Recensione de “Zoo” di Paola Barbato

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Recensione de “Zoo” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione03 giugno 2019
Copertina flessibile 448 pagine

Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. 

Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. 

Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. 

Da quell’istante inizia una lotta contro chiunque l’abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un Lui dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.

Zoo è un crescendo di ansia, dolore fisico e distruzione psicologica dei suoi personaggi che subiscono vere e proprie privazioni e torture. 

In poche pagine siamo già precipitati nell’incubo di Anna, viviamo la sua prigionia, la sua ricerca di una via di fuga e la brama di scappare o uccidersi, piuttosto che accettare una vita in cattività.

Con una scrittura sublime, Paola Barbato, regina indiscussa del thriller, riesce a raccontare magnificamente una situazione estrema, rivelando la straordinaria e terribile capacità di adattamento dell’essere umano, che riesce a sopravvivere a tutto, o quasi.

Tutto il romanzo ha la soggettiva della protagonista. L’autrice approfondisce con la sua scrittura lineare e vivace quello che Anna fa, avverte, progetta, in una costruzione che prende forma pagina dopo pagina, tassello dopo tassello, e che intreccia i pensieri e le azioni in un arabesco che sembra difficile immaginare in un’unità di spazio minuscola quale può essere quella di un carrozzone da circo. Eppure l’autrice riesce a tenere incollato il lettore alla pagina in un continuo andirivieni di adrenalina e tensione, fino all’epilogo finale.

Zoo è duro, spietato, sia con i suoi protagonisti che con i lettori. I prigionieri, che nella vita oltre le sbarre erano uomini e donne “normali”, si trasformano, lasciando libere tutte le piccolezze e le brutture dell’essere umano, squarciando il velo delle convenzioni sociali e rivelando caratteristiche di bestialità e ferocia superiori a quelle di qualsiasi altro animale.

Attendo con ansia di leggere gli altri due volumi della trilogia che chiuderanno il folle cerchio. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “So chi sei” di Elisabeth Norebäck

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Recensione de “So chi sei” di Elisabeth Norebäck

EditoreNORD 
Data di pubblicazione13 settembre 2018
Copertina rigida 382 pagine

Tutti hanno deciso che sono matta.  E hanno ragione.  Sono completamente fuori di cervello.

Un thriller psicologico tutto al femminile, parte in sordina ma è, vi assicuro, una escalation di paura e follia… 

I capitoli sono molto brevi con POV dei personaggi principali: Stella, Isabelle e Kerstin. 

Ambientato nei dintorni di Stoccolma, con nomi improponibili di paesi e località che non riesco a pronunciare figuriamoci a ricordare. 

“Ventun anni fa, la mia vita è stata rasa al suolo, ma io l’ho ricostruita. 

Non devo dimenticarmene. Ho scelto di vivere. Non potevo fare altrimenti: l’unica alternativa era la morte, un passo che non riuscivo a compiere.”

Stella Widstrand è una stimata psicoterapeuta. Ha una bella casa, una famiglia amorevole, una vita felicemente normale. Un giorno, però, una nuova paziente entra nel suo studio e, in un attimo, Stella torna a vent’anni prima, sulla spiaggia dov’era scomparsa Alice, la sua figlioletta di poco più di un anno. All’epoca, la polizia aveva concluso che la bambina era riuscita a raggiungere il mare ed era annegata, sebbene il corpo non fosse mai stato ritrovato. 

Nel fondo del suo cuore, però, Stella non ha mai creduto alla versione ufficiale e, adesso, ne è convinta: quella ragazza dai lunghi capelli neri è Alice. Una madre lo sa. Sa chi è sua figlia. E, per dimostrare di avere ragione, Stella è pronta a fare qualsiasi cosa. 

Anche a mettere a rischio la propria carriera. Anche ad affrontare oscuri segreti del passato e a camminare in bilico sul baratro della follia. Perché il confine che divide speranza e ossessione è sottile come un filo invisibile… 

Isabelle Karlsson ha dovuto lottare a lungo per avere il permesso di frequentare l’università a Stoccolma. Se fosse dipeso solo da sua madre, sarebbe rimasta per sempre nel paesino in cui è nata e cresciuta. Isabelle era quindi lontana da casa quando il suo adorato padre è morto all’improvviso, e al dolore si è sommato lo sconcerto nel momento in cui la madre le ha rivelato che non era lui l’uomo che l’ha concepita. 

Confusa e arrabbiata, Isabelle decide di rivolgersi a una psicoterapeuta per essere aiutata a fare chiarezza nella sua vita. 

Tuttavia Isabelle non può sapere che entrare nello studio della dottoressa Stella Widstrand scatenerà una serie di eventi che la travolgerà… 

Kerstin ha dedicato la sua esistenza alla figlia Isabelle, ha sacrificato tutto per crescerla al meglio e per farsi amare. 

E adesso non può permettere che un’altra donna si avvicini troppo a lei…

4,25/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il Messaggero” di Lois Lowry

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Recensione de “Il Messaggero” di Lois Lowry

EditoreGiunti Editore 
Data di pubblicazione 8 febbraio 2012
Lunghezza del libro208 pagine 

Letto insieme al gruppo di lettura #gdldistopici

E siamo al terzo volume della saga della Lowry composto da 4 libri. 

Quando Matty è arrivato al Villaggio sei anni prima era un ragazzino inquieto e ribelle che amava definirsi “la Belva fra le Belve”. 

Ora è cresciuto sotto la guida del cieco Veggente ed è pronto per l’assegnazione del suo vero nome: “Messaggero”. 

Ma qualcosa nel Villaggio sta cambiando: da quando al mercato si barattano i sentimenti con effimeri beni materiali, la comunità è diventata improvvisamente ottusa e caparbia. La società utopica che un tempo amava accogliere tutti i rifugiati e i derelitti sta innalzando un muro di isolamento. 

Matty è uno dei pochi capaci di districarsi nel fitto della Foresta e il suo compito ora è quello di portare il messaggio del drastico cambiamento ai paesi vicini e convincere Kira, la figlia del veggente, a tornare con lui al Villaggio, prima che sia troppo tardi. 

Ma la Foresta, che gli è sempre stata amica, si è rivoltata contro di lui, animata da una forza oscura e senziente, e Matty si trova a fronteggiare il pericolo armato solo di un nuovo potere che ancora non riesce completamente a gestire e a comprendere.

La Lowry ha l’abilità di descrivere in modo schietto, crudo e fin troppo realistico la realtà della società odierna, dei problemi che ci sono ora e che ci saranno anche nel futuro… una società alla ricerca della stabilità e del benessere, con insidie pericolose, come la Foresta in questo romanzo, che rappresentano le paure delle persone e le difficoltà che si hanno al giorno d’oggi.

Ora attendo di leggere l’ultimo libro che conclude la saga: Il figlio, per raccogliere le idee e tirare le somme. 

3,5/5 ⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Poirot e il mistero di Styles Court” Agatha Christie

#ReadChristie2020

Novembre: una storia ispirata dagli eventi nella sua vita. 

Per la tappa di novembre della #challenge organizzata da @officialagat… testimonial @radical… e @libriamo… ho scelto:

Poirot e il mistero di Styles Court

Agatha Christie 

Lunghezza del libro 100 pagine 
Data di pubblicazione 1920 

 CHE ROMANZO AVETE SCELTO DELLA CHRISTIE PER LA TAPPA DI NOVEMBRE?!? 

Se penso che è il primo romanzo della Christie stento a crederci!!! 

È incredibile, perfetto, godibile. 

Una trama intricatissima e che esalta l’intelligenza della Christie e la sua conoscenza in materia di veleni ☠️ 

Poirot a Styles Court (titolo originale The Mysterious Affair at Styles, tradotto in Italia anche col titolo Poirot e il mistero di Styles Court) è il primo romanzo poliziesco di Agatha Christie, scritto nel 1916 durante la Prima guerra mondiale, quando la futura scrittrice prestava la sua opera come infermiera.

Nel romanzo fa la sua prima apparizione il celebre personaggio Hercule Poirot, un ex funzionario della polizia belga ormai ritiratosi dall’attività e rifugiatosi in Inghilterra a causa della Grande Guerra. Egli sta soggiornando vicino alla casa di Emily Inglethorp, che lo sta aiutando ad inserirsi nell’ambiente. Il suo amico Arthur Hastingsarriva nella casa come ospite. Quando la donna viene uccisa, Poirot usa le sue doti investigative per risolvere il mistero del delitto.

Poirot fa la sua prima apparizione in questo romanzo e ci viene presentato così: 

“Poirot era un ometto dall’aspetto straordinario. Non arrivava al metro e sessantacinque ma aveva un portamento molto fiero.

Aveva la testa a forma di uovo, e la teneva sempre inclinata di lato. I baffetti erano rigidi e militareschi. La sua accuratezza nel vestire era quasi incredibile. Credo che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita d’arma da fuoco. 

Eppure quell’eccentrico elegantone di piccola taglia che, mi dispiacque notare, adesso zoppicava, era stato a suo tempo uno dei più famosi funzionari della polizia belga. 

Come investigatore, il suo fiuto era stato straordinario, e aveva all’attivo numerosi successi, essendo riuscito a risolvere i casi più complicati.”

Poirot a Styles Court nasce per una fortunata scommessa, essendo stata l’autrice sfidata dalla sorella maggiore a scrivere un libro giallo che fosse pubblicabile.

Agatha Christie terminò la stesura del romanzo – redatto per la maggior parte a Dartmoor – nel 1916, ma lo inviò senza successo a Hodder and Stoughton e Methuen; dopo aver tenuto per mesi il manoscritto, l’editore londinese John Lane, cofondatore della casa editrice Bodley Head, decise finalmente di pubblicare il libro, a patto che fossero apportate lievi modifiche al capitolo 12. 

L’idea di concentrare tutto il principio attivo di un medicinale in un’unica somministrazione oltre che ingegnosa è anche verosimile. Alcuni anni dopo la pubblicazione del romanzo, un atto criminoso venne realizzato proprio con questo sistema…. QUINDI ATTENZIONE ⚠️

Recensione de “Aspettando Natale. Una storia di cucina e famiglia fra Emilia e Toscana” di Clio Petazzoni

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Recensione de “Aspettando Natale. Una storia di cucina e famiglia fra Emilia e Toscana” di Clio Petazzoni 

EditoreEuropa Edizioni
Data di pubblicazione4 dicembre 2019
Copertina flessibile 124 pagine

Il mio pensiero vola, non ha confini, sa stare lì nascosto in quel luogo paradisiaco, ma sa anche andare lontano, sa ricordare, sa creare ed immaginare. 

La mia mente è la mia compagnia e sto bene con lei perché sogna, sogna sempre, di notte quando dorme ma anche di giorno se non la tengo a freno. È come un palloncino con un lungo filo che mi vuole scappare dalle mani e mi vuole portare via con sé, è così irrequieta e disubbidiente che l’ho dovuta legare al mio polso come si fa al Luna Park per non farlo volare via.

Credo che scrivere una biografia e raccontare della propria infanzia e pre adolescenza sia veramente molto molto difficile più che scrivere un romanzo, perché mettersi a nudo in un libro e rivivere le emozioni che hanno caratterizzato la nostra fanciullezza e ci hanno portato ad essere quello che siamo sia veramente un atto importante. 

Clio è entrata nella mia vita per caso, in punta di piedi presentandomi il suo libro… dalla  dolcezza delle sue parole e dalla gratitudine che sprigiona mi sono resa conto di aver incontrato una persona veramente straordinaria. 

L’essenza stessa di questo libro è la gioia di vivere, la gratitudine nei gesti quotidiani, la buona cucina, uno spaccato di vita degli anni ‘70 in Italia.

Genitori vecchio stile, a volte molto ingombranti e, differenze, tante, tra maschi e femmine. 

“Mi chiamo Clio, ho nove anni e sono una bimba buona ed educata e dove mi mettono sto, anche per ore. Si possono anche dimenticare di me ma mi ritrovano sempre dove mi hanno messa, lì a pensare a fantasticare. 

La mia mamma, di cui sono innamorata, mi ha dato un nome che fa sgranare gli occhi e aprire le orecchie a tutte le persone.

Ci sono tanti nomi belli e facili da scegliere, ma proprio Clio mi ha chiamata! Nome sconosciuto! È un nome troppo difficile per una bambina e poi è troppo duro, finisce con la <<O>>, da maschio.”

Essere femmina, con un fratello maggiore, vedersi negate tante libertà, portano un giorno Clio a decidere di fare un gesto estremo: chiudersi in bagno e con un paio di forbici dare un taglio netto ai capelli, tagliare la sua treccia lunghissima… vuole avere i capelli corti, vuole essere un maschio, vuole essere libera.  

Ma scoprirà ben presto che questo gesto non è sufficiente, l’indipendenza dovrà guadagnarsela piano piano, con astuzia, con intelligenza. 

Se nella prima parte conosciamo la Clio bambina, nella seconda parte l’autrice ci parla di lei donna, di suo marito Bruno che lei ama tuttora alla follia, delle scelte difficili che ha dovuto fare, dei tragici lutti che hanno coinvolto la sua famiglia. 

Questo libro è un viaggio anche nella cucina italiana, il piacere del mettersi a tavola tutti insieme, il rito della preparazione di ricette tramandate da generazioni, la generosità della cucina emiliana, con gli immancabili cappelletti fatti a mano. 

Un libro molto toccante, dove la situazione femminile di quegli anni fa da padrona…

“Ma perché mio padre non si fidava di me? 

So di essere una femmina, ma anch’io mi meritavo la sua fiducia. Possibile che non mi conosca? Che non mi dia più libertà solo per un principio di tradizioni? Quelle tradizioni stavano cambiando perché noi, eravamo cambiati. Il mondo era cambiato. Voglio vivere da ragazza del mio tempo. Ci sono tante cose nuove da scoprire. Il mondo è rimasto fermo a lungo, troppo a lungo, ed ora sta cambiando con una velocità mai vista prima, ma lui sembra non accorgersene. Sì, sono una femmina, ma per questo, non mi sento inferiore ai maschi. Voglio la mia indipendenza. La mia libertà. La mia uguaglianza nei diritti. Non sono sola nei miei pensieri, sento attorno a me che sono tante le ragazze, le donne, le mogli che sentono le mie stesse esigenze.”

Una scrittura semplice ma diretta, le parole arrivano, e vanno dritte per la loro strada, libere… lo consiglio a tutti!!

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Tracce dal silenzio” di Lorenza Ghinelli in collaborazione con casa editrice Marsilio

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Recensione de “Tracce dal silenzio” di Lorenza Ghinelli in collaborazione con casa editrice

EditoreMarsilio
Data di pubblicazione14 novembre 2019
Copertina flessibile 332 pagine

“Per essere risolti, gli inferni devono essere attraversati.”

Un romanzo che mi ha saputo veramente stupirmi, lasciandomi attonita, soprattutto nel finale… degno di un film di Hitchcock. 

Non mi aspettavo di incontrare una scrittura leggera, semplice e di grande impatto emotivo; né mi aspettavo di trovarmi invischiata in una storia di follia e di paura.

Sono presenti tre filoni narrativi in questa storia, che corrono paralleli, a volte intrecciandosi, il presente di una famiglia “rotta” in seguito alla sordità di Nina, la bambina protagonista; il passato oscuro di Rebecca, l’anziana signora che vive nella casa di fronte; la realtà di ragazzi di una casa famiglia che hanno conosciuto sulla loro pelle la guerra in Afghanistan. 

Nina ha 10 anni e con la manina infilata nella tasca del cappotto si assicura sempre di avere le pile sostitutive per l’impianto cocleare come si è raccomandata la mamma. 

La bimba ha perso l’udito un anno prima a causa di un incidente stradale e può ascoltare e interagire con il mondo solo quando il suo orecchio bionico è perfettamente posizionato e funzionante; diversamente annega in un silenzio angosciante che nel buio della notte viene rotto da una musica quasi centenaria di juke-box, dalle parole comprensibili e inquietanti: “Quando noi vediamo una ragazza passeggiar, cosa facciam? Noi la seguiam, e con occhio scaltro, poi cerchiam d’indovinar quello che c’è da capo a piè.”. 

Fra le storie di questi personaggi, inoltre, si intrecciano racconti di guerra di un passato non troppo lontano che ha segnato per sempre le vite di sopravvissuti come Rebecca, i nonni di Alfredo che non ne hanno mai parlato volentieri, Nur e Rasha che l’hanno vissuta in tempi e luoghi diversi, ma che si portano dietro delle ferite difficili da rimarginare e che Alfredo non comprende perché “per lui la guerra è poco più di una scenografia di fondo o di una serie televisiva”.

Tracce dal silenzio è una fiaba noir per ragazzi, ma anche per adulti che, grazie alla prosa fresca, a tratti cruda, ma mai scontata tiene il lettore aggrappato alla pagina dall’inizio alla fine, accompagnandolo lentamente a sciogliere un groviglio di tre storie unite nella loro oscurità da un fil rouge pregno d’attualità: questioni di rilevanza sociale quali la disabilità, la violenza sulle donne e la vita quotidiana di minori stranieri nelle case famiglia si intrecciano a tematiche più intime come la crisi di un matrimonio o i ricordi dolorosi che inevitabilmente ognuno di noi si porta dietro. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de “Appunti di un venditore di donne” di Giorgio Faletti

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“Appunti di un venditore di donne” letto insieme al GDL #clubfaletti

EditoreMondolibri prima edizione 
Data di pubblicazioneGiugno 2011
Copertina rigida 397 pagine

«Io mi chiamo Bravo e non ho il caxxo». L’incipit fa il classico, in alcuni casi. 

Oppure aggancia il lettore e lo costringe a cercare una risposta fin da subito, per scoprire come e quando il determinato Bravo sia rimasto privo di un dettaglio non indifferente della sua anatomia maschile. 

Con una buona dose di pazienza, il mistero verrà svelato appena prima del the end esotico in cui Giorgio Faletti colloca, alquanto felicemente nonostante l’irritante menomazione, il suo protagonista. 

Ma qualche logico sospetto malavitoso serpeggia nella mente di chi percorre il suo nuovo romanzo, drammone atipico, sbaffato di nostalgia. 

Appunti di un venditore di donne è il tentativo singolare, finora l’unico dell’autore, di raccontare una storia italiana, lontana dagli standard cosmopoliti che gli hanno garantito fama, vendite e consensi. Senza contorsionismi disumani o attraversamenti col rosso, Faletti cerca un percorso quasi personale, in parte forse vissuto , almeno nell’atmosfera ancora sopportabile di una Milano pre-bevute fine Anni ‘70,  in parte ricostruito in un tracciato narrativo schietto, veloce, privo di eccessi e sbavature. Raccontare anche solo parte della vicenda metterebbe il lettore su una pista destinata a sminuire il piacere della scoperta. 

Dopo i logici “preliminari”, infatti, il susseguirsi dei colpi di scena, dei cambi di prospettiva, degli enigmi irrisolti e delle maschere calate diventa inarrestabile, fino alla conclusione, in parte telefonata, soprattutto nell’epilogo chiarificatorio in cui ogni dettaglio torna, anche troppo, al suo posto. 

Ma il resto è un malloppo di divertimento assicurato, in questa Milano datata aprile 1978 in cui l’Italia ha il fiato sospeso in attesa di sviluppi sul rapimento di Aldo Moro. 

Bravo è l’uomo senza caxxo, un trentacinquenne inutilmente fascinoso che alle donne può regalare solo un’alta percentuale di profitti derivati dagli incontri intimi che predispone per loro in ambienti altolocati, dalla borghesia alla politica. 

Bravo è l’osservatore attento che vive il transito di un’epoca in una città predisposta a manovre sotterranee che già fanno subodorare il bunga bunga dietro l’angolo. Dalle bische clandestine agli affari con i boss della mala, il venditore di donne si ritrova al centro di un imprecisato complotto nel quale può perdere solo la vita, il resto è già stato asportato anni prima, ma da cui cerca di risalire con un’astuzia che lascia intuire accadimenti più che tenebrosi. 

Carla, la bella donna delle pulizie che accetta al volo di diventare una nuova accompagnatrice, le escort non erano neanche ancora autoveicoli, della schiera di Bravo; Daytona, l’amico scommettitore forse non così candido come sembra; Giorgio, l’aspirante cabarettista; Lucio, il vicino di casa, musicista cieco con cui Bravo si diletta nella soluzione di rebus da Settimana enigmistica; Tano Casale, il boss al quale il protagonista promette qualcosa di troppo, tipo una schedina del Totocalcio da mezzo miliardo di lire. Ognuno di questi personaggi avrà un ruolo determinante nel gran casino che si crea in quella primavera milanese del ’78, dove le macchine erano solo numeri, 500, 127, 128, dove tirar tardi significava respirare la città deserta prima dell’alba, dove giovani comici sconosciuti tentavano la sorte in una specie di cantina dalla quale uscirono vestiti di successo non pochi personaggi del cinema e della tv. 

La disinvoltura della narrazione si sposa con il tentativo di ricostruire un’Italia, e una Milano, che non ci sono più. 

Una sorta di amarcord con morti ammazzati che lascia galleggiare la nostra memoria verso quell’epoca tuttavia più spensierata e sincera, in cui un giovane comico dagli occhi azzurri si preparava a piombare sui nostri teleschermi domenicali chiedendo con aria pazzerella e trasognata «è qui che c’è le donne nude?». 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il colbacco di Sofia: Una nuova indagine per il commissario Ansaldi” di François Morlupi

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Recensione de “Il colbacco di Sofia: Una nuova indagine per il commissario Ansaldi” di François Morlupi 

EditoreCroce Libreria
Data di pubblicazione 7 luglio 2020
Copertina flessibile 464 pagine 

Mettetevi comodi cari amici lettori perché oggi vi voglio parlare di un libro a cui tengo molto. 

Ho avuto la fortuna di conoscere questo autore con la sua prima pubblicazione: “Formule mortali” che ho amato, lo stesso è risultato vincitore 🥇 come miglior giallo/noir di vari premi al Festival Grottammare 2018 – Festival Ladispoli 2019 – Giallo Ceresio 2019 – Garfagnana in giallo 2019 – Giorgione Prunola 2020. 

La scrittura di Morlupi è estremamente coinvolgente, io amo la sua caratteristica serietà ma al tempo stesso affrontata con ironia e positività. 

I personaggi che troviamo ne Il colbacco di Sofia sono gli stessi del precedente libro, a cui io sono affezionatissima. 

Questo è un sequel se vogliamo dire, quindi chi ha letto il primo libro approfondirà ulteriormente il background dei personaggi, ma comunque è un romanzo che può essere letto indipendentemente. 

Nel suo secondo libro l’autore conferma e rinforza la sua bravura, con un thriller poliziesco veramente notevole. 

Qui troviamo un commissario Ansaldi provato dall’ultima indagine che pesa ancora nella sua vita come un macigno. 

“L’ultima inchiesta lo aveva profondamente segnato, era ingrassato di quasi dieci chili e sembrava invecchiato di altrettanti anni. Un cadavere ambulante. Chi non lo conosceva, per strada lo guardava con sospetto. Anche i vicini tendevano ad evitarlo, impauriti da comportamenti sempre più singolari e da un fisico che avrebbe fatto impallidire qualsiasi cardiologo. Ma era reticente ad abbandonare il posto di commissario,consapevole che senza il proprio lavoro non avrebbe avuto più alcuna ragione per vivere.”

Ora siamo in inverno, a pochi mesi dalla prima indagine e convinti di aver sgominato la cellula terroristica, non sapendo che invece sarà solo l’inizio di un nuovo incubo. 

Il commissario Ansaldi e Eugénie si ritrovano catapultati questa volta in Bulgaria, in un territorio veramente gelido ed estraneo. 

E gelida è anche l’accoglienza dell’ispettore Dimitrov, un energumeno che sembra appena uscito da un commando armato direttamente dalla guerra fredda. 

“Indubbiamente rifletteva Balakov, quando Dio stava distribuendo la sensibilità agli uomini, l’ispettore era altrove in fila per la superbia o per la capacità di destreggiarsi sul filo del rasoio tra legalità e illegalità.”

Mi sento di dire che questo romanzo è veramente completo, avvincente e adrenalinico come un thriller, ma c’è anche umorismo, ironia; c’è amicizia, coesione e speranza. 

Riusciranno i nostri eroi del commissariato di Monteverde a sgominare una volta per tutte Alpha e Omega??? 

Quello che vi posso dire è indubbiamente…. buona lettura…. sicura che i personaggi vi entreranno nel cuore! 

Lo consiglio vivamente 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Forte nel Tempo” di Giulia Ungarelli

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Forte nel Tempo” di Giulia Ungarelli in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione28 maggio 2019
Copertina flessibile 246 pagine 

Cari lettori vi descrivo un po’ con semplicità il libro appena finito. 

Abbiamo una ragazza, Ishbel, che vive a New York, si sa che è praticamente scappata dalla Scozia per qualcosa di molto brutto che le è accaduto, è una scrittrice al momento senza ispirazione… Vive in un appartamento con due amici. 

Riceve all’improvviso una chiamata dalla nonna che abita in Scozia la quale le dice che vuole trasferirsi in Italia e lascia tutta la tenuta di famiglia metà a lei e metà a suo cugino (non di sangue). 

Dopo varie riflessioni ritorna in Scozia e lì un po’ è felice… Perché lì soltanto si sente a casa, ma allo stesso tempo ha a che fare con le sue vecchie paure. 

In Scozia rincontra il suo cugino (non cugino) e  pure un giovane architetto chiamato per il restauro della stessa. 

Ambedue sono dei bei ragazzi affascinanti anche se di carattere diametralmente opposto. Ambedue corteggeranno la ragazza e lei si sentirà attratta da tutti e due malgrado questo le porti un forte disagio interiore. 

Girando per la tenuta ed entrando in una stanza dove da piccola le era le era vietato entrare, troverà dei diari del bisnonno del cugino e altri diari di una persona sconosciuta a entrambi. 

Da qui in poi il romanzo prenderà una piega thriller cominciando ad appassionarmi di più poiché nella prima parte avevo trovato una trama da romanzo rosa a tratti semplice e con parecchi cliché (lei, lui e l’altro). 

Ora invece verranno a galla vecchie storie, segreti, racconti oscuri e macabri. 

Il finale sarà sorprendente e avvincente. 

La scrittura di Giulia Ungarelli è fluida e convincente, sono presenti alcuni refusi di stampa che però non intralceranno la lettura. 

Lo consiglio. 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La verità nascosta” di Stefania P. Nosnan in collaborazione con autrice

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Recensione de “La verità nascosta” di Stefania P. Nosnan in collaborazione con autrice @stefaniap… 

Editore Le Mezzelane Casa Editrice
Data di pubblicazione 18 settembre 2018
Copertina flessibile 178 pagine 

💛💛💛 COSA NE PENSATE DELLE SECONDE POSSIBILITÀ?! 💛💛💛

Questa volta la Nosnan ci delizia con una bella storia d’amore e con temi importanti come l’alcolismo. 

Un buon romanzo, fanno da sfondo l’amore per la musica country e le ambientazioni americane. 

I personaggi ben delineati, è impossibile non affezionarcisi subito. 

La trama è ben sviluppata ed è un genere che finora non avevo letto dell’autrice ma secondo me molto riuscito! 

Una lettura molto piacevole. 

4/5 💛💛💛💛

L’autrice 

Stefania P. Nosnan è nata a Udine nel 1970.

Negli anni ha partecipato a numerosi corsi di webdesigner, grafica e progettazione informatica. 

È stata titolare di uno studio di webdesigner e realizzazioni website.

Attualmente è socia di una prestigiosa azienda di consulenze enologiche. 

Dal 2018 è coordinatrice grafica dello studio WebStudioDesign, nel 2019 inizia a collaborare con alcuni giornali online.

Le sue passioni sono: la fotografia, la lettura, la storia e l’informatica. Non può fare a meno dei suoi foulard che colleziona e indossa sempre.

Pubblicazioni:

Nel 2016 pubblica il libro di poesie in formato digitale.

Nel 2018 poesie “I sussurri dell’Anima” (Apollo Edizioni).

Nel settembre 2018: “La verità nascosta” (Live&Love de Le Mezzelane Casa Editrice). Nello stesso mese pubblica in self publishing “Il ballo del quarterback”.

Novembre 2018: “La bicicletta nera” tratto da una storia vera è stato in concorso per il Premio Campiello e il Premio Stresa. (Bertoni Editore)

Giugno 2019: “Una salita per amore” la cui prefazione è affidata a Manuela Di Centa. (Ensemble Edizioni)

Settembre 2019: “È scritto nelle stelle” (Bertoni  Editore)