In COLLABORAZIONE con autrice oggi vi presento questo libro/agenda e planner:
The Creative Planner Method: Nera di Carlo Lesma e Annalisa dalla mente al cuore
Data di pubblicazione: 3 agosto 2021
Copertina flessibile: 328 pagine
📓✏️📓 VOI CHE TIPO SIETE: AMATE PROGRAMMARE E USARE AGENDE OPPURE NO??!! 📓✏️📓
Non una semplice agenda, ma un vero coach al tuo fianco.
The Creative Planner 2022 ti condurrà, giorno per giorno, alla realizzazione dei tuoi obiettivi. Gli esercizi, sia figurativi che di scrittura creativa, ti aiutano a focalizzare ciò che veramente conta per te, per ispirarti e motivarti, chiarire cosa vuoi essere e dove vuoi andare, introdurre sane abitudini e creare una vita bilanciata e più armonica.
Qui troverai gli strumenti per rendere il tuo tempo produttivo, stimolarti a creare, a sognare, e trasformare quei sogni realtà. Potrai monitorare i tuoi progressi in ogni area della vita per dare una forma nuova e differente ai tuoi sogni.
Resta aperto a ciò che leggerai in queste pagine, esercita i momenti di introspezione che ti consigliamo e scoprirai come trasformare la tua vita in magia intenzionalmente.
📓✏️📓 VOI CHE TIPO SIETE: AMATE PROGRAMMARE E USARE AGENDE OPPURE NO??!! 📓✏️📓
Recensione di “Le imperfette” di Federica De Paolis in COLLABORAZIONE con casa editrice
Editore: DeA Planeta Libri
Data di pubblicazione: 9 giugno 2020
Copertina flessibile: 304 pagine
“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio, Sempre.”
Un romanzo imperdibile che scaverà dentro ogni lettore, ci spingerà a riflettere e non ci lascerà indifferenti.
Anna sta recitando una parte, ma non lo sa.
O forse non vuole saperlo, perché altrimenti dovrebbe chiedersi chi è, e cosa desidera dalla vita. Del resto, ha due meravigliosi bambini, un padre che la adora e un marito chirurgo estetico che è appena diventato primario di Villa Sant’Orsola, la clinica privata di famiglia.
Ha anche un amante, Javier, il papà spagnolo di una compagna di scuola del figlio: si incontrano due volte alla settimana in un appartamento che diventa subito uno splendido altrove, un luogo di abbandono.
E allora, cos’è che non funziona?
“Quando aveva smesso di amarlo? E perché? Al desiderio si era sostituita la consuetudine, all’ascolto il già detto, alla curiosità l’indifferenza. Certi amori muoiono un giorno dopo l’altro. Senza scampo. Anna non lo sapeva. Non sapeva neanche perché era finita a letto con un altro.”
I nodi, si sa, presto o tardi arrivano al pettine. Il suo matrimonio, il suo rapporto con i figli, la reputazione della clinica: uno dopo l’altro, tutti i pilastri della sua esistenza iniziano a vacillare.
Anna è costretta a fare ciò che non avrebbe mai immaginato: aprire gli occhi e attraversare il confine sottile che separa l’apparenza dalla realtà. Per scoprire che le ferite, anche se fanno male, a volte sono crepe dalle quali può entrare una nuova luce.
“Anna detestava le clienti della clinica Sant’Orsola. «Le imperfette», come le chiamava suo marito. C’era qualcosa di malevolo in quel nomignolo. Guido, nonostante amasse il suo lavoro, in fondo deprecava chi ricorreva alla chirurgia. Il sentimento opposto animava Attilio: per lui tutte le donne erano imperfette, tutte erano in cerca di qualcosa che le completasse. E per il padre di Anna il discorso non si limitava alla bellezza: era un’inquietudine dell’anima che portava le donne a cercare di migliorarsi, come se la condizione del femminile fosse votata a una ricerca perpetua, una spinta costante.”
Con straordinaria lucidità e una scrittura che non concede niente alla retorica, Le imperfette getta uno sguardo su quel groviglio interiore che ci portiamo dentro, dove le bugie che gli altri ci raccontano si mescolano agli inganni dei nostri stessi sensi.
«Sono sentimenti contraddittori eppure coesistenti. La vita non è bianca o nera, le persone non sono buone o cattive, le sensazioni non sono limpide, piuttosto imperfette.»
Recensione di “Candy” di Alex Faccio in collaborazione con casa editrice
Editore
Ada Edizioni
Copertina flessibile
151 pagine
Data di pubblicazione
21 febbraio 2020
Autore molto giovane ma non esordiente in questo thriller, noir e poliziesco racconta una storia che ci terrà incollati al libro.
Un killer sta aspettando la sua esecuzione ma chiede di parlare con il Detective di prima classe Tyrell Jenkins.
Cosa avranno in comune questi due personaggi…?
Assolutamente nulla, o almeno così sembra, perché il killer chiede proprio di lui allora?!
Questa è una domanda che si porrà pure il detective.
Si approccerà ad affrontare un colloquio spietatissimo, il killer sfodererà tutti i suoi omicidi senza risparmiare i dettagli, in maniera cruda e violenta.
Il detective risponderà con altrettanta violenza di linguaggio!!
Nella narrazione i due personaggi faranno tanti riferimenti a frasi di film.
Il detective non riuscirà assolutamente a capire la furia omicida che anima questo John Doe, che non si accontenta di uccidere le persone, ma vuole che abbiano il massimo della sofferenza prima di morire.
La trama si svolge praticamente tra i due protagonisti, il Detective e l’omicida seriale, un colloquio che comunque l’autore ha scritto bene e non ci sarà mai un calo di interesse per il lettore.
Ritengo sia pure un noir psicologico in quanto vi farà vedere le due facce della stessa medaglia, uno di loro ovviamente crede nella legge che fa giustizia indagando, cerca, cattura, punisce!! L’altro, il killer, crede solo nella giustizia che si fa da solo con violenza inaudita!
Avranno comunque in comune molto, ma molto di più di quello che sembrerà all’inizio per più di metà del libro…!
Il finale qualcuno di noi se lo aspetterà, altri no, pure per questo ritengo il romanzo un intreccio narrativo veramente accattivante e stimolante a livello psicologico.
Lo consiglio, scritto bene, anche se i deboli di stomaco dovranno rinforzarsi un po’!
Recensione di “C’era due volte” di Franck Thilliez
Letto insieme al GDL #ceraduevolte_gdl
Editore
Fazi
Data di pubblicazione
4 novembre 2021
Copertina flessibile
500 pagine
Come avrebbe detto Churchill: è un enigma avvolto nel mistero!
Doverosa premessa..: secondo me mettere dei riferimenti a un libro già di per sé complesso (Il Manoscritto), per dire poco, uscito due anni fa è una vera cattiveria
Leggere Thilliez è come fare una partita a scacchi contro Kasparov… si sa già chi vincerà.
Ma veniamo alla trama:
Nel 2008, in un piccolo paese di montagna, il tenente Gabriel Moscato è alla disperata ricerca della figlia, diciassettenne piena di vita scomparsa da un mese. Uniche tracce la sua bicicletta, i segni di una frenata e poi più nulla. Deciso a indagare sull’hotel due stelle dove la ragazza aveva lavorato l’estate precedente, Moscato si stabilisce nella stanza 29, al secondo piano, per esaminare il registro degli ospiti. Legge attentamente ogni pagina, prima di addormentarsi, esausto dopo settimane di ricerche infruttuose. All’improvviso, viene svegliato da alcuni suoni attutiti. Quando si avvicina alla finestra, si rende conto che piovono uccelli morti. E ora è nella stanza 7, al pianoterra dell’hotel. Si guarda allo specchio e non si riconosce; si reca alla reception, dove apprende che è il 2020 e che sono dodici anni che sua figlia è scomparsa: la memoria gli ha giocato uno scherzo crudele. Quello stesso giorno il corpo di una giovane donna viene trovato sulla riva del fiume Arve…
I capitoli sono molto brevi, lo stile narrativo è veloce, pieno di colpi di scena ma soprattutto di enigmi, rebus, palindromi e chi più ne ha più ne metta…
“«Gabriel Moscato? Lei… Lei è il padre della ragazzina che non è mai stata ritrovata?».«Ce la stiamo mettendo tutta, sono tutti mobilitati e le ricerche proseguono. In fondo è passato solo un mese e la ritroveremo».La donna scosse la testa e lo guardò stupita.«Un mese? Ma… che giorno crede che sia oggi?»Rifletté.«Il 9. forse il 10… Sì, il 10 aprile. È giovedì 10 aprile.«Il 10 aprile? E di che anno?».«2008».La donna lo guardò a lungo senza battere ciglio e riuscì a rispondere con una voce che stridette alle orecchie di Gabriel con la durezza del diamante:«Ma oggi è il 6 novembre 2020. Sua figlia è scomparsa dodici anni fa».”
Ogni volta che si legge Thilliez si sa che il lettore dovrà affrontare una sfida, e solo i più arguti e intuitivi forse riusciranno a vincerla.
I riferimenti agli altri romanzi dello scrittore francese sono palesi, quindi si consiglia di leggere (o rileggere) i libri precedenti per avere un’esperienza di lettura completa.
“Era come una tabula rasa. Niente documenti, niente soldi, niente memoria. E quattro chilometri a piedi per recuperare la sua auto sul ciglio della strada.Gabriel pensava alla terribile malattia di cui soffriva e che gli impediva di ripercorrere quegli ultimi anni. Che trauma aveva potuto nascondere una parte della sua vita perriportarlo, stranamente, proprio al momento della scomparsa di Julie? Perché il 2008 e non il 2010 o il 2015? Si trattava solo di un caso o era invece un incredibile raggiro della sua mente per fargli sapere qualcosa? Comunquefosse, se anche il suo cervello voleva proteggerlo, come diceva il medico dell’ospedale, in ogni caso a lui toccava vivere l’inferno…”
Franck Thilliez credo sia geniale, è capace di scrivere un intreccio narrativo senza precedenti, farà impazzire la vostra mente e vi coinvolgerà a tal punto che i suoi romanzi non li scorderete mai più.
I libri di Paola Barbato hanno un unico difetto… finiscono subito pur essendo di oltre 400 pagine.. il perché? Perché si leggono febbrilmente, fino all’ultima riga, all’ultima parola.
Questo romanzo della Barbato parla di scrittura, di scrittori e di lettori, e l’ho amato particolarmente perché può considerarsi un prequel di “L’ultimo ospite”.
“Uno scrittore non è nessuno.Le sue parole sono più grandi di lui, si fissano nella memoria a oscurarne il nome, la faccia, tutto. Ha due soli modi per essere più famoso di ciò che crea: scrivere e poi morire in maniera eclatante oppure vivere in maniera eclatante e poi scrivere.Solo qualche volta si prospetta una terza via.È il salto del fosso, una metamorfosi estrema.La trasformazione da autore in personaggio.”
Paola Barbato non delude mai, ma rafforza sempre più il suo stile personale di scrittura.
Non vorrei sbagliarmi ma questo romanzo è uscito la prima volta per il mercato francese, nei sette anni di pausa tra Il Filo Rosso (2010) e Non ti faccio niente (2017) ed è qui riproposto in versione economica.
E meno male: è una storia, questa, che per livello di intensità e coinvolgimento raggiunge i livelli di Mani nude, o della trilogia di Zoo.
La storia è perfettamente orchestrata, i personaggi meravigliosi nella loro credibile umanità. Spero che vengano scritti altri libri di questa “serie”, perché già sento la mancanza di Medina, Flavio e Zora!
Questo libro racconta il primo incontro fra Letizia Migliavacca e Flavio Aragona, che poi diventeranno i protagonisti del thriller “L’ultimo ospite” della stessa autrice. Pubblicato inizialmente sulla piattaforma Wattpad, a grandissima richiesta ne è stata fatta anche la versione sia cartacea che digitale. Quasi introvabile “Bon a tuer”, che ne è la versione in lingua francese.
Ancora una volta Paola Barbato si rivela una garanzia.
“Vede, non sono io che decido. Quando scrivere, intendo. lo ho questa cosa dentro, questo “dono”, devo chiamarlo così per onestà. Che è una cosa feroce, come avere le convulsioni ed essere coscienti. Mi attacca e iodevo cercare di neutralizzarlo in qualche modo. Allora, il più delle volte, scrivo quello che vedo. Non è proprio che lo veda, eppure sì, lo vedo. E in quei casi, quando scrivo, il dolore è gestibile, come venire operati senza anestesia, ma almeno dopo ti hanno levato il male. Invece le altre volte arriva e ti divora e tu non puoi far altro che stare lì come Prometeo, e… come posso spiegarle…?”
I personaggi della Barbato, torbidi e disturbati, si amano e si odiano, nella maggior parte dei casi si odiano… perché è Paola stessa a renderli detestabili!!!
“Ciò che ha letto nei romanzi è tutto vero, attingo alla realtà ogni giorno e la filtro attraverso la mia mente, ma non si tratta di un mondo irraggiungibile. Il suo tentativo di portare alla realtà i personaggi dei miei romanzi è inutile, essi vivono già tra di noi, sono solo più prosaici, umani, imperfetti, come lei e me.“
Recensione di “Il giallo di Villa Nebbia” di Roberto Carboni in collaborazione eBook con casa editrice @newto…
Editore
Newton Compton Editori
Lunghezza del libro
311 pagine
Data di pubblicazione
6 febbraio 2020
Piero, il nostro protagonista, cerca in tutti modi di uscire dalle vicissitudini che la vita gli ha riservato, ex alcolista la moglie si è suicidata e in paese tutti lo accusano di quella morte di essere lui il colpevole, quello che ha portato la moglie a suicidarsi.
La figlia dopo l’accaduto lo abbandona, non gli risponde neppure al telefono. Ritrovatosi solo in un paese dove tutti lo ritengono colpevole e circondato da tutte persone che non lo vogliono, persone estremamente ostili nei suoi confronti tanto da rompere i vetri di casa sua e altre angherie!
Quando sente che su in collina alla villa chiamata Villa Nebbia, perché per uno strano effetto climatico rimane sempre avvolta nella nebbia, cercano un custode, si presenta sperando di venire assunto. Lo riceve un avvocato, che senza farlo entrare gli parla nel piazzale antistante.
La villa è talmente trascurata che praticamente sembra possa cadere a pezzi da un momento all’altro. Piero non guarda per il sottile, vuole soltanto allontanarsi dal paese e cercare di dimenticare quello che gli è accaduto. Sul momento, l’avvocato non sembra propenso per l’assunzione, salvo chiamarlo dopo un paio di giorni per dirgli che invece è assunto. La villa che sembra disabitata al primo sguardo è abitata da due donne strane a dir poco!! Piero si sistema in una specie di casale tipo un vecchio locale costruito adiacente alla villa.
Bisogna parlare un po’ dell’autore, che devo dire descrive il clima, la villa e i fatti misteriosi che accadono, con dovizia di particolari e scrittura fluida e accattivante con la suspense dovuta a ogni giallo che si rispetti.
In questo luogo Piero in qualche modo avvolto completamente nella nebbia e in quel clima e quell’atmosfera come sospesa, ritrova un po’ se stesso ma contemporaneamente, accadono delle cose estremamente inquietanti.
Il comportamento della ragazza che lo riceve quando lui deve parlare per chiedere qualcosa è, a volte cordiale, a volte estremamente rude e assolutamente non disponibile.
Piero cerca di capire anche quello che gli sta accadendo intorno perché ha la sensazione di essere costantemente spiato. Riceve un avvertimento scritto nella condensa della finestra del suo casolare, qualcuno ha scritto: “Vattene”! Ovvio che qualcuno non lo vuole lì! Perché? Piero cerca di capire quello che sta succedendo.
Di lì a poco cominceranno pure vari omicidi, vengono uccise persone che in qualche modo hanno a che fare con la villa.
Penserà addirittura di andarsene perché avverte un pericolo anche per la sua persona, ma poi qualcosa lo fa trattenere alla villa. Neppure lui capisce bene il perché non ha ancora fatto la valigia per andarsene.
Si troverà coinvolto in una situazione addirittura di pericolo per la sua incolumità. Una notte, uscito dal casolare dove dorme perché ha sentito dei rumori, verrà aggredito da un non si sa chi!
Oltre a essere stato aggredito, verrà anche accusato dalla polizia per i vari omicidi compiuti a danno di persone che in qualche modo hanno frequentato la villa stessa.
Piero cercherà di sbrogliare la matassa e fino a qui mi è piaciuto…
Devo dire ai miei amici lettori, che il finale invece è stato per me al di sotto delle mie aspettative! In quanto l’ho trovato un po’ surreale nel senso che all’improvviso il protagonista capisce tutto!! Io personalmente no…! Come ha fatto a capire tutto? Senza a mio parere avere i tasselli che lo possono portare alla comprensione dei fatti? Magari lo potrete capire voi lettori, perché comunque resta un buon giallo da leggere.
Recensione di “Nel bosco (Le indagini della squadra Omicidi di Dublino Vol. 1)” di Tana French
Letto insieme al GDL #sistersclub capitanato dalle @sisters.books
Editore
Einaudi
Data di pubblicazione
5 maggio 2020
Copertina flessibile
512 pagine
“Questo è il mio lavoro e non lo cominci nemmeno, oppure, se lo fai, non duri, senza una specie di naturale affinità con le priorità e le richieste che impone. Quello che sto cercando di dirvi, prima che vi mettiate a leggere la mia storia, è che.. be’, sono due cose: io desidero ardentemente la verità. Emento.”
Abbiamo letto questo thriller molto “corposo” insieme a tante ragazze nel gruppo di lettura, e debbo dire che alla fine più o meno tutte abbiamo concordato su questi due principali difetti:
i capitoli sono lunghissimi! Una media di 80 pagine… raccontati in prima persona dal detective Ryan.
Questo rende veramente molto faticosa la lettura pur essendo un thriller da un ottimo intreccio narrativo.
Il secondo punto, il più discusso è che il finale lascerà con in mano un pugno di mosche e secondo me deluderà e farà arrabbiare il 90% dei lettori.
Ma veniamo alla trama:
Un pomeriggio di agosto, tre ragazzini scendono dalle loro biciclette per andare a giocare nel bosco lì vicino, e la sera non fanno ritorno a casa. Soltanto uno di loro viene ritrovato, in stato catatonico, avvinghiato a una grossa quercia, le scarpe da ginnastica sporche di sangue. Non ricorda niente di quanto è accaduto e dei suoi compagni non c’è alcuna traccia.
Vent’anni dopo, Rob Ryan, detective della Omicidi della polizia di Dublino, viene incaricato di indagare sull’uccisione di una ragazzina di dodici anni. Ma, quando raggiunge la scena del delitto, si rende conto che il suo passato traumatico è legato proprio a quello stesso bosco. Mentre le varie piste seguite portano alla luce una trama di intrighi e inquietanti segreti, Rob non potrà fare a meno di affrontare i fantasmi che popolano la sua mente.
“C’era stato un periodo in cui avevo creduto, insieme alla polizia, ai media e ai miei frastornati genitori, di essere il restituito, il ragazzo riportato a casa sano e salvo dalriflusso dell’assurda marea che si erapreso Peter e Jamie. Ora non più.Sotto certi aspetti, troppo oscuri e vitali per essere definiti metaforici, non ho mai lasciato quel bosco.”
Recensione di “Fogli bianchi. Laboratori di scrittura e vite pulsanti” di Candida Ippolito in COLLABORAZIONE con autrice
Editore
Armando Editore
Data di pubblicazione
7 gennaio 2021
Copertina flessibile
96 pagine
Questo libro è il diario di un’insegnante che annota i momenti salienti e significativi della sua vita didattica, che quasi sempre, affiorano attraverso i laboratori di scrittura creativa, da lei ideati e condotti; raccontandone gli obiettivi, le finalità, ma soprattutto lo svolgimento pratico, si intrecciano vite e storie vere di molti ragazzi, che rendono più visibile la ricaduta e la valenza di tali laboratori, i quali stimolano la crescita dei discenti, nell’ottica in cui l’insegnamento non è vissuto solo come il luogo del conoscere in senso stretto, ma soprattutto dell’incontro e del conoscersi, che mira alla formazione della persona; motivo per cui i destinatari, ossia gli alunni, si animano, diventando protagonisti della didattica e vite pullulanti di luce durante la narrazione del libro.
Questo piccolo libricino di neanche cento pagine, è una splendida biografia di una professoressa di lettere, che insegna nelle scuole superiori di Catania.
Ci racconterà dei laboratori di scrittura creativa che organizza per i suoi alunni, dove gli insegnerà ad essere liberi, coraggiosi, e saper decidere e affrontare le proprie scelte, essendo fieri di ciò che sono.
Tutto ciò contornato dalla dolcezza della musica.
«Mentre rientro in classe, ragiono sulle vite di molti miei alunni; mi sembrano naufraghi in mare che alzano le braccia nel tentativo di non annegare… tutti in cerca di attenzioni, che sembrano dire “siamo qui, amateci!”»
Consigliato per chi vuole fare un full immersion d’emozioni.
Questo libro non è solo dedicato agli insegnanti, è una lettura adatta a tutti!
5/5
L’autrice
Candida Ippolito, nasce a Mazara del Vallo nel 1975, si laurea nel 1999 nella facoltà di Lettere e filosofia, dove le viene pubblicata la tesi “Accordo fra ragione e fede nell’Islam”; vince il dottorato di ricerca in filosofia teoretica e contestualmente il concorso a cattedra nel 2000 e opta per l’insegnamento scolastico in Lettere. Consegue negli anni master e specializzazioni e tiene corsi di scrittura creativa. È sposata dal 2003 con l’imprenditore Domenico Poiatti con il quale ha avuto tre figli.
Recensione di “La spinta” di Ashley Audrain inCOLLABORAZIONE con casa editrice
Editore
Rizzoli
Data di pubblicazione
12 gennaio 2021
Copertina flessibile
348 pagine
Buongiorno cari amici lettori,
oggi vi parlo di un thriller psicologico incredibile, uno di quei libri che ti restano dentro per sempre.
Perché “La Spinta” vi prenderà alla gola e vi terrà incollati alla sedia fino all’ultima pagina, a volte, durante la lettura, dicevo tra me e me: “Non ce la faccio a proseguire, troppo dolore” ma poi continuavo imperterrita a leggerlo come in un incubo straziante.
“I matrimoni possono andare alla deriva, e certe volte non ci rendiamo conto di quanto siamo finiti al largo, finché tutt’a un tratto l’acqua diventa l’unico orizzonte e abbiamo la sensazione che non riusciremo mai a tornare indietro.”
Non è solo un thriller… parla di genitorialità e dice cose che nessuno ha il coraggio di dire ma che ogni madre prova nel suo inconscio.
“Me l’avevano detto, di quei primi giorni durissimi. Avevo letto tutti i libri e fatto tutte le ricerche. Ma nessuno ti dice come ci si sente a svegliarsi dopo quaranta minuti di sonno, con il lenzuolo macchiato di sangue e il terrore di sapere cosa succede dopo. Mi sentivo come l’unica madre al mondo che non sarebbe sopravvissuta. L’unica che non resisteva al dolore delle gengive neonate che aprono i capezzoli come rasoi. L’unica che non riusciva a far finta di tirare avanti con il cervello spappolato dal debito di sonno. L’unica che guardava la figlioletta e pensava: sparisci, ti prego.”
Un thriller dai toni inquietanti e piacevolmente disturbanti.
Blythe ha la sensazione di vedere fatti che al resto del mondo sfuggono, di aver afferrato una verità semplice eppure impronunciabile, accompagnata dalla costante paura di perdere la lucidità e la capacità di giudicare.
“Pensavo a come uscirne. Là, al buio, con il latte che scorreva e la sedia che dondolava. Pensavo di rimetterla nella culla e fuggire nel cuore della notte. Pensavo a dov’era il mio passaporto. Alle centinaia di voli elencati sul tabellone delle partenze. A quanti soldi potevo prendere al bancomat con un prelievo solo. A lasciare il telefono là sul comodino. A quanto ci avrebbe messo il latte ad andarmi via, il seno a cancellare le prove che lei era nata. Mi tremavano le braccia all’idea. Tutti pensieri che non mi lasciavo mai sfuggire di bocca. Pensieri che le mamme non pensano.”
Blythe ora è pronta a raccontare la sua parte di verità, e la sua voce ci guida dentro una storia in cui il rapporto tra una madre e una figlia precipita in una voragine di emozioni, a volte inevitabili, altre persino selvagge. Un tour de force che pagina dopo pagina stilla tutto quel che c’è da sapere quando una famiglia, per preservare la sacralità della forma, tace. Viscerale, onesto fino alla brutalità, “La spinta” è un viaggio ipnotico e necessario nella psiche di una donna a cui nessuno è disposto a credere.
Recensione di “I sognatori. The dreamers” di Karen Thompson Walker in collaborazione con casa editrice Dea Planeta
Editore
DeA Planeta Libri
Data di pubblicazione
5 maggio 2020
Copertina flessibile
352 pagine
“All’inizio danno la colpa all’aria. È un’idea antica, quella di un veleno disperso nell’atmosfera, un pericolo mortale portato dal vento. Quella notte, la notte in cui tutto ha inizio, qualcuno nota una strana foschia calare sulla città. Arriva come un velo di nubi, o una cortina di fumo, diranno alcuni in seguito, però senza traccia di incendi. Qualunque cosa sia, accoglie le vittime senza clamore: i loro occhi si chiudono, una sonnolenza improvvisa li avvolge. Quasi tutti verranno trovati nei loro letti.”
Ebbene sì, ve lo confesso, io ho un debole per i distopici post apocalittici, pandemici eccetera; li adoro e questo romanzo è proprio quel genere.
Un’idea veramente originale sviluppata molto molto bene, la trama è veramente piacevole e accattivante.
I personaggi sono persone come ognuno di noi a cui è impossibile non affezionarvisi tantissimo ve lo dico già in partenza.
Ma veniamo alla trama:
“Silenzio, come quando nevica. Una pace gelida, totale, a intorpidire le membra. E poi sogni, profondi quanto oceani, uno dopo l’altro, senza tregua. È ciò a cui va incontro chiunque si ammali del misterioso “virus di Santa Lora”, dal nome della cittadina in cui tutto ha avuto inizio. È una tersa notte di inizio autunno quando una studentessa del college del piccolo centro californiano si allontana da una festa in anticipo sulle compagne, si lascia cadere sul letto e non si sveglia più. Passano pochi giorni e il contagio dilaga. Sebbene le autorità si affrettino a mettere il college in quarantena, il morbo non cessa di mietere vittime: di casa in casa, di famiglia in famiglia, di sogno in sogno, Santa Lora soccombe alla misteriosa epidemia. Ma dentro l’involucro di quei corpi immobili, nei recessi di quelle coscienze sprofondate in un sonno che prefigura la morte, un turbinio instancabile di visioni, falsi ricordi, mezzi presagi – ora indecifrabili, ora più lampanti della realtà stessa – rimescola e sconvolge i destini di tutti.”
L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ perplessa è il finale abbastanza frettoloso e sinceramente avrei voluto che fosse un po’ diverso ma questo è un mio parere personale. Il romanzo comunque resta un libro veramente veramente molto piacevole per chi ama questo genere e vedrete che lo leggerete in un paio di giorni, perché è talmente tanta la voglia di sapere come finisce questa pandemia.
È un tema oltretutto attuale nella situazione nella quale stiamo vivendo e alcune situazioni descritte sono identiche a quelle del COVID.
“Nessuno usa la parola quarantena, ma Mei ne cerca il significato. Viene dall’italiano, e vuol dire quaranta giorni. Quaranta giorni: il lasso di tempo che in passato le navi dovevano attendere prima di entrare nel porto di Venezia, quanto bastava, ci si augurava, perché una malattia infettiva si esaurisse da sé.”
Romanzo corale sui temi dell’amore, del tempo che passa e del senso della vita, “I sognatori” scava a fondo nei personaggi e nelle dinamiche di una comunità in pericolo per disegnare la mappa definitiva delle nostre paure, dei nostri infinitesimali trionfi e delle nostre vulnerabilità.