INTERVISTA a Maria Elena Presta a cura di Libri in cornice 🖼️ 

✔️ Buongiorno e benvenuta, parlaci un po’ di te, chi è Maria Elena?

Buongiorno a te, e grazie. Chi è Maria Elena? Questa è una domanda difficile, perché sono tutto e niente! Sono presenza e assenza, dipende tutto dalla giornata, sono una voce che racconta, ma a volte sono una pagina bianca.

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato fin da piccola, i primi passi li ho mossi scrivendo nei diari, per raccontare ciò che non potevo dire ad alta voce. Con il tempo, sono arrivati i primi racconti e a sedici anni, il primo romanzo. I miei libri sono nati semplicemente per fare compagnia, per chi ha bisogno di una pausa, nessuna pretesa, ma il solo desiderio di esserci e magari essere ricordata.

✔️ Parliamo del tuo romanzo “Accadde ad Anzio”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Accadde ad Anzio racconta la storia di Monica, la protagonista che accompagnerà il lettore in un viaggio tra presente e passato, svelando i segreti di un diario, ritrovato in una casa dove Monica risiede per qualche tempo, per indagare sull’apparizione di una presenza misteriosa. Ma durante il suo soggiorno, il cuore di Monica si divide tra due uomini che lei sembra amare allo stesso modo. L’ idea è nata con un viaggio fatto a Londra da ragazza. Ma ho deciso di adattarla qui dove mi sento più a casa, la mia Anzio, la mia Ponza.

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!

Nel mio romanzo ci sono diversi valori: tra cui l’ amicizia, la memoria e l’ amore. Non solo l’ amore tra uomo e donna, ma anche tra genitori e figli, nonni e nipoti. L’ amore è il valore centrale, perché ci sono amori che non finiscono e sopravvivono anche alla morte. Diciamo che è indirizzato un po’ a tutti, per chi ama le storie d’amore o per chi cerca una lettura che mescoli passione, mistero e un pizzico di paranormale.

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidata per la revisione del tuo libro?!

Per quanto riguarda la copertina è stata realizzata da un mio amico fotografo, Matteo Delli Colli. Mentre la revisione è stata fatta da Giuliana Bettella, la mia editor.

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?

L’ ispirazione arriva spesso dai miei sogni, da un ricordo, ma anche da una frase ascoltata per strada, può fare nascere una storia. Quindi attenti a cosa dite quando sono nei paraggi.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?

Scorrevole, avvincente e anche magnetico.

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Sono soprattutto una lettrice, amo quasi tutti i generi, il fantascienza non mi piace proprio. La mia autrice preferita è Sophie Kinsella.

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

Per me promuovere un romanzo è importante come scriverlo. Ho cercato di promuoverlo attraverso i social, attraverso presentazioni e partecipando a vari concorsi, dove  mi sono classificata al secondo posto.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!

Dal momento che Monica e Jack, sono stati molto apprezzati, ho deciso di scrivere il seguito, Sguardi sospesi. Uscito nel mese di luglio su Amazon.

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Perché dovreste leggere il mio romanzo? Perché ogni capitolo è un viaggio ricco di colpi di scena, sarà  un po’ come salire sulle montagne russe, con alti e bassi. C’è l’ amore in tutte le sue forme, un tocco di paranormale e un po’ di mistero che vi terrà incollati alla trama. Insomma, un mix di emozioni!

Intervista in collaborazione con autrice ✍️ 

Recensione di “I Girasoli di Rebecca” di Morena Terenzi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Youcanprint
📅 Pubblicato il: 8 agosto 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 66

#RecensioniLibri 

“Rebecca sembrava davvero fatta di sole. Camminava scalza, amava i caffè espressi, le risate con le amiche, le canzoni in spagnolo e Noemi la seguiva, con la sua voce dolce, un po’ timida. Lei vedeva luce ovunque… in una barca all’orizzonte, nel riflesso del mare al tramonto, in un vestito che creava con stoffe color pastello, nei sogni che prendevano vita sotto le sue mani. Il mondo era il suo atelier, e lei lo vestiva di speranza.”

Preparatevi a un’esperienza di lettura che va oltre le pagine, amici lettori. Ho appena finito “I Girasoli di Rebecca” e ho il cuore colmo di una dolce malinconia e una luce inattesa. Non è solo un libro, è una carezza.

Partiamo da un aspetto che noi bookstagrammer amiamo: l’edizione. Questo volume è un vero gioiello da sfoggiare! La carta patinata regala al tatto una sensazione di lusso e raffinatezza che rende la lettura un momento ancora più piacevole e ‘coccolo’. Ma la vera chicca sono le illustrazioni in bianco e nero: sono assolutamente spettacolari, elegantissime e incredibilmente evocative. Non sono semplici disegni, ma veri e propri “squarci” visivi che completano e amplificano la narrazione, trasformando il libro in un piccolo oggetto d’arte.

Morena Terenzi ha un talento pazzesco nel trasformare il dolore e la memoria in pura poesia. Il suo stile narrativo è evocativo, delicato e quasi fiabesco. Riesce a tessere le parole come un incantesimo, creando un’atmosfera sospesa, dove il ricordo di Rebecca, la “piccola scintilla”, si manifesta nelle piccole cose, nella luce, nel calore. È un racconto intimo e struggente, sì, ma non parla di buio; parla della forza indomita di cercare la luce, proprio come fanno i girasoli.

Perché leggerlo?

“I Girasoli di Rebecca” è un inno all’amore che resta, al legame che nessuna assenza può spezzare. È una storia che insegna a trasformare la perdita in memoria viva, una luce che illumina l’anima. Se cercate un libro che vi tocchi nel profondo, che vi regali una pace dolce e vi ricordi che l’amore vero non muore mai, mettetelo subito in TBR!

Perfetto per chi ama le storie toccanti ma piene di speranza, le edizioni curate nei minimi dettagli e lo stile che sa essere profondo senza essere pesante.

Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

E voi, avete mai avuto l’impressione che qualcuno che amate sia lì, accanto a voi, in una forma diversa, come un raggio di sole inaspettato? Fatemi sapere! 👇

Sono molto grata all’autrice per avermi fornito una copia digitale del suo romanzo. 

Recensione di “La reclusa” di B. A. Paris a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Nord
📅 Pubblicato il: 27 giugno 2023
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 368

#RecensioniLibri 

“L’ansia mi chiude lo stomaco. Se è così che deve andare, non voglio essere liberata. Sono più al sicuro qui, in questa stanza nera come la notte, che non nel mondo esterno con Ned”. 

“La reclusa” di B.A. Paris è un domestic thriller ad alta tensione che esplora la dinamica di un matrimonio tossico attraverso gli occhi della protagonista, Amélie. Il romanzo è costruito per massimizzare la suspense e l’immersione, utilizzando la struttura e il ritmo narrativo.

L’elemento strutturale più distintivo e cruciale per il ritmo del libro è l’uso di capitoli brevissimi, spesso di sole due o tre pagine. Questo formato è estremamente efficace nel creare un senso di urgenza e nell’impedire al lettore di staccarsi dalla storia. Ogni mini-capitolo si chiude con un piccolo gancio (un’informazione o una rivelazione parziale) che spinge immediatamente a proseguire la lettura. La brevità dei capitoli rende il libro estremamente scorrevole e ne amplifica la natura di page-turner.

La narrazione è sapientemente gestita attraverso un continuo passaggio tra presente e passato:

Presente: Inizia con Amélie che si sveglia reclusa in una stanza buia, ma, paradossalmente, si sente più sicura lì che a casa sua. Questa situazione di partenza è subito intrigante e genera mistero.

Passato: Tramite flashback, Amélie ricostruisce la sua relazione con Ned Hawthorpe: dal loro insolito accordo iniziale (un matrimonio lampo per denaro) alla progressiva scoperta della sua natura manipolatrice e abusiva.

Questa tecnica di alternanza temporale è fondamentale. Il presente (la reclusione) funge da cornice claustrofobica, mentre il passato alimenta la suspense, rivelando passo dopo passo gli orrori della vita di Amélie e giustificando la sua strana reazione al rapimento.

Tutta la storia è raccontata attraverso il POV (punto di vista) in prima persona della protagonista, Amélie. Questo ci permette di entrare completamente nella sua mente e di sperimentare il suo crescente senso di isolamento, paura e manipolazione emotiva all’interno del matrimonio. L’autrice è brava a rendere la voce di Amélie credibile, dipingendola inizialmente come una donna ingenua che, spinta dalla necessità, si ritrova intrappolata in una gabbia dorata. Il lettore empatizza profondamente con il suo conflitto interno, la sua lotta per la sopravvivenza e, infine, il suo desiderio di rivalsa.

Sia la situazione iniziale nel presente (la reclusione fisica in una stanza buia) sia la dinamica matrimoniale nel passato contribuiscono a creare un’atmosfera intensamente claustrofobica. Il presente, con l’ambiente ristretto, è claustrofobico in senso letterale. Il passato è claustrofobico in senso psicologico: il matrimonio con Ned è ritratto come una prigione emotiva, fatta di controllo, manipolazione e abuso psicologico. Questo doppio livello di confinamento è uno dei maggiori punti di forza del thriller e ne aumenta l’angoscia complessiva.

“La reclusa” si inserisce perfettamente nel filone del #domesticthriller, e in quanto tale, presenta alcuni cliché tipici del genere. Ci sono, infatti:

• La protagonista femminile vulnerabile che si ritrova in pericolo a causa dell’uomo che ama/ha sposato.

• Il marito ricco, affascinante in apparenza, ma spietatamente manipolatore e abusivo.

• La casa (spesso lussuosa) che diventa una prigione anziché un rifugio.

• Una serie di colpi di scena verso la fine, alcuni dei quali possono apparire un po’ forzati o meno plausibili per mantenere alta la tensione e garantire la “vendetta” della protagonista.

Nonostante questi elementi familiari, B.A. Paris riesce a sfruttare questi tropi a suo favore, creando una narrazione che, pur non essendo totalmente originale nelle premesse, è avvincente e difficile da abbandonare.

In definitiva è un thriller che punta tutto sul ritmo serrato e sul coinvolgimento emotivo. Sebbene il lettore più esperto di domestic thriller possa intuire alcune svolte, la costruzione narrativa (capitoli corti, alternanza temporale e POV intimo di Amélie) è magistrale nel mantenere la tensione alle stelle. È una lettura consigliata per chi cerca un romanzo veloce, angosciante e pieno di suspense, che mette in luce le dinamiche tossiche nascoste dietro le facciate perfette.

Per me è un 3,5 su 5 🖼️🖼️🖼️

Sono molto grata alla casa editrice Nord per avermi fornito una copia cartacea del romanzo. 

Recensione di “Avevo dieci anni… e ho fatto l’impensabile” di Fiona Cummins a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Brioschi
📅 Pubblicato il: 28 aprile 2022
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 392

#RecensioniLibri 

Mi sono approcciata a “Avevo dieci anni” con grandi aspettative, attratta dalla sinossi che prometteva un thriller psicologico avvincente, intimo e teso. Purtroppo, dopo aver superato a fatica la prima metà del libro, ho dovuto ammettere la mia sconfitta. La lettura è stata un’esperienza frustrante, tanto da costringermi a fermarmi a pagina 101, un punto in cui il desiderio di sapere come andava a finire era stato completamente sopraffatto dalla noia e dalla mancanza di empatia per i personaggi.

Il principale difetto del libro, almeno in questa prima parte, è il suo ritmo estremamente lento. L’autrice si sofferma su descrizioni e scene che, pur dovendo probabilmente servire a creare atmosfera, finiscono per rallentare in modo eccessivo la narrazione, disperdendo l’attenzione del lettore. Le pagine sembrano trascinarsi senza una direzione precisa, e la tensione che dovrebbe essere il cuore di un thriller è quasi del tutto assente. Mi aspettavo un’escalation di suspense, un gancio che mi spingesse a voltare pagina dopo pagina, ma ho trovato solo una narrazione frammentata e priva di mordente.

Un altro aspetto che ha reso la lettura difficile è stata la difficoltà nel connettersi con i personaggi. Le due protagoniste, Catherine e la sorella minore, appaiono fin da subito distaccate e le loro interazioni mi sono sembrate superficiali. Le loro motivazioni non vengono esplorate in modo convincente e i loro traumi passati, pur essendo centrali nella trama, sono trattati con una freddezza che impedisce al lettore di provare un’autentica empatia. Non sono riuscita a identificarmi con la loro sofferenza o a interessarmi alle loro sorti, il che ha reso l’intera esperienza di lettura un puro esercizio di pazienza.

La trama, che si concentra su un evento traumatico del passato e le sue conseguenze nel presente, è presentata in modo confuso e poco organico. I continui salti temporali tra passato e presente, invece di aggiungere mistero, hanno contribuito a rendere la narrazione ancora più dispersiva. Non si percepisce un filo conduttore solido che unisca le due linee temporali, e l’effetto è quello di assistere a una serie di scene sconnesse che non riescono a costruire un quadro coerente.

In conclusione, “Avevo dieci anni” si è rivelato una grande delusione. Le promesse di un thriller teso e intrigante non sono state mantenute, almeno non nelle prime 100 pagine. Se siete alla ricerca di una lettura avvincente che vi tenga col fiato sospeso, non vi consiglio questo romanzo. È un esempio di come un’idea promettente possa perdersi in una esecuzione lenta e priva di personalità.

Per me è un 2 su 5 🖼️🖼️

Sono molto grata alla casa editrice per avermi fornito una copia cartacea del romanzo. 

Recensione di “La casa d’Inverno” di Sue Watson a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Bookouture
📅 Pubblicato il: 16 settembre 2025
📜 Formato Kindle 
📃 Numero di pagine: 374

#RecensioniLibri 

“Era difficile guardare ciò che avevo fatto, il disastro che avevo combinato, ma era l’unico modo per poter andare avanti e vivere la mia vita. Quella era la mia vendetta. In piedi nel bianco paesaggio invernale, con gli scheletrici alberi ritorti come unici testimoni, urlai per controllare se ci fosse qualcuno nelle vicinanze. Attesi e attesi, ma solo il vento e il mare risposero. Poi me ne andai.”

Se cercate un thriller psicologico che vi tenga con il fiato sospeso, “La casa d’inverno” di Sue Watson potrebbe non fare al caso vostro. Ho avuto l’opportunità di leggerlo su Kindle grazie a una collaborazione con Bookouture Italia, ma ho dovuto abbandonare la lettura al 40% circa.

Un’aspettativa tradita

L’esperienza di lettura è stata deludente. L’idea di una famiglia isolata in una casa di vetro in mezzo al nulla, con una potenziale minaccia in agguato, prometteva un’atmosfera di tensione palpabile. E invece, la storia si è rivelata essere più che altro una lunga e faticosa serie di litigi familiari e dialoghi ripetitivi. Invece di farci temere per la loro incolumità, i continui battibecchi e le recriminazioni tra i personaggi hanno reso la narrazione noiosa e prevedibile. Ho avuto la sensazione di essere intrappolata in un dramma domestico, piuttosto che in un thriller.

“Crediamo di avere il controllo sulle nostre vite, ma non è così, perché un qualsiasi evento casuale può gettare tutto all’aria e all’improvviso ci troviamo in un posto in cui non avremmo mai pensato di finire.”

La frustrazione di un genere non rispettato

Il problema principale, a mio avviso, è che il libro tradisce le aspettative del genere. Un buon thriller psicologico dovrebbe costruire la suspense con ritmi crescenti, disseminando indizi e creando un senso di paranoia. Qui, invece, la trama si impantana in conflitti interni che, anziché aggiungere spessore ai personaggi, li rendono insopportabili. La promessa di un’ “occasione per uccidere” rimane solo una frase sulla copertina, e non un presagio che si concretizza in modo avvincente. Ho provato una crescente frustrazione perché la storia non andava da nessuna parte, costringendomi a girare le pagine nella speranza di una svolta che non arrivava mai.

In sintesi, se siete alla ricerca di una lettura che vi tenga incollati fino all’ultima pagina, vi consiglio di cercare altrove.

Per me è un 2 su 5 🖼️🖼️

Recensione in collaborazione con casa editrice che ringrazio per l’invio della copia digitale. 

INTERVISTA ad Alessandro Maiucchi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Alessandro?

Alessandro è il primo di quattro fratelli maschi, padre di una figlia e di un figlio, e un sacco di altre cose. Poi c’è Alex, Alex Mai (come Bond, James Bond). È una identità da scrittore, per separare l’autore che ha pubblicato romanzi fino al 2021 da quello che nel 2025 ha progettato una saga distopica. Quello, ancora non so chi è di preciso, ma ci sorprenderà.
Me, prima degli altri.

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato a scrivere narrativa alla fine del millennio scorso, il primo romanzo l’ho completato nel 2002 dopo un mese negli USA, viaggio dal quale sono tornato con le idee per i cinque romanzi che ho terminato di scrivere nei due anni successivi.
Voglio trasmettere la voglia di scoprire nuove cose e di immaginare cosa può esserci dopo la prossima curva.

✔️ Parliamo del tuo romanzo “L’alba di una lunga notte (L’Impero delle Ombre Vol. 1)”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?

L’idea è nata nel 2008. Stavo scrivendo il sequel di un romanzo rimasto inedito da allora e che uscirà in una veste completamente rivoluzionata a fine 2025. Mentre iniziavo a raccontare quella storia, mi sono chiesto come sarebbe cambiata l’Italia con la regolamentazione di prostituzione, droga, gioco d’azzardo ed eutanasia. Nel frattempo stavo leggendo La storia di Roma di Montanelli. Ho miscelato tutto questo e ho cercato di immaginare come sarebbe stata Roma dieci anni dopo. Poi il romanzo è stato rivisto più volte e infine asciugato di un 20% nella versione uscita a giugno 2025.

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!

Per i valori, quello principale è l’amicizia. I temi sono quelli della vendetta, del potere, dell’ambizione, della rinascita. Il pubblico? Quello delle serie tv, tra gli altri, perchè il sogno è che ne venga realizzata una, un domani.

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!

Il romanzo è uscito una prima volta nel 2021 per una casa editrice ora fallita. Passato un anno dal fallimento sono tornato padrone dei diritti (e per una serie di casualità sono tornato in possesso anche dei diritti degli altri 4 romanzi pubblicati) ed è nato Alex Mai.
Mi sono fatto aiutare da ChatGPT all’inizio del progetto e da Claude AI nella fase attuale: dalla copertina alle immagini di capitolo che saranno nella versione illustrata che spero di completare nei prossimi mesi e alla versione inglese per i mercati internazionali alla quale stiamo lavorando.

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?

Dalla mia cultura, che è quella del terrestre nato negli anni Sessanta, cresciuto nei Settanta e maturato negli Ottanta.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?

Dilagante (si allarga in tutte le direzioni, e da esso nasceranno sequel, prequel e spinoff a dare ancora più senso all’aggettivo), Sorprendente (in Italia in questo momento non esiste nulla di simile in campo letterario e secondo ChatGPT e Claude AI non esiste nel mondo un progetto letterario in collaborazione con l’intelligenza artificiale così vasto) e Profetico (molte delle mie visioni del 2008 si sono realizzate 10/15 anni dopo). 

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Leggo naturalmente molto. Il mio idolo letterario è Stephen King, che seguo da quasi quarant’anni. E’ stato il suo On Writing a portarmi dall’altra parte “della barricata” tra lettore e scrittore. Poi leggo Deaver, Connelly, Ammaniti, Buticchi e moltissimi altri… diciamo che prediligo il thriller ma leggo di tutto, compresi i memoir delle rockstar che amo.

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

La promozione è importantissima: il 90% dei libri pubblicati in Italia non ne hanno, se non per quanto riesce a fare l’autore. Io al momento sto facendo tutto via internet: in passato ho fatto presentazioni, festival e altro, ma con questo romanzo sto cercando di fare le cose in modo diverso.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!

Assolutamente sì: entro fine anno uscirà il prequel di L’alba di una lunga notte, col titolo Nelle fauci della notte (trovate le info su www.alexmai.it) e nel 2026 uscirà Il mio nome è vendetta, ovvero uno spin-off ambientato alcuni anni prima.

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Perché quando i media lo scopriranno potrete dire “l’ho letto prima di tutti!”

Intervista in collaborazione con autore ✍️ 

Recensione di “Il destino ha la sua via (e non accetta suggerimenti)” di Raffaella Bossi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Il Vento Antico
📅 Pubblicato il: 16 giugno 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 179

#RecensioniLibri 

«Il gioco, caro signore, è l’unica cosa seria della vita. Non prendere la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirai vivo.»

C'è un momento, un solo momento, che può cambiare tutto. Carlo Puccini lo sa bene: la sua vita perfetta si è frantumata in mille pezzi, e ora si trova a camminare su un filo sottile tra la realtà e l'ignoto. Un incidente, un tradimento, una scoperta che lo spinge a rivedere tutto.
Amava sua moglie, la bellissima Barbara, e si fidava del suo migliore amico, il chirurgo estetico Pietro Traversi. Lavorava in un prestigioso studio di architettura, credendo che il successo, l’amore e la fiducia fossero la solida base della sua vita. Ma quando l’amore si trasforma in ossessione, anche la strada più tranquilla può condurre dritta all’inferno.
Tra sospetti, tradimenti e verità scomode, ogni personaggio indossa una maschera, e distinguere vittime e carnefici diventa impossibile. Perché a volte l’amore uccide. Ma l’odio è molto più efficiente.

Eccomi qui, pronta a parlarvi de Il destino ha la sua via (o meglio, “Il destino ha la sua via e non accetta suggerimenti”) di Raffaella Bossi. 

Il protagonista, Carlo Puccini, vive una vita apparentemente perfetta: architetto di successo, un matrimonio con la bellissima Barbara, amicizie solide… fino al momento in cui tutto precipita. Un tragico incidente, un tradimento inatteso o una verità nascosta… poco importa: è quel singolo istante che ribalta il suo universo. Da quel punto, Carlo inizia a camminare su un filo sottilissimo tra realtà e ignoto.

«Si ricordi», le parole del vecchio lo seguirono, «la vita è come un film, niente è come sembra ed è in quel momento che arriva il divertimento.»

Bossi tesse con maestria un intreccio di noir psicologico, giallo, e humor nero: una miscela disturbante e magnetica — capace di strappare un sorriso, gelarti il sangue o farti riflettere nel giro di poche righe. L’autrice è padrona di una scrittura brillante, tagliente, provocatoria e profondamente umana, capace di sorprendere con inattese pieghe emotive e una vena ironica sottile, anche nei momenti più cupi. La prosa va dritta al punto: senza fronzoli, senza farfalle inutili di metafore. È come se ti sussurrasse all’orecchio: “Tieniti forte, la strada è in salita e piena di curve”.

I personaggi non si mostrano mai per quello che sono fino in fondo. Carlo, Barbara e le figure che li circondano indossano continuamente “maschere sociali”: quella del professionista di successo, della moglie perfetta, dell’amico fedele.

Bossi mette in luce quanto queste maschere siano comode, ma anche pericolose: non sono solo facciate, diventano vere e proprie prigioni. Nel romanzo, le maschere non servono soltanto a proteggersi: sono anche strumenti di manipolazione. La Bossi sembra voler dire: attenzione, non è tanto il destino a ingannarci, quanto le persone attorno a noi, e noi stessi, che si travestono per convenienza o paura.

Il protagonista stesso vive una frattura interiore. La vita di Carlo, apparentemente stabile, si sgretola nel momento in cui la maschera cade. È lì che emerge il vero lui, quello che neppure lui riconosce del tutto. Il tema diventa quindi quasi psicanalitico: quante maschere indossiamo senza nemmeno rendercene conto? Quante volte, per non affrontare il dolore, ci raccontiamo una versione “mascherata” di noi stessi?

Dal punto di vista narrativo, la scelta dell’autrice di inserire questo gioco di maschere si lega perfettamente al tono noir psicologico del libro: Non si sa mai chi stia dicendo la verità e chi stia recitando. La maschera diventa un elemento di suspense: finché non cade, non puoi sapere se quella persona è alleata o nemico… Il lettore è costretto a dubitare di tutti.

La forza del romanzo sta nel renderci complici: non possiamo leggere senza pensare anche alle nostre maschere quotidiane. In fondo, chi non si è mai nascosto dietro una maschera? Quella del collega sempre sorridente, dell’amico disponibile, del partner sereno anche quando dentro è in tempesta…

La Bossi ci mette davanti a uno specchio: quanto siamo autentici nei nostri rapporti? E fino a che punto le maschere sono necessarie per sopravvivere nella società?

“La bellezza naturale è quel miracolo che richiede solo due ore di trucco e un filtro ben scelto.”

Punti di forza: 

Equilibrio narrativo: l’atmosfera oscilla tra tensione psicologica e ironia nera, mantenendo il lettore in bilico tra empatia e inquietudine.

Originalità: un noir psicologico puro, con un retrogusto amaro e variegato. 

Personaggi mascherati (letteralmente): in questo romanzo, chi è vittima e chi carnefice diventa un’incognita. La molteplicità di maschere sfida costantemente le tue aspettative. 

Ritmo incalzante: grazie alla struttura compatta da 180 pagine, il lettore non ha scampo: entra e viene trascinato. 

A chi lo consiglio:

• A chi ama i thriller psicologici con un tocco letterario e ironico.

• A chi vuole una lettura breve ma intensa, che intriga e sorprende.

• A chi segue la Bossi da tempo e vuole scoprirne una tinta narrativa più scura e riflessiva. 

Il libro è una scommessa: se ami i romanzi che ti fanno sorridere e ripensarci la sera, che mettono in difficoltà le certezze di morale, giusto-dentro-sbagliato, allora questo è il romanzo giusto. Infatti non c’è nulla di banale, né nelle pagine né nelle intenzioni. E lasciarla dopo l’ultima parola… beh, ti porterà a tornare là, sulle sue traiettorie sottili, e a chiederti: davvero ci sono solo due direzioni? O in mezzo c’è di più?

Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Sono molto grata all’autrice Raffaella Bossi per avermi fornito una copia digitale del suo romanzo. 

Recensione di “Holly” di Stephen King a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Sperling & Kupfer
📅 Pubblicato il: 5 settembre 2023
📜 Copertina rigida
📃 Numero di pagine: 512

#RecensioniLibri 

“Due vecchi assassini, ho pensato. Ecco la mia storia. L’ho scritta, e adesso voi l’avete letta. Spero che vi sia piaciuta. E, come sempre, grazie di essere venuti insieme a me in un altro luogo oscuro”. 

Ho finito un altro libro di King… Sto parlando di Holly, il romanzo che ha per protagonista la detective privata che abbiamo imparato a conoscere (e amare) in libri come Mr. Mercedes e The Outsider.

In questo libro, Holly Gibney è da sola, e deve indagare su una serie di misteriose sparizioni in una cittadina del Midwest. King ci regala una trama avvincente, ma è il personaggio di Holly a brillare davvero. La vediamo lottare contro le sue ansie e insicurezze, ma allo stesso tempo mostrare un’incredibile forza d’animo e un’intelligenza acuta. La sua crescita è evidente, e per me, che ho seguito il suo percorso fin dall’inizio, è stato bellissimo vederla così indipendente e decisa.

«A volte l’universo ti lancia una fune. Se succede, usala subito per arrampicarti. E va’ a controllare che cosa c’è in cima».

King, come sempre, non si risparmia: ci sono momenti di pura tensione, descrizioni che ti fanno rabbrividire e un’atmosfera che ti avvolge completamente. Certo, non mancano i suoi tratti distintivi, come i lunghi monologhi dei personaggi e i dettagli macabri, ma in questo romanzo sembrano perfettamente bilanciati. 

La bellezza di Holly sta anche nei suoi personaggi secondari, in particolare i suoi antagonisti. Rodney ed Emily Harris: L’orrore della normalità 😱

I veri protagonisti, dopo Holly, sono i coniugi Rodney ed Emily Harris, una coppia di ottantenni in pensione, apparentemente rispettabile. Sono due professori universitari, colti e amanti dei libri, che vivono in una casa ben tenuta nel Midwest. King è abilissimo a usare questa facciata di “normale rispettabilità” per nascondere un’oscurità agghiacciante. I due sono uniti non solo dall’età e da un matrimonio duraturo, ma anche da un segreto orribile che condividono nel loro scantinato. La loro malvagità non è soprannaturale, ma profondamente, orribilmente umana, rendendola ancora più inquietante. Sono astuti, pazienti e spietati. La loro età avanzata non li rende innocui, anzi, la loro fragilità apparente è la loro arma più subdola. Riescono a rapire le loro vittime e a occultare le sparizioni proprio perché nessuno li sospetterebbe mai. Questo fa di loro una delle coppie di cattivi più memorabili e spaventose che King abbia mai creato, un perfetto “specchio oscuro” per la figura di Holly, che è anch’essa una persona apparentemente fragile ma con una forza interiore inaspettata.

«Proprio quando credi di aver visto il peggio che un essere umano possa offrirti, scopri di esserti sbagliata. Non esiste un limite al male».

In sostanza è un thriller con sfumature horror, perfetto per chi ama il genere ma anche per chi vuole scoprire un lato più “umano” e profondo dell’autore.

Se vi è piaciuta Holly nei libri precedenti, amerete questo romanzo. Se non l’avete mai incontrata, questa è l’occasione perfetta per conoscerla! Ve lo stra-consiglio. 

Per me è un 4,5 su 5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Voi l’avete letto? Che ne pensate? Scrivetelo nei commenti!

Recensione di “Una di famiglia” di Freida McFadden a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Newton Compton Editori
📅 Pubblicato il: 2 luglio 2024
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 320

#RecensioniLibri 

Ho appena terminato la lettura del romanzo e sono ancora con il fiato sospeso, un thriller psicologico avvincente che scava nelle oscure dinamiche familiari.

La protagonista, Millie, è una giovane donna con un passato turbolento che cerca disperatamente un lavoro. 

“Chiedo soltanto un nuovo inizio. Sono disposta a fare qualsiasi cosa. Mi spezzerò la schiena se sarà necessario. Ingoio le lacrime. Anche se in realtà potrei anche piangere a dirotto, tanto nessuno mi vedrà disperarmi sul sedile posteriore della mia Nissan. Non c’è nessuno a cui importi di me. Persino i miei genitori si sono lavati le mani della mia esistenza dieci anni fa.”

Trova un’occasione apparentemente perfetta come governante a tempo pieno presso la ricca famiglia Winchester. Il suo compito è prendersi cura della loro lussuosa casa e della figlia, Cecelia, ma l’alloggio offertole, una piccola mansarda con la porta che si chiude solo dall’esterno, suscita subito i primi sospetti.

“C’è qualcosa in questa stanza che mi stringe lo stomaco in una morsa di terrore.”

La situazione si complica a causa della signora Winchester, Nina, una donna capricciosa e instabile che sembra divertirsi a mettere in difficoltà Millie. 

“Lavoro a casa dei Winchester solo da sette giorni, ma mi sembra siano trascorsi anni. Anzi, secoli. L’umore di Nina è altalenante e imprevedibile. Un attimo prima, mi abbraccia e mi dice quanto sia felice di avermi qui, e quello successivo mi rimprovera per non aver sbrigato un’incombenza che non mi ha mai affidato. Volubile è dire poco. Cecelia, poi, è una ragazzina viziata che non sopporta la mia presenza. Se avessi alternative, me ne andrei. E invece devo rimanere qui.”

Il marito, Andrew, al contrario, appare affascinante e comprensivo, ma con il passare del tempo Millie inizia a notare comportamenti strani e a percepire una tensione latente tra i coniugi.

“…un marito gentile, simpatico, ricco, premuroso e… be’, assolutamente stupendo. Chiudo gli occhi per un istante e penso a come sarebbe vivere la vita di Nina. Essere la donna responsabile di questa famiglia. Possedere abiti e scarpe costosi, un’auto elegante. Avere una domestica a cui impartire ordini, costringerla a cucinare e pulire per me, riservarle come alloggio un buco nel solaio mentre io ho una camera gigantesca con un fantastico letto matrimoniale e una infinità di lenzuola. E soprattutto, avere un marito come Andrew che mi bacia come fa con lei, e che mi trasmette il suo calore stringendomi a sé.”

Nella prima parte, la storia prende vita attraverso gli occhi di Millie. La sua prospettiva ci immerge in un mondo fatto di segreti celati e verità scomode, gettando le basi per un’atmosfera di crescente suspense.

La narrazione si snoda attraverso due voci in prima persona, offrendo prospettive contrastanti che si intrecciano in un’unica, tesa trama.

Nella seconda parte, il testimone passa a Nina. La sua voce svela nuovi dettagli, rimettendo in discussione tutto ciò che il lettore credeva di sapere e costringendolo a riflettere su cosa sia realmente successo.

“Ho provato a recitare la parte della moglie perfetta, sperando di non fornirgli pretesti per rinchiudermi nel solaio. Ho cucinato cene squisite, tenuto la casa immacolata… Ma, nonostante questo, è sempre riuscito a trovare qualcosa che non andava. Qualcosa che non avrei mai immaginato di aver sbagliato.”

Questo dualismo narrativo crea un’esperienza di lettura complessa e stimolante, che costringe a riconsiderare ogni personaggio e motivazione. La storia non si conclude con l’ultima pagina, ma continua a risuonare nella mente del lettore, lasciandolo con interrogativi e profonde riflessioni sulla natura umana.

Uno degli elementi più apprezzati del romanzo sono i suoi colpi di scena, in particolare il ribaltamento di prospettiva che avviene nella seconda parte del libro. La narrazione cambia radicalmente, rivelando segreti che stravolgono la percezione dei personaggi e degli eventi.

Al di là della pura suspense, il romanzo affronta temi importanti come la manipolazione psicologica, l’abuso domestico e le dinamiche di potere. La storia esplora come la realtà può essere distorta per controllare le vittime e come l’apparenza di una vita perfetta possa nascondere una profonda oscurità.

A chi lo consiglio:

  • Ai fan del #domesticthriller moderno e scorrevole, ideale per una lettura “a una tirata”.
  • A chi cerca suspense e colpi di scena, senza farsi scoraggiare da qualche cliché narrativo.
  • A chi ama protagoniste femminili affascinanti e complesse, coinvolte in relazioni oscuramente intrecciate.

In conclusione “Una dí famiglia” è un libro che si divora rapidamente, ideale per una serata sul divano. Nonostante alcune critiche sulla sua originalità, il romanzo ha saputo conquistare un vasto pubblico grazie alla sua capacità di creare un’atmosfera tesa e di sorprendere il lettore fino all’ultima pagina. È il primo libro di una serie, quindi se ti piace lo stile di Freida McFadden, puoi continuare a seguire le avventure della protagonista.

Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Recensione di “Le porte di Black” di Leonardo Gioia a cura di Libri in cornice 🖼️

📑 Editore: Graus Edizioni
📅 Pubblicato il: 3 giugno 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 134

#RecensioniLibri 

La trama ruota attorno a Leopold, un uomo che ha l’opportunità di vivere vite multiple in diverse epoche e realtà, siano esse autentiche o distopiche. Questo accade grazie a Black, una figura enigmatica proveniente da un’altra realtà. Inizialmente, Black sembra offrire a Leopold la possibilità di esplorare diversi “destini”. Tuttavia, man mano che Leopold recupera i suoi ricordi, inizia a percepire Black non come un benefattore, ma come un manipolatore che lo controlla. La storia si concentra sulla lotta interiore di Leopold, diviso tra il desiderio di una vita normale e la necessità di affrontare un mondo sconosciuto e imprevedibile.

«Non contano le mille domande che vuoi farmi. Sappi che tutte le piccole cose che accadono sono solo dettagli, sfumature. Si potrebbero definire come i contorni della vera storia. Ti è stata data una possibilità. Diciamo pure che io ti ho dato la possibilità di effettuare una scelta. Tu, questa scelta, l’hai fatta. Non c’è bisogno che ti dica che, a ogni scelta, corrispondono delle conseguenze, talvolta irreversibili. La cosa più importante, che dovresti comprendere, è che tutto nel mondo si basa sul principio di causa-effetto. Se ci pensi bene, siamo tutti schiavi del principio di conservazione dell’energia. Azione e reazione. Niente si crea e niente si distrugge, tutto si trasforma. Ora, per arrivare al tuo caso specifico, dalla tua scelta si sono originati una serie di eventi che ci hanno condotto qui, in questo determinato momento».

Questo romanzo presenta un potenziale narrativo affascinante e profondo. Il tema centrale del libero arbitrio contrapposto al destino (o alla manipolazione) è un classico intramontabile. L’idea di vivere vite multiple non è nuova, ma l’approccio con la figura di Black come “burattinaio” aggiunge un elemento di mistero e tensione che la rende intrigante. Molti di noi si chiedono cosa sarebbe successo se avessero fatto scelte diverse, e questo libro porta quel concetto all’estremo.

La descrizione della storia come un’esperienza “tra l’onirico e l’irrazionale” suggerisce una narrazione non convenzionale, dove le regole della realtà possono essere piegate o spezzate. Questo stile può essere molto coinvolgente, ma richiede anche un’esecuzione attenta per evitare che la trama diventi troppo confusionaria o priva di coerenza interna. Il successo dipenderà molto dalla capacità di bilanciare gli elementi fantastici con una solida base emotiva e psicologica per il personaggio di Leopold. 

«Persino i miei ricordi sembrano svanire, diventano solo sfumature lontane nel tempo. I ricordi, in fondo, costituiscono la personalità di ognuno di noi… sono la traccia delle nostre attività e delle nostre esperienze. Se ci pensi, noi siamo un grumo di ricordi. Ricordi di esperienze positive e negative. Ricordi di percezioni… che lasciano una traccia profonda in noi, sottile ma indelebile… che resiste nel tempo… strutturando quello che gli psicanalisti chiamano l’inconscio. Non sono solo segni di un’esperienza passata o di una percezione legata a un cenno di approvazione e disapprovazione, ma realtà che si consolidano al nostro interno, a causa di una serie di feedback, come effetto del nostro agire quotidiano. Alla fine, diventano una struttura inalterabile del nostro agire… una struttura d’acciaio che si regge, rafforzandosi, sulla coerenza e linearità dei comportamenti di ogni individuo. I ricordi, le sensazioni accumulate nel nostro vivere, le percezioni che acquisiamo nel tempo sono l’impalcatura del nostro essere: sono la nostra personalità. Se questa impalcatura sparisce o, per una serie di circostanze, ha cedimenti parziali, sgretolandosi, la coerenza della struttura, pur imperfetta e piena di difetti, è messa in discussione. Allora, diventa difficile collocare le proprie azioni, gli eventi, i ricordi, le emozioni…».

Punti di forza

  • Concetto intrigante: il tema della “non linearità dello spazio-tempo” e l’idea di vivere vite alternative donano al testo un taglio filosofico e onirico. Il concetto di realtà parallela come teatro delle possibilità umane è stimolante.
  • Struttura narrativa immersiva: la narrazione alterna flashbacks e differenze temporali, trascinando il lettore in un’esperienza quasi cinematografica. L’abilità di far percepire Leopold sospeso tra realtà diverse è ben riuscita.
  • Stile compatto: in poco più di cento pagine, Spezia presenta un universo concettualmente complesso mantenendo ritmo e coinvolgimento.

Le porte di Black è un romanzo breve con un cuore grande: esplora l’identità, il libero arbitrio e la relazione con realtà alternative grazie all’incontro-sogno con Black. La sua forza risiede nell’evocazione di molte vite possibili e nell’interrogare il lettore sull’essenza del tempo e delle scelte. Se desideri una trama più “lineare” o personaggi intensamente psicologici, potresti trovare alcuni limiti.

Curiosità:

“La storia contenuta in questo libro è frutto di un sogno di circa dieci anni fa. La mattina seguente, nell'impeto dell'ispirazione, scrissi di getto i primi tre capitoli, salvo poi accantonare il progetto per molto tempo, a causa dei vari impegni lavorativi e familiari. Non essendo uno scrittore professionista, non ritenevo che scrivere fosse una priorità della mia vita. Ho sempre saputo che quelle pagine fossero da qualche parte nel mio pc, mentre la storia restava sempre ben impressa nella mia mente. In realtà, avevo presente solo l'inizio e la fine della vicenda, con qualche idea sulle caratteristiche principali dei personaggi chiave. Una mattina, qualche tempo fa, ho avuto l'impulso di dare uno sguardo a ciò che avevo scritto anni prima. Con mia grande sorpresa, ho trovato che il racconto funzionava e che, pur non essendo del mestiere, era scritto discretamente (per quella parte scritta di getto). Inoltre, mi sembrava che la storia fosse apprezzabile e scorresse abbastanza bene. Mi sono, quindi, sentito in dovere di chiudere, in modo sensato, questa avventura sia del personaggio principale, che personale. Ho ritrovato facilmente l'ispirazione e la sintonia con la storia. Ho scritto la bozza in meno di un mese, ritagliando lo spazio necessario durante le notti.”

In definitiva, se sei coinvolto da concetti che rimescolano tempo, realtà e destino, questo libro merita di essere letto.

Per me è un 4 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️

Sono molto grata all’autore Leonardo Gioia per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo.