Recensione de “In vettura!: Racconti” di Anna Maria Dall’Olio

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Recensione de “In vettura!: Racconti” di Anna Maria Dall’Olio in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione20 aprile 2021
Copertina flessibile 118 pagine

Una raccolta di racconti veramente molto, molto particolare. Era da tantissimo tempo che non ne leggevo una così bizzarra e geniale. 

I quattordici racconti di “In vettura” si svolgono in periodi di tempo diversi, il libro è diviso in 3 parti: Passato, Presente e Futuro. 

Ogni racconto appartiene inoltre a un genere diverso: distopico, noir, thriller, cronaca, horror, drammatico, erotico, sci-fi… e altri ancora! Un libro che strega e ammalia il lettore, alcuni racconti sono veramente crudi e forti. 

Dice l’autrice: 

“Il tema della raccolta è l’evidenza che non esistono confini definiti tra realtà e fantasia, perché a volte fatti veramente accaduti sembrano incredibili. Per questo motivo, è possibile che uno scrittore come H. G. Wells si accompagni a Sherlock Holmes; è possibile che Moll Flanders e Amleto tornino a vivere avventure verosimili nel futuro.”

Anna Maria Dall’Olio risulta una scrittrice eclettica e veramente innovativa. 

All’autrice ho domandato perché scrivi e lei ha risposto: “Mi sono dedicata alla narrativa (ai racconti, in particolare) piuttosto tardi, quando ho trovato storie in grado di catturarmi che, come tali, meritavano di essere comunicate agli altri. Intendo divertire, ma anche informare, se necessario, e soprattutto far pensare. Per me scrivere è una responsabilità.”

Perché leggerlo? Perché è veramente un libro diverso e particolare, ingarbuglia la mente e stupisce ad ogni pagina!! 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Tigri di carta” di Sara Recordati

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Recensione de “Tigri di carta” di Sara Recordati in COLLABORAZIONE con casa editrice e autrice

EditoreUgo Mursia Editore
Data di pubblicazione 8 luglio 2020
Copertina flessibile284 pagine

Vincitore edizione 2020. Premio Letterario RTL 102.5 e Mursia Romanzo Italiano. 

“Tutti i reazionari sono tigri di carta. Apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono poi tanto potenti.”

Credo, a mio modesto parere, che scrivere una saga familiare senza mai cadere rovinosamente nel banale, sia veramente molto difficile. 

Avevo già conosciuto l’autrice nel 2019 con il suo precedente romanzo “La figlia sconosciuta” (che avevo adorato) e ho avuto l’onore pure di intervistarla!!! Adoro il suo stile narrativo. 

La Recordati è particolarmente attenta agli aspetti psicologici, durante la narrazione abbiamo la possibilità di conoscere estremamente a fondo i suoi personaggi, comuni mortali con tante fragilità. E non possiamo che amarli, tutti. 

“Eugenia si presentò in jeans e felpa. Quanto era diversa da suo fratello: lui l’incarnazione di una vita di successo, lei così sciatta e triste. I capelli un tempo castani erano tinti di uno scialbo rosso all’henné e raccolti alla meglio con un mollettone; sulle unghie, lo smalto azzurro era sbeccato. Eugenia era ricercatrice in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano e, sebbene fosse una gran bella ragazza, alta e snella con un viso dolce, dei lineamenti regolari, mostrava tutta la fatica necessaria a una giovane donna che tentava di farsi strada nel mondo accademico.”

In questo romanzo è affrontata da vicino la politica assolutamente non meritocratica della carriera e del lavoro universitario, la presenza di “Baroni” e il poco valore riconosciuto ai  ricercatori e studiosi accademici. 

La “caduta” e il successivo ricovero della matriarca di famiglia Giulia, fa entrare in crisi tutto il sistema familiare che con gli anni si era assestato in un equilibrio talmente precario da cadere rovinosamente come un castello di carte al primo alito di vento. 

Segreti del passato dolorosissimi vengono a galla sconvolgendo le vite dei protagonisti Michele, Ettore e Eugenia. 

“Giulia non era mai stata sincera come in quel momento: così fragile e indifesa, si era sfilata la maschera, rivelando una disperazione buia, assoluta, senza scampo. Era naufragata: la scorza dietro cui si era nascosta per anni, la caparbia ostentazione di tanta severa sicurezza, si era fatalmente sgretolata, rivelando un’altra lei.”

Un libro che ci insegna a guardare ai propri sbagli con occhi diversi e a trovare soluzioni completamente differenti da quelle dei propri genitori, in fondo la vita è piena di sorprese. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Quel che resta del peccato” di Matthias Graziani

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Quel che resta del peccato” di Matthias Graziani in collaborazione con casa editrice

EditoreLa Corte Editore
Lunghezza del libro 269 pagine 
Data di pubblicazione 3 ottobre 2018

Kurt è un ex poliziotto per così dire fuori dagli schemi, trasferitosi da Ferrara a Bolzano appena arriva a Bolzano durante una sera che lì chiamano (sera dei fuochi), sera in cui c’è l’usanza di accendere dei falò sulle montagne intorno alla città. 

La polizia scopre un duplice omicidio, si tratta di un uomo e una donna uccisi con una brutalità sconcertante. 

Kurt viene richiamato in servizio, per aiutare nelle indagini, affiancato da una poliziotta Vanessa, insieme cercheranno di sbrogliare quella matassa. Kurt nasconde un segreto che riguarda la sua vita a Ferrara, quando era sposato con Laura e non si sa perché la storia tra loro è finita. 

Pure Vanessa risulta essere una poliziotta molto brava, intuitiva, ma con atteggiamenti diciamo a volte molto tosti, è un po’ fuori dalle righe. Kurt durante le indagini verrà aggredito e l’aggressore resterà ignoto. 

Vanessa, la collega, che passati due giorni nei quali ha provato ripetutamente a chiamarlo senza avere risposta si reca a casa sua, sfonda la porta e lo trova in fin di vita dentro la sua vasca da bagno immerso in tanti cubetti di ghiaccio. 

La faccenda si fa veramente intricata, e vi assicuro che i colpi di scena terranno il lettore attaccato al libro non mancheranno di certo. Per gran parte del romanzo i nostri detective condurranno un’indagine molto difficile e molto pericolosa per loro. Ci saranno altri omicidi, che sembrano portare la stessa firma. 

L’autore Matthias Graziani ci farà provare una suspense continua e incalzante! (Un mio piccolo appunto personale però… avrei evitato di descrivere le scene più cruente con molti dettagli raccapriccianti…) 

La trama è già di per sé molto forte. Il finale credo sarà a sorpresa per molti, compresa me. È veramente geniale!! 

Lo consiglio a un pubblico adulto che vuole leggere un thriller molto tosto! Che dal thriller sconfina un po’ nell’horror secondo il mio modesto parere. 

4,25/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “I prematuri” di Erica Morello

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Recensione de “I prematuri” di Erica Morello in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione30 settembre 2019
Copertina flessibile 304 pagine

Zelma, 2050 – Capitale della Congleration States. Eryn ha una vita perfetta: un’adorabile famiglia, splendidi amici, un marito che la ama e il lavoro che ha sempre sognato. Non li cambierebbe per nulla al mondo, eppure improvvisamente decide di stravolgere tutto, trovandosi ben presto coinvolta in un susseguirsi di colpi di scena che la porteranno a scoprire chi sia realmente lei e chi siano le persone che ha intorno. La vita che sta vivendo è autentica? È davvero lei la padrona del suo destino? Di chi si può fidare? Ma soprattutto, cosa si nasconde dietro la nascita prematura di sua figlia Zena?

“Diede un’ultima occhiata allo specchio mentre finiva di prepararsi, soddisfatta del risultato. Osservò compiaciuta la sua figura alta e magra, sulla quale risultavano i capelli scuri e gli occhi di un verde chiaro molto particolare.”

Eryn ha un buon lavoro, un marito che la adora e per il momento non pensa ad avere figli, anche se intorno a lei i parenti e gli amici cominciano a farle questa domanda. 

Quando scoprirà però di essere incinta, in lei cambierà la percezione della vita, portandola a dedicarsi unicamente alla figlia nata prematuramente a sette mesi.

La nascita di Zena, avverrà in contemporanea a fatti strani e inquietanti. 

Delle sparizioni di persone a lei care e vicine, la porteranno a comprendere che forse non tutto è perfetto come appare nella città in cui vive. 

“Le sembrava tutto così assurdo. Quegli incontri casuali, i racconti del passato che non collimavano. E adesso la sparizione di Emily. Quella strana storia l’aveva catturata e stava diventando sempre più ambigua e misteriosa. La famiglia Mann l’aveva trascinata in un dedalo da cui non si sarebbe districata facilmente, imprigionandola in una rete invisibile dalla quale sarebbe stato impossibile liberarsi. Eryn lo sapeva bene. Ormai c’era dentro fino al collo. E doveva andare fino in fondo, a qualunque costo, per scoprire la verità.”

La storia è originale e unisce scienza e tinte thriller, creando suspense e tensione. 

Io amo i distopici e questo secondo me è scritto molto bene, veramente accattivante e fluido è lo stile narrativo della Morello. Questo romanzo tiene veramente incollati fino al finale che non è affatto scontato. È un romanzo conclusivo anche se lascia una porta aperta per un possibile seguito…

“Si sentiva diversa, non era più se stessa e anche il mondo intorno a sé sembrava nuovo, sconosciuto, quasi estraneo. Di sicuro quell’esperienza l’aveva cambiata e l’aveva resa una donna più consapevole della propria vulnerabilità, ma anche più forte. Capì nel profondo quali fossero i veri valori da considerare importanti e si ripromise che mai e poi mai avrebbe permesso a qualcuno di fare del male a sua figlia, a lei o a qualche persona cara. Forse era vero che una volta toccato il fondo non potevi far altro che provare a riemergere. Era assurdo, una follia, ma capire che anche quella macabra e pericolosa esperienza le era servita per crescere e riprendere coscienza di se stessa.”

Ottimo lavoro di editing pur essendo un self publishing. Lo consiglio vivamente. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Tornerò da te” di Daniela Bellisano

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Tornerò da te” di Daniela Bellisano  in collaborazione eBook con autrice

Lunghezza del libro 351 pagine
Data di pubblicazione 10 aprile 2019

Questo romanzo rosa oltre alla parte  romantica, ha molto altro da dire, affronta i temi dello sfruttamento della prostituzione, e delle violenze domestiche, l’autrice intrinseca a una storia d’amore anche quello che si nasconde dietro le apparenze…!

Daniela Bellisano saprà narrare, sotto forma per l’appunto del libro leggero (rosa), temi di attualità che leggeri non lo sono per niente, e che nascondono dietro alla facciata, alla maschera, che ahimè qualcuno è costretto ad indossare…! 

Mentre qualcun altro se ne serve per compiere le sue malefatte, i suoi misfatti!!

“Ognuno di noi costudisce gelosamente i propri segreti, eppure siamo così smaniosi di scoprire quelli degli altri come ci appartenessero.”

Veniamo alla trama, Kathleen e Killian che fin da ragazzini sono stati uno per l’altra i migliori amici. Kat però fin da piccola ha un sogno: ritrovare il padre che l’ha lasciata da bambina per andarsene, abbandonando la famiglia.

Killian è un ragazzo altruista sempre pronto a proteggere Kat da tutto. Crescendo, soprattutto per Killian, quell’amicizia si trasformerà in amore, ma Kathleen determinata a trovare il padre, all’età di 18 anni dopo una lite con la madre parte per Dublino in cerca di lui.

Lascerà Killian facendogli una promessa “tornerò da te”

Ora per non spoilerare , non vi dirò altro se non che Kathleen avrà grosse difficoltà a mantenere la promessa fatta, per tremende vicissitudini che incontrerà. 

Riuscirà Kat a tornare da Killian? 

In quel paesino che tanto ha disprezzato quando era molto giovane e che adesso rimpiange?

E Killian l’aspetterà? Non ci resta che leggerlo per saperlo. 

Il libro è scritto molto bene con una scrittura fluida ed accattivante, con un POV dei due protagonisti che va dal passato al presente, ci farà partecipare alle vicissitudini, ma anche ai momenti teneri tra i due ragazzi, che continueranno a lottare per raggiungere la felicità!

Perché leggere questo libro? Perché ci spronerà a continuare ad inseguire i nostri sogni, malgrado le avversità con costanza, perseveranza, e tanto amore, alla fine l’amore vince sempre! (Come sono solita affermare io personalmente!) 

Complimenti all’autrice che ha saputo trattare argomenti di estrema violenza, soprusi, con una narrazione comunque leggera e (“digeribile“) brava! 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Delitti in camice bianco. Le memorie del cuore” di Emanuela Caccia

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Recensione de “Delitti in camice bianco. Le memorie del cuore” di Emanuela Caccia in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreTemperino Rosso
Data di pubblicazione 13 marzo 2021
Copertina flessibile106 pagine

“Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano.  Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano.”

E. Dickinson 

Come raccontare l’esperienza di volontariato senza cadere nella retorica?

Scrivere un medical thriller ambientato in un grande ospedale metropolitano è la soluzione. L’ospedale è un microcosmo, un mondo fuori dalle rotte abituali, si nasce, si muore ci si trasforma. Il tema della memoria permette di raccontare la vita dei personaggi del libro, attori di una vicenda che parte dalla quotidianità e muta in un intreccio d’interessi economici e di potere, dove i colpi di scena costringono i protagonisti a cambiare le loro convinzioni e anche le loro vite. Le volontarie, Emma e Mabel, scoprono che una loro collega è stata rapita, con l’aiuto di due pazienti ricoverati nell’ospedale Santa Teresa di Milano, si troveranno coinvolte in situazioni che non avrebbero mai immaginato e scoprono che nessuno è quello che sembra… nemmeno l’amore.

Ho conosciuto Emanuela durante una intervista il mese scorso e subito sono stata rapita dalla sua personalità, una donna molto coraggiosa, forte e generosa.  

Devo dire che ho letto questo suo romanzo in poche ore, e posso affermare che è veramente un buon libro.  Un giallo metropolitano, con una miscela vincente di ironia, suspense, colpi di scena e happy ending! C’è tantissimo della scrittrice in questa storia veramente avvincente. 

Le protagoniste, Emma, Mabel e Chiara sono delle volontarie ospedaliere, che poi è proprio la professione che svolge l’autrice da molti anni. Emanuela Caccia infatti è volontaria AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.

“Lo specchio sopra il lavandino le rimandò il riflesso del suo viso: i capelli castano chiaro sempre indisciplinati, occhi scuri con ciglia molto lunghe, il suo orgoglio segreto, un naso piccolo e dritto e una bocca sempre pronta al sorriso.” 

Si presenta uno stile narrativo molto piacevole e intrigante. Con questo romanzo la Caccia tocca temi molto importanti. 

“Il Santa Teresa è un dedalo di corridoi, molte persone, nonostante la segnaletica, si perdono. Le pareti dei reparti sono connotate da un colore specifico, mentre il pavimento immacolato è verde chiaro, molto spesso sui muri sono appesi quadri, a volte regalati dai pazienti. 

Per Emma, era un momento quasi mistico lasciare la vita “normale“ e immergersi in un microcosmo, quasi un mondo a parte. L’ospedale ti cura ma ti priva anche della tua personalità: lasci tuoi vestiti, il tuo ceto sociale, la tua professione. E diventi solo un paziente.

Per questo aveva cercato e trovato in quel tipo di volontariato una dimensione di utilità sociale e un senso di pienezza del cuore nel prendersi carico, seppure per pochi minuti, del dolore degli altri.”

Aspettatevi veramente un bel giallo con tanti colpi di scena fino alla fine non capiremo come andrà a finire e scopriremo che niente è come sembra. 

Ci sarà addirittura lo spazio, in questo thriller, per l’inizio di una storia d’amore. 

Lo consiglio vivamente. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Io sono Dio” di Giorgio Faletti

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“Io sono Dio” di Giorgio Faletti 

Editore Baldini e Castoldi
Data di pubblicazione16 maggio 2009
Copertina rigida 523 pagine

“Questo è il mio potere. 

Questo è il mio dovere.

Questo è il mio volere. 

Io sono Dio.”

Quando hai raggiunto una popolarità tale che ogni tuo libro svetta in testa alle classifiche al di là o al di sotto dei meriti effettivi, la recensione del critico scivola nel limbo delle voci di sottofondo, anche qui nel bene come nel male. Il modesto compito del critico che pretende da se stesso solo una concreta obiettività indipendente, rimane comunque quello di valutare le dinamiche e le intenzioni, i risultati e le deficienze del libro. 

Quando si parla di Giorgio Faletti – o di altre firme da bestseller – il rischio può diventare quello di confondere l’autore con la sua opera, in una sorta di fenomenologia popolare disgiunta dal valore intrinseco di ogni singolo titolo. Ma la conferma – o la temporanea smentita – di un immenso successo deve risultare un campo aperto in cui ogni nuova sfida possa serenamente confrontarsi con una nuova lettura.

Giorgio Faletti ci ha regalato un esordio da leggenda. Con vendite da leggenda, per i canoni italici delle tremila copie con premio «canicattì» incluso. Il resto è rendita. 

Un altro buon romanzo, un terzo titolo così così, un volume di racconti ben calibrati. E ora siamo a 200.000 copie in dieci giorni con l’ultimo romanzo, Io sono Dio. Destinate a crescere. 

Faletti conosce alla perfezione i meccanismi del thriller moderno, tanto da scegliere geografie cosmopolite per dilatarne le intenzioni, com’è il caso di questo lavoro, tutto a stelle e strisce. I misteri sono sempre intriganti, le dinamiche contorte, i buoni portano spesso una maschera a sorpresa, i cattivi sono altrettanto spesso macchie di colore in un tessuto narrativo stratificato, che nel caso di Io uccido disvelava infiniti piani-sequenza con effetti sorprendenti. 

Qui siamo alle prese con l’ennesimo reduce del Vietnam sfigurato dal napalm, che torna a vendicarsi dei cattivi che lo hanno costretto ad arruolarsi per non incriminarlo con un losco tranello. Introduzione, per un totale di 81 pagine. Tre decenni dopo, a New York cominciano a esplodere palazzi, con tanto di vittime innocenti. 

La detective Vivien Light indaga, insieme all’aitante Russell Wade, giornalista sputtanato da un Pulitzer vinto con l’inganno. Un paio di vecchie istantanee riconducono a un nome – Wendell Johnson – e a un periodo storico remoto, ma ormai l’ex reduce vendicativo risulta morto e sepolto. 

Quali dinamiche si celano dietro al pericolo di stragi a tutto campo da parte di qualcuno che si confessa con Padre Mc Kean – direttore dell’istituto di recupero giovanile Joy – dichiarando apertamente «io sono Dio»?

Il lettore avrà le sue risposte, ritardate a dismisura da un meccanismo narrativo che ruota attorno a un’unica, seppure coraggiosa, idea di base. La soluzione del caso non è come potrebbe sembrare, anche se le motivazioni del bombarolo risultano quantomeno tirate per i capelli. 

Il complesso narrativo regge, il thriller è un thriller che scorre senza eccessiva aggressività, con qualche sorpresa indovinata.

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi

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Recensione de “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi 

Letto insieme al #gdlcarrisi

EditoreTEA
Data di pubblicazione 30 maggio 2019
Copertina flessibile 373 pagine 

⚫️⚫️⚫️ Cosa sareste disposti a fare per avere una vita migliore??!! ⚫️⚫️⚫️

“La notte in cui tutto cambiò per sempre iniziò con lo squillo di un telefono. La chiamata giunse alle ventidue e venti. Era un lunedì sera, fuori c’erano meno otto gradi e una nebbia ghiacciata ingoiava tutto.”

Forse è stata proprio colpa della nebbia se l’auto dell’agente speciale Vogel è finita in un fosso. Vogel è illeso, ma sotto shock. 

Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l’agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt’altra parte, lontano da Avechot. 

“I boschi di abeti calavano lungo le pendici delle montagne come un esercito ordinato che si appresta a invadere la valle. La valle era lunga e stretta come una vecchia cicatrice, e al centro vi scorreva un fiume. Il fiume era di un verde intenso, a volte placido, altre collerico. Avechot stava proprio lì, nel mezzo di tutto lo scenario. Un paese alpino, pochi chilometri dal confine. Case dai tetti spioventi, la chiesa col campanile, il municipio, il posto di polizia, un piccolo ospedale. Un complesso scolastico, qualche bar e lo stadio del ghiaccio.”

Sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso mediatico. 

Perché è questa la specialità di Vogel. 

Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. 

Questo è il suo gioco, e questa è la sua «firma». Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, sicuro dei propri metodi, per far sì che un crimine riceva ciò che realmente gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un’audience. 

Sono passati due mesi da tutto questo, e l’agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì? Perché quell’incidente? Ma soprattutto, visto che è illeso, a chi appartiene il sangue che ha sui vestiti?

“Nessuno vuole la verità. Perché la cattura del colpevole ci fa illudere di essere al sicuro, in fondo questo ci basta. Ma c’è una risposta migliore: perché la verità ci coinvolge, ci rende complici.”

La narrazione di Carrisi è alternata tra presente e passato e tre sono i personaggi principali Vogel, Martini e Flores. 

L’agente speciale Vogel è colui che risolve i casi avvalendosi dei media. Televisione e giornalisti in particolare. Perché si trova ad Avechot? Perché Anna Lou, una ragazzina di sedici anni dai rossi capelli e amante dei gatti scompare. Il caso non ha molta presa e questo riduce all’osso le forze che collaborano per il ritrovamento della ragazza. 

“Il contesto della scomparsa di Anna Lou era perfetto. La misteriosa sparizione di una ragazzina, il male che si insinua in una comunità rigidamente devota a Dio e ai suoi precetti, un’intera cittadina costretta a interrogarsi su ciò che stava accadendo. O era già accaduto.”

E’ così che Vogel attraverso una serie di colpi da maestro riesce a trasformare la scomparsa di Anna Lou in un caso mediatico. Martini è un professore che insegna nella scuola di Anna Lou e a causa di alcune prove indiziarie si ritrova a essere il perfetto capro espiatorio. Attraverso la cronostoria di questo mistero arriviamo alla soluzione anche di un altro importante quesito. Perché Vogel si ritrova, nel presente, a parlare con lo psichiatra Flores? 

E soprattutto di chi è il sangue che ha su i vestiti? 

La storia è diversa rispetto ai romanzi a cui siamo abituati, non si cerca la ragazza ma si stana il colpevole.

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Fine turno” di Stephen King

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Recensione de “Fine turno” di Stephen King

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione10 ottobre 2017
Copertina flessibile 477 pagine

“Ogni essere umano nasce con il gene del suicidio. Nella maggioranza dei casi resta inattivo.”

Buongiorno cari amici lettori, 

siamo al volume finale della trilogia di Mr. Mercedes. 

“La chiamano “fine turno”, però in realtà Hodges non è mai riuscito a considerarsi finito. Adesso è a capo di una minuscola società di due sole persone, la Finders Keepers. Si ritiene un cacciatore di taglie, perché qualche anno fa si è ficcato in un piccolo guaio e non possiede i requisiti per una licenza da investigatore privato. In città bisogna essere assicurati per esercitare in quel campo. Comunque, l’ex detective indaga lo stesso, almeno in certi frangenti.”

In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. 

Il dolore lo assilla da un po’ e ha deciso di sapere da dove viene. 

Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. 

Ha pensato a loro perché l’apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. 

Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. 

Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell’ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. 

Mentre invece la diabolica mente dell’Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l’intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. 

E a Hodges non basteranno l’intelligenza e il cuore. In gioco, c’è la sua anima. 

Parto subito col dire che purtroppo questo è il romanzo della trilogia che mi è piaciuto di meno… non mi è piaciuta la scelta stilistica di zio Steve di allontanarsi dal poliziesco hard boiled e passare al surreale, paranormale. Avrei preferito continuasse il bellissimo e azzeccato stile narrato nei primi due libri. 

Inoltre un finale abbastanza frettoloso non rende giustizia ai personaggi ai quali ci eravamo affezionati tantissimo nei primi due libri.

“Fine turno è un’opera di narrativa, ma l’alto tasso di suicidi è una triste realtà, in America e nei tanti altri paesi dove sono letti i miei romanzi. È vero anche il numero della linea diretta statunitense per la prevenzione del suicidio citato in queste pagine. 

[In Italia ci si può rivolgere all’ 199-284-284]

Se vi saltano in testa idee del cacchio, per usare un termine caro a Holly Gibney, non esitate a contattarlo. 

Perché qualsiasi situazione può migliorare, se gliene darete l’occasione. 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Testa a testa (Claire Morgan Vol. 1)” di Linda Ladd in collaborazione con casa editrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Testa a testa (Claire Morgan Vol. 1)” di Linda Ladd in collaborazione con casa editrice

EditoreTriskell Edizioni
Lunghezza del libro 354 pagine
Data di pubblicazione 31 agosto 2018

Cari amici lettori, oggi vi parlerò di un libro scritto egregiamente da Linda Ladd autrice già famosa… Ma non sempre la fama corrisponde ad un vero talento.

Vi ricordo che finora della serie “Claire Morgan” in Italia sono stati tradotti e pubblicati solo 3 titoli: 

🖤 Testa a testa – Claire Morgan #1

🖤 Luoghi oscuri – Claire Morgan #2

🖤 Sorridi e muori – Claire Morgan #3

È stata una sorpresa per me leggere questo libro, non avevo mai letto nulla di questa autrice prima, e avevo fatto male!! 

La ritengo geniale per come riesce a mescolare i vari generi! 

Leggendo il suo libro, sono sicura che una vasta gamma di lettori sarà pienamente soddisfatta! 

Unisce il thriller poliziesco ad un rosa romantico, assieme a un bel po’ di horror! 

Sì horror ma scritto bene, tanto che seppure personalmente non gradisco l’horror in questo caso tale è la curiosità che l’autrice riesce a instillare, che lo leggi tutto d’un fiato! 

Vi garantisco che dall’inizio alla fine si farà fatica a riporre il libro! 

Venendo la trama assai articolata abbiamo una detective Claire Morgan, che da Los Angeles si trasferisce in un paesino nel Missouri in cerca di maggior quiete, lì in riva al lago di Ozarks sorge un resort di altissimo livello, di proprietà del Dottor Nicolas Black notissimo e ricchissimo psichiatra che offre consulenze ai ricchi e molto famosi frequentatori del resort. 

Una mattina la nostra detective riceve una telefonata all’alba che la convoca al resort, è stato rinvenuto il corpo di un’attrice, Sylvie Börder, molto bella, giovane, famosa.

Il corpo si trova immerso nel lago adiacente al lussuoso resort, la vittima è legata ad una sedia con del nastro adesivo, davanti ad una tavola apparecchiata.

La nostra Claire Morgan si troverà un caso veramente complicato, di primo acchito metterà lo psichiatra Nicolas Black primo nella lista dei sospettati, poi frequentandolo andrà in confusione sentendosi anche attratta da lui.

“Questa cosa non può succedere“ riuscì in qualche modo a dire, ma chi stavo prendendo in giro? Bisognava essere in due per ballare il tango e mi stavo muovendo sulla pista da ballo piuttosto in fretta.” 

Contemporaneamente alle indagini della nostra detective, vi saranno degli inserti, piccoli capitoli, che si riferiscono a tutt’altra storia (vita con il padre) dove troviamo un ragazzino molto maltrattato, seviziato dal padre che di mestiere fa l’imbalsamatore in una vecchia casa isolata.

Qui ci sarà dell’orrido… apparentemente non c’entra nulla con la nostra storia, ma solo apparentemente però! 

Per gran parte del libro Claire Morgan condurrà un’indagine molto difficile in quanto ci saranno altri omicidi, che in pratica sembrano portare la stessa firma.

Lei, dibattuta fra l’attrazione che prova per il Dottor Blake e la sua altissima professionalità, per molto tempo continuerà a trattare male il dottore non riuscendo a capire di chi deve temere e di chi dovrà sospettare, visto che gli omicidi in un certo qual modo sembrano inseguire lei (Che pure nasconde dei segreti). Non voglio spoilerare ma vi dirò soltanto che la scrittura molto fluida di Linda Ladd ci farà veramente emozionare.

Perché leggere questo libro? Perché è bello! Intenso! Ci farà provare emozioni fortissime, lo consiglio molto 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️