimone silenziosa” di Holly Seddon letto con gruppo di lettura #gdldivoratricidilibri

RECENSIONE de “Testimone silenziosa” di Holly Seddon letto con gruppo di lettura #gdldivoratricidilibri
Editore
Newton Compton
Data di pubblicazione
6 set 2018
Lunghezza del libro
380 pagine


Recensione

“Alex non era mai stata una reporter di grido, né aveva mai voluto diventarlo. Ma qualcosa in quella vittima immobile le arrovellava le viscere, qualcosa che aveva sotto il naso ma le sfuggiva. Alex voleva inchiodare il colpevole.”
Amy è stata ritrovata a 15 anni in fin di vita nell’estate del 1995, ed ora, a 15 anni di distanza, si ritrova in un reparto speciale di un ospedale nei sobborghi di Londra, in uno stato vegetativo persistente. Non si è mai scoperto chi abbia avuto un rapporto sessuale con lei subito prima di averla picchiata a morte.
Questo thriller gioca moltissimo sui flashback temporali, i capitoli sono brevi, e un momento siamo nel 1995, subito dopo ci ritroviamo nel presente, il 2010.
Viene raccontata la storia si Amy, gli amici che frequentava all’epoca della tragedia, ma c’è un segreto che la stessa Amy ha celato a tutti e ci fa intuire che si frequentava di nascosto con un uomo più grande dal quale era molto affascinata.
Ora Amy è su un letto, in coma, ma sembra che dentro di lei, in un remoto angolo della sua mente, ci siano pensieri e ricordi…
“E’ difficile descrivere cosa provo in questo momento. Credo sia un po’ come rimanere intrappolati in fondo a un pozzo. Vedi uno spiraglio di luce in alto, ma è troppo lontano perché qualcuno ti senta. Mi sento al calduccio; protetta ma segregata”
Una cosa accomuna le due protagoniste, Alex e Amy, la voglia di riscatto e giustizia. Alex vede nella risoluzione del caso la possibilità di dare a Amy la giustizia che merita, e per lei stessa, la possibilità di cancellare dal suo passato i gravi trascorsi di alcolismo e l’abbandono benservito dal suo ex marito.
Fino alle ultime pagine, sono sincera, non avevo idea di chi fosse il colpevole, e se alla fine a distanza di 15 anni, potesse essere fatta giustizia.
Un thriller molto ben strutturato, che ci lascia sospesi fino all’ultima battuta.
4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de Una stanza piena di sogni di Ruta Sepetys – letto con iniziativa Libri Itineranti

RECENSIONE de Una stanza piena di sogni di Ruta Sepetys – letto con iniziativa Libri Itineranti organizzata da Emily Portolibresco e Alessandra Lentini
Editore
Garzanti
Data di pubblicazione
12 giu 2014
Lunghezza del libro
310 pagine 
Recensione
“Mia madre è una prostituta. non una di quelle volgari, che battono il marciapiede. in realtà lei è piuttosto carina, abbastanza raffinata e ha dei bei vestiti. ma va a letto con gli uomini in cambio di soldi o regali e, stando a quel che dice il vocabolario, ciò fa di lei una prostituta.”
Josie Moraine, diciassettenne che vive in un quartiere degradato di New Orleans, negli anni ’50, anni di degradazione, corruzione e criminalità.
L’ambientazione fornita fin nei minimi particolari dall’autrice ci regala l’affresco di una città piena di contraddizioni, divisa drasticamente in quartieri ricchi, operai e nel quartiere dove vive la protagonista chiamato Quartiere Francese.
Josie lavora in una libreria e fa le pulizie nel bordello dove la madre fa la prostituta. Da lei non ha mai ricevuto un gesto d’affetto ma soltanto cattiverie e inganni, perché la donna che l’ha messa al mondo non prova nessun istinto materno per la figlia. Josie vive da sola in un stanza sopra la libreria, quello è il suo rifugio segreto, il mondo pieno di storie e di libri che allenta la solitudine e il dolore delle sue giornate. Ed è così che tra le pagine dei libri cerca di dimenticare la sofferenza di non sapere chi sia il padre e di sentirsi costantemente abbandonata. Sogna una vita diversa, di poter andare all’università e dimostrare a se stessa di non essere come la madre.
Lo stile narrativo lo rende un romanzo di formazione che ricorda quelli di Dickens, autore che viene spesso citato. Molti sono i temi trattati, dall’omosessualità al razzismo, dalla criminalità alla degradazione, tutti abilmente resi tanto da indurre riflessioni lunghe e profonde. Una stanza piena di sogni è un romanzo che omaggia i libri, quelli veri, quelli che insegnano a vivere e a costruirsi una vita migliore. La stanza di Josie non è solo un rifugio, non è un mondo in cui rinchiudersi per sempre, ma è un punto d’appoggio da cui trarre forza e voglia di vivere. Non è un punto di arrivo o di stasi, ma è una stazione di partenza per costruire anche ciò che ancora non esiste. Tutto è raccontato in modo delicato anche se parla di una realtà che sporca, in cui ci si ferisce e in cui bisogna necessariamente guarire per andare avanti. Per questo non è una fiaba, ma può essere un piccolo grande sogno, perché i sogni si realizzano, basta che ci sia una stanza in cui tenerli al sicuro, proteggendoli senza dimenticarli. Mai.
3,75/5 ⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de “I viaggi segreti di Carlo Rossmann” di Elena Corti in COLLABORAZIONE con autrice

RECENSIONE  de  I viaggi segreti di Carlo Rossmann” di Elena Corti in collaborazione con autrice 

Copertina flessibile: 288 pagine
Editore: IoScrittore (27 maggio 2019)

Recensione
Siamo di fronte ad un romanzo veramente particolare, lo potrei definire una narrativa contemporanea, surreale, tragicomica e, a tratti, grottesca.
La storia ruota intorno a Carlo Rossmann, il protagonista, che si trova di punto in bianco licenziato dal posto di lavoro come archivista di un’amministrazione Provinciale. Questo a causa, almeno da quanto dice il Dirigente dei Servizi Generali, dell’informatizzazione del lavoro, del progresso della società.
Carlo, che ha sempre lavorato rintanato in quell’archivio da 6 anni, ora si trova a dover affrontare il mondo esterno, a cercare un nuovo lavoro, ma lui è un tipo veramente schivo e solitario, che vive in compagnia del suo gatto Rufus, e in quell’ambiente isolato che è stato fino a ieri il suo lavoro e il suo rifugio, si sentiva protetto e al riparo dal mondo esterno.
Così comincia la trafila alla ricerca di un nuovo impiego, la distribuzione a destra e a manca di curricula, e di colloqui paradossali con i personaggi più disparati.
Carlo passerà di lavoro in lavoro, da promoter in un supermercato, con annessi intrattenimenti di animazione camuffato da uno dei sette nani; da impiegato notturno come “distruggi documenti” in una grossa e alquanto sospetta azienda farmaceutica; da cameriere tuttofare presso “Il Chiosco Del Pollo Felice”. Poi lavorerà come operaio in una catena di montaggio con tanto di capo reparto che sembra uscito dal film Full Metal Jacket e infine come becchino in un cimitero.
Ma il nostro Carlo è un sognatore, una di quelle persone che vivono in una realtà fatta di emozioni, ama viaggiare, ma solo nella sua mente, e adora la lettura.
Quindi poco riesce ad adattarsi a questa nuova vita e nuova realtà, a questa società nella quale lui vede le persone deformate, chi irsuto, chi gonfio come un pallone, chi con piaghe e pustole sul viso, sembrano allucinazioni… e se invece non lo fossero?
Carlo non capisce se davvero gli manchi qualche rotella, ma le “allucinazioni” non ne vogliono sapere di sparire, quindi ha deciso di non farci più caso.

Tu non sei pazzo, solo vedi le persone come sono davvero. Vedi quello che hanno dentro… quando vedi le persone piene di pustole o roba simile, secondo me vuol dire che quelle persone, nel loro animo, sono grette e meschine… Vuol dire che sei una persona speciale Carlo. Vuol dire che vedi cose che a tutti gli altri sono precluse. E’ un dono.”

La scrittura della Corti è veramente molto curata, ma nello stesso tempo talmente fluida da far scorrere l’intero romanzo in un solo giorno. I personaggi, per primo Carlo, ma anche Freddy e Marvin, sono descritti nell’animo e nei pensieri, si ha la sensazione di stare lì con loro e sentire sulla pelle le loro sensazioni.
A primo impatto può sembrare un romanzo ironico, pieno di dialoghi al limite del demenziale, ma solo dopo averlo terminato e assimilato ci rendiamo conto che è carico di pensieri e sentimenti profondi. Un romanzo che porta dentro di sé tanti aspetti della nostra vita quotidiana, ma visti con velata ironia e senza filtri.
4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de “Una salita per amore. Donne al fronte” di Stefania P. Nosnan in COLLABORAZIONE con autrice

RECENSIONE de “Una salita per amore. Donne al fronte” di Stefania P. Nosnan in COLLABORAZIONE con autrice ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
Copertina flessibile: 142 pagine
Editore: Edizioni Ensemble (1 giugno 2019)
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Recensione
Dopo aver letto alcuni mesi fa “La bicicletta nera” ero impaziente di avventurarmi in questo ultimo romanzo storico della Nosnan, devo dire che non solo mi ha stupita perché non ha deluso le mie aspettative, ma mi ha fatto anche provare forti emozioni e commozione.
In questo breve romanzo, narrato in terza persona, spicca il personaggio di Elena, una giovanissima portatrice carnica.
Siamo nel 1916, immersi nella prima guerra mondiale, e già da un anno il fronte italiano è schierato a Pal Piccolo nei confini friulani e tenta di respingere l’avanzata dell’esercito austro-ungarico per impedirgli di appropriarsi di altri territori.
Il gruppo di portatrici era nato, l’estate dell’anno prima, con la volontà di aiutare il proprio esercito, ogni comunità aveva le sue portatrici, donne giovanissime, caparbie e coraggiose, che avevano scelto volontariamente ogni giorno, di camminare per 20 o più chilometri, appesantite da gerle anche di 30-40 chili, cariche di approvvigionamenti, armi, e soprattutto speranza da portare ai giovani soldati che combattevano in trincea.
Un giorno arrivata al campo base, la giovanissima Elena conosce il tenente Alberto, prova una sensazione strana, amorevole, quel soldato così gentile in mezzo a tanta morte e crudeltà la colpisce.
Ma Elena è restia ai sentimenti, non vuole affezionarsi ed amare una persona che potrebbe perdere la vita sotto il fuoco nemico da un momento all’altro.La narrazione della Nosnan è sempre molto accurata, ci sono molti particolari storici, ma è talmente emozionante che ci fa sperare che al più presto questa feroce guerra finisca e i due giovani si possano finalmente amare e non vedere solamente per pochi minuti al giorno in trincea.
Quel giorno la gerla pesava sulle spalle in modo assurdo. Il peso dei pezzi della mitragliatrice la stava incurvando e rallentando nella camminata. Erano due anni che faceva quella vita e il dolore, che a quel tempo aveva provato, si era congelato. Sembrava che dentro di sé avesse sempre l’inverno…”
Un punto forte del romanzo è sicuramente la prefazione della sciatrice Manuela Di Centa, nipote come l’autrice di una portatrice carnica, che arricchisce il romanzo con una prefazione veramente commovente.
Un libro intenso, un tributo unico a queste incredibili donne che non hanno mai smesso di aiutare, credere, amare.
Non decisero di essere “portatrici” per senso del dovere, ma per amore, per un fortissimo senso di responsabilità verso il paese e appartenenza al territorio.”

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de Sotto i tuoi occhi di Heidi Perks in collaborazione con casa editrice SEM Libri

RECENSIONE de Sotto i tuoi occhi di Heidi Perks in collaborazione con casa editrice SEM libri
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Editore
SEM
Data di pubblicazione
21 feb 2019
Lunghezza del libro
315
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Sinossi 
Dorset, Inghilterra. Harriet è una donna sposata e piuttosto sola, in cerca di lavoro. Ha un’unica amica, Charlotte, madre di tre bambini. Le due donne sono molto diverse tra loro. La prima ha una vita modesta, fatta di routine e ingabbiata in un rapporto quasi morboso con il marito. Charlotte, invece, è indipendente, gode di una migliore situazione economica, e ha avuto il coraggio di mollare il compagno. Harriet l’ammira molto, ma allo stesso tempo soffre di un complesso di inferiorità nei suoi confronti. Al centro della sua esistenza c’è soltanto sua figlia, Alice, una bambina di quattro anni, con cui ha un legame fortissimo e che non ha mai affidato a nessuno, neanche per un minuto. Decide di farlo per la prima volta in occasione di una festa all’aperto organizzata dalla scuola, perché vuole seguire un corso per trovare un impiego. Così lascia la bambina all’amica, che la accompagna al parco insieme ai suoi tre figli. Lì Charlotte si distrae per pochi secondi guardando il telefono e in quel momento Alice scompare. Come farà a dire a Harriet che la sua unica figlia è sparita sotto i suoi occhi? Harriet, devastata, smette di parlarle, ma due settimane dopo, inaspettatamente, la richiama. La realtà è più complessa di quanto appare e le due donne finiscono entrambe interrogate dalla polizia. Qualcuno sta nascondendo la verità su ciò che è accaduto alla piccola Alice. Tutti hanno dei segreti.
Recensione 
Un thriller psicologico, angosciante, ricco di colpi di scena, che non vi sembrerà di respirare sott’acqua per tutto il tempo. 
Il libro è ambientato in una cittadina dell’Inghilterra dove non si può sfuggire al giudizio delle amiche, mariti, giornalisti, ecc. 
Del romanzo mi è piaciuto molto lo stile narrativo, l’autrice ha utilizzato diversi punti di vista nella storia alternando i capitoli narrati dalle due protagoniste, Harriet e Charlotte, ai capitoli che ha intitolato “presente” e “passato”.
Quindi ci sono continui spostamenti di pov e temporali. 
In noi lettori si instilleranno dei dubbi, ci si chiede se le persone che abbiamo accanto, tutti i giorni della nostra vita, possano essere così diverse e così distruttive a tal punto da non riconoscerle, e farci dubitare perfino della nostra sanità mentale.
“Fissai Brian negli occhi. Erano freddi. Scuri. Un tempo me ne ero innamorata, pensando che fossero pieni di grinta, ma anche dolci. Nel corso degli anni, però, li avevo visti troppe volte controllarmi come se fossi una sua proprietà.”
Ma cosa è disposto a fare un genitore per salvare il proprio figlio? Come si vive sentendosi costantemente manipolati? Dove finisce l’amicizia ed inizia la complicità in un reato? 
4,5 su 5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de “Absence 2 – L’altro volto del cielo” di Chiara Panzuti

RECENSIONE de “Absence 2 – L’altro volto del cielo” di Chiara Panzuti in COLLABORAZIONE con autrice 


Copertina flessibile: 312 pagine
Editore: Fazi 
Data di pubblicazione: 10 maggio 2018


Recensione

E siamo al secondo volume della trilogia, Chiara Panzuti non ci delude, ma anzi, se possibile, alza ancora di più il tiro.
Azione, rabbia, determinazione, queste le parole chiave del romanzo.
Come nel precedente, all’inizio della narrazione avremo la possibilità, grazie ai diversi pov, di conoscere gli aspetti più nascosti della personalità dei protagonisti, e in questo secondo volume, verrà dato spazio anche ai componenti della squadra Alfa di raccontarsi.

“Ci si abitua alle cose più strane nella vita. Eravamo fantasmi senza identità, intenti a battere le strade di Kuala Lumpur. Aspettavamo lo scadere del tempo, devoti ad una legge soltanto: quella delle coordinate.” 

In questo libro troviamo una Faith decisamente diversa, evoluta, rabbiosa e determinata. 

“Ero al di là della linea di demarcazione, oltre il limite che divideva la vecchia Faith da quella nuova, ero furia opaca e svelta, unghie e morsi, ero tutto quello che Lui non poteva togliermi. Quando mi succedeva, quando veniva fuori quel lato di me, io non avevo più paura. Ma non era coraggio, era…. orribile”

Cosa farà Faith? Sceglierà di combattere con le unghie e con i denti a fianco della sua squadra, la sua nuova famiglia; o deciderà di evolversi lasciandosi mutare definitivamente agli effetti del siero? 

“Quello che era rimasto della disperazione si era trasformato in dolore, quello che era rimasto del dolore si era trasformato in rabbia, e la rabbia, alla fine, ero riuscita a inglobarla”

Aspetto la conclusione nel terzo volume della trilogia…e intanto trattengo il respiro!
5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️ 


RECENSIONE de “Grado nell’ombra” di Andrea Nagele in COLLABORAZIONE con autrice

RECENSIONE de “Grado nell’ombra” di Andrea Nagele in COLLABORAZIONE con autrice⠀⠀⠀⠀⠀⠀
Copertina flessibile: 220 pagine
Editore: Emons edizioni (9 maggio 2019)
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Recensione
Il secondo volume della trilogia di A. Nagele. Ritroviamo tanti personaggi presenti nel primo romanzo: Grado sotto la pioggia. Per prima la nostra commissaria Maddalena Degrassi che questa volta è alle prese con dei casi di abuso sessuale e omicidio.
Anche in questo psico-thriller l’ambientazione è tra Grado, Trieste, Monfalcone e città limitrofe. Particolare cura, come nel primo volume, è data all’aspetto psicologico dei protagonisti.
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“Niente poteva cancellare quanto era successo, niente sarebbe riuscito a riportarla alla realtà precedente. Le sembrava che il gelo interiore si propagasse anche all’esterno, ghiacciando progressivamente ciò che aveva intorno.”
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Il ritmo narrativo è più sostenuto e incalzante rispetto al primo volume della trilogia, ma resta pur sempre lontano dai classici thriller e non ci sono particolari colpi di scena.
Possiamo dire che questo libro sia auto-conclusivo, ma sicuramente il finale instilla dei dubbi sia nei protagonisti che nei lettori, quindi sicuramente ci sarà il seguito nell’ultimo volume: Grado nella nebbia.
Un thriller adatto a chi si vuole affacciare con cautela a questo genere e non ama troppa tensione emotiva.