
✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Cristian?
Cristian è una persona normale, almeno in apparenza. Vivo una vita comune, lavoro nella scuola, ho una famiglia, una quotidianità come tante. Quello che non è così comune è il modo in cui guardo le cose: tendo a osservare, a farmi domande, a non accontentarmi delle risposte facili. Non amo le etichette e non mi piace semplificare ciò che è complesso. A vedermi sono una persona qualunque. A leggermi, forse, emerge il Vuoto.
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
Ho iniziato a scrivere quando ho capito che, in fondo, sei solo e in mutande davanti al mondo: tutto è più grande di te e ciò che ti resta sono i sogni e le emozioni che questi sanno darti. Scrivo non per raccontare i miei sogni — quelli sono miei e non li vendo — ma per trasmettere emozioni. A volte belle e luminose, altre volte macabre e spaventose. Esattamente come nella vita reale.
✔️ Parliamo del tuo romanzo “Donum – Le Cronache del Vuoto”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?
DONUM – Le Cronache del Vuoto è un romanzo di fantascienza, ma soprattutto è una storia sull’essere umano quando tutte le certezze vengono meno. È ambientato nello spazio profondo, in un futuro in cui l’umanità è costretta a confrontarsi con l’ignoto, con altre civiltà e, soprattutto, con sé stessa. L’idea nasce da una domanda semplice e scomoda: cosa resta dell’uomo quando perde il controllo, quando la tecnologia non basta più e le vecchie regole non funzionano? Il Vuoto non è solo uno scenario cosmico, ma uno stato interiore, un luogo in cui i personaggi — e chi legge — sono costretti a guardarsi senza filtri.
✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?
In DONUM non ci sono valori “da manifesto”, ma scelte. Responsabilità, sacrificio, lealtà, il peso delle decisioni quando non esiste una soluzione giusta. I personaggi non sono eroi, sono persone chiamate a decidere in condizioni estreme. È un romanzo pensato per lettori adulti o giovani adulti che non cercano solo evasione, ma storie che mettano in discussione, che chiedano attenzione e coinvolgimento emotivo. Non è un libro per chi vuole risposte facili, ma per chi non ha paura di farsi domande.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?
La copertina è nata da un’idea molto chiara che avevo in testa: doveva comunicare il Vuoto, non spiegare la storia. Ho lavorato sull’immagine come su una soglia, qualcosa che non racconta tutto ma invita a entrare. Per la revisione mi sono affidato a un lavoro attento e paziente, fatto di riletture, confronti e limature continue. È stato un processo lungo ma necessario, perché un libro non si scrive mai davvero da soli: serve uno sguardo esterno che sappia rispettare la voce dell’autore senza addomesticarla.
✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?
L’ispirazione arriva dall’osservazione: delle persone, delle dinamiche umane, delle crepe che si aprono quando qualcosa va storto. Mi interessa ciò che succede quando le maschere cadono e resta l’essenziale. Attingo molto dalla realtà, dalle emozioni vissute e da quelle osservate negli altri. La fantascienza, per me, non è una fuga, ma uno strumento per amplificare ciò che è già presente nella vita di tutti i giorni.
✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?
Profondo, scomodo, termiano.
✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?
Sì, leggo molto. La fantascienza è il mio territorio naturale, soprattutto quella che usa il futuro per interrogare il presente e l’essere umano. Tra gli autori che adoro ci sono Asimov, Lem, Heinlein e Dick, capaci di unire idee forti, visioni radicali e riflessioni profonde sulla società e sull’identità. Accanto a loro porto con me anche suggestioni più oscure, come Lovecraft e Poe, per il modo in cui lavorano sull’ignoto, sull’inquietudine e su ciò che sfugge al controllo umano. Cerco storie che non consolino, ma che lascino una traccia.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo?
La promozione è fondamentale. Un buon libro senza visibilità rischia semplicemente di non esistere. Ho cercato di muovermi su più fronti: social network, presentazioni dal vivo, dialogo diretto con i lettori, passaparola. Non amo la promozione urlata, preferisco creare occasioni di incontro e confronto, dove il libro diventa un pretesto per parlare di idee e di storie. È un lavoro lungo e spesso faticoso, ma fa parte del mestiere di chi decide di pubblicare.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Sì. Sto lavorando al tomo secondo di DONUM – Le Cronache del Vuoto. Non tanto per continuare una trama, quanto per approfondirne la sostanza: i temi, le domande, le conseguenze di ciò che è stato messo in moto nel primo volume. Il Vuoto non è qualcosa che si attraversa una sola volta, e alcune risposte richiedono tempo, e spazio, per emergere. È un lavoro in corso, lento e consapevole, come deve essere quando non si vuole ripetersi.
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Non sono io che devo dirvi perché leggere DONUM. Siete voi che dovete chiedervi: siete in grado di leggere DONUM?
Intervista in collaborazione con autore ✍️








