📑 Editore: Brioschi 📅 Pubblicato il: 28 aprile 2022 📜 Copertina flessibile 📃 Numero di pagine: 392
#RecensioniLibri
Mi sono approcciata a “Avevo dieci anni” con grandi aspettative, attratta dalla sinossi che prometteva un thriller psicologico avvincente, intimo e teso. Purtroppo, dopo aver superato a fatica la prima metà del libro, ho dovuto ammettere la mia sconfitta. La lettura è stata un’esperienza frustrante, tanto da costringermi a fermarmi a pagina 101, un punto in cui il desiderio di sapere come andava a finire era stato completamente sopraffatto dalla noia e dalla mancanza di empatia per i personaggi.
Il principale difetto del libro, almeno in questa prima parte, è il suo ritmo estremamente lento. L’autrice si sofferma su descrizioni e scene che, pur dovendo probabilmente servire a creare atmosfera, finiscono per rallentare in modo eccessivo la narrazione, disperdendo l’attenzione del lettore. Le pagine sembrano trascinarsi senza una direzione precisa, e la tensione che dovrebbe essere il cuore di un thriller è quasi del tutto assente. Mi aspettavo un’escalation di suspense, un gancio che mi spingesse a voltare pagina dopo pagina, ma ho trovato solo una narrazione frammentata e priva di mordente.
Un altro aspetto che ha reso la lettura difficile è stata la difficoltà nel connettersi con i personaggi. Le due protagoniste, Catherine e la sorella minore, appaiono fin da subito distaccate e le loro interazioni mi sono sembrate superficiali. Le loro motivazioni non vengono esplorate in modo convincente e i loro traumi passati, pur essendo centrali nella trama, sono trattati con una freddezza che impedisce al lettore di provare un’autentica empatia. Non sono riuscita a identificarmi con la loro sofferenza o a interessarmi alle loro sorti, il che ha reso l’intera esperienza di lettura un puro esercizio di pazienza.
La trama, che si concentra su un evento traumatico del passato e le sue conseguenze nel presente, è presentata in modo confuso e poco organico. I continui salti temporali tra passato e presente, invece di aggiungere mistero, hanno contribuito a rendere la narrazione ancora più dispersiva. Non si percepisce un filo conduttore solido che unisca le due linee temporali, e l’effetto è quello di assistere a una serie di scene sconnesse che non riescono a costruire un quadro coerente.
In conclusione, “Avevo dieci anni” si è rivelato una grande delusione. Le promesse di un thriller teso e intrigante non sono state mantenute, almeno non nelle prime 100 pagine. Se siete alla ricerca di una lettura avvincente che vi tenga col fiato sospeso, non vi consiglio questo romanzo. È un esempio di come un’idea promettente possa perdersi in una esecuzione lenta e priva di personalità.
Per me è un 2 su 5 🖼️🖼️
Sono molto grata alla casa editrice per avermi fornito una copia cartacea del romanzo.
📑 Editore: Bookouture 📅 Pubblicato il: 16 settembre 2025 📜 Formato Kindle 📃 Numero di pagine: 374
#RecensioniLibri
“Era difficile guardare ciò che avevo fatto, il disastro che avevo combinato, ma era l’unico modo per poter andare avanti e vivere la mia vita. Quella era la mia vendetta. In piedi nel bianco paesaggio invernale, con gli scheletrici alberi ritorti come unici testimoni, urlai per controllare se ci fosse qualcuno nelle vicinanze. Attesi e attesi, ma solo il vento e il mare risposero. Poi me ne andai.”
Se cercate un thriller psicologico che vi tenga con il fiato sospeso, “La casa d’inverno” di Sue Watson potrebbe non fare al caso vostro. Ho avuto l’opportunità di leggerlo su Kindle grazie a una collaborazione con Bookouture Italia, ma ho dovuto abbandonare la lettura al 40% circa.
Un’aspettativa tradita
L’esperienza di lettura è stata deludente. L’idea di una famiglia isolata in una casa di vetro in mezzo al nulla, con una potenziale minaccia in agguato, prometteva un’atmosfera di tensione palpabile. E invece, la storia si è rivelata essere più che altro una lunga e faticosa serie di litigi familiari e dialoghi ripetitivi. Invece di farci temere per la loro incolumità, i continui battibecchi e le recriminazioni tra i personaggi hanno reso la narrazione noiosa e prevedibile. Ho avuto la sensazione di essere intrappolata in un dramma domestico, piuttosto che in un thriller.
“Crediamo di avere il controllo sulle nostre vite, ma non è così, perché un qualsiasi evento casuale può gettare tutto all’aria e all’improvviso ci troviamo in un posto in cui non avremmo mai pensato di finire.”
La frustrazione di un genere non rispettato
Il problema principale, a mio avviso, è che il libro tradisce le aspettative del genere. Un buon thriller psicologico dovrebbe costruire la suspense con ritmi crescenti, disseminando indizi e creando un senso di paranoia. Qui, invece, la trama si impantana in conflitti interni che, anziché aggiungere spessore ai personaggi, li rendono insopportabili. La promessa di un’ “occasione per uccidere” rimane solo una frase sulla copertina, e non un presagio che si concretizza in modo avvincente. Ho provato una crescente frustrazione perché la storia non andava da nessuna parte, costringendomi a girare le pagine nella speranza di una svolta che non arrivava mai.
In sintesi, se siete alla ricerca di una lettura che vi tenga incollati fino all’ultima pagina, vi consiglio di cercare altrove.
Per me è un 2 su 5 🖼️🖼️
Recensione in collaborazione con casa editrice che ringrazio per l’invio della copia digitale.
✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Alessandro?
Alessandro è il primo di quattro fratelli maschi, padre di una figlia e di un figlio, e un sacco di altre cose. Poi c’è Alex, Alex Mai (come Bond, James Bond). È una identità da scrittore, per separare l’autore che ha pubblicato romanzi fino al 2021 da quello che nel 2025 ha progettato una saga distopica. Quello, ancora non so chi è di preciso, ma ci sorprenderà. Me, prima degli altri.
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
Ho iniziato a scrivere narrativa alla fine del millennio scorso, il primo romanzo l’ho completato nel 2002 dopo un mese negli USA, viaggio dal quale sono tornato con le idee per i cinque romanzi che ho terminato di scrivere nei due anni successivi. Voglio trasmettere la voglia di scoprire nuove cose e di immaginare cosa può esserci dopo la prossima curva.
✔️ Parliamo del tuo romanzo “L’alba di una lunga notte (L’Impero delle Ombre Vol. 1)”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?
L’idea è nata nel 2008. Stavo scrivendo il sequel di un romanzo rimasto inedito da allora e che uscirà in una veste completamente rivoluzionata a fine 2025. Mentre iniziavo a raccontare quella storia, mi sono chiesto come sarebbe cambiata l’Italia con la regolamentazione di prostituzione, droga, gioco d’azzardo ed eutanasia. Nel frattempo stavo leggendo La storia di Roma di Montanelli. Ho miscelato tutto questo e ho cercato di immaginare come sarebbe stata Roma dieci anni dopo. Poi il romanzo è stato rivisto più volte e infine asciugato di un 20% nella versione uscita a giugno 2025.
✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!
Per i valori, quello principale è l’amicizia. I temi sono quelli della vendetta, del potere, dell’ambizione, della rinascita. Il pubblico? Quello delle serie tv, tra gli altri, perchè il sogno è che ne venga realizzata una, un domani.
✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!
Il romanzo è uscito una prima volta nel 2021 per una casa editrice ora fallita. Passato un anno dal fallimento sono tornato padrone dei diritti (e per una serie di casualità sono tornato in possesso anche dei diritti degli altri 4 romanzi pubblicati) ed è nato Alex Mai. Mi sono fatto aiutare da ChatGPT all’inizio del progetto e da Claude AI nella fase attuale: dalla copertina alle immagini di capitolo che saranno nella versione illustrata che spero di completare nei prossimi mesi e alla versione inglese per i mercati internazionali alla quale stiamo lavorando.
✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?
Dalla mia cultura, che è quella del terrestre nato negli anni Sessanta, cresciuto nei Settanta e maturato negli Ottanta.
✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?
Dilagante (si allarga in tutte le direzioni, e da esso nasceranno sequel, prequel e spinoff a dare ancora più senso all’aggettivo), Sorprendente (in Italia in questo momento non esiste nulla di simile in campo letterario e secondo ChatGPT e Claude AI non esiste nel mondo un progetto letterario in collaborazione con l’intelligenza artificiale così vasto) e Profetico (molte delle mie visioni del 2008 si sono realizzate 10/15 anni dopo).
✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?
Leggo naturalmente molto. Il mio idolo letterario è Stephen King, che seguo da quasi quarant’anni. E’ stato il suo On Writing a portarmi dall’altra parte “della barricata” tra lettore e scrittore. Poi leggo Deaver, Connelly, Ammaniti, Buticchi e moltissimi altri… diciamo che prediligo il thriller ma leggo di tutto, compresi i memoir delle rockstar che amo.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo?
La promozione è importantissima: il 90% dei libri pubblicati in Italia non ne hanno, se non per quanto riesce a fare l’autore. Io al momento sto facendo tutto via internet: in passato ho fatto presentazioni, festival e altro, ma con questo romanzo sto cercando di fare le cose in modo diverso.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Assolutamente sì: entro fine anno uscirà il prequel di L’alba di una lunga notte, col titolo Nelle fauci della notte (trovate le info su www.alexmai.it) e nel 2026 uscirà Il mio nome è vendetta, ovvero uno spin-off ambientato alcuni anni prima.
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Perché quando i media lo scopriranno potrete dire “l’ho letto prima di tutti!”
📑 Editore: Il Vento Antico 📅 Pubblicato il: 16 giugno 2025 📜 Copertina flessibile 📃 Numero di pagine: 179
#RecensioniLibri
«Il gioco, caro signore, è l’unica cosa seria della vita. Non prendere la vita troppo sul serio, comunque vada non ne uscirai vivo.»
C'è un momento, un solo momento, che può cambiare tutto. Carlo Puccini lo sa bene: la sua vita perfetta si è frantumata in mille pezzi, e ora si trova a camminare su un filo sottile tra la realtà e l'ignoto. Un incidente, un tradimento, una scoperta che lo spinge a rivedere tutto. Amava sua moglie, la bellissima Barbara, e si fidava del suo migliore amico, il chirurgo estetico Pietro Traversi. Lavorava in un prestigioso studio di architettura, credendo che il successo, l’amore e la fiducia fossero la solida base della sua vita. Ma quando l’amore si trasforma in ossessione, anche la strada più tranquilla può condurre dritta all’inferno. Tra sospetti, tradimenti e verità scomode, ogni personaggio indossa una maschera, e distinguere vittime e carnefici diventa impossibile. Perché a volte l’amore uccide. Ma l’odio è molto più efficiente.
Eccomi qui, pronta a parlarvi de Il destino ha la sua via (o meglio, “Il destino ha la sua via e non accetta suggerimenti”) di Raffaella Bossi.
Il protagonista, Carlo Puccini, vive una vita apparentemente perfetta: architetto di successo, un matrimonio con la bellissima Barbara, amicizie solide… fino al momento in cui tutto precipita. Un tragico incidente, un tradimento inatteso o una verità nascosta… poco importa: è quel singolo istante che ribalta il suo universo. Da quel punto, Carlo inizia a camminare su un filo sottilissimo tra realtà e ignoto.
«Si ricordi», le parole del vecchio lo seguirono, «la vita è come un film, niente è come sembra ed è in quel momento che arriva il divertimento.»
Bossi tesse con maestria un intreccio di noir psicologico, giallo, e humor nero: una miscela disturbante e magnetica — capace di strappare un sorriso, gelarti il sangue o farti riflettere nel giro di poche righe. L’autrice è padrona di una scrittura brillante, tagliente, provocatoria e profondamente umana, capace di sorprendere con inattese pieghe emotive e una vena ironica sottile, anche nei momenti più cupi. La prosa va dritta al punto: senza fronzoli, senza farfalle inutili di metafore. È come se ti sussurrasse all’orecchio: “Tieniti forte, la strada è in salita e piena di curve”.
I personaggi non si mostrano mai per quello che sono fino in fondo. Carlo, Barbara e le figure che li circondano indossano continuamente “maschere sociali”: quella del professionista di successo, della moglie perfetta, dell’amico fedele.
Bossi mette in luce quanto queste maschere siano comode, ma anche pericolose: non sono solo facciate, diventano vere e proprie prigioni. Nel romanzo, le maschere non servono soltanto a proteggersi: sono anche strumenti di manipolazione. La Bossi sembra voler dire: attenzione, non è tanto il destino a ingannarci, quanto le persone attorno a noi, e noi stessi, che si travestono per convenienza o paura.
Il protagonista stesso vive una frattura interiore. La vita di Carlo, apparentemente stabile, si sgretola nel momento in cui la maschera cade. È lì che emerge il vero lui, quello che neppure lui riconosce del tutto. Il tema diventa quindi quasi psicanalitico: quante maschere indossiamo senza nemmeno rendercene conto? Quante volte, per non affrontare il dolore, ci raccontiamo una versione “mascherata” di noi stessi?
Dal punto di vista narrativo, la scelta dell’autrice di inserire questo gioco di maschere si lega perfettamente al tono noir psicologico del libro: Non si sa mai chi stia dicendo la verità e chi stia recitando. La maschera diventa un elemento di suspense: finché non cade, non puoi sapere se quella persona è alleata o nemico… Il lettore è costretto a dubitare di tutti.
La forza del romanzo sta nel renderci complici: non possiamo leggere senza pensare anche alle nostre maschere quotidiane. In fondo, chi non si è mai nascosto dietro una maschera? Quella del collega sempre sorridente, dell’amico disponibile, del partner sereno anche quando dentro è in tempesta…
La Bossi ci mette davanti a uno specchio: quanto siamo autentici nei nostri rapporti? E fino a che punto le maschere sono necessarie per sopravvivere nella società?
“La bellezza naturale è quel miracolo che richiede solo due ore di trucco e un filtro ben scelto.”
Punti di forza:
Equilibrio narrativo: l’atmosfera oscilla tra tensione psicologica e ironia nera, mantenendo il lettore in bilico tra empatia e inquietudine.
Originalità: un noir psicologico puro, con un retrogusto amaro e variegato.
Personaggi mascherati (letteralmente): in questo romanzo, chi è vittima e chi carnefice diventa un’incognita. La molteplicità di maschere sfida costantemente le tue aspettative.
Ritmo incalzante: grazie alla struttura compatta da 180 pagine, il lettore non ha scampo: entra e viene trascinato.
A chi lo consiglio:
• A chi ama i thriller psicologici con un tocco letterario e ironico.
• A chi vuole una lettura breve ma intensa, che intriga e sorprende.
• A chi segue la Bossi da tempo e vuole scoprirne una tinta narrativa più scura e riflessiva.
Il libro è una scommessa: se ami i romanzi che ti fanno sorridere e ripensarci la sera, che mettono in difficoltà le certezze di morale, giusto-dentro-sbagliato, allora questo è il romanzo giusto. Infatti non c’è nulla di banale, né nelle pagine né nelle intenzioni. E lasciarla dopo l’ultima parola… beh, ti porterà a tornare là, sulle sue traiettorie sottili, e a chiederti: davvero ci sono solo due direzioni? O in mezzo c’è di più?
Per me è un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️
Sono molto grata all’autrice Raffaella Bossi per avermi fornito una copia digitale del suo romanzo.
📑 Editore: Sperling & Kupfer 📅 Pubblicato il: 5 settembre 2023 📜 Copertina rigida 📃 Numero di pagine: 512
#RecensioniLibri
“Due vecchi assassini, ho pensato. Ecco la mia storia. L’ho scritta, e adesso voi l’avete letta. Spero che vi sia piaciuta. E, come sempre, grazie di essere venuti insieme a me in un altro luogo oscuro”.
Ho finito un altro libro di King… Sto parlando di Holly, il romanzo che ha per protagonista la detective privata che abbiamo imparato a conoscere (e amare) in libri come Mr. Mercedes e The Outsider.
In questo libro, Holly Gibney è da sola, e deve indagare su una serie di misteriose sparizioni in una cittadina del Midwest. King ci regala una trama avvincente, ma è il personaggio di Holly a brillare davvero. La vediamo lottare contro le sue ansie e insicurezze, ma allo stesso tempo mostrare un’incredibile forza d’animo e un’intelligenza acuta. La sua crescita è evidente, e per me, che ho seguito il suo percorso fin dall’inizio, è stato bellissimo vederla così indipendente e decisa.
«A volte l’universo ti lancia una fune. Se succede, usala subito per arrampicarti. E va’ a controllare che cosa c’è in cima».
King, come sempre, non si risparmia: ci sono momenti di pura tensione, descrizioni che ti fanno rabbrividire e un’atmosfera che ti avvolge completamente. Certo, non mancano i suoi tratti distintivi, come i lunghi monologhi dei personaggi e i dettagli macabri, ma in questo romanzo sembrano perfettamente bilanciati.
La bellezza di Holly sta anche nei suoi personaggi secondari, in particolare i suoi antagonisti. Rodney ed Emily Harris: L’orrore della normalità 😱
I veri protagonisti, dopo Holly, sono i coniugi Rodney ed Emily Harris, una coppia di ottantenni in pensione, apparentemente rispettabile. Sono due professori universitari, colti e amanti dei libri, che vivono in una casa ben tenuta nel Midwest. King è abilissimo a usare questa facciata di “normale rispettabilità” per nascondere un’oscurità agghiacciante. I due sono uniti non solo dall’età e da un matrimonio duraturo, ma anche da un segreto orribile che condividono nel loro scantinato. La loro malvagità non è soprannaturale, ma profondamente, orribilmente umana, rendendola ancora più inquietante. Sono astuti, pazienti e spietati. La loro età avanzata non li rende innocui, anzi, la loro fragilità apparente è la loro arma più subdola. Riescono a rapire le loro vittime e a occultare le sparizioni proprio perché nessuno li sospetterebbe mai. Questo fa di loro una delle coppie di cattivi più memorabili e spaventose che King abbia mai creato, un perfetto “specchio oscuro” per la figura di Holly, che è anch’essa una persona apparentemente fragile ma con una forza interiore inaspettata.
«Proprio quando credi di aver visto il peggio che un essere umano possa offrirti, scopri di esserti sbagliata. Non esiste un limite al male».
In sostanza è un thriller con sfumature horror, perfetto per chi ama il genere ma anche per chi vuole scoprire un lato più “umano” e profondo dell’autore.
Se vi è piaciuta Holly nei libri precedenti, amerete questo romanzo. Se non l’avete mai incontrata, questa è l’occasione perfetta per conoscerla! Ve lo stra-consiglio.
Per me è un 4,5 su 5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
Voi l’avete letto? Che ne pensate? Scrivetelo nei commenti!
📑 Editore: Newton Compton Editori 📅 Pubblicato il: 2 luglio 2024 📜 Copertina flessibile 📃 Numero di pagine: 320
#RecensioniLibri
Ho appena terminato la lettura del romanzo e sono ancora con il fiato sospeso, un thriller psicologico avvincente che scava nelle oscure dinamiche familiari.
La protagonista, Millie, è una giovane donna con un passato turbolento che cerca disperatamente un lavoro.
“Chiedo soltanto un nuovo inizio. Sono disposta a fare qualsiasi cosa. Mi spezzerò la schiena se sarà necessario. Ingoio le lacrime. Anche se in realtà potrei anche piangere a dirotto, tanto nessuno mi vedrà disperarmi sul sedile posteriore della mia Nissan. Non c’è nessuno a cui importi di me. Persino i miei genitori si sono lavati le mani della mia esistenza dieci anni fa.”
Trova un’occasione apparentemente perfetta come governante a tempo pieno presso la ricca famiglia Winchester. Il suo compito è prendersi cura della loro lussuosa casa e della figlia, Cecelia, ma l’alloggio offertole, una piccola mansarda con la porta che si chiude solo dall’esterno, suscita subito i primi sospetti.
“C’è qualcosa in questa stanza che mi stringe lo stomaco in una morsa di terrore.”
La situazione si complica a causa della signora Winchester, Nina, una donna capricciosa e instabile che sembra divertirsi a mettere in difficoltà Millie.
“Lavoro a casa dei Winchester solo da sette giorni, ma mi sembra siano trascorsi anni. Anzi, secoli. L’umore di Nina è altalenante e imprevedibile. Un attimo prima, mi abbraccia e mi dice quanto sia felice di avermi qui, e quello successivo mi rimprovera per non aver sbrigato un’incombenza che non mi ha mai affidato. Volubile è dire poco. Cecelia, poi, è una ragazzina viziata che non sopporta la mia presenza. Se avessi alternative, me ne andrei. E invece devo rimanere qui.”
Il marito, Andrew, al contrario, appare affascinante e comprensivo, ma con il passare del tempo Millie inizia a notare comportamenti strani e a percepire una tensione latente tra i coniugi.
“…un marito gentile, simpatico, ricco, premuroso e… be’, assolutamente stupendo. Chiudo gli occhi per un istante e penso a come sarebbe vivere la vita di Nina. Essere la donna responsabile di questa famiglia. Possedere abiti e scarpe costosi, un’auto elegante. Avere una domestica a cui impartire ordini, costringerla a cucinare e pulire per me, riservarle come alloggio un buco nel solaio mentre io ho una camera gigantesca con un fantastico letto matrimoniale e una infinità di lenzuola. E soprattutto, avere un marito come Andrew che mi bacia come fa con lei, e che mi trasmette il suo calore stringendomi a sé.”
Nella prima parte, la storia prende vita attraverso gli occhi di Millie. La sua prospettiva ci immerge in un mondo fatto di segreti celati e verità scomode, gettando le basi per un’atmosfera di crescente suspense.
La narrazione si snoda attraverso due voci in prima persona, offrendo prospettive contrastanti che si intrecciano in un’unica, tesa trama.
Nella seconda parte, il testimone passa a Nina. La sua voce svela nuovi dettagli, rimettendo in discussione tutto ciò che il lettore credeva di sapere e costringendolo a riflettere su cosa sia realmente successo.
“Ho provato a recitare la parte della moglie perfetta, sperando di non fornirgli pretesti per rinchiudermi nel solaio. Ho cucinato cene squisite, tenuto la casa immacolata… Ma, nonostante questo, è sempre riuscito a trovare qualcosa che non andava. Qualcosa che non avrei mai immaginato di aver sbagliato.”
Questo dualismo narrativo crea un’esperienza di lettura complessa e stimolante, che costringe a riconsiderare ogni personaggio e motivazione. La storia non si conclude con l’ultima pagina, ma continua a risuonare nella mente del lettore, lasciandolo con interrogativi e profonde riflessioni sulla natura umana.
Uno degli elementi più apprezzati del romanzo sono i suoi colpi di scena, in particolare il ribaltamento di prospettiva che avviene nella seconda parte del libro. La narrazione cambia radicalmente, rivelando segreti che stravolgono la percezione dei personaggi e degli eventi.
Al di là della pura suspense, il romanzo affronta temi importanti come la manipolazione psicologica, l’abuso domestico e le dinamiche di potere. La storia esplora come la realtà può essere distorta per controllare le vittime e come l’apparenza di una vita perfetta possa nascondere una profonda oscurità.
A chi lo consiglio:
Ai fan del #domesticthriller moderno e scorrevole, ideale per una lettura “a una tirata”.
A chi cerca suspense e colpi di scena, senza farsi scoraggiare da qualche cliché narrativo.
A chi ama protagoniste femminili affascinanti e complesse, coinvolte in relazioni oscuramente intrecciate.
In conclusione “Una dí famiglia” è un libro che si divora rapidamente, ideale per una serata sul divano. Nonostante alcune critiche sulla sua originalità, il romanzo ha saputo conquistare un vasto pubblico grazie alla sua capacità di creare un’atmosfera tesa e di sorprendere il lettore fino all’ultima pagina. È il primo libro di una serie, quindi se ti piace lo stile di Freida McFadden, puoi continuare a seguire le avventure della protagonista.
📑 Editore: Graus Edizioni 📅 Pubblicato il: 3 giugno 2025 📜 Copertina flessibile 📃 Numero di pagine: 134
#RecensioniLibri
La trama ruota attorno a Leopold, un uomo che ha l’opportunità di vivere vite multiple in diverse epoche e realtà, siano esse autentiche o distopiche. Questo accade grazie a Black, una figura enigmatica proveniente da un’altra realtà. Inizialmente, Black sembra offrire a Leopold la possibilità di esplorare diversi “destini”. Tuttavia, man mano che Leopold recupera i suoi ricordi, inizia a percepire Black non come un benefattore, ma come un manipolatore che lo controlla. La storia si concentra sulla lotta interiore di Leopold, diviso tra il desiderio di una vita normale e la necessità di affrontare un mondo sconosciuto e imprevedibile.
«Non contano le mille domande che vuoi farmi. Sappi che tutte le piccole cose che accadono sono solo dettagli, sfumature. Si potrebbero definire come i contorni della vera storia. Ti è stata data una possibilità. Diciamo pure che io ti ho dato la possibilità di effettuare una scelta. Tu, questa scelta, l’hai fatta. Non c’è bisogno che ti dica che, a ogni scelta, corrispondono delle conseguenze, talvolta irreversibili. La cosa più importante, che dovresti comprendere, è che tutto nel mondo si basa sul principio di causa-effetto. Se ci pensi bene, siamo tutti schiavi del principio di conservazione dell’energia. Azione e reazione. Niente si crea e niente si distrugge, tutto si trasforma. Ora, per arrivare al tuo caso specifico, dalla tua scelta si sono originati una serie di eventi che ci hanno condotto qui, in questo determinato momento».
Questo romanzo presenta un potenziale narrativo affascinante e profondo. Il tema centrale del libero arbitrio contrapposto al destino (o alla manipolazione) è un classico intramontabile. L’idea di vivere vite multiple non è nuova, ma l’approccio con la figura di Black come “burattinaio” aggiunge un elemento di mistero e tensione che la rende intrigante. Molti di noi si chiedono cosa sarebbe successo se avessero fatto scelte diverse, e questo libro porta quel concetto all’estremo.
La descrizione della storia come un’esperienza “tra l’onirico e l’irrazionale” suggerisce una narrazione non convenzionale, dove le regole della realtà possono essere piegate o spezzate. Questo stile può essere molto coinvolgente, ma richiede anche un’esecuzione attenta per evitare che la trama diventi troppo confusionaria o priva di coerenza interna. Il successo dipenderà molto dalla capacità di bilanciare gli elementi fantastici con una solida base emotiva e psicologica per il personaggio di Leopold.
«Persino i miei ricordi sembrano svanire, diventano solo sfumature lontane nel tempo. I ricordi, in fondo, costituiscono la personalità di ognuno di noi… sono la traccia delle nostre attività e delle nostre esperienze. Se ci pensi, noi siamo un grumo di ricordi. Ricordi di esperienze positive e negative. Ricordi di percezioni… che lasciano una traccia profonda in noi, sottile ma indelebile… che resiste nel tempo… strutturando quello che gli psicanalisti chiamano l’inconscio. Non sono solo segni di un’esperienza passata o di una percezione legata a un cenno di approvazione e disapprovazione, ma realtà che si consolidano al nostro interno, a causa di una serie di feedback, come effetto del nostro agire quotidiano. Alla fine, diventano una struttura inalterabile del nostro agire… una struttura d’acciaio che si regge, rafforzandosi, sulla coerenza e linearità dei comportamenti di ogni individuo. I ricordi, le sensazioni accumulate nel nostro vivere, le percezioni che acquisiamo nel tempo sono l’impalcatura del nostro essere: sono la nostra personalità. Se questa impalcatura sparisce o, per una serie di circostanze, ha cedimenti parziali, sgretolandosi, la coerenza della struttura, pur imperfetta e piena di difetti, è messa in discussione. Allora, diventa difficile collocare le proprie azioni, gli eventi, i ricordi, le emozioni…».
Punti di forza
Concetto intrigante: il tema della “non linearità dello spazio-tempo” e l’idea di vivere vite alternative donano al testo un taglio filosofico e onirico. Il concetto di realtà parallela come teatro delle possibilità umane è stimolante.
Struttura narrativa immersiva: la narrazione alterna flashbacks e differenze temporali, trascinando il lettore in un’esperienza quasi cinematografica. L’abilità di far percepire Leopold sospeso tra realtà diverse è ben riuscita.
Stile compatto: in poco più di cento pagine, Spezia presenta un universo concettualmente complesso mantenendo ritmo e coinvolgimento.
Le porte di Black è un romanzo breve con un cuore grande: esplora l’identità, il libero arbitrio e la relazione con realtà alternative grazie all’incontro-sogno con Black. La sua forza risiede nell’evocazione di molte vite possibili e nell’interrogare il lettore sull’essenza del tempo e delle scelte. Se desideri una trama più “lineare” o personaggi intensamente psicologici, potresti trovare alcuni limiti.
Curiosità:
“La storia contenuta in questo libro è frutto di un sogno di circa dieci anni fa. La mattina seguente, nell'impeto dell'ispirazione, scrissi di getto i primi tre capitoli, salvo poi accantonare il progetto per molto tempo, a causa dei vari impegni lavorativi e familiari. Non essendo uno scrittore professionista, non ritenevo che scrivere fosse una priorità della mia vita. Ho sempre saputo che quelle pagine fossero da qualche parte nel mio pc, mentre la storia restava sempre ben impressa nella mia mente. In realtà, avevo presente solo l'inizio e la fine della vicenda, con qualche idea sulle caratteristiche principali dei personaggi chiave. Una mattina, qualche tempo fa, ho avuto l'impulso di dare uno sguardo a ciò che avevo scritto anni prima. Con mia grande sorpresa, ho trovato che il racconto funzionava e che, pur non essendo del mestiere, era scritto discretamente (per quella parte scritta di getto). Inoltre, mi sembrava che la storia fosse apprezzabile e scorresse abbastanza bene. Mi sono, quindi, sentito in dovere di chiudere, in modo sensato, questa avventura sia del personaggio principale, che personale. Ho ritrovato facilmente l'ispirazione e la sintonia con la storia. Ho scritto la bozza in meno di un mese, ritagliando lo spazio necessario durante le notti.”
In definitiva, se sei coinvolto da concetti che rimescolano tempo, realtà e destino, questo libro merita di essere letto.
Per me è un 4 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️
Sono molto grata all’autore Leonardo Gioia per avermi fornito una copia cartacea del suo romanzo.
📅 Pubblicato il: 16 marzo 2025 📜 Copertina flessibile 📃 Numero di pagine: 187
#RecensioniLibri
“Possiamo solo imparare a convivere con il vuoto che resta, spolverarlo di tanto in tanto ed essere grati per il tempo che ci è stato concesso.”
🦋 Trama in breve
Matteo Casali perde suo padre Francesco all’improvviso. Il lutto lo travolge, ma un misterioso invito lo conduce in un’esperienza che sfida le leggi del tempo. Padre e figlio si ritrovano in un viaggio che li cambia profondamente, costringendoli a confrontarsi con il passato, le scelte fatte e ciò che significa davvero vivere.
Se potessi tornare indietro e salvare la vita di qualcuno, lo faresti? Già… anche io. Ma probabilmente sbaglieremmo entrambi…
E se il tempo fosse disposto a darci un’altra occasione? Ho appena terminato Il cimitero delle farfalle di Massimiliano Orsi e il cuore è ancora pieno di emozioni.
Temi e atmosfere
• Perdita e memoria: il romanzo esplora il dolore della separazione e il desiderio di riscrivere il destino.
• Relazioni familiari: il rapporto padre-figlio è al centro, con tutte le sue fragilità e incomprensioni.
• Tempo e seconde possibilità: la narrazione gioca con il tempo, offrendo al lettore una riflessione profonda sul valore delle scelte.
• Tono onirico: l’atmosfera è sospesa, quasi magica, come un sogno che si intreccia con la realtà.
Caro papà… Anche questa volta hai fatto come ti pare e ci hai sorpreso tutti… Ci costringi a dirti addio anche se non vogliamo, anche se non siamo pronti. Caro papà… Vorrei dirti tante cose, ma mi sembra tutto così banale e scontato… Dopotutto una delle lezioni più importanti che ci hai insegnato è stata che la vita non è il risultato di tante altisonanti parole, ma piuttosto la somma delle nostre azioni, dei nostri gesti… Tu non eri il tipo che diceva “ti voglio bene” ma lo dimostravi continuamente con le azioni, con i gesti e con la presenza… Caro papà… Ora che la tua presenza manca che cosa ci inventeremo noi? Vorrei poterti dire di stare tranquillo, di riposare in pace, ma c’è un dolore dentro che sembra poter distruggere tutto… Caro papà… Ti prometto che ci faremo forza, come ci hai insegnato… Quindi anche se fa male ti lasciamo andare. Sappi che sei stato l’unica persona che ho sempre preso come modello e se nella vita sarò anche solo metà dell’uomo che sei stato tu, potrò dire di aver fatto un bel lavoro… Caro papà questo è il momento più difficile, mentre lacrime bagnano questo foglio, devo dirti addio… Dobbiamo dirti addio…Quindi adesso vai e passa a trovarci nei sogni di tanto in tanto… Che anche se siamo grandi ne abbiamo bisogno…
Il romanzo ruota attorno a due figure principali, ma ogni personaggio è uno specchio emotivo che riflette le grandi domande della vita.
Matteo Casali:
Protagonista assoluto, figlio di Francesco.
Sensibile, tormentato, riflessivo. Il suo viaggio è anche interiore: da figlio ferito a uomo consapevole. Rappresenta il lettore stesso, che cerca risposte nel caos emotivo.
Francesco
Padre di Matteo, figura centrale anche se scomparsa. Presente attraverso i ricordi e il viaggio temporale. È il motore del cambiamento di Matteo. La sua presenza postuma è un ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.
“Lei è stato scelto da un’entità superiore che ha deciso di darle un’opportunità… Ebbene lei, domani si sveglierà nel suo letto ma non sarà domani, tornerà indietro nel tempo. Esattamente un giorno prima del tragico evento… ma si ricordi… Ogni scelta ha le sue conseguenze!”
Il romanzo è un vero scrigno di immagini evocative e simbolismi che arricchiscono la narrazione e ne amplificano il significato emotivo. Ecco i principali:
🦋 La farfalla
Simbolo centrale del romanzo, rappresenta la trasformazione, la fragilità della vita e la rinascita. Come la metamorfosi da bruco a creatura alata, anche Matteo attraversa un percorso di cambiamento profondo A B. La farfalla è anche legata alla memoria: leggera, effimera, ma capace di lasciare un’impronta duratura.
⏳ Il tempo
Il viaggio temporale che Matteo intraprende è una metafora del desiderio di riscrivere il passato e guarire le ferite.
🏚️ Il negozio misterioso
Luogo simbolico che rappresenta il confine tra realtà e immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. È una sorta di “limbo narrativo” dove le scelte diventano possibilità e il dolore può essere rielaborato.
“Il cimitero delle farfalle” è più di un romanzo: è un abbraccio al lettore, una carezza malinconica che parla di legami, rimpianti e possibilità. Con uno stile dolce e profondo, Orsi riesce a intrecciare il dolore della perdita con la luce della speranza, trasformando ogni pagina in un’occasione per riflettere sulla vita, sul tempo e sulle scelte che ci definiscono.
È il tipo di lettura che non si dimentica facilmente: resta tra le pieghe del cuore, come una farfalla che ha toccato l’anima e poi è volata via, lasciando bellezza e una sottile nostalgia.
Hai mai desiderato una seconda possibilità? Hai mai voluto abbracciare di nuovo chi hai perso, anche solo per un istante?
Se ami le storie che parlano di perdita, amore e seconde possibilità, questo libro è un viaggio che non puoi perdere.
🦋 Perché certe storie non si leggono soltanto; si vivono.
✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Massimiliano?
Buongiorno! Grazie di questa intervista e di aver prestato attenzione al mio libro. Che dire di me, sono uno scrittore esordiente da una vita, per pagare le bollette faccio il corriere e questo significa avere poco tempo per dedicarmi alla scrittura, per questo molti dei miei scritti sono rigorosamente figli dello smartphone, non è molto ortodosso, ma è l’unico modo per poter portare avanti un progetto, una storia. Quindi direi che Massimiliano è uno che si arrangia come può!
✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
Ho iniziato a scrivere da quando ho imparato a farlo. Ho sempre avuto una fervida immaginazione che ho messo nero su bianco sia con la scrittura sia con i disegni, alcune copertine dei miei libri sono infatti disegnate da me. Ai miei lettori vorrei trasmettere qualcosa di mio, ogni personaggio è una parte di me portata ai suoi estremi a volte, e mi piace cercare di scavare a fondo nelle emozioni, nei sentimenti senza usare altisonanti paroloni ma sforzandomi di rendere semplice un concetto complesso come quello dello spettro emozionale. Un’emozione quando la senti la riconosci subito, spiegarla è un po’ più difficile, io cerco di semplificare al massimo in modo che chi legge si possa riconoscere.
✔️ Parliamo del tuo romanzo “Il cimitero delle farfalle”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?
Il Cimitero Delle Farfalle non è un romanzo nato da un’idea, ma da un fortissimo dolore. Un dolore con cui dovrò imparare a convivere. All’inizio di quest’anno (2025) mio padre è venuto a mancare improvvisamente per un attacco di cuore. Inutile dire quanto questa cosa abbia lasciato me e la mia famiglia distrutti. Pochi giorni dopo il funerale ho iniziato a scrivere senza nemmeno pensare. Ed è nata questa storia che è un po’ ‘ la mia lettera di addio a papà. Infatti presenta degli errori perché non ho voluto fare nessun tipo di editing o revisione. L’ho pubblicato esattamente due mesi dopo la sua scomparsa ed è una storia che parla di avere una seconda possibilità, di come il dolore sia straziante e di quanto tempo buttiamo via senza dargli mai il giusto peso.
✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!
Credo che il valore principale sia quello della famiglia, dei rapporti interpersonali che troppo spesso diamo per scontati. Ma anche quello, come dicevo prima, del tempo, di dare spazio a chi lo merita anche se nemmeno ci rendiamo conto di quanto quelle persone abbiano fatto per noi. Direi che questo romanzo è indirizzato a chiunque stia affrontando o abbia affrontato in passato una perdita importante, perché penso sia capace di farti sentire meno solo.
✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?
L’ispirazione per i miei libri può venire da qualsiasi cosa. Da una canzone, da un film, da una persona, da uno sguardo, persino da un odore particolare. Si nasconde un po’ ovunque, ma quando riesci a vederla è bellissimo!
✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?
Profondo.
Delicato.
Avvolgente.
✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo?
La promozione è fondamentale se non hai un nome importante. Chi come me è praticamente uno sconosciuto deve necessariamente puntare molto, se non tutto, su una buona promozione. Personalmente ho cercato di coinvolgere più persone possibili nel mondo della letteratura, inviando il mio romanzo e cercando di creare un po’ di rumore intorno al libro.
✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!
Ho diverse cose in testa, e spero di riuscire a portarne a termine almeno una! Vedremo, ho buttato giù qualcosa, ma è presto per dirlo.
✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?
Dovreste leggere il mio romanzo perché Il Cimitero Delle Farfalle è quella carezza che è venuta a mancare, è quella parola non detta e rimasta lì nella gola, è una spalla su cui piangere, è quella voce che ti riempie il cuore di tristezza ma ti sussurra “andrà tutto bene”.
Intervista in collaborazione con autore ✍️ Massimiliano Orsi
📑 Editore: Gruppo Albatros Il Filo 📅 Pubblicato il: 29 febbraio 2024 📜 Copertina flessibile 📃 Numero di pagine: 166
#RecensioniLibri
Sono profondamente colpita dalla profondità e dalla delicatezza di quest’opera. La trovo un vero e proprio viaggio emotivo che accarezza e scuote l’animo, spingendoci a scavare dentro noi stessi. Mi sembra che l’autore ci inviti ad abbracciare le nostre vulnerabilità e a riscoprire la bellezza e la speranza che si nascondono nell’amore e nelle relazioni umane. È un invito a superare la solitudine e la paura, a valorizzare le azioni altruistiche e a vivere pienamente, rimarginando le ferite del cuore con positività e speranza.
Ho consumato un intero blocco di post-it per segnare le pagine di questo libro meraviglioso, tanto sono numerose le citazioni che mi hanno colpita. Sono racconti che aprono l’anima e scaldano il cuore. Man mano che vi riporterò le citazioni, vi commenterò anche le sensazioni che mi hanno suscitato.
“Ma come uno scoglio, nonostante l’impeto del mare, alla fine di ogni giorno, si proclama vittorioso nell’essere rimasto saldo su se stesso, anche quando le acque lo sommergevano tentando di trascinarlo via con loro, così noi, a ogni tramonto, possiamo brindare alla nostra salvezza e celebrare la nostra forza se, nonostante le nostre cadute, ci siamo nuovamente rialzati, se, nonostante il dolore, ci siamo asciugati le lacrime, se, nonostante una vita che spesso sembra godere nello spogliarci delle nostre certezze, ci siamo rivestiti della nostra dignità, e se, nonostante i tradimenti che fanno a pezzi la nostra fiducia, il nostro cuore è riuscito a mantenere intatta la sua capacità di amare. Perché quando arriverà il tramonto dell’ultimo giorno della nostra vita, i ricordi più belli, profondi e struggenti, che potremo portare via con noi nel viaggio che ci attende, saranno quelli legati all’amore che avremo ricevuto ma, soprattutto, a quello che avremo donato, prima di tutto alla vita stessa.”
Mi trasmette un messaggio di ottimismo e incoraggiamento, sottolineando l’importanza di rialzarsi dopo ogni caduta, di superare il dolore e di mantenere la propria dignità e la capacità di amare, anche di fronte alle delusioni e ai tradimenti.
“Eppure le lacrime, ogni volta che nascono, poi scompaiono, scivolando nell’acqua che, gentilmente, lava le nostre guance umide di pianto. Eppure le lacrime poi scompaiono, penetrando nella stoffa di un fazzoletto che, compassionevole, le cattura. Eppure le lacrime poi scompaiono, impregnando la federa di un cuscino che, mentre noi lo abbracciamo immergendoci il nostro viso, con la sua morbidezza le accoglie fino a calmarle. Si asciugano perfino le lacrime che sono state suscitate da un vuoto impossibile da colmare, e anche quelle scatenate da un evento che ci provoca danni irreversibili che siamo obbligati ad accettare, e sono le lacrime che diventano la sabbia di quel deserto chiamato rassegnazione, che trova posto nella nostra anima ogni volta in cui lei, arrendendosi a una violenza a cui non riesce a opporsi, si lascia inaridire dal dolore. Così, qualsiasi sia il motivo che interrompa il loro fluire, nel nostro mondo le lacrime si trasformano in sottili strati di polvere intrisa di emozioni, che il vento del coraggio rapisce dal nostro viso e porta via con sé, quando, soffiando per accarezzarli dolcemente, lui vuole ricordare ai nostri occhi, che le hanno liberate, la necessità di ricominciare a guardare oltre, e ai nostri cuori, che pur continuano a soffrire, il bisogno di andare avanti comunque.”
L’autore esplora il tema delle lacrime in modo molto delicato e poetico, quasi personificandole e attribuendo loro un ciclo di nascita, esistenza e infine scomparsa. Il “vento del coraggio” che rapisce la polvere di emozioni dal viso è un’immagine di liberazione e rinnovamento. È un invito a guardare oltre, a superare il dolore e a trovare la forza di andare avanti. Mi trasmette un messaggio di resilienza e la capacità intrinseca dell’animo umano di riprendersi, anche quando ferito.
“Perché arriva un giorno in cui devi ammettere che hai perso, e io l’ho fatto, ed è questo che mi ha fatto sentire svuotato. Per un po’ di tempo ho annaspato dentro me stesso, perché ero smarrito e inerme di fronte a una delusione che era troppo più grande rispetto a me. Il vuoto che avvertivo nella mia anima non mi dava modo di aggrapparmi a niente, e non mi permetteva di trovare la forza di reagire. Poi però, recuperando un brandello di lucidità, sono riuscito a riconoscermi un merito. Mi ero ritrovato sfiancato, esaurito, a terra, eppure riuscivo ancora a essere forte, perché, nonostante tutti i colpi che avevo subito, avevo trovato il coraggio, sì, il coraggio, di essere sincero con me stesso e di alzare bandiera bianca. Allora forse potevo fare un passo ulteriore in quella stessa direzione, e spingermi a essere schietto fino in fondo, e così ho cominciato a chiedermi il perché di quella sensazione di vuoto che si era completamente impossessata di me. La risposta che mi sono dato è stata che io mi ero consegnato alla mia lotta affrontandola senza risparmiarmi, e se è vero che mi ero arreso dopo il mio fallimento, più vero ancora era che non avevo mollato un attimo mentre stavo combattendo, quindi almeno in questo non avevo niente da rimproverarmi, ed ecco che il piccolo vaso vuoto in cui sentivo di essermi ridotto ha cominciato a riempirsi di nuovo. Al peso di avere perso ha cominciato ad accompagnarsi uno strano senso di leggerezza, portata dalla consapevolezza che, se tutto in me sembrava essersi ridotto a zero, da quel momento in poi non avrei potuto far altro che ricominciare a crescere.”
Questo senso di vuoto e l’impossibilità di trovare un appiglio sono sentimenti che risuonano in chiunque abbia sperimentato un fallimento profondo. Nonostante il fallimento, emerge un senso di orgoglio per l’impegno profuso, che porta a una sorprendente sensazione di leggerezza. Trasmette la sensazione che la sconfitta non sia la fine, ma piuttosto un nuovo inizio, un terreno fertile per una nuova evoluzione personale.
“Molte di loro ci travolgono quando meno ce lo aspettiamo. Altre noi le cerchiamo, le rincorriamo, le desideriamo. Alcune di loro ci vogliono così come siamo, per prenderci come germogli e portarci a sbocciare. Altre ci trasformano in quello che vogliono loro, facendoci conoscere chi ancora noi non sospettavamo di essere. Ma che siano loro a raggiungere noi, o che siamo noi ad afferrare loro, lo stupore è sempre ciò che le emozioni ci riservano, per la profondità della forza con cui agitano le radici della nostra anima, come se fossero il vento di una tempesta che, per quanto violenta a volte possa essere, si abbatte su di noi soltanto per portarci chiarezza, spazzando via le nubi di ogni indecisione dal nostro orizzonte, e mostrandoci la strada che siamo destinati a percorrere. Le emozioni sono il manuale di istruzioni della nostra vita, che può essere scritto soltanto attraverso ciò che sentiamo nella profondità di noi stessi, e che può essere letto soltanto attraverso ciò che viviamo sulla nostra pelle, perché le sue pagine sono i nostri giorni che, attraverso i sussulti della nostra anima, ci vedono trasformarci da semplici comparse in attori protagonisti della nostra storia. E per scrivere quel manuale noi tracciamo le sue parole intingendo la punta del nostro cuore nell’inchiostro della nostra anima, dando forma a lettere che bruciano come se fossero fiamme, che però non consumano la carta su cui sono scritte, perché quella carta è la vita, e una vita emozionante non finisce mai sprecata, perché è, semplicemente e fantasticamente, vissuta.”
Mi trasmette il concetto che anche le emozioni più intense e “violente” hanno uno scopo: quello di rivelare la nostra vera strada. Sono viste non come ostacoli, ma come strumenti per comprendere meglio noi stessi e il nostro cammino. È un inno alla pienezza dell’esistenza, vissuta in ogni sua sfumatura emotiva, che non si consuma ma si arricchisce. In sintesi, le emozioni che mi suscita sono di meraviglia, ispirazione e un profondo senso di certezza che le emozioni giocano nel dare significato e direzione alla nostra vita.