Recensione de “Il mio cuore è da sempre tuo” di Alessia Cesina in collaborazione con autrice

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “Il mio cuore è da sempre tuo” di Alessia Cesina  in collaborazione con autrice

  • Blueberry Edizioni (21 aprile 2021)
  • Copertina flessibile : 332 pagine 

🥰🥰🥰 VI PIACCIONO LE STORIE ROMANTICHE E GIOVANILI?!? 🥰🥰🥰

Cari amici lettori, le prime parole che mi vengono in mente per descrivere questo romanzo sono: fresco, giovane, leggero, coinvolgente, romantico, molto romantico, direi adatto ai giovani in quanto si trovano nel loro ambiente, ma oltre ai ragazzi può piacere anche agli adulti, perché? 

Perché è scritto bene e ti fa entrare nel mondo giovanile in modo accattivante, e ti condurrà lì con loro!! Una sensazione molto bella vi assicuro. Il romanzo tratta di un’amicizia, un’amicizia profonda, in pratica sono amici da sempre, i migliori amici una dell’altro, come amano definirsi loro. 

Il tutto si svolge a Sorrento e già questo, secondo me, predispone a vivere in un ambiente favorevole all’innamoramento. 

La loro vita si svolge tra liceo e allenamenti in quanto ambedue fanno sport, lei è una brava nuotatrice, lui un promettente calciatore. Attorno a loro due gireranno tanti amici, tutti bravi ragazzi studiosi e con la capacità di sapersi divertire in gruppo! 

L’unica cosa che stride nella storia, sempre a mio parere, sono le grosse disposizioni finanziarie di tutta la comitiva, mentre come sappiamo per la maggior parte dei giovani che  purtroppo non lavorano non si possono permettere. Vacanze invernali in posti da favola, gite in barca su un mozzo da 20 metri… ecc ecc. 

La faccenda si complica un po’ quando Ambra si accorgerà che se non sta assieme a Francesco le cose intorno a lei perdono colore. Questo disorienterà la giovane che per paura di rovinare una splendida amicizia terrà solo per lei queste sue sensazioni. 

Ma un giorno i due si scambieranno un bacio durante un gioco fatto in gruppo per pagare pegno e questo risulterà a entrambi una esperienza che aggiungerà altre perplessità. La narrazione di Alessia Cesina è schietta ed efficace, l’autrice affida ad Ambra il compito di raccontare in prima persona tutti gli eventi e questo ci farà sognare, palpiteranno anche i nostri cuori assieme a quelli di Ambra e Francesco.

Ritengo che un racconto così ti fa pensare che l’amore c’è e non passerà mai di moda per fortuna, anzi dove c’è l’amore porta con sé vitalità, energia e voglia di vivere.

“Lui era il mio posto migliore nel mondo avevo il cibo, avevo il mare, Ma soprattutto avevo lui. Auguro a tutti una vita con vista sul mare e sul ragazzo che si ama.” 

Mi trovo ancora fare i complimenti all’autrice per questa bella storia d’amore, e per come la racconta, invitando tutti noi a godere di questo racconto immedesimandosi nei protagonisti saranno momenti da sogno ve lo garantisco! 

Oltre alla storia romantica troviamo nel romanzo anche una grossa componente erotica. 

Perché leggere questo libro? Perché è una bella storia d’amore e oltretutto è ambientata in una località di mare meravigliosa!! 

In questi tempi di restrizioni ci farà fare un viaggio fantastico senza muoverci dal divano. Un buon esordio per Alessia Cesina!

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Gli scomparsi” di Alessia Tripaldi in COLLABORAZIONE con casa editrice

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Recensione de “Gli scomparsi” di Alessia Tripaldi inCOLLABORAZIONE con casa editrice @rizzo…

EditoreRizzoli 
Data di pubblicazione 7 luglio 2020
Copertina flessibile 400 pagine

🔪🔪🔪 Esiste il criminale nato, il predestinato alla devianza e alla violenza? Oppure è possibile insegnare a un potenziale criminale come combattere il lato ombra? 🔪🔪🔪

“Hai sempre vissuto con tuo padre? 

Sì, nel bosco. 

Ti ha mai detto perché ha voluto andare a vivere nel bosco? 

Per proteggermi dei mali del mondo.”

Stentavo a crederci quando ho letto che è un romanzo di esordio perché è scritto con una penna veramente esperta e coinvolgente. 

I personaggi sono caratterizzati perfettamente e con le loro fragilità ci conducono in una storia veramente torbida e spaventosa. 

“Marco si sedeva nell’ultima fila, da solo, apparentemente indifferente alle chiacchere pettegole che gli giravano intorno. Lucia sedeva tre banchi più in là e lo osservava con la coda dell’occhio. La affascinava la sua fisionomia strana, nervosa, come se fosse fatto solo di tendini. Tutto in lui era scuro: la carnagione, la matassa disordinata di ricci, gli occhi, i maglioni troppo grandi. Le labbra piegate da un lato gli conferivano un’espressione sarcastica. Le sembrava che i suoi appunti, un insieme caotico di frasi costellato da frecce e sottolineature, fossero segno di una mente complessa, soprattutto se paragonati ai propri quaderni, con gli errori coperti dal bianchetto e i concetti chiave evidenziati secondo una rigida leggenda di colori.”

Impossibile non innamorarsi di questi personaggi così fragili e così affascinanti, a me ha colpito soprattutto il collegamento con Cesare Lombroso. 

In questo libro nulla è lasciato al caso, ma si capisce che è frutto di ricerca e studio da parte dell’autrice. 

“Il baule è sempre lì, sul fondo, chiuso da ormai nove anni. Ogni mattina, durante il tragitto dal bar al condominio, Marco si impone lo stesso comando: entrare in casa, aprire il secondo cassetto in cucina, prendere il cacciavite, svitare la targhetta sulla porta, infilarla nel baule, chiudere il baule e portarlo in cantina prendere muffa e morsi di topo. Ogni mattina si risponde che lo farà domani.”

Cesare Lombroso era convinto che alcune persone fossero destinate a diventare criminali fin dalla nascita, che alcuni tratti dei loro volti o degli arti, la forma della testa, la larghezza della fronte, la lunghezza delle braccia e delle gambe, li condannassero a “fare cose brutte. 

Un passato talmente ingombrante e oscuro che travolge tutti quelli che lo incontrano. 

Questa è la storia di Marco Lombroso, un cognome così altisonante ma anche così graffiante, come una cicatrice. 

La Tripaldi ci porta nel mondo oscuro dei criminali, delle menti sociopatiche. 

Una storia agghiacciante, per stomaci forti.

Ne “Gli scomparsi” entriamo appieno nel lato buio e patologico dell’essere umano. 

Un thriller imperdibile per gli amanti della criminologia, un viaggio sempre al margine della follia più totale. 

Perché leggerlo..? Perché quando avrete attraversato il bosco… non sarete più gli stessi!

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Esserci. Come la presenza dei genitori influisce sullo sviluppo dei bambini” di Daniel J. Siegel in COLLABORAZIONE con casa editrice

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “Esserci. Come la presenza dei genitori influisce sullo sviluppo dei bambini” di Daniel J. Siegel in COLLABORAZIONE con casa editrice

EditoreCortina Raffaello 
Data di pubblicazione 19 marzo 2020
Copertina flessibile240 pagine

 Qual è la cosa più difficile per voi nell’essere GENITORI??!! 👨

Figli si nasce, Genitori ci si ritrova ad esserlo.

Purtroppo (e perché no, anche per fortuna!) non esiste un libretto delle istruzioni che spieghi come essere genitori perfetti e questo libro non ha ovviamente la presunzione di esserlo. Anzi, già dalle primissime righe, viene specificato che i genitori perfetti non esistono e che non è nemmeno immaginabile provare ad esserlo. Facciamo degli sbagli, viviamo nella perenne ossessione di non essere buoni genitori, ci preoccupiamo di quale sarà la vita dei nostri figli quando saranno grandi, di quale sarà la loro collocazione nel loro mondo. Il testo, anche se a volte fornisce dei consigli pratici su quali atteggiamenti tenere con i figli in determinate situazioni ad alto impatto emotivo, non va inteso come una mera guida da seguire pedissequamente per raggiungere l’obiettivo di una crescita sicura dei nostri figli. Ogni bambino cresce in maniera diversa, sia per carattere che per fattori ambientali, e ogni famiglia è diversa, mono o biparentale per scelta. Gli autori hanno però indicato un elemento dal quale non può prescindere lo sviluppo dei bambini: l’esserci, ovvero garantire ai figli la presenza dei genitori secondo il concetto di genitore come porto sicuro dove ripararsi nel momento della tempesta.

L’esserci descritto nel libro non può essere quantificato in tempo passato insieme o qualificato esclusivamente come presenza fisica. Al giorno d’oggi si può essere presenti con il corpo e avere la mente concentrata su altro mentre le richieste, spesso silenziose, dei nostri figli non vengono ascoltate.

I genitori, ma anche uno solo, devono diventare i punti di riferimento dei figli e questo può accadere quando viene offerta una presenza “di qualità”. Nel libro sono descritti quei comportamenti da porre in essere per creare quello che viene definito l’attaccamento sicuro da parte del bambino: protezione, comprensione, conforto e sicurezza. In questo modo il genitore, seppur imperfetto, dimostrerà, o almeno ci proverà, di saper comprendere i bisogni dei figli riuscendo in parte a liberarsi dall’ossessione di sbagliare durante il cammino della loro crescita.

Quale genitore a conoscenza delle insidie che si celano durante il percorso della crescita di un bambino, ho letto questo libro con estremo interesse, e di conseguenza lo consiglio, in quanto ha fornito un ottimo spunto di partenza per riuscire ad essere per mio figlio il suo “porto sicuro” dove tornare ogni volta, che da bambino, avrà bisogno di sentirsi riparato dalle paure e da dove poi partire definitivamente, da uomo, con la consapevolezza di essere in grado di affrontare anche le situazioni più difficili che gli si presenteranno davanti consapevole del mio “Esserci”. Sempre.

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Goodbye Jude” di Raffaella Macchi in collaborazione con casa editrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Goodbye Jude” di Raffaella Macchi in collaborazione con casa editrice

EditoreBookabook
Copertina flessibile182 pagine
Data di pubblicazione 2 maggio 2019

Romanzo rosa che per gli appassionati del genere risulterà molto soddisfacente! 

Eleonora fa l’avvocato in un grosso studio al centro di Milano. Appena laureata ha cominciato subito a lavorare con soddisfazione, ora alla soglia dei trent’anni si rende conto che il ruolo della donna in carriera, forse non è quello giusto per lei, comincia a desiderare altro, vorrebbe un amore, un qualcuno con cui formare una famiglia, avere dei figli, insomma soddisfare sentimenti più intimi! 

Un giorno di particolare insoddisfazione, decide d’impulso di cambiare qualcosa nella sua vita, le sue conoscenze stanno tutte pianificando le solite vacanze mondane in posti frequentatissimi. 

Lei decide che le sue prossime vacanze le farà in un posto tranquillo. Comincia a frequentare i siti dedicati all’home exchange e trova un Cottage davvero invitante nel Surrej.             

Pensa: allontanandomi da qui, potrei effettivamente capire cosa voglio fare della mia vita. 

Il cottage si trova in campagna non lontano da Londra e le sembra un’occasione ideale, visto che è abitato da un uomo solo, e quindi ideale per lo scambio di casa, in quanto il suo appartamento a Milano è in realtà molto piccolo. 

Il cottage supera le sue  aspettative, è molto bello, e dispone pure di un giardino meraviglioso e di un piccolo orto, nella casa trova pure un cagnolino a cui badare fintanto che resterà lì.

L’autrice fa raccontare il tutto in prima persona ad Eleonora, la scrittura di Raffaella Macchi è accattivante e fluida, con una buona descrizione dei luoghi e dei sentimenti ci farà partecipare piacevolmente a questa immersione nella campagna inglese. 

Non voglio spoilerare, ma devo dire che il cambiamento darà i suoi frutti, e darà la possibilità all’amore di affacciarsi. 

Sarà una vita facile d’ora in poi per la nostra protagonista?? Per sapere questo non ci resta che leggere il libro. 

Una mia considerazione personale la vorrei esprimere… È un romanzo rosa, però ha un messaggio intrinseco, cosa siamo disposti a fare a cambiare nella nostra vita quando le cose non ci piacciono? Quando tutto intorno a noi non ci soddisfa? Siamo disposti a cambiare anche radicalmente, oppure continueremo a lamentarci della nostra situazione senza far nulla per cambiare le cose? A volte bisogna osare provare a cambiare l’andamento che ormai ci va stretto!! 

Perché leggere questo romanzo? Perché ci farà sognare, con una bella storia d’amore, ma anche riflettere! 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Grazie dei ricordi” di Cecelia Ahern

RECENSIONE

Recensione de “Grazie dei ricordi” di Cecelia Ahern

EditoreRL Libri 
Data di pubblicazione 12 novembre 2009
Copertina flessibile432 pagine

In “Grazie dei ricordi” conosciamo due persone che sono scontente di tutto ciò che hanno, così cominciano a rincorrersi perché sentono che solo volendolo potrebbero sentirsi completi.

La vita non è tutta rose e fiori: a volte deludiamo qualcuno, a volte veniamo delusi. Possono capitare brutte cose, si possono perdere dei figli o dei figli possono perdere i propri genitori. Ci sono segreti, cose che non andrebbero mai rivelate, che a volte è difficile mantenere.

Ci sono ricordi che possono cambiare la vita.

Una storia molto interessante che dà parecchi spunti di riflessione. 

Una trama arricchita dai personaggi che girano intorno a Justin e Joyce le amiche di quest’ultima e il fratello e la cognata di Justin. Loro sono gli unici che sanno tutto quello che succede ai loro amici e cercano di aiutarli come possono anche se inizialmente credono che siano pazzi ma…  chi non giudicherebbe strana una persona che dice di conoscere bene un’altra senza neppure averla mai vista?

Divertente e buffo in molti casi fa sorridere e anche ridere parecchio soprattutto quando c’è Henry, il padre di Joyce, che per stare accanto alla figlia in un momento delicato, asseconda tutte le sue stramberie.

E’ un uomo anziano che vive di piccole cose, le novità per lui sono anche per noi le cose normali come passare il check-in in aeroporto o prepararsi una valigia tutto da solo.

Simpatico, buffo, originale e dal cuore d’oro un padre meraviglioso che farebbe di tutto per la sua unica figlia per la quale stravede.

Ironici anche i personaggi secondari della storia che cercano di analizzare con aria pratica la situazione ma alla fine non c’è niente di pratico in tutto quello che succede perchè sembra tutto troppo strano.

Justin e Joyce si rincorrono per buona parte del libro e chi lo legge fa quasi il tifo per loro aspettando che arrivi il momento in cui finalmente ci sarà un faccia a faccia tra i due un incontro che..

Beh non vi dico che succede ma per chi è interessato alla lettura ne vedrà sicuramente delle belle.

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il maestro delle ombre. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

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Recensione de “Il maestro delle ombre. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi 

EditoreTEA
Data di pubblicazione 28 settembre 2017
Copertina flessibile 359 pagine 

📿📿📿 AVETE LETTO LA TRILOGIA??? CHE NE PENSATE?! 📿📿📿

E siamo al terzo e conclusivo volume della trilogia di Marcus.

Amore e odio per Carrisi… molto accattivanti e adrenalici i suoi libri, ma il finale… boh 😐 lascia sempre a bocca asciutta. 

Una tempesta senza precedenti si abbatte sulla capitale con ferocia inaudita. Quando un fulmine colpisce una delle centrali elettriche, all’autorità non resta che imporre un blackout  totale di ventiquattro ore, per riparare l’avaria. Le ombre tornano a invadere Roma. Sono passati cinque secoli dalla misteriosa bolla di Papa Leone X secondo cui la città non sarebbe “mai mai mai“ dovuta rimanere al buio. Nel caos e nel panico che segue, un’ombra più scura di ogni altra si muove silenziosa per la città lasciando una scia di morti… e di indizi.

Ritroviamo Marcus con una nuova amnesia, Sandra che ha preferito farsi passare in ufficio anonimo e non “sul campo” e un nuovo caso da risolvere. 

“I peccati capitali, che non potevano essere assolti da un comune sacerdote, arrivavano fino al Tribunale delle Anime, ultima istanza dei cattolici per ogni culpa gravis. Era così che il cardinale veniva a scoprirli. Erriaga era conscio fin dal primo momento che il penitente di turno ci sarebbe ricascato. Facevano sempre così: prima si ravvedevano, ed erano sinceri, ma per spingerli ricominciare bastava una sola cosa. Il perdono. Il perdono è il più grande nutrimento per la tentazione.”

L’idea di questa storia mi è venuta il 19 febbraio 2005 quando, in occasione della partita di calcio Roma-Feyenoord, gli hooligans olandesi in pochi minuti devastarono piazza di Spagna danneggiando irrimediabilmente la fontana della Barcaccia.

Il giorno successivo, ancora infuriato e indignato, andai a sedermi nello studio del mio amico professore Massimo Parisi e gli domandai, candidamente, come avrei potuto distruggere la Città Eterna in meno di 24 ore.

Lui non si scompose e mi disse: “Semplice, fai piovere incessantemente per due giorni e manda in tilt una centrale elettrica: dopo poche ore sarà il caos“

Non ci resta che andare sotto casa di Carrisi e pregarlo di scrivere il quarto libro per concludere finalmente questa serie… 🤣🤣🤣

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Ileana Aprea di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Ileana Aprea di Tantilibriecaffe 

✔️ Buongiorno Ileana, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Buongiorno anche a te Maura. Prima di tutto ci tengo a ringraziarti per l’opportunità che mi stai dando di farmi conoscere ai lettori.

Sono laureata in psicologia ed in antropologia culturale. Ho una formazione in pedagogia familiare, in psicologia giuridica ed in scienze criminologiche e dell’investigazione. Sono consulente in psicologia clinica esperto in pedagogia familiare ANPEF ed ho uno sportello di sostegno alla persona ed alla famiglia all’interno di una parrocchia. Sono  anche referente ANPEF per la regione Lazio.

Amo cantare  e dipingere. Mi piace andare a cinema e a teatro anche se in questo momento storico sarebbe meglio dire…mi piaceva!

✔️ Parliamo del tuo libro d’esordio “Giochi di specchi riflessi”. Com’è nata l’idea? Di cosa parla?

In realtà è stato un processo naturale. Ho  trasposto sulla carta, letteralmente visto che la prima stesura l’ho scritta su di un quadernone, delle immagini che visualizzavo. Il mio modo di scrivere è molto istintivo. Poi, in un secondo momento sono passata alla cura dei dettagli supportata anche dalla mia formazione e dalle mie esperienze di vita.

“Giochi di specchi riflessi” è, come hai detto tu, il mio primo romanzo visto che prima di esso avevo scritto e pubblicato solo poesie. Si tratta di un poliziesco, un giallo con sfumature rosa.

Cassandra, la protagonista principale è una scrittrice famosa  con un passato doloroso legato alla morte del fratello giornalista. Nella sua vita entra inaspettatamente Lorenzo, un affascinante ispettore di polizia dagli occhi blu che riapre il caso grazie a nuovi elementi emersi. Ma a questo si intrecciano altri eventi che caratterizzano la vita privata di Cassandra con un finale a sorpresa degno di ogni giallo che si rispetti!

✔️ Qual è il motivo principale per cui scrivi… cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Scrivere è una cosa che faccio da quando ho memoria ed il motivo per cui lo faccio è il piacere di dare forma ai miei pensieri e per la voglia di lasciare un pezzettino di me in coloro che leggono ciò che scrivo.

✔️ Oltre a scrivere ami anche leggere? Se sì quali sono i tuoi generi e autori preferiti?

Oltre a scrivere amo moltissimo leggere e leggo di tutto, quindi non ho un genere o un autore preferiti, e questo credo che sia un grande aiuto per chi ha nel cassetto il sogno di intraprendere questa strada

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo libro…?

Bella domanda! Posso dire cosa dice chi lo ha già letto:

si legge velocemente.

È coinvolgente.

Da’ buoni spunti di riflessione.

È anche ironico e leggero

Recensione de “La corsia dei veicoli lenti” di Simona Bennardo in collaborazione con autrice

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “La corsia dei veicoli lenti” di Simona Bennardo in collaborazione con autrice

EditoreEmersioni 
Data di pubblicazione25 agosto 2019
Copertina flessibile 119 pagine

🎀🎀🎀  COME REAGITE ALLE VERE E PROPRIE SFIDE DELLA VITA?? SIETE OTTIMISTI O PESSIMISTI??!! 🎀🎀🎀

N.B. Una parte del ricavato dalla vendita di questo libro sarà devoluta per sostenere progetti di prevenzione del tumore al seno. 

Conobbi Simona ad aprile del 2019 tramite Instagram. A giugno recensii il suo giallo “Un nome schedato” che adorai letteralmente. 

Mai e poi mai, credetemi, avrei pensato che in quel momento stesse combattendo la sua personale lotta contro il tumore.

Questo per farvi conoscere la donna guerriera che si nasconde in Simona, e del suo pazzo ottimismo (come ama lei stessa definirlo), della sua tenacia nell’affrontare il Male con la Emme maiuscola, senza mai cadere nell’autocommiserazione e lottando in silenzio. 

Il suo libro, il suo racconto, l’ho letto tutto d’un fiato… avete presente quando vi incontrate con un’amica che non vedete da tempo, davanti a un caffè, vi raccontate tutto quello che vi è successo nell’ultimo anno e state lì assorti ad ascoltare, provando una assoluta empatia? Ecco il libro di Simona è questo, una confidenza con un’amica, una persona cara, senza tralasciare nulla, nemmeno una virgola, senza bypassare i momenti anche più intimi, forti, a volte imbarazzanti. 

La corsia dei veicoli lenti è un racconto, uno spaccato di vita reale, scritto con passione e assoluta verità. 

Dalla scoperta del tumore, alla mastectomia, alla chemioterapia, la radioterapia, l’intervento di ricostruzione, niente vi verrà risparmiato in questo diario, ma vi assicuro che il tutto serve e servirà a qualsiasi donna, o uomo, si trovi ad affrontare questo terribile male silente. 

“Farò tutto quello che è in mio potere. Non mi vergognerò, non mi autocommisererò, non mi farò abbattere da questo male e non mi spezzerò.”

Quello che mi ha colpito di Simona è che nulla della sua malattia è emerso dai social, anche di questi tempi in cui si condividono spesso i momenti brutti per creare empatia con il pubblico. La sua vita in qualche modo anche durante il tumore è continuata ad andare avanti tra alti e bassi (più bassi che alti) ma ha continuato a leggere, a scrivere libri, a fare presentazioni, a dedicarsi al suo compagno di vita Federico (che nel frattempo ha anche sposato) e a scrivere questo libro, che consiglio veramente di leggere a tutti!

“Questa è la storia di una psicologa, psicoterapeuta per giunta, che a un certo punto si è trovata dall’altra parte, oltre il gate della malattia catapultata in una dimensione surreale. Come fossi finita in una sfera di vetro, con Babbo Natale e la neve finta. Ma al posto di Babbo Natale c’era lui: carcinoma multifocale infiltrante. È iniziata così la mia storia (non d’amore) con il tumore. E gli ho promesso che non mi avrebbe masticata in silenzio”. 

Più volte si è chiesta Simona: “Perché proprio a me?” Ma a questo non c’è una spiegazione bisogna solo accettarlo e lottare sempre, cercando di affrontarlo nel migliore dei modi. 

Nel giorno del suo matrimonio ringrazierà suo marito con queste parole:

Il cancro ci ha stravolto la vita. Mi ha fatto capire che la vita è questo istante e niente più: io e te siamo qui, con il nostro amore, con i nostri amici, con il nostro entusiasmo e la voglia di continuare insieme. Così, davanti ai nostri affetti più cari (e le mamme ci perdoneranno) io voglio dirti che non dimentico tutto quello che hai fatto per me. Non dimentico tutti momenti in cui ero spaventata e i tuoi occhi erano lì a rassicurarmi. Tutti i momenti in cui ero scoraggiata e tu eri lì a consolarmi. Così come non dimentico quando ci siamo conosciuti, quando hai sfidato la neve per portarmi a teatro. E quando siamo andati la prima volta New York per stupirci di ogni cosa. E a Edimburgo per farci coccolare dai nostri amici e sfuggire alla chemio che ci inseguiva come un mostro. Hai sempre avuto cura di me, mi hai sostenuto nei miei bizzarri progetti e mi hai lasciato fare con pazienza. Vorrei poter dire che i prossimi mesi saranno lievi e leggeri; purtroppo non posso prometterti nemmeno questo. Ma tu tienimi sempre per mano e quando tutto questo sarà finito, i capelli saranno cresciuti e il mio corpo sistemato, so che continuerò a vedere nel tuo sguardo tutto l’amore, la tenerezza, la cura che ho visto finora. Ecco: questo è il mio regalo più bello. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il mondo senza emozioni” di Emiliano Forino Procacci in COLLABORAZIONE con autore

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Recensione de “Il mondo senza emozioni” di Emiliano Forino Procacci in COLLABORAZIONE con autore

Data di pubblicazione 21 settembre 2020
Copertina flessibile310 pagine

“Il detective William Pattern, con i suoi occhi scuri, scrutava l’orizzonte alla ricerca dell’ispirazione per poter provare quelle strane sensazioni che un tempo venivano chiamate “emozioni”. Da molte persone veniva definito un eccentrico perché vestiva in modo strano. Generalmente indossava un lungo cappotto di pelle nera foderato all’interno di raso rosso, sotto il quale spuntava un completo damascato con un gilet egualmente di colore nero, una cravatta rossa aggiungeva quel tocco di classe al quale William non avrebbe mai rinunciato. I capelli lunghi e castani arrivavano a sfiorargli le spalle e, nonostante i suoi superiori lo avessero invitato più volte a tagliarli, si era sempre rifiutato di obbedire, tanto in un mondo senza emozioni nessuno si sarebbe mai arrabbiato per questo.”

Ci troviamo in un mondo e in un futuro post pandemico nel quale un virus ha decimato la popolazione quasi del tutto.

“Dal giorno in cui le emozioni avevano lasciato gli esseri umani il mondo era cambiato, perfino le regole della comunicazione erano state stravolte completamente. Il numero dei furti, così come quello degli omicidi, era calato drasticamente perché le persone non riuscivano più a provare l’emozione della rabbia. I bambini al momento della nascita non venivano accolti dai sorrisi e dalle lacrime di gioia, ma dal volto inespressivo delle madri che inutilmente provavano a calmare il loro pianto. Quando gli stessi bambini divenivano adolescenti e ricevevano un brutto voto a scuola, tornavano a casa senza alcun cenno di tristezza in volto; non appena giunti al cospetto dei genitori venivano accolti da fredde parole di rimprovero che solo lontanamente ricordavano le sane discussioni di cui solo gli anziani, talvolta, amavano narrare nei tanti bar disseminati nelle varie città. Il cinema per esempio era uno di quei luoghi ormai scomparsi il cui ricordo si perdeva tra le pieghe del tempo, infatti non c’era motivo di andare a vedere un film comico, d’amore o d’avventura, se questo non permetteva di sperimentare alcune emozioni. Questo è il mondo dai freddi colori in cui viveva il nostro William, detective a tempo perso come amava definirsi lo stesso; lavorare nella polizia era molto sicuro, anzi, forse era il mestiere più monotono di tutti perché non accadeva mai nulla di speciale.”

Un mondo popolato da persone con il volto inespressivo e il cuore freddo come il ghiaccio. 

Da qui il nostro protagonista, scoprirà piano piano che ci sono delle persone come lui, in grado di provare emozioni, le quali hanno formato in gran segreto, quella che sarà chiamata la Resistenza. 

“Il mondo era sull’orlo dell’estinzione, le guerre si moltiplicavano e gli omicidi crescevano esponenzialmente. La gente si social network raramente si scambiava frasi affettuose ed era sempre in lite, questi luoghi virtuali erano diventati pieni di odio, neanche fossero un girone dell’inferno.”

La penna dell’autore è neutra, gli eventi accadono velocemente e in maniera quasi meccanica. 

Non troverete grandi descrizioni e profilo dei personaggi.

Purtroppo l’ho trovata a tratti sottotono, senza mordente… almeno per quello che dovrebbe essere un romanzo distopico-thriller. 

C’è moltissimo del mondo dell’autore in questo libro, a partire proprio dalla descrizione delle microespressioni facciali, di come si manifestano e degli studi per riconoscerle. 

“Il volto umano è costituito da 43 muscoli, in grado di creare una gamma di circa 10.000 espressioni diverse; quando viene suscitata un’emozione si attiva, a livello neurale, un processo che si traduce in un’espressione mimica. Le microespressioni facciali, per loro natura, non si presentano mai casualmente, ma esprimono sempre delle emozioni. Infatti i muscoli del viso sono collegati direttamente a quelle zone del cervello che si attivano non appena si prova un’emozione. Mentre la maggior parte delle espressioni facciali dura più di un secondo, le micro espressioni, invece, circa 1/5° – 1/25º di secondo.”

Tornando alla trama per William ci saranno avventure dall’inizio alla fine del libro ed enigmi da risolvere per riuscire a scoprire la verità e riportare il mondo a quello di un tempo. 

“Sogno un mondo diverso rispetto a quello di oggi, dove i figli tornano da scuola correndo incontro ai genitori per abbracciarli; desidero vedere i bambini giocare nei parchi e ridere come non mai, voglio piangere durante un funerale e donare le mie lacrime alla persona scomparsa, vorrei abbracciare un amico quando è felice per aver ottenuto un buon risultato nella vita e stargli vicino nei momenti di difficoltà soffrendo con lui. In realtà sogno un mondo imperfetto, non equo, ma dove tutti abbiano la possibilità di scegliere se fare il bene o il male.”

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Chi perde paga” di Stephen King

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione de “Chi perde paga” di Stephen King

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione27 settembre 2016
Copertina flessibile 469 pagine

Per un lettore, una delle rivelazioni più elettrizzanti della vita è quella di essere davvero tale. Non in grado di leggere, ma incapace di smettere perché è catturato da un amore folle. Esagerato. Il primo libro che riesce in una simile impresa non verrà mai dimenticato, con ogni pagina ad accompagnare una nuova verità, perentoria ed esaltante: Sì! Proprio così! Sì! L’ho visto pure io! E naturalmente: Anch’io penso le stesse cose! Anch’io le SENTO dentro!

Questa è la storia di Morris Bellamy e di Peter Saubers, entrambi innamorati dello scrittore John Rothstein reso immortale dal suo personaggio feticcio Jimmy Gold… 

Questa è la storia del detective in pensione Bill Hodges, eroe melanconico di “Mr. Mercedes”, e i suoi inseparabili aiutanti Holly Gibney e Jerome Robinson che incroceranno la loro strada. 

Kermit William Hodges, o semplicemente Bill per gli amici, ha sessantasei anni, non è più un bambino, ma ha un bell’aspetto nonostante sia sopravvissuto per un pelo a un infarto.

Questa è una storia che parte nel 1978 quando Morris Bellamy, il suo fan più accanito, piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. 

Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. 

E così, una volta estorta la combinazione della cassaforte al vecchio autore, si libera di lui facendogli saltare l’illustre cervello. 

Non sa ancora che oltre ai soldi (tantissimi soldi), John Rothstein nasconde un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent’anni prima che possa recuperarli.

“Hai creato uno dei più grandi personaggi della letteratura americana per poi buttarlo nel cesso” dichiarò Morrie. “Un uomo capace di un’azione simile non si merita di vivere.”

Come in “Misery non deve morire”, King mette in scena l’ossessione di un lettore per il suo scrittore, un’ossessione spinta fino al limite della follia e raccontata con ritmo serratissimo. “Chi perde paga” è il secondo romanzo della trilogia iniziata con “Mr. Mercedes”, nel quale l’autore tocca un tema a lui caro, quello del potere della letteratura sulla vita di ogni giorno, nel bene e nel male.

Al secondo anno di liceo, Pete Saubers aveva già programmato la mossa successiva: un buon college nel New England dove lo studio della letteratura fosse il solo e unico credo. Se da ragazzo non hai sogni o ambizioni, si disse, sei destinato a una brutta fine ad adulto. In ogni caso, si sarebbe laureato in letteratura. Parte di quella determinazione era merito di John Rothstein e dei romanzi di Jimmy Gold: a quanto lui ne sapeva, gli ultimi due non erano stati letti da nessun altro e gli avevano cambiato la vita.

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️