Recensione di “Il Cimitero Delle Farfalle”  di Massimiliano Orsi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📅 Pubblicato il: 16 marzo 2025
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 187

#RecensioniLibri 

“Possiamo solo imparare a convivere con il vuoto che resta, spolverarlo di tanto in tanto ed essere grati per il tempo che ci è stato concesso.”

🦋 Trama in breve

Matteo Casali perde suo padre Francesco all’improvviso. Il lutto lo travolge, ma un misterioso invito lo conduce in un’esperienza che sfida le leggi del tempo. Padre e figlio si ritrovano in un viaggio che li cambia profondamente, costringendoli a confrontarsi con il passato, le scelte fatte e ciò che significa davvero vivere.

Se potessi tornare indietro e salvare la vita di qualcuno, lo faresti? Già… anche io. Ma probabilmente sbaglieremmo entrambi…

E se il tempo fosse disposto a darci un’altra occasione? Ho appena terminato Il cimitero delle farfalle di Massimiliano Orsi e il cuore è ancora pieno di emozioni.

Temi e atmosfere

• Perdita e memoria: il romanzo esplora il dolore della separazione e il desiderio di riscrivere il destino.

• Relazioni familiari: il rapporto padre-figlio è al centro, con tutte le sue fragilità e incomprensioni.

• Tempo e seconde possibilità: la narrazione gioca con il tempo, offrendo al lettore una riflessione profonda sul valore delle scelte.

• Tono onirico: l’atmosfera è sospesa, quasi magica, come un sogno che si intreccia con la realtà.

Caro papà… Anche questa volta hai fatto come ti pare e ci hai sorpreso tutti… Ci costringi a dirti addio anche se non vogliamo, anche se non siamo pronti. Caro papà… Vorrei dirti tante cose, ma mi sembra tutto così banale e scontato… Dopotutto una delle lezioni più importanti che ci hai insegnato è stata che la vita non è il risultato di tante altisonanti parole, ma piuttosto la somma delle nostre azioni, dei nostri gesti… Tu non eri il tipo che diceva “ti voglio bene” ma lo dimostravi continuamente con le azioni, con i gesti e con la presenza… Caro papà… Ora che la tua presenza manca che cosa ci inventeremo noi? Vorrei poterti dire di stare tranquillo, di riposare in pace, ma c’è un dolore dentro che sembra poter distruggere tutto… Caro papà… Ti prometto che ci faremo forza, come ci hai insegnato… Quindi anche se fa male ti lasciamo andare. Sappi che sei stato l’unica persona che ho sempre preso come modello e se nella vita sarò anche solo metà dell’uomo che sei stato tu, potrò dire di aver fatto un bel lavoro… Caro papà questo è il momento più difficile, mentre lacrime bagnano questo foglio, devo dirti addio… Dobbiamo dirti addio…Quindi adesso vai e passa a trovarci nei sogni di tanto in tanto… Che anche se siamo grandi ne abbiamo bisogno…

Il romanzo ruota attorno a due figure principali, ma ogni personaggio è uno specchio emotivo che riflette le grandi domande della vita. 

Matteo Casali: 

Protagonista assoluto, figlio di Francesco.

Sensibile, tormentato, riflessivo. Il suo viaggio è anche interiore: da figlio ferito a uomo consapevole. Rappresenta il lettore stesso, che cerca risposte nel caos emotivo.

Francesco

Padre di Matteo, figura centrale anche se scomparsa. Presente attraverso i ricordi e il viaggio temporale. È il motore del cambiamento di Matteo. La sua presenza postuma è un ponte tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere.

“Lei è stato scelto da un’entità superiore che ha deciso di darle un’opportunità… Ebbene lei, domani si sveglierà nel suo letto ma non sarà domani, tornerà indietro nel tempo. Esattamente un giorno prima del tragico evento… ma si ricordi… Ogni scelta ha le sue conseguenze!”

Il romanzo è un vero scrigno di immagini evocative e simbolismi che arricchiscono la narrazione e ne amplificano il significato emotivo. Ecco i principali:

🦋 La farfalla

Simbolo centrale del romanzo, rappresenta la trasformazione, la fragilità della vita e la rinascita. Come la metamorfosi da bruco a creatura alata, anche Matteo attraversa un percorso di cambiamento profondo A B. La farfalla è anche legata alla memoria: leggera, effimera, ma capace di lasciare un’impronta duratura. 

⏳ Il tempo

Il viaggio temporale che Matteo intraprende è una metafora del desiderio di riscrivere il passato e guarire le ferite.

🏚️ Il negozio misterioso

Luogo simbolico che rappresenta il confine tra realtà e immaginazione, tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. È una sorta di “limbo narrativo” dove le scelte diventano possibilità e il dolore può essere rielaborato.

“Il cimitero delle farfalle” è più di un romanzo: è un abbraccio al lettore, una carezza malinconica che parla di legami, rimpianti e possibilità. Con uno stile dolce e profondo, Orsi riesce a intrecciare il dolore della perdita con la luce della speranza, trasformando ogni pagina in un’occasione per riflettere sulla vita, sul tempo e sulle scelte che ci definiscono.

È il tipo di lettura che non si dimentica facilmente: resta tra le pieghe del cuore, come una farfalla che ha toccato l’anima e poi è volata via, lasciando bellezza e una sottile nostalgia.

Hai mai desiderato una seconda possibilità? Hai mai voluto abbracciare di nuovo chi hai perso, anche solo per un istante?

Se ami le storie che parlano di perdita, amore e seconde possibilità, questo libro è un viaggio che non puoi perdere.

🦋 Perché certe storie non si leggono soltanto; si vivono.

4,5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️

INTERVISTA a Massimiliano Orsi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Massimiliano?

Buongiorno! Grazie di questa intervista e di aver prestato attenzione al mio libro. Che dire di me, sono uno scrittore esordiente da una vita, per pagare le bollette faccio il corriere e questo significa avere poco tempo per dedicarmi alla scrittura, per questo molti dei miei scritti sono rigorosamente figli dello smartphone, non è molto ortodosso, ma è l’unico modo per poter portare avanti un progetto, una storia. Quindi direi che Massimiliano è uno che si arrangia come può!

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato a scrivere da quando ho imparato a farlo. Ho sempre avuto una fervida immaginazione che ho messo nero su bianco sia con la scrittura sia con i disegni, alcune copertine dei miei libri sono infatti disegnate da me. Ai miei lettori vorrei trasmettere qualcosa di mio, ogni personaggio è una parte di me portata ai suoi estremi a volte, e mi piace cercare di scavare a fondo nelle emozioni, nei sentimenti senza usare altisonanti paroloni ma sforzandomi di rendere semplice un concetto complesso come quello dello spettro emozionale. Un’emozione quando la senti la riconosci subito, spiegarla è un po’ più difficile, io cerco di semplificare al massimo in modo che chi legge si possa riconoscere.

✔️ Parliamo del tuo romanzo “Il cimitero delle farfalle”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo? 

Il Cimitero Delle Farfalle non è un romanzo nato da un’idea, ma da un fortissimo dolore. Un dolore con cui dovrò imparare a convivere. All’inizio di quest’anno (2025) mio padre è venuto a mancare improvvisamente per un attacco di cuore. Inutile dire quanto questa cosa abbia lasciato me e la mia famiglia distrutti. Pochi giorni dopo il funerale ho iniziato a scrivere senza nemmeno pensare. Ed è nata questa storia che è un po’ ‘ la mia lettera di addio a papà. Infatti presenta degli errori perché non ho voluto fare nessun tipo di editing o revisione. L’ho pubblicato esattamente due mesi dopo la sua scomparsa ed è una storia che parla di avere una seconda possibilità, di come il dolore sia straziante e di quanto tempo buttiamo via senza dargli mai il giusto peso.

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!

Credo che il valore principale sia quello della famiglia, dei rapporti interpersonali che troppo spesso diamo per scontati. Ma anche quello, come dicevo prima, del tempo, di dare spazio a chi lo merita anche se nemmeno ci rendiamo conto di quanto quelle persone abbiano fatto per noi. Direi che questo romanzo è indirizzato a chiunque stia affrontando o abbia affrontato in passato una perdita importante, perché penso sia capace di farti sentire meno solo.

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?

L’ispirazione per i miei libri può venire da qualsiasi cosa. Da una canzone, da un film, da una persona, da uno sguardo, persino da un odore particolare. Si nasconde un po’ ovunque, ma quando riesci a vederla è bellissimo!

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?

Profondo.

Delicato.

Avvolgente.

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

La promozione è fondamentale se non hai un nome importante. Chi come me è praticamente uno sconosciuto deve necessariamente puntare molto, se non tutto, su una buona promozione. Personalmente ho cercato di coinvolgere più persone possibili nel mondo della letteratura, inviando il mio romanzo e cercando di creare un po’ di rumore intorno al libro.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!

Ho diverse cose in testa, e spero di riuscire a portarne a termine almeno una! Vedremo, ho buttato giù qualcosa, ma è presto per dirlo.

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Dovreste leggere il mio romanzo perché Il Cimitero Delle Farfalle è quella carezza che è venuta a mancare, è quella parola non detta e rimasta lì nella gola, è una spalla su cui piangere, è quella voce che ti riempie il cuore di tristezza ma ti sussurra “andrà tutto bene”.

Intervista in collaborazione con autore ✍️ Massimiliano Orsi 

Recensione di “Emozioni”  di Paul McGregor a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Gruppo Albatros Il Filo
📅 Pubblicato il: 29 febbraio 2024
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 166

#RecensioniLibri 

Sono profondamente colpita dalla profondità e dalla delicatezza di quest’opera. La trovo un vero e proprio viaggio emotivo che accarezza e scuote l’animo, spingendoci a scavare dentro noi stessi. Mi sembra che l’autore ci inviti ad abbracciare le nostre vulnerabilità e a riscoprire la bellezza e la speranza che si nascondono nell’amore e nelle relazioni umane. È un invito a superare la solitudine e la paura, a valorizzare le azioni altruistiche e a vivere pienamente, rimarginando le ferite del cuore con positività e speranza.

Ho consumato un intero blocco di post-it per segnare le pagine di questo libro meraviglioso, tanto sono numerose le citazioni che mi hanno colpita. Sono racconti che aprono l’anima e scaldano il cuore. Man mano che vi riporterò le citazioni, vi commenterò anche le sensazioni che mi hanno suscitato.

“Ma come uno scoglio, nonostante l’impeto del mare, alla fine di ogni giorno, si proclama vittorioso nell’essere rimasto saldo su se stesso, anche quando le acque lo sommergevano tentando di trascinarlo via con loro, così noi, a ogni tramonto, possiamo brindare alla nostra salvezza e celebrare la nostra forza se, nonostante le nostre cadute, ci siamo nuovamente rialzati, se, nonostante il dolore, ci siamo asciugati le lacrime, se, nonostante una vita che spesso sembra godere nello spogliarci delle nostre certezze, ci siamo rivestiti della nostra dignità, e se, nonostante i tradimenti che fanno a pezzi la nostra fiducia, il nostro cuore è riuscito a mantenere intatta la sua capacità di amare. Perché quando arriverà il tramonto dell’ultimo giorno della nostra vita, i ricordi più belli, profondi e struggenti, che potremo portare via con noi nel viaggio che ci attende, saranno quelli legati all’amore che avremo ricevuto ma, soprattutto, a quello che avremo donato, prima di tutto alla vita stessa.”

Mi trasmette un messaggio di ottimismo e incoraggiamento, sottolineando l’importanza di rialzarsi dopo ogni caduta, di superare il dolore e di mantenere la propria dignità e la capacità di amare, anche di fronte alle delusioni e ai tradimenti.

“Eppure le lacrime, ogni volta che nascono, poi scompaiono, scivolando nell’acqua che, gentilmente, lava le nostre guance umide di pianto. Eppure le lacrime poi scompaiono, penetrando nella stoffa di un fazzoletto che, compassionevole, le cattura. Eppure le lacrime poi scompaiono, impregnando la federa di un cuscino che, mentre noi lo abbracciamo immergendoci il nostro viso, con la sua morbidezza le accoglie fino a calmarle. Si asciugano perfino le lacrime che sono state suscitate da un vuoto impossibile da colmare, e anche quelle scatenate da un evento che ci provoca danni irreversibili che siamo obbligati ad accettare, e sono le lacrime che diventano la sabbia di quel deserto chiamato rassegnazione, che trova posto nella nostra anima ogni volta in cui lei, arrendendosi a una violenza a cui non riesce a opporsi, si lascia inaridire dal dolore. Così, qualsiasi sia il motivo che interrompa il loro fluire, nel nostro mondo le lacrime si trasformano in sottili strati di polvere intrisa di emozioni, che il vento del coraggio rapisce dal nostro viso e porta via con sé, quando, soffiando per accarezzarli dolcemente, lui vuole ricordare ai nostri occhi, che le hanno liberate, la necessità di ricominciare a guardare oltre, e ai nostri cuori, che pur continuano a soffrire, il bisogno di andare avanti comunque.”

L’autore esplora il tema delle lacrime in modo molto delicato e poetico, quasi personificandole e attribuendo loro un ciclo di nascita, esistenza e infine scomparsa. Il “vento del coraggio” che rapisce la polvere di emozioni dal viso è un’immagine di liberazione e rinnovamento. È un invito a guardare oltre, a superare il dolore e a trovare la forza di andare avanti. Mi trasmette un messaggio di resilienza e la capacità intrinseca dell’animo umano di riprendersi, anche quando ferito.

“Perché arriva un giorno in cui devi ammettere che hai perso, e io l’ho fatto, ed è questo che mi ha fatto sentire svuotato. Per un po’ di tempo ho annaspato dentro me stesso, perché ero smarrito e inerme di fronte a una delusione che era troppo più grande rispetto a me. Il vuoto che avvertivo nella mia anima non mi dava modo di aggrapparmi a niente, e non mi permetteva di trovare la forza di reagire. Poi però, recuperando un brandello di lucidità, sono riuscito a riconoscermi un merito. Mi ero ritrovato sfiancato, esaurito, a terra, eppure riuscivo ancora a essere forte, perché, nonostante tutti i colpi che avevo subito, avevo trovato il coraggio, sì, il coraggio, di essere sincero con me stesso e di alzare bandiera bianca. Allora forse potevo fare un passo ulteriore in quella stessa direzione, e spingermi a essere schietto fino in fondo, e così ho cominciato a chiedermi il perché di quella sensazione di vuoto che si era completamente impossessata di me. La risposta che mi sono dato è stata che io mi ero consegnato alla mia lotta affrontandola senza risparmiarmi, e se è vero che mi ero arreso dopo il mio fallimento, più vero ancora era che non avevo mollato un attimo mentre stavo combattendo, quindi almeno in questo non avevo niente da rimproverarmi, ed ecco che il piccolo vaso vuoto in cui sentivo di essermi ridotto ha cominciato a riempirsi di nuovo. Al peso di avere perso ha cominciato ad accompagnarsi uno strano senso di leggerezza, portata dalla consapevolezza che, se tutto in me sembrava essersi ridotto a zero, da quel momento in poi non avrei potuto far altro che ricominciare a crescere.”

Questo senso di vuoto e l’impossibilità di trovare un appiglio sono sentimenti che risuonano in chiunque abbia sperimentato un fallimento profondo. Nonostante il fallimento, emerge un senso di orgoglio per l’impegno profuso, che porta a una sorprendente sensazione di leggerezza. Trasmette la sensazione che la sconfitta non sia la fine, ma piuttosto un nuovo inizio, un terreno fertile per una nuova evoluzione personale.

“Molte di loro ci travolgono quando meno ce lo aspettiamo. Altre noi le cerchiamo, le rincorriamo, le desideriamo. Alcune di loro ci vogliono così come siamo, per prenderci come germogli e portarci a sbocciare. Altre ci trasformano in quello che vogliono loro, facendoci conoscere chi ancora noi non sospettavamo di essere. Ma che siano loro a raggiungere noi, o che siamo noi ad afferrare loro, lo stupore è sempre ciò che le emozioni ci riservano, per la profondità della forza con cui agitano le radici della nostra anima, come se fossero il vento di una tempesta che, per quanto violenta a volte possa essere, si abbatte su di noi soltanto per portarci chiarezza, spazzando via le nubi di ogni indecisione dal nostro orizzonte, e mostrandoci la strada che siamo destinati a percorrere. Le emozioni sono il manuale di istruzioni della nostra vita, che può essere scritto soltanto attraverso ciò che sentiamo nella profondità di noi stessi, e che può essere letto soltanto attraverso ciò che viviamo sulla nostra pelle, perché le sue pagine sono i nostri giorni che, attraverso i sussulti della nostra anima, ci vedono trasformarci da semplici comparse in attori protagonisti della nostra storia. E per scrivere quel manuale noi tracciamo le sue parole intingendo la punta del nostro cuore nell’inchiostro della nostra anima, dando forma a lettere che bruciano come se fossero fiamme, che però non consumano la carta su cui sono scritte, perché quella carta è la vita, e una vita emozionante non finisce mai sprecata, perché è, semplicemente e fantasticamente, vissuta.”

Mi trasmette il concetto che anche le emozioni più intense e “violente” hanno uno scopo: quello di rivelare la nostra vera strada. Sono viste non come ostacoli, ma come strumenti per comprendere meglio noi stessi e il nostro cammino. È un inno alla pienezza dell’esistenza, vissuta in ogni sua sfumatura emotiva, che non si consuma ma si arricchisce. In sintesi, le emozioni che mi suscita sono di meraviglia, ispirazione e un profondo senso di certezza che le emozioni giocano nel dare significato e direzione alla nostra vita.

Indubbiamente un 5 su 5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

In collaborazione con autore ✍️ Paul McGregor

Recensione di “Ogni cosa è adesso” di Ftima Chistè a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Rizzoli

📅 Pubblicato il: 11 marzo 2025

📜 Copertina flessibile 

📃 Numero di pagine: 252

“Quando l’amore finisce, cosa resta? Potresti fare l’errore di credere che non resti nulla. E invece resta tutto: resti tu.”

RECENSIONE 

Non è finita quella sera in cui ti ha detto: «Non ti amo più». Non è finita la notte in cui non l’hai sentito rientrare. Non è finita quando non siete stati più in due. Non è finita nemmeno quella volta in cui hai pianto fino a restare senza fiato. Non è finita il giorno in cui hai riempito gli scatoloni della vostra vita assieme. Non è finita l’istante in cui ti sei chiesta: “E adesso?” Non è finita la volta che l’hai rivisto con un’altra. Non è finita quando hai evitato il suo sguardo in un caffè che una volta era solo vostro. Non è finita quando hai smesso di leggere il suo nome sullo schermo del tuo cellulare. Non è finita la prima volta che hai riso di nuovo, e ti sei sentita in colpa per averlo fatto. Non è finita quando hai imparato a vivere senza la sua voce, il suo tocco, la sua presenza. Non è finita nemmeno quando hai accettato che forse non tornerà mai più. È finita molto prima, in tanti piccoli istanti. Ma non sei finita tu.

Queste parole sono un potente inno alla resilienza, mostrando come la fine non sia un singolo evento, ma un processo graduale. Sottolinea che, nonostante il dolore, non ci si  annulla, ma si continua a esistere e a rinascere.

Non faccio che chiedermi: “Quando l’amore finisce, cosa resta?” Resta il vuoto. Resta il silenzio. Resta una versione di noi che non saremo mai più. Restano le parole che non abbiamo avuto il coraggio di dirci. Resta un letto troppo grande e la paura del buio. Resta tutto ciò che c’era prima e che non ricordavo più. Resto io. Ma chi sono io, senza di te?

Un’altra profonda e toccante riflessione sulla fine di una relazione e sul senso di smarrimento che ne deriva. L’autrice esplora con delicatezza e onestà il vuoto lasciato dall’amore perduto, focalizzandosi non solo sulla mancanza dell’altro, ma anche sulla perdita di una parte di sé. Enfatizza la persistenza di questi elementi dolorosi: il silenzio, le parole inespresse, la paura, e un’identità frammentata. La domanda finale, “Ma chi sono io, senza di te?”, è un pugno nello stomaco, che cattura perfettamente il disorientamento e la crisi d’identità che spesso accompagnano la fine di un amore significativo. È un testo che risuona con chiunque abbia sperimentato un addio, esprimendo con efficacia la malinconia e la vulnerabilità di un cuore ferito.

Restano le ferite, che diventeranno cicatrici. Restano i ricordi, che diventeranno parte delle tue radici. Resta ciò che hai dato. Perché non è vero che è stato sprecato. Resta una casa da arredare con i colori che ami, restano le giornate di sole, resta il profumo dei fiori in primavera, e il rumore del mare. Resta la bellezza. E la capacità che hai di farla tua. Resta la vita.

Ftima conferma che le ferite diventano cicatrici che narrano la nostra forza, i ricordi si radicano in noi. È un inno alla vita che persiste, alla bellezza ritrovata e alla capacità di rifiorire, trasformando il dolore in una tela per la nostra rinascita.

Note dell’autrice: Ho scritto questo romanzo con l'intento di esplorare una domanda che prima o poi tutti ci poniamo. Mi ha aiutata a vedere come la fine di una relazione sia un vero e proprio lutto, che coinvolge la mente e il corpo, e come ogni passo del percorso - dalla rabbia alla tristezza, dalla nostalgia alla rinascita - abbia il suo valore e il suo tempo. Questo libro non parla solo di quello che accade dopo la fine di un amore, ma anche di ciò che succede prima. Parla di tutti di quei piccoli istanti in cui ci si inizia a perdere. Perché anche in quei momenti c'è qualcosa di prezioso da cogliere, un frammento di consapevolezza che può guidarci verso una nuova comprensione di noi stessi. Ho scritto queste pagine con l'intento di raccontare non solo una storia, ma anche un cammino. Quando l’amore finisce, ciò che resta non è vuoto, ma uno spazio tutto da riempire. Ogni emozione ha un senso, e ogni ferita prima o poi si cicatrizza. Perché alla fine ciò che resta siamo noi. E cosa c’è di più importante? 

Indubbiamente un 5/5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

Mi ha affiancato nella lettura l’autrice che ringrazio. 

L’avete letto?!

INTERVISTA a Paul McGregor a cura di Libri in Cornice 

✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Paul?

Sono una persona molto riservata, che però, attraverso la scrittura, ha trovato un modo per offrirsi allo sguardo del mondo, in un modo molto personale ed intimo, perché i miei scritti riflettono i movimenti più profondi della mia anima. 

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato a scrivere da ragazzino, quando ho trovato nelle parole che sgorgavano dentro di me un diario a cui confidare tutti i miei segreti, soprattutto nei momenti in cui non mi sentivo circondato da persone disposte ad ascoltarmi e a capirmi. Ai miei lettori voglio trasmettere esattamente ciò che la scrittura trasmette a me, cioè l’importanza di ascoltare se stessi, senza mai ignorare la propria voce interiore, che è sincerità allo stato puro, e credo che sia fondamentale dare importanza alla propria anima, soprattutto in un mondo come il nostro, che dà troppo peso alla superficie.  

✔️ Parliamo del tuo libro “Emozioni ”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo libro?

“Emozioni” descrive le tappe di un viaggio che le mie parole percorrono nelle profondità della mia anima. Sono le mie riflessioni e le mie reazioni più emotive dovute a esperienze di vita vissuta e a domande che mi piace pormi, per capire non soltanto che tipo di persona sono, ma, soprattutto, quale persona io sia diventato nel corso del tempo, perché credo che cambiare sia inevitabile. Questo libro nasce dal mio amore per la scrittura, a cui ho sempre chiesto aiuto come ad un’amica fidata, fino al giorno in cui lei mi ha spinto a dare fiducia a me stesso come scrittore, e da quel momento ho capito che volevo provare a raggiungere altri cuori attraverso le mie parole, che da sempre danno voce al mio. 

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!

I valori in cui credo, e che descrivo nel mio libro, sono l’amicizia, l’importanza della natura e del rispetto per l’ambiente, la bellezza di sentirsi connessi gli uni con gli altri, l’inevitabilità di dover affrontare il dolore, unita però all’opportunità di imparare da lui a essere più forti, il miracolo della rinascita, e, ovviamente, l’amore, con tutte le sue luci e le sue ombre. Poiché credo che certe emozioni appartengano alla nostra umanità più vera, rispondo alla tua domanda dicendo che, il mio libro, vuole rivolgersi a tutti, con la mia speranza di riuscire a toccare l’intimità di ogni persona che si avvicini alla mia scrittura.

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!

La copertina mi è stata proposta dalla mia Casa editrice, a cui avevo detto che mi sarebbe piaciuta un’immagine che rappresentasse l’alba di quella che mi auguro sia solo la prima tappa di un lungo cammino come artista. La revisione è stata impercettibile, perché, con mio immenso piacere, i correttori di bozze mi hanno dato la soddisfazione di approvare la mia scrittura senza volerla minimamente cambiare né stravolgere. 

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri? 

Dal mio vissuto, dalle domande che mi pongo, a molte delle quali non riesco spesso a trovare risposta, tanto che i miei scritti sono, appunto, dei tentativi di capire meglio ciò che, forse, è anche bello accettare come non del tutto spiegabile, e cioè che è anche nel suo essere misteriosa che la vita ci sfida a considerarla bella e degna di essere attraversata.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo libro quali sarebbero?

Intenso, profondo, sincero. 

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Certo che sì. Anzi, forse è proprio grazie alla lettura che è nato in me il desiderio di scrivere. Mi piacciono sia la narrativa che, ovviamente, la poesia, che amo profondamente. Come autore di romanzi mi piace moltissimo Nicholas Sparks, molti dei cui libri sono diventati film hollywoodiani di grande successo, e come poeta apprezzo moltissimo Khalil Gibran. Trovo che la grandezza di questi artisti stia nell’ascolto di un’emotività che, evidentemente, appartiene loro, e che vogliono trasmettere agli altri, e con me ci riescono in pieno.

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

Come ho detto dall’inizio io sono una persona molto riservata, tanto che, incredibile a dirsi, io neppure usavo i social! Da quando ho pubblicato il mio libro ho aperto due profili, uno su Facebook “Paul McGregor Autore”, e l’altro su Instagram “paul_mcgregor_autore”, che sono stati fondamentali per la promozione del mio libro. Sono spazi dedicati esclusivamente a me come artista, e mi hanno dato l’opportunità di collaborare con molti book-influencers e creators che si occupano di promozione editoriale, e inoltre, neanche a dirlo, mi hanno permesso di conoscere persone gentilissime che sono diventate alcuni fra i miei followers più fedeli e attivi, cosa di cui non finirò mai di ringraziarli, perché attraverso il loro affetto mi dimostrano di rimanere toccati dall’intensità delle mie parole.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!

Il materiale che ho a disposizione è molto vasto, perché, come ho già detto, scrivo fin da ragazzino. Ancora mi voglio dedicare alla promozione e, spero, diffusione più ampia possibile, di “EMOZIONI”, e poi metterò mano a un’altra raccolta, sperando di riuscire ad appassionare un pubblico sempre più numeroso. 

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo libro?

Come dice il titolo della mia opera, io parlo, a cuore aperto, delle mie emozioni, ma questo non vuol dire che io pretenda che esse debbano appartenere a tutti. Intendiamoci, quando le persone che interagiscono con me mi dicono che si sono rispecchiate nelle mie parole, questo mi rende davvero felice. Ma quello che voglio dire è che i miei scritti non vogliono insegnare niente a nessuno, perché non vogliono essere una lezione ma, semmai, una testimonianza di vita personale, con la speranza che le mie emozioni possano scatenare, nelle persone che le leggono, le loro. Questa è la bellezza delle parole, sono pezzi della mia intimità che vogliono far venire a galla l’intimità di altri, così che ci si possa incontrare, e abbracciare, in una dimensione personale, senza filtri.

Intervista in collaborazione con autore ✍️ Paul McGregor

Recensione di “Ellie all’improvviso” di Lisa Jewell a cura di Libri in cornice 🖼️ 

📑 Editore: Neri Pozza

📅 Pubblicato il: 20 febbraio 2020

📜 Copertina flessibile 

📃 Numero di pagine: 300

Una storia dove niente è quello che sembra e tutte le certezze della vita possono infrangersi come uno specchio troppo fragile.

Trama

Laurel Mack è una donna spezzata. Dieci anni prima, sua figlia Ellie – una studentessa modello, bella e brillante – è uscita di casa e non è mai più tornata. La famiglia si è sgretolata: il matrimonio è finito, i rapporti con gli altri figli si sono incrinati e Laurel vive in una bolla di dolore e rimpianti. Quando incontra Floyd, un uomo gentile e carismatico, qualcosa in lei si riaccende. Ma è la figlia di lui, la piccola Poppy, a scuotere davvero Laurel: la somiglianza con Ellie è impressionante. Troppo impressionante per essere un caso. Da qui comincia un’indagine personale, che riapre vecchie ferite e scoperchia segreti sepolti.

RECENSIONE 

Oggi vi porto la recensione di un libro che ho ri-letto… sì avete capito bene. Letto due volte perché l’avevo letto nel 2024 e non ricordavo trama, finale ecc. ma solo qualche flash. E l’ho riletto in 3 giorni!!! 

Cosa fai quando tua figlia sparisce nel nulla e nessuno riesce a spiegarti il perché? E cosa succede quando, dieci anni dopo, incontri una bambina che le assomiglia in modo inquietante?

Lisa Jewell, maestra del thriller psicologico, torna con una storia dal ritmo serrato e carica di tensione emotiva, che tiene incollati fino all’ultima pagina. Ellie all’improvviso non è solo un giallo, è soprattutto un viaggio nel dolore, nella speranza e nell’ossessione materna.

Temi principali
  • La maternità, con tutte le sue sfumature: amore, protezione, ma anche ossessione e perdita di controllo.
  • La manipolazione e l’inganno, raccontati con grande sottigliezza.
  • Il dolore non elaborato, che diventa un personaggio esso stesso.
  • L’identità, e cosa significa davvero “conoscere” una persona, anche qualcuno che si ama profondamente.

Lisa Jewell utilizza una narrazione a più voci e salti temporali che amplificano la suspense. I capitoli brevi e il linguaggio diretto creano un ritmo incalzante, ma mai caotico. Ogni dettaglio torna, ogni personaggio ha uno scopo preciso. E quando il puzzle si compone, la rivelazione – pur intuibile – fa comunque male.

🟢 Cosa funziona

✅ L’introspezione psicologica dei personaggi, in particolare quella di Laurel.

✅ L’atmosfera: inquietante ma profondamente umana.

✅ La capacità di Jewell di rendere plausibili le emozioni anche nei momenti più estremi.

✅ Il modo in cui la tensione cresce, anche nei momenti “domestici”.

A chi lo consiglio
  • A chi ama i thriller psicologici con un forte elemento emotivo.
  • A chi cerca una lettura che parli di relazioni familiari e traumi con delicatezza ma senza filtri.
  • A chi ha amato libri come La ragazza del treno, L’amore bugiardo o i romanzi di Gillian Flynn e Paula Hawkins.
Conclusione

Ellie all’improvviso è un thriller che colpisce più al cuore che allo stomaco. Jewell non gioca solo con la suspense, ma soprattutto con l’empatia: ci mette nei panni di una madre che non riesce ad arrendersi e ci costringe a chiederci cosa saremmo disposti a fare noi, al suo posto. Un libro che si legge tutto d’un fiato, ma che lascia dentro un’eco persistente.

Indubbiamente un 5/5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

L’avete letto?!

Recensione di “La torre d’avorio” di Paola Barbato a cura di Libri in cornice 🖼️ 

Recensione di “La torre d’avorio” di Paola Barbato

📑 Editore: Neri Pozza 
📅 Pubblicato il: 29 ottobre 2024
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 416
«È possibile cancellare il passato e liberarci della persona che siamo stati?»

Mara Paladini, precedentemente conosciuta come Mariele Pirovano, ha scontato una pena in una struttura psichiatrico-giudiziaria per il tentato omicidio del marito e dei due figli, avvelenati a causa della sua sindrome di Münchhausen per procura. Dopo tredici anni, vive sotto falso nome in un appartamento isolato, cercando di sfuggire al passato. Tuttavia, una macchia d’umidità sul soffitto la porta a scoprire un cadavere nel piano superiore, ucciso con la stessa modalità che lei aveva utilizzato in passato. Temendo di essere incastrata, Mara fugge, coinvolgendo altre quattro donne con cui aveva condiviso l’internamento: Moira, Fiamma, Maria Grazia e Beatrice. Insieme, intraprendono una fuga disperata, cercando di dimostrare la propria innocenza e affrontare i fantasmi del passato.    

La torre d’avorio di Paola Barbato è un thriller psicologico intenso e coinvolgente. Il romanzo esplora le profondità dell’animo umano attraverso la storia di Mara Paladini, una donna che cerca di ricostruire la propria vita dopo un passato segnato da eventi drammatici.  

«Aveva sempre avuto un’idea propria di cosa fosse una Torre d’Avorio. Nell’immaginario collettivo, si tratta di una struttura inaccessibile edificata utilizzando materiale pregiato. Mara però non si levava dalla testa che l’avorio derivasse dalle zanne degli animali, e che quindi la Torre, di fatto, fosse costituita da denti. Era un’immagine ripugnante, trovarsi chiusi in una bocca che avrebbe potuto iniziare a masticarti in qualunque momento. Esattamente la condizione in cui voleva stare per il resto della vita».

La Barbato utilizza una narrazione serrata e coinvolgente, alternando momenti di tensione a introspezioni profonde. La caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti di forza del romanzo: ogni donna ha una storia complessa e un passato tormentato, che viene esplorato con sensibilità e realismo. Il romanzo affronta tematiche come la colpa, la redenzione e la possibilità di una seconda possibilità, offrendo una riflessione profonda sull’animo umano.

«Sin dai primissimi tempi del matrimonio, la signora ha avvertito da parte propria una certa “pochezza” rispetto al marito. Non capiva perché un uomo così ricco di risorse avesse scelto lei che, a suo avviso, oltre a essere di bell’aspetto, non aveva nulla da offrire. La mia impressione è che non abbia mai creduto nell’amore del marito, che si sia convinta di essere stata scelta per una non meglio precisata “pietà”. E questo, secondo me, è il primo sintomo di quella che poi si sarebbe sviluppata come la sindrome di Münchhausen per procura».

La torre d’avorio è un’opera che mescola abilmente elementi thriller e psicologici, offrendo una lettura intensa e riflessiva. Paola Barbato conferma la sua maestria nel creare storie avvincenti e personaggi memorabili. 

Ecco una panoramica dei personaggi principali de La torre d’avorio, ognuno con il proprio passato oscuro e un ruolo cruciale nella vicenda:

Mara Paladini (nata Mariele Pirovano)

La protagonista. Ex insegnante e madre di famiglia, ha scontato 13 anni in una struttura psichiatrico-giudiziaria per aver tentato di avvelenare marito e figli, affetta da sindrome di Münchhausen per procura. Vive nascosta sotto falso nome, finché un nuovo omicidio, simile al suo, la costringe a fuggire. Personaggio profondo, ambiguo e tormentato, combattuto tra il senso di colpa e il desiderio di redenzione.

Moira

Una delle donne conosciute nella struttura psichiatrica. Impulsiva, diretta, ma con una forte lealtà verso Mara. Condivide con lei un legame di sorellanza forgiato durante gli anni di detenzione. Il suo passato è segnato da violenza e disperazione, ma anche da una tenace voglia di riscatto.

Fiamma

Carismatica, intelligente, forse la più lucida del gruppo. Ha un atteggiamento protettivo ma strategico. È la mente più fredda del gruppo e spesso guida le decisioni durante la fuga. Il suo disturbo mentale si manifesta in modi sottili ma inquietanti.

Maria Grazia

Anziana, apparentemente fragile, ma sorprendentemente lucida. È quella che più di tutte sembra essersi rassegnata alla propria condizione, ma in realtà ha una forza interiore inattesa. Spesso pronuncia frasi enigmatiche e disarmanti.

Beatrice

La più giovane e ingenua, con una visione del mondo ancora filtrata dall’innocenza. Ha un rapporto quasi infantile con la realtà, ma anche una sensibilità profonda. Rappresenta la parte più pura del gruppo, ma anche la più vulnerabile.

Consigliato a chi cerca un romanzo che vada oltre il semplice intrattenimento, offrendo spunti di riflessione sulla natura umana e sulla possibilità di redenzione.

Indubbiamente un altro capolavoro di Paola Barbato

5/5 🖼️🖼️🖼️🖼️🖼️

INTERVISTA a Cristina Missaglia cura di Libri in cornice 

✔️ Buongiorno e benvenuta, parlaci un po’ di te, chi è Cristina?

Buongiorno a te  e grazie per la tua intervista. Chi è Cristina? È una donna di questi tempi. È una mamma, una moglie, una figlia, una amica e un’insegnante che  nasce e vive a Milano. 

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato a scrivere qualche anno fa per raccontare la mia vita che senz’altro è un po particolare. Inizialmente non volevo trasmettere qualcosa  ma volevo condividere la mia storia e le mie esperienze. Soprattutto volevo lasciare a mia figlia un “vademecum ” per non arrendersi mai davanti ai diversi eventi della vita.

✔️ Parliamo del tuo romanzo “Il cuore non dimentica il dolore”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo? 

Come dicevo, parla della mia vita, parla di fatti  che mi hanno cambiato fortemente al punto di chiamare questi cambiamenti “metamorfosi “.

L’idea è nata dopo aver sentito in TV uno spot che promuoveva la scrittura di un romanzo: avevo senz’altro qualcosa da dire!

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?!

Ci sono diversi valori contenuti nel libro ma forse il più importante è il valore della VITA  e l’arte preziosa di reagire sempre. Molti di quelli che lo hanno letto mi hanno detto che in alcune parti si sono ritrovati “nel mio cammino”. È una autobiografia schietta e sincera dove la VITA  viene affrontata con Positività  anche grazie agli affetti profondi delle persone vicine a me. Quindi è indirizzato a chiunque voglia immergersi in una vita qualunque piena di momenti positivi e negativi: è una lettura che lascia il segno!

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!

Sia per la revisione che per la copertina ho avuto indicazioni dalla casa editrice. Andrea è stato il mio editor ed è stato meraviglioso. Con lui ho lavorato benissimo,  ha capito i miei vari diversi stati d’animo permettendomi di esprimerli con parole semplici ma profonde che toccano il cuore. Per la copertina mi avevano proposto alcune opzioni e tra tutte ho scelto questa, forse meno di impatto, ma x me rappresenta a chi ho lasciato quanto scritto: a mia figlia.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero?

Caspita, solo 3…… Direi: sincero, profondo e speranzoso.

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Si’ amo leggere specialmente in estate . I generi che preferisco sono i gialli e i thriller. In passato mi era piaciuto leggere Gabriel Garcia Marquez, adesso non ho un autore preferito, solitamente, cerco le storie che mi incuriosiscono maggiormente. Pertanto, leggo Donato Carrisi, Cerone, Nino Treusch…..

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

È molto importante per far conoscere al pubblico dei lettori le diverse opere. Sappiamo che le grandi librerie promuovono i libri di scrittori famosi o di Vip o pseudo-vip che decidono di scrivere libri. Purtroppo manca uno spazio x gli emergenti e senza dubbio sono diminuiti i lettori. Io, un po’ come tutti, ho fatto delle presentazioni nelle biblioteche, dei firmacopie nelle librerie e ho partecipato ad alcuni concorsi tutto con esiti positivi. Poi, ho iniziato con te, Maura, alla promozione nei canali social.

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!

Ogni tanto ci penso e mi piacerebbe scrivere della scuola e del mio lavoro di insegnante. Vedremo….

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Perché non dovreste….è  un libro diverso dai soliti romanzi con i soliti schemi; leggendolo non si perde nulla, nemmeno il tempo visto che ho usato volutamente un linguaggio fluido per esprimere dei  contenuti profondi, anzi ci si arricchisce personalmente. Poi la curiosità di scoprire gli eventi che hanno dato il via alle varie metamorfosi, dovrebbe essere il giusto slancio per leggerlo. Buona lettura

Intervista in collaborazione con autrice ✍️ Cristina Missaglia 

INTERVISTA a Marco Avonto a cura di Libri in cornice 

✔️ Buongiorno e benvenuto, parlaci un po’ di te, chi è Marco?

Marco è un appassionato di letteratura e di scrittura fin da quando ha memoria. Da ragazzino leggevo voracemente e VELOCEMENTE le avventure a fumetti dei miei personaggi preferiti e non potendo resistere ad aspettare un mese prima di conoscere come proseguivano le loro avventure ne inventavo di mie… poi ho iniziato a scrivere storie e contenuti più personali, prima sulla mia vecchia Olivetti lettera 32 color carta da zucchero che probabilmente i vicini di casa dei miei genitori ancora ricordano e poi sul pc… anzi, sul Mac – il mio inseparabile compagno di lettere!

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Come ti dicevo, ho iniziato relativamente presto… ma sono arrivato alla pubblicazione relativamente tardi. Penso che ogni scrittora voglia trasmettere l’amore per le sue storie e per i suoi personaggi, anche quelli che appaiono a volte più detestabili… come alcuni dei protagonisti de “Gli Irredenti”. Come dice Leonard Cohen, “C’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce”, no?

✔️ Parliamo del tuo romanzo “Gli Irredenti”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Io sono cresciuto in provincia, prima di approdare alla “grande città”. Fortunatamente una provincia meno turpe e dark di quella che descrivo nel romanzo, ma insomma… mi interessava descrivere la “mala-vita” della provincia, cioè cosa significa nascere in certi contesti che possono essere oppressivi e dove tutti i sogni rischiano spesso di essere limitati a pochi chilometri da dove sei nato… mi interessava descrivere la vita di persone che tutti noi incontriamo e delle quali non ci accorgiamo nemmeno, come quando entriamo in un bar a prendere un caffè e non badiamo alla persona che in un angolo sta giocandosi lo stipendio al videopoker… ecco, chi è quella persona? Come ha sviluppato questa dipendenza? Qual è la sua storia? L’idea del romanzo nasce così, riconoscendo soprattutto che il vero protagonista del romanzo (che ha una struttura fortemente corale) è in realtà il paese (fittizio) in cui la storia, o meglio le storie, sono ambientate… è questo non-luogo con il quale tutti noi possiamo riconoscerci e possiamo entrare in relazione, ad avvolgere e a costringere le storie dei miei personaggi. Ed essendo un non luogo, la storia che racconta è implicitamente universale: vale in Piemonte come in Basilicata o in Kansas.

✔️ Quali valori sono contenuti e a che genere di pubblico è indirizzato?! 

Il tema del romanzo è la ricerca della redenzione e la spinta alla fuga da una sorta di predestinazione: e nonostante questi siano temi cardine delle religioni, ho provato a sviluppare un punto di vista laico, anzi, da non credente, all’analisi di questo fenomeno che vedo come centrale nell’esplorazione dell’animo degli individui.

✔️ Come hai realizzato la copertina e a chi ti sei affidato per la revisione del tuo libro?!

La copertina è mia. E’ una foto che ho scattato in un giro notturno nella periferia nord di Dublino un po’ di anni fa… mi ero perso e prima di ritornare verso una location più sicura mi sono imbattuto nell’immagine di quella strada, di notte, e di quella scritta sulla parete laterale di un edificio. E’ stato come un colpo di fulmine. Ho deciso che se mai avessi pubblicato la storia, anzi le storie, che all’epoca già stavo covando, quella sarebbe stata la copertina. Per quanto riguarda l’editing ma non solo, anche tutto l’apparato di giudizio critico sull’opera e di “scouting” dell’editore mi sono rivolto ad un agente professionista, che mi ha seguito e sostenuto credendo nel mio romanzo fin da subito. Diego Di Dio, con la sua agenzia “Saper scrivere” e il suo staff sono stati e spero continueranno ad essere compagni di viaggio eccezionali. Dopodiché lo staff del mio editore Morellini ha curato l’editing finale e ha contribuito a far vedere la luce alla mia creatura: anche in questo caso la fiducia nella forza del testo è stata immediata!

✔️ Da dove trai l’ispirazione per i tuoi libri?

Come ti dicevo prima, l’ispirazione nasce dall’osservazione: è come se mentre passeggio, lavoro o leggo ci fosse una parte del mio cervello in background che registra informazioni e fatti e poi ad un certo punto, comincia a unire i puntini e a far nascere la domanda per me più seducente: “E se…?”. Componente autobiografica? Tutto quello che viviamo ci lascia spunti, memorie, ricordi, idee che possiamo utilizzare per costruire le nostre storie… Ricordo una T Shirt (io adoro le T shirt, da quelle da concerto a quelle con le frasi dei film o con battue e freddure… sono un vero nerd, come mi ricorda sempre mia moglie) con la scritta: “Sono uno scrittore. Da questo momento in poi tutto quello che dirai diventerà di mia proprietà”. Non la metterei giù così dura ma… sono sempre in “modalità registrazione”.

✔️ Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire il tuo romanzo quali sarebbero? 

Cito alcuni dei miei lettori (fortunatamente ben più dei “venticinque” di manzoniana memoria!) che nelle loro recensioni (su Amazon o IBS, ad esempio) lo hanno definito “duro”, “sporco”, “amaro”.

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Anche se suona un po’ pretenzioso, mi definisco un “americanista dilettante”. Ho una passione viscerale per la letteratura americana in particolare, che coltivo da sempre e che non accenna a diminuire con l’età. I miei autori del cuore? Philip Roth, William Faulkner, Raymond Carver, Jay McInerney, Bret Easton Ellis. Non ho un “genere” preferito, perciò sono la definizione di lettore onnivoro!

✔️ Quanto è importante la promozione di un romanzo secondo te? Tu che strade hai percorso per pubblicizzarlo? 

La promozione è importantissima in un mercato dove si pubblica molto e, ahimé, si legge poco! Devo dire che anche in questo caso il mio editor e il mio editore hanno spinto molto sulla promozione del romanzo in cui, come ti dicevo, hanno creduto fin da subito. Dopodiché il passaparola crea altre occasioni di promozione e… come vedi siamo qui!

✔️ Stai già pensando o hai in cantiere un’altra pubblicazione?!

Diciamo che ci stiamo lavorando… bisogna avere un po’ di pazienza… ma spero proprio che la prossima volta parleremo della mia seconda creatura!

✔️ Infine dicci… perché dovremmo leggere il tuo romanzo?

Beh, ovviamente perché sarà il prossimo caso letterario! Scherzi a parte, perché si tratta di un “noir sociale” che racconta un certo tipo di vita di provincia, del tipo che normalmente non si racconta… perché racconta una storia universale… e perché anche gli appassionati di musica troveranno spunti interessanti… Infatti nell’extended book (cui si può accedere scansionando il QR code alla fine del volume) si accede ad una playlist di Spotify curata personalmente da me con una serie di brani che sono adatti per immergersi nelle atmosfere del romanzo!

Intervista in collaborazione con autore ✍️

 

 

Recensione di “Morire ti fa bella” di Stefania Crepaldi a cura di Libri in cornice 🖼️ 

Recensione di “Morire ti fa bella” di Stefania Crepaldi

📑 Editore: Salani 
📅 Pubblicato il: 13 giugno 2023
📜 Copertina flessibile 
📃 Numero di pagine: 272

Sognava di fare la pasticciera. Fa la truccatrice in un’impresa funebre. E l’investigatrice per caso.

“La morte lascia segni difficili da cancellare. Se è violenta, sgrana gli occhi e spalanca la bocca. Se è improvvisa, lascia delle rughe attorno allo sguardo, lo stupore di chi proprio non se l’aspettava un finale simile. Se è lieta, lascia un sorriso lieve, una curvatura verso l’alto che sembra un ossimoro: lasciare la vita sorridendo? Per cancellare o mitigare queste tracce interviene la tanatoesteta, che poi sarei io. ‘Sei una ragazza Fortunata’ mi ripetono dacché ho memoria. Fortunata. Un nome, un destino.”

“Morire ti fa bella” è un romanzo che merita di essere letto, con una trama avvincente, personaggi ben sviluppati e un perfetto equilibrio tra mistero ed emozione. Non vediamo l’ora di scoprire cosa riserva il futuro per Fortunata e di immergerci nuovamente in questo affascinante mondo letterario.

La protagonista, Fortunata Tiozzo Pizzegamorti, è una tanatoesteta che lavora a Chioggia e Venezia, truccando i defunti per i funerali. Nonostante il suo sogno fosse diventare pasticcera, si ritrova a svolgere questo lavoro particolare. La sua vita prende una svolta inaspettata quando viene coinvolta nella morte sospetta di Gregorio, un giovane gioielliere che sembra essersi suicidato. Fortunata, però, non è convinta che si tratti di un suicidio e decide di indagare per conto suo. Durante la sua indagine, scopre segreti nascosti e si trova a dover affrontare situazioni pericolose, tutto mentre cerca di mantenere un equilibrio tra il suo lavoro e la sua vita personale.

Il romanzo mescola elementi di giallo e humor nero, con una protagonista ironica e malinconica che cerca di trovare la verità dietro la morte di Gregorio. Le ambientazioni suggestive della laguna di Chioggia e delle calli veneziane aggiungono un tocco affascinante alla storia.

Non voglio rovinarvi la sorpresa, ma posso dirvi che uno dei colpi di scena più sorprendenti in “Morire ti fa bella” riguarda la vera natura della morte di Gregorio. Fortunata scopre che dietro il presunto suicidio si nasconde una rete di segreti e bugie che coinvolgono persone insospettabili della comunità. La rivelazione finale cambia completamente la percezione di ciò che è accaduto e mette Fortunata in una situazione di grande pericolo.

Il messaggio principale del romanzo di Stefania Crepaldi sembra essere l’importanza di cercare la verità e di seguire il proprio istinto, anche quando le circostanze sono difficili o pericolose. La protagonista, Fortunata, dimostra grande determinazione e coraggio nel suo percorso di indagine, nonostante le avversità e i rischi personali.

Un altro tema centrale è l’accettazione della morte e il modo in cui le persone affrontano il lutto e la perdita. Attraverso il suo lavoro di tanatoesteta, Fortunata impara a vedere la morte da una prospettiva unica, trovando un equilibrio tra il rispetto per i defunti e un tocco di umorismo che le permette di affrontare la realtà quotidiana.

Infine, il romanzo esplora anche il tema della resilienza e della capacità di adattarsi alle circostanze della vita, mostrando come Fortunata riesca a trovare un senso di scopo e soddisfazione in un lavoro che inizialmente non aveva scelto.

Se vi piacciono i gialli con colpi di scena inaspettati, questo libro vi terrà sicuramente incollati alle pagine fino alla fine! 📚🔍