Recensione de “Non ti faccio niente” di Paola Barbato

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Recensione de “Non ti faccio niente” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione13 giugno 2017
Lunghezza del libro 420 pagine

Lacerante… un altro capolavoro della Barbato. 

Questa autrice ha un dono innato, che non ho trovato in nessun altro autore o autrice, quello di creare empatia con i carnefici, il lettore arriverà a provare pena e sintonia con un assassino, un rapitore, un criminale. 

I suoi libri sono macchine perfette, ma i meccanismi delle quali sono oliati risultano intrisi di un dolore inimmaginabile. 

In questo libro in particolare la Barbato fa leva su di una paura primordiale: nel cuore di un genitore il terrore più grande resterà sempre quello di perdere di vista per un attimo il proprio figlio e non trovarlo più.

I romanzi della Barbato sono molto più di un thriller, sono la chiave che smuove le nostre coscienze, che ci chiede di metterci faccia a faccia con i nostri errori, è un invito ad avere un occhio di riguardo per quel tempo così meraviglioso e ingenuo della nostra vita che è l’infanzia, un’età piena di promesse e sogni che spesso s’infrangono dietro uno sguardo freddo da parte di un adulto.

Un salto negli anni ‘80, tutto il suo romanzo si basa sulla paura, o meglio sulle paure, che sono diverse, molteplici e hanno mille nomi. Ogni personaggio in “Non ti faccio niente” ha le sue fobie, e ciascuno di noi, leggendolo, ritrova le proprie.

Trentadue bambini in sedici anni. Tutti tenuti per tre giorni da un uomo che cerca di realizzare i loro desideri e li restituisce alla famiglia, felici. Quando la polizia comincia a collegare i rapimenti lampo, l’uomo scompare.

Ma dopo trent’anni cominciano a morire i figli degli stessi bambini rapiti tra gli anni ‘80 e ‘90… Ma perché il rapitore “buono” si è trasformato in un assassino? O forse c’è qualcuno che intende emularlo. O sfidarlo. O punirlo.

Un libro che vi farà avere paura… per sempre. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de “Il lupo” di Nazareth Simoncelli in COLLABORAZIONE con autore

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Il lupo” di Nazareth Simoncelli in COLLABORAZIONE con autore

EditoreCorponove
Data di pubblicazione30 luglio 2020
Copertina flessibile 144 pagine

“Che i fanciulli, è in specie le bambine, vispe e carine, hanno torto a dar retta a ogni sorta di gente. Così accade tuttora che il lupo tante e tante ne divora. State attente ragazze, ci son dei lupi di tutte le razze. Ne conosco di quelli sì discreti, docili, compiacenti, mansueti, che senza esprimer nulla, sperando pure di farla persuasa, danno la caccia a una bella fanciulla. In piazza, alla finestra, in chiesa, in casa. Garbati in vista, onesti e graziosi sono quelli i lupi più pericolosi.”

Simoncelli ci presenta un noir dalle molteplici metafore, l’incontro è lo scontro tra la natura e l’uomo… Ma andiamo per ordine…

Un ritaglio del Corriere della Sera dell’11 settembre 1879. Un annegato, forse suicida. Un nome, anzi due, Alessandro Antonio. Nessun cognome. Un caso chiuso in fretta. Ma su di lui sarebbe caduta la gogna di un tremendo passaparola. Un incontro a Milano nel 1994. Un vecchio nipote dell’annegato affida quel ritaglio a uno sconosciuto per trovare una verità che riabiliti il nonno da ogni ombra. Non si rassegna di vederne la memoria infangata da illazioni gravissime: l’aver ucciso delle bambine e abusato delle loro intimità. “Mio nonno non avrebbe fatto male ad una mosca! Un uomo che ama la montagna non può fare quelle cose lì!”. Lo sconosciuto lavora a Milano ma abita proprio fra i monti dell’Alta Valle Seriana: Ardesio, il paese dove fatti innominabili e innominati di un secolo prima sono rimasti sospesi fra verità e dicerie. Una ricerca difficile. Pochi risultati nelle cronache locali di quel 1878.

Nel prologo sono presenti informazioni che ci servono per elaborare e intuire l’intero romanzo, probabilmente le andremo a rileggere alla fine per assimilare correttamente l’intera vicenda.

Uno stile di scrittura molto bello quello di Simoncelli, meravigliose descrizioni delle zone poco conosciute della Val Seriana. 

Un noir che ci trasporta totalmente nelle atmosfere cupe e gelide dei monti e ci descrive l’animo degli abitanti, fieri e indomiti.

“Questa è anche la storia di quei paesini sparpagliati lungo un fiume che se ne va verso la pianura indisturbato e che, come molti altri, fanno l’Italia, con discrezione, in genere silenziosi e tranquilli, altre volte più irrequieti nelle travolgenti piene, che dai monti scendono danneggiando culture e campi.”

A tratti la trama e l’ambientazione ricordano quelle della Tuti nei suoi romanzi. Un incontro casuale nel 1994 e un uomo che è deciso a scoprire la verità accaduta negli anni 1887-89. 

“Avevo incontrato un vecchietto a Milano che rivendicava l’innocenza del nonno con un pezzo di giornale che poteva dire tutto e il suo contrario, e un altro signore che stava per darmi forse qualche elemento in più, entrambi eredi di fatti di un’epoca andata. Magari i nonni si erano incontrati, parlati, visti cento anni prima. D’altro canto tutto era possibile essendo quell’uomo senza cognome, amante della montagna come pochi e forse vittima ignara della stessa, più che delle malelingue del fondovalle. Antonio, quell’anziano signore con cui stavo bevendo un grappino ad Ardesio, era il filo d’oro che avrebbe riunito i cocci; aveva uno sguardo più rivolto all’aldilà che ai tempi andati, ma rammentava così bene quei fatti da renderli appena vissuti.”

Un romanzo breve, ma vi assicuro molto intenso!

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

LE RECENSIONI DI MADRE de “È così che si fa” di Giulia Rossi in collaborazione con casa editrice Nord

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

È così che si fa di Giulia Rossi in collaborazione con casa editrice Nord

EditoreNord 
Data di pubblicazione5 settembre 2019
Copertina flessibile 342 pagine

Questo libro racconta di un professore, Castaldi Federico, assai precario nel lavoro, che in un momento della sua vita, molto difficile, scrive una lettera, che secondo me è più uno sfogo interiore che una volontà concreta. 

Ebbene in questa lettera dice che vuole suicidarsi, fa pure delle confessioni, imbarazzanti, passato l’attimo, mette questa lettera in una tasca dimenticandosela completamente, finirà con il perderla, proprio a scuola! 

Questo creerà più di un problema mentale… in quanto nella lettera, non c’è nulla che possa, far risalire, direttamente a lui. 

Nel mio sentire, entro parecchio in empatia con questo giovane uomo, che probabilmente sbaglia, ma non per cattiveria, ma semplicemente, per mancanza di fermezza, nel respingere una delle sue allieve diciottenni, che si innamora perdutamente di lui. Forse nemmeno la ragazza si rende bene conto di quello che sta facendo, ma in concreto prende lei l’iniziativa, nell’irretire questo giovane uomo, fragile, che si trova in un momento, della sua vita molto complicato. 

Lui e la moglie hanno appena perso un bambino, che portato a termine della gravidanza, qualche ora prima del parto muore. 

In quel momento purtroppo lui non si trovava  nemmeno in casa. La moglie fatica molto ad accettare l’accaduto, pure Federico è molto dispiaciuto, per quanto è accaduto!

“Non mi perdonerà mai per non aver sentito quel maledetto telefono“ “stavi lavorando“ gli aveva risposto Don Marco “dalle tempo, in lei Pietro già viveva. Per quanto tu possa stare male, non potrai mai essere all’altezza del suo dolore“ 

Ora a tutto ciò, si aggiunge una ragazzina che si innamora del suo professore e farà di tutto per averlo! 

Federico cercherà in ogni modo, veramente e sinceramente, di respingerla, ma non sufficientemente per impedire che accada, una sola volta, ciò che non avrebbe mai dovuto accadere! 

Non vi sarà sufficiente fermezza da parte sua! In un momento di estrema fragilità Federico penserà più e più volte all’accaduto, e pure Matilde, la giovane studentessa, si renderà conto che il suo amore per Federico era sincero sì, ma non appropriato. 

Per tutti e due, sarà una lezione di vita, si può anche sbagliare, capire di aver sbagliato, e riscattarsi. 

Questo racconto ti porta inoltre a fare una seria considerazione, non sempre raccontare tutta la verità, è cosa buona, a volte è solo uno scaricare sull’altro, una verità soltanto per ripulirsi la coscienza! 

La scrittura di Giulia Rossi è veramente impostata nella nitidezza del racconto con parole semplici, ed efficaci. 

Giulia è al suo romanzo d’esordio ma devo dire che il suo romanzo mi è piaciuto molto e lo consiglio caldamente. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

RECENSIONE de Mai più. Per non dimenticare. A Wonder story di R. J. Palacio in COLLABORAZIONE con casa editrice Giunti

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Mai più. Per non dimenticare. A Wonder story di R. J. Palacio in COLLABORAZIONE con casa editrice Giunti

EditoreGiunti Editore
Data di pubblicazione15 gennaio 2020
Copertina flessibile 224 pagine

VI PIACCIONO LE GRAPHIC NOVEL? AMATE LE STORIE SULLA GUERRA E OLOCAUSTO? 

La maggior parte della vicenda si svolge in Francia durante la Seconda guerra mondiale, ma la scena all’inizio potrebbe accadere anche al giorno d’oggi in una qualsiasi scuola. A Sara, un’artista in erba che ama scarabocchiare durante le lezioni è caduto il suo prezioso album che, alla fine delle lezioni, sarà raccolto dal ragazzo seduto nel banco accanto a lei, un ragazzo con le gambe contorte dalla poliomielite. 

A causa del suo modo di camminare, i compagni di scuola gli hanno affibbiato il nomignolo crudele di “granchio”. Il suo vero nome è Julien. 

Il libro prosegue e amplia quella storia, iniziando in un contesto contemporaneo con una videochiamata, durante la quale l’attuale Julian chiede alla nonna di parlargli della sua esperienza di bambina ebrea in Francia durante la guerra. 

Attraverso gli occhi della giovane Sara, vedremo crescere la minaccia nazista: le svastiche svolazzanti sugli edifici della città, le leggi che vietano gli ebrei di entrare in alcuni luoghi pubblici e ordinarono loro di indossare una stella gialla, i primi spaventosi rastrellamenti e deportazioni. 

Ma per Sara, la cui famiglia vive nella Zona Libera, la vita perlopiù continua come se tutto fosse normale… Finché i nazisti arrivano nella sua scuola per rastrellare tutti i bambini ebrei.

Mai più è una storia immaginaria, sia pure basata su eventi storici, di una bambina che deve nascondersi e dell’eroismo di chi la aiuta. In particolare, il libro non è raccontato dal punto di vista dei non-ebrei, come di solito accade nella letteratura sull’Olocausto per bambini e giovani adulti, ma dal punto di vista della bambina che viene nascosta. Il messaggio principale è questo: 

“Il male sarà fermato solo quando le persone perbene decideranno di fermarlo.”

Mai più termina con l’appello a resistere agli esempi di pregiudizio e xenofobia contemporanei.

Lo consiglio vivamente a tutti i ragazzi del nostro tempo che non hanno conosciuto il terribile orrore della Seconda guerra mondiale. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La chiave del tempo” di Flaminia Nucci in collaborazione con autrice

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Recensione de “La chiave del tempo” di Flaminia Nucci in collaborazione con autrice

EditoreRobin
Data di pubblicazione20 luglio 2020
Copertina flessibile 256 pagine

“Forse è questo il destino. Solo la conseguenza di un gesto in un angolo di cielo. Un gesto di cui si ignora tutto, ma a causa del quale all’improvviso nuove melodie si intrecciano. Si fondono. Fremono. Ogni dolore è una fine, devi accettarlo. E accettare di vivere questo epilogo come l’annuncio di un prologo. Così va la vita. Senza inizio né fine. Senza fine né inizio. Come un otto. Che sta solo a me guardare in orizzontale per vederlo ancora una volta trasformarsi in infinito.”

In questo romanzo si respira a pieni polmoni l’arte, dalla musica che fa da padrona, alle intense e veramente dettagliate descrizioni dei luoghi: Copenaghen e Siviglia. 

Ho notato subito le bellissime illustrazioni, ce ne sono veramente moltissime, completano la visione mentale già fervida del lettore grazie alla narrazione così dettagliata della Nucci. 

Lodevole conoscenza, da parte dell’autrice, dell’architettura, della storia, dei dettagli più precisi delle città d’Europa e d’Italia. 

La doppia narrazione è molto efficace, a capitolo alternati, l’autrice ci parla di Reno e Rocio.

I protagonisti si incontrano casualmente a San Gimignano nel 2010, sono entrambi musicisti, lui flautista e lei violoncellista. 

Per un attimo è pura magia, i loro sguardi entrano nell’anima. Così prepotentemente scatta un sentimento anche se per pochi minuti perché i due torneranno alle loro vite per 7 lunghi anni..

Un senso di vuoto e malinconia subito ci pervade, attraverso i protagonisti, che sono alla ricerca spasmodica di una pienezza interiore. 

E da qui inizia la parte più importante del romanzo: 

Strani sogni dove avvengono scambi di persona…

In sogno e sulle ali dell’immaginazione, tutti noi abbiamo sperimentato la speciale ebbrezza 

di visitare posti ignoti e meravigliosi, o di essere oniricamente altre persone.

Ma poi al risveglio abbiamo conosciuto la cocente delusione di quando la realtà ci ricaccia d’un sol colpo alla vita di tutti giorni.

Ma cosa accadrebbe se nel momento di riaprire gli occhi scoprissimo che quello che abbiamo sognato è realmente accaduto? 

Che abbiamo delle prove tangibili che il giorno è trascorso ed effettivamente sono successe tutte le cose vissute in sogno? 

Questo ci direbbe che i sogni non sono soltanto sogni, ma manifestazioni di mondi e di dimensioni ulteriori. Anche questa scoperta dovrebbe indurci a comportamenti diversi. Forse non ci renderebbe migliori quanto il sapere che c’è un mondo parallelo, ma ci alleggerirebbe l’animo da molte angosce perché l’esistenza di un altro mondo arricchirebbe di senso quello in cui già ci troviamo.

Sapremmo finalmente che esistono un dove e persino un altrove, e non proveremo più la spiacevole sensazione di camminare a vuoto.

Mai come in questo romanzo i sogni sono salvifici… il nostro inconscio ci verrà incontro attraverso i sogni per farci capire che non c’è solo quello che noi viviamo tutti i giorni, ma c’è altro nascosto dentro di noi che non percepiamo. In questo il sogno aiuta a evadere dalla nostra vita quotidiana e imparare, correggere il tiro della nostra vita attraverso un viaggio dentro il nostro IO. 

Un libro che è molto più di una storia d’amore, è la ricerca del sé, la ricerca dell’altra metà di noi stessi. 

Consigliato a tutti, un viaggio attraverso le percezioni dell’anima. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Ammazzalavoro” di Marco Turco in COLLABORAZIONE eBook con autore

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Recensione de “Ammazzalavoro” di Marco Turco in COLLABORAZIONE eBook con autore

Data di pubblicazione 30 maggio 2020
Lunghezza del libro 155 pagine 

💼💼💼 Disoccupati e alla ricerca di lavoro unitevi…!!! Questo libro è per voi! 💼💼💼

Sebbene questo thriller tratti un argomento spinoso, l’autore, secondo me, ha saputo parlarne in maniera veramente molto originale, la sua scrittura è semplice e diretta, ma al contempo anche sottile e provocatoria. 

“Lavorare uccide? 

Siamo già entrati nell’epoca del campo di concentramento virtuale per risorse umane, in cui i disoccupati invidiano chi ha un lavoro e viceversa, ma sono solo i secondi a morire per mano di altri, visto che i primi ci pensano da soli a morire di stigma o di fame.”

La nostra protagonista Virginia, è alla ricerca di lavoro da molto tempo, e, colloquio dopo colloquio andato male, decide di mettere a punto un piano… la vendetta. 

In fondo chi di noi non ha mai provato quella terribile sensazione di inadeguatezza, di inutilità di fronte all’ennesimo colloquio con un responsabile delle risorse umane o recruiter?? Quella sensazione che prende all’ennesimo: “Le faremo sapere”, di voler strangolare questi addetti spocchiosi e insensibili??? 

“Quest’occasione è troppo ghiotta per me: andare a un colloquio di lavoro ed eliminare un “nemico“ che sta cercando di arricchirsi alle mie spalle è un vero e proprio obbligo morale, che conferma la bontà della mia campagna di “pulizia etnica“ o forse meglio di “bonifica“ nel mondo del lavoro.”

Mi è piaciuta moltissimo la doppia narrazione in prima persona, da parte di Virginia e da parte dei responsabili delle risorse umane, ci fa entrare appieno nelle sensazioni e significati che il romanzo ci vuole trasmettere. 

42 vittime… e ancora l’ammazzolavoro Virginia non è stata scoperta. 

Un libro breve ma molto intenso, una vena satirica e irriverente ci accompagna in tutta la lettura, una denuncia sociale al mondo del lavoro e alle figure che lo popolano. 

Un finale veramente molto originale e spiazzante renderà l’opera ancora più interessante. 

Un esordio veramente buono per Marco Turco. 

Un’opera che consiglio. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “L’ultimo segreto di Paganini” di Davide Lazzeri in collaborazione con autore

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Recensione de “L’ultimo segreto di Paganini” di Davide Lazzeri in collaborazione con autore

EditoreCompagnia editoriale Aliberti
Data di pubblicazione22 maggio 2020
Copertina flessibile 294 pagine

1840. Muore Niccolò Paganini, il più grande e virtuoso violinista della storia, lasciando un segreto pericoloso per l’umanità. 

Rimarrà celato per più di un secolo e mezzo.

“L’aura di maledetto già lo circonda. Maleducato e arrogante, veste sempre di nero, con marsina e panciotto dello stesso colore, gli occhiali scuri finché il sole non tramonta. Il cappello nasconde un volto brutto con un naso aquilino e capelli scarmigliati. 

Lo seguo ovunque egli vada. In disparte, ma sempre presente. So dove va ogni sera e con chi si intrattiene. Io so di lui, lui non sa di me.”

Troveremo molti filoni narrativi in questo romanzo, capitoli molto brevi che ci faranno viaggiare continuamente nel tempo e nello spazio. 

Un attimo siamo a Parigi, Vienna, New York, Genova, Chausey Island nel 2013-14, l’attimo dopo a Ginevra, Londra, Berlino tra il 1805-1840. 

Difficile è veramente a volte tenere il passo tanto le informazioni sono cospicue e i personaggi molteplici. 

Sebbene ascoltare la musica appaia come la cosa più semplice e comune del mondo è in realtà il risultato di meccanismi complessi e sorprendenti. Gli effetti della musica sul nostro cervello in quanto a percezione, cognizione e  modifiche metaboliche temporanee e neurali sono permanenti.

In questo romanzo si dà ampio spazio alla ricerca musicale, con tantissime elucubrazioni mediche, biologiche, scientifiche.

Percepiamo molto bene tutti gli studi che sono stati fatti dall’autore. 

Ci sono moltissime nozioni storiche, di fisica, biologia e applicazioni in campo medico.

Miti e leggende ruotano quindi intorno a Paganini, ma nel libro troviamo anche la parte thriller, la parte noir, la parte storica, tutto orchestrato magistralmente da Lazzeri. 

Un libro molto complesso nel suo insieme, che consiglio solo agli amanti dei libri ricchi di approfondimenti e spiegazioni dettagliate, non abbiamo grandi colpi di scena, ma troviamo un alone di mistero costante. 

Il libro si approccia alla psico-neurobiologia che è una disciplina piuttosto nuova, un ramo iperspecialistico della neurobiologia. 

Come vi dicevo il marchio dell’autore si nota molto nel fatto che essendo un chirurgo mette molto della sua esperienza, ci sono intere pagine di medicina, scienza. 

Personalmente avrei alleggerito un po’ il libro, tagliando un po’ queste parti medico scientifiche in quanto già di per sé il libro è molto corposo e pieno di avvenimenti. 

Comunque, nel finale, ogni tassello del puzzle incredibile di questo thriller andrà al suo posto. 

E infine un’ampia postfazione darà al tutto una completezza, il lettore non dovrà più porsi domande della serie: “Cosa c’è di vero e cosa no?” perché Lazzeri risponderà a tutte le nostre domande di lettori che ci siamo posti. 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Lettera alla sposa” di Licia Allara in collaborazione con autrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Lettera alla sposa” di Licia Allara in collaborazione con autrice

EditoreEuropa Edizioni
Data di pubblicazione1 aprile 2019
Copertina flessibile 115 pagine

Amici lettori, 

mi accingo a fare questa recensione, con un po’ di emozione ma comunque di getto, per cercare di far passare le mie sensazioni. 

La scrittrice ci mette in evidenza che l’immergersi nelle aspettative altrui, acconsentire, per comodità, per non rischiare di deludere gli altri, vuoi per affetto o per insicurezza nostra, alla fine però farà sì, che mai saremo persone centrate, mai avremo ascoltato il nostro vero sentire quello animico! Addirittura penseremo che siano le nostre stesse aspettative, quelle che viviamo, se non impariamo ad ascoltare il nostro intimo sentire, non prenderemo coscienza di ciò che accade. Licia Allara narra di un matrimonio, un matrimonio perfetto, pensato e organizzato, fin nei minimi particolari. 

Il giorno del matrimonio perfetto arriveranno il fioraio, l’organista, e tanti invitati, tutti molto eleganti! 

La nostra autrice si soffermerà su alcuni di loro, per raccontarci le loro vite, dall’infanzia fino al momento della partecipazione, e, con la sua scrittura semplice e fluida entrerà nella loro essenza, non nell’immagine che danno, al mondo di sé. 

L’inganno, che queste persone fanno al mondo, lo faranno soprattutto a se stesse in quanto non consapevoli di vivere la vita, che in qualche modo, è già stata programmata da altri. 

La vita ogni tanto ci verrà incontro, ma avendo tacitato il nostro sentire interiore abitualmente, non sapremo neppure cogliere l’attimo e riconoscere l’opportunità. 

Questo libro ci lascia qualche lezione di vita, non dobbiamo interferire nelle vite altrui, ma neanche permettere che nessuno entri nella nostra vita a tracciare il nostro cammino, anche se a volte tutto ciò è fatto per affetto. 

La nostra vita va vissuta, magari con qualche errore, che impareremo a correggere! 

“Leggeva molti libri, vedeva molti film, si emozionava sui libri, piangeva al cinema, ma che quelle emozioni potessero entrare a far parte di una vita reale, della sua vita, questo è un pensiero che non ebbe mai”. 

Questo libro è molto consigliato!!

Ci porterà a fare un giro introspettivo, nel nostro sentire …! Grazie Licia Allara 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de Il filo rosso di Paola Barbato

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Recensione de “Il filo rosso” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione4 giugno 2019
Lunghezza del libro 384 pagine

“È un filo sottile, il dolore. Un filo rosso. E ci lega, ci stringe, penetra così a fondo che ci dimentichiamo di averlo dentro. Curiamo le cicatrici, come se fossero quelle il male. Poi un giorno, improvvisamente, il filo si tende, strappa tutto, apre la pelle. E se lo segui, se guardi dove va a finire, va a finire dentro a un altro. Un altro come te. Un altro che lo sa.”

Anche in questo thriller la Barbato ci prende le viscere e le attorciglia, tanto è forte il suo romanzo, la trama, i personaggi. 

Ti entrano sotto la pelle e la lacerano. 

I temi trattati dalla Barbato sono sempre molto attuali purtroppo, attraverso le sue opere in fondo, ci accorgiamo di quanto sia malato il nostro mondo. 

La parte finale de Il filo rosso, soprattutto per chi è genitore, vi avviso, è devastante. 

Antonio, il protagonista, un padre al quale hanno stuprato e ucciso la figlia di solo 13 anni. 

Senza mai rientrare nella casa dove era stata massacrata la figlia, senza mai visitare la sua tomba al cimitero, senza un contatto con sua moglie o con tutto quello che era stato. Per cinque anni aveva funzionato…

“Era stato un lavoro lungo e meticoloso, la costruzione di un ingranaggio perfetto, una macchina inutile fatta coi resti di qualcosa che non esisteva più, ma che, se ben oliata e supervisionata, funzionava a meraviglia. 

Una parte del suo cervello era rimasta chiusa, esiliata in un compartimento stagno, le azioni che in qualche modo avrebbero potuto ricordargli qualcosa si erano trasformate in automatismi. Aveva abbassato tutti gli interruttori, fatto buio in sé…”

Ma un giorno un cadavere rinvenuto nel suo cantiere ma, soprattutto, un messaggio alla sua porta: 

UNO IN MENO

Da qui Antonio entrerà in una spirale senza via d’uscita. 

“C’era una ragione per continuare a vivere. Una ragione sola. Ma bastava.”

Un thriller magistrale. Molto consigliato

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Complotto mortale” di Tony Kent in collaborazione con casa editrice Solferino

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Complotto mortale” di Tony Kent in collaborazione con casa editrice

EditoreSolferino
Data di pubblicazione6 giugno 2019
Copertina flessibile 469 pagine 

Un autore che è alla sua prima opera può tenerti incollato ad un libro? Ebbene la risposta è sì cari amici lettori! 

Che dire di questo autore che è al suo primo lavoro? Dire bravo mi sembra riduttivo, vi assicuro, amici lettori che se leggerete il libro di Tony Kent, la penserete come me. 

Egli ci conduce attraverso una trama, veramente articolata, complicata, che per l’appunto, come dice il titolo dell’opera, un complotto mortale, accompagnandoci con la sua scrittura fluida a sbrogliare la matassa.

Nella trama, a mio parere, molto interessante, troveremo la politica e la manipolazione che purtroppo usano, molti politici e non!!

Incuranti del male che procureranno agli altri esseri umani, avranno come unico obiettivo, quello di raggiungere i loro scopi, non esiteranno a corrompere, ahimè, ad uccidere anche molte persone, per ottenere il potere! Questa storia è inventata, ma purtroppo come ben sappiamo, a volte la realtà non si discosta di molto! 

Noi cari lettori però continueremo a pensare e sperare che certe cose succedono solo nei romanzi thriller per l’appunto. 

Tutto accade a partire da un attentato , compiuto da quello che fino ad allora era stato un integerrimo professore universitario. In una piazza affollata c’è un palco, sul palco ci sono due politici, uno il Primo Ministro britannico l’altro il presidente degli Stati Uniti. 

Il killer sparerà un intero caricatore contro i due nel palco, uno morirà e uno resterà ferito.  Domanda: perché un tranquillo professore universitario avrà deciso di uccidere? Chi effettivamente era la vittima designata? 

L’Intrigo partirà da qui! Vicino al palco si trovano pure una giornalista e il suo cameramen, erano lì unicamente per fare il loro lavoro, e resteranno purtroppo coinvolti nel complotto, come tutti quelli che da qualche punto di vista avranno a che fare con l’attentato.

Ora l’attentatore verrà immediatamente catturato e trasferito in un carcere, dove sarà l’unico detenuto. La giornalista e il suo cameraman si recheranno fuori dalla prigione dove hanno saputo esserci l’attentatore, mimetizzati aspetteranno ore per cercare di avere notizie sul fatto al fine di poter essere i primi a divulgare notizie inerenti all’accaduto.

Purtroppo per loro vedranno qualcosa che non avrebbero dovuto vedere, in quanto è già chiaro che c’è un tentativo di insabbiamento sul reale accaduto.

Da lì partirà una caccia per catturare i due senza esclusione di colpi e tutti quelli che in qualche modo avranno capito che le notizie date dai media non corrispondono con quello visto, dovranno lottare per difendere la loro stessa vita.

Chi ha architettato il tutto non vorrà che saltino i disegni malvagi programmati. 

Vi garantisco che è assolutamente avvincente! Se il libro è bello il finale è mozzafiato strepitoso a mio parere!

E all’autore mi sento di dire, se alla tua prima opera scrivi così… Non ci resta che aspettare il tuo prossimo lavoro, magari riuscirai a stupirci ancora con la tua bravura! 

Molto consigliato per gli amanti del thriller. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️