Recensione de “Ninnanò” di Fausto Romano in COLLABORAZIONE con casa editrice

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Recensione de “Ninnanò” di Fausto Romano in COLLABORAZIONE con casa editrice

EditoreAlter Ego
Data di pubblicazione 21 ottobre 2019
Copertina flessibile186 pagine

Un paesino nella pancia della Puglia di quattromila anime, dimenticato, monotono, silenzioso. 

Dove il fatto più grave e straordinario degli ultimi trent’anni è una forte nevicata che ricopre tutto il paese. 

Ma proprio qui, in questo paese sonnolento dal nome Terrazza, ha luogo una tragedia: una mattina mentre Lucio è in casa addormentato sul divano e la moglie al supermercato, Marika, la loro bimba di 5 anni, sparisce dal suo lettino inspiegabilmente e senza lasciare traccia. 

Il terribile, enorme problema di Terrazza era la pigrizia. Anche lo stemma del paese lo suggeriva: un gallo dormiva davanti a un sole nascente. Quei quattro negozietti aprivano tardi e chiudevano presto, e così gli uffici pubblici e gli ambulatori dei due medici che spesso si alternavano, e capitava che si “intendessero“ male e rimanessero chiusi entrambi. Insomma, il paese di Terrazza era simile a un ombrellone a gennaio: non serviva a nulla e non interessava a nessuno.

Lucio che da piccolo aspirava a diventare un cantautore rock, Caterina molto più giovane di lui che alla scomparsa della figlia cade in una forte depressione e in una silenziosa pazzia.

Tanti capitoli si aprono con una lettera di Lucio indirizzata a Ronny, un cantante, il suo idolo.

Passano i giorni e i carabinieri lentamente proseguono le indagini ma tutto cambia quando si fa avanti una giornalista, Angela Vanni, che più che in cerca della verità è probabilmente in cerca di uno scoop televisivo. 

Fausto Romano dietro alla sparizione di Marika vuole portare agli occhi di non lettori la quotidianità di un paese di provincia sconvolto da una tragedia inspiegabile e della potenza dei social, della televisione e di quello che possono creare nelle aspettative delle persone. 

Ci porta davanti al dolore esibito da arrivisti  che ne sfruttano le molteplici possibilità e di una famiglia sconvolta invece, ordinaria, comune, che vive il dolore all’interno

Con una narrazione semplice, dei dialoghi spicci e asciutti, l’autore scrive con un’inquietudine costante che porta il lettore pagina dopo pagina a divorare il libro per sapere la verità e come andrà a finire la vicenda. 

Il finale è agghiacciante e totalmente inaspettato!!!

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Non sai quanto” di Jill Santopolo in COLLABORAZIONE eBook con casa editrice

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Recensione de “Non sai quanto” di Jill Santopolo in COLLABORAZIONE eBook con casa editrice

EditoreNord
Data di pubblicazione 10 ottobre 2019
Lunghezza del libro 382 pagine

La felicità arriva quando trovi il coraggio di essere sincera, almeno con te stessa.

Un romanzo molto intenso, che parla di un riscatto, un riscatto emotivo… quello di Nina, una vita all’ombra del padre, una vita che ha passato ad accontentarsi. 

Ma quando scopre che le più solide certezze sono tutte bugie le crollerà il mondo addosso… e dal fondo potrà solo rialzarsi e rinascere come una fenice. 

Tutti mentono, persino a se stessi. Nina Gregory era convinta che, nel momento in cui il padre avesse deciso di ritirarsi, lei sarebbe stata pronta a prendere in mano l’impresa di famiglia. Intanto si è costruita una carriera in politica, diventando una delle migliori speech writer di New York. 

In fondo c’è tempo, il padre rimarrà al timone della compagnia ancora per anni. Invece lui muore all’improvviso e a Nina crolla il mondo addosso: non è affatto preparata ad abbandonare tutto quello che ha costruito, per intraprendere un cammino scelto da altri. 

Era una bugia. E il problema con le bugie è che, smascherata una, è molto più difficile ignorare tutte le altre. Come le piccole incongruenze del fidanzato, quando le racconta dove ha passato la serata. O i silenzi dei dirigenti dell’azienda, di fronte a operazioni poco limpide. 

A poco a poco, Nina apre gli occhi su una scomoda verità: la sua vita non era completa e appagante, era solamente falsa. E ora che il suo futuro è appeso a un filo, senza nessuno accanto di cui potersi fidare, è una preda circondata da squali. È quindi arrivato il momento di guardare in faccia la realtà e iniziare a combattere per ciò che vuole davvero.

“Forse aveva ragione. Ma a volte aver paura sembrava la scelta più intelligente. E poi è stato lui a instillargliela: paura di cosa avrebbe pensato la gente, paura di deluderlo, di non soddisfare le sue aspettative.”

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Ti Jean. Immaginando Kerouac” di Sofia Nanu in COLLABORAZIONE con autrice

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Recensione de “Ti Jean. Immaginando Kerouac” di Sofia Nanu in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreBrioschi 
Data di pubblicazione 3 settembre 2020
Copertina flessibile138 pagine

🎷🎷🎷 Conoscevate Jack Kerouac??  🎷🎷🎷

“A volte mi domando se mai qualcuno ascolterà le mie parole, quelle vere. Mi chiedo se ci sarà mai qualcuno che vorrà accettare di vedere quello che c’è dietro ai miei romanzi. Qualcuno che vorrà vedere dietro l’andirivieni di punti e virgole, di esclamazioni e di domande, di spazi vuoti e di silenzi sulla carta sporca. Sono sincero, me ne sbatto profondamente di essere preso sul serio, la gente che viene presa troppo sul serio è noiosa e mi annoia.  Leggete le mie parole così come sono state scritte perché erano semplici e sincere. Leggetemi così come si ascolta la musica, così come viene, così come inizia, come vive e come muore lenta nelle sue ultime note.”

Una biografia, un’auto biografia, un romanzo, il libro di Sofia Nanu è tutto questo è molto di più. È emozione in caratteri stampati. È l’America degli anni ‘40 e ‘50, le strade, i viaggi, le notti newyorkesi accese dalle note jazz. 

Sofia Nanu ci racconta l’uomo, l’icona indimenticabile, la sua vita che ha dato via a una leggenda. 

Ma chi era Jack Kerouac?? È stato uno scrittore, poeta e pittore. 

“Era il 12 marzo del 1922 e nascevo nell’insignificante e amato quartiere di Centralville a Lowell. Era una delle città più industrializzate del continente; aveva accumulato ricchezza fin dagli anni della rivoluzione industriale ed era cresciuta attraverso la costruzione ossessiva di industrie e fabbriche. Papà mi raccontava che era stata la prima città ad avere una stabilimento tessile in tutto il mondo che vivevamo in una città moderna, “speciale“: la descriveva come un’ape regina che partoriva di anno in anno migliaia di api operose.”

È considerato uno dei maggiori e più importanti scrittori statunitensi del XX secolo, nonché “padre del movimento beat, perché nei suoi scritti esplicitò le idee di liberazione, di approfondimento della propria coscienza e di realizzazione alternativa della propria personalità relative a un gruppo di poeti statunitensi che venne chiamato Beat Generation. Fu Kerouac a coniare il termine beat, con intento religioso e non politico-contestatario, come lo fu invece per la maggior parte degli scrittori legati al movimento beat.

“All’anagrafe mi chiamo Jean Louis Kerouac ma a casa, a mano a mano che crebbi, iniziai a essere sempre “Ti Jean“, ossia piccolo Jean.”

L’autrice con una scrittura accattivante, ci trasporta immediatamente nella vita vissuta dal protagonista e nel modo più diretto possibile: l’io narrante è quello di Ti Jean, le parole, nel mezzo della narrazione, sono proprio le sue tratte dai suoi libri e appunti. 

“A mano mano iniziai a scrivere costantemente, riguardo tutto ciò che vivevo, e la scrittura divenne totalizzante, non solo per la quantità di materiale che producevo (ci riempivo interi quaderni) ma anche per la velocità, tanto incredibile che spesso nemmeno io capivo da dove provenisse tutta quella furia. Mi chiamavano “Memory Baby“ perché ricordavo qualsiasi cosa. Il mio primo romanzo l’avevo scritto a 11 anni: The Cop on the Beat.”

La penna della Nanu, ci mette in perfetta comunione con l’animo tormentato del protagonista, il suo vissuto, le sue vittorie e le sue perdite, gli infiniti viaggi per tutta l’America e non solo. 

“Era l’uomo più straordinario del mondo. Era dolce, meraviglioso, modesto, era così gentile, simpatico e delicato, sensibile e intelligente… Non ci sono abbastanza aggettivi per definirlo.”

Perché leggerlo? Perché è un libro diverso, una biografia attraverso un romanzo, la storia di un uomo che divenne una fonte d’ispirazione di un’intera generazione.

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il cacciatore del buio. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

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Recensione de “Il cacciatore del buio. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi 

Tappa di febbraio del mio gruppo di lettura #gdlthrillercaffe

EditoreTEA
Data di pubblicazione 7 giugno 2018
Copertina flessibile 416 pagine 

Che dire cari amici lettori, 

a me la trilogia di Marcus e Sandra sta piacendo molto di più rispetto alla tetralogia del Suggeritore! 

 +++ E VOI SIETE DEL TEAM MARCUS E SANDRA O DEL TEAM MILA VASQUEZ??!! +++

Veniamo al mondo e moriamo dimenticando. Lo stesso era accaduto a lui. Era nato una seconda volta, ma prima ero dovuto morire. Il prezzo era stato dimenticare chi fosse… Io non esisto, continuava a ripetersi, perché era l’unica verità che conoscesse.

Non esistono indizi, ma segni. Non esistono crimini, solo anomalie. E ogni morte è l’inizio di un racconto. 

Questo è il romanzo di un uomo che non ha più niente – non ha identità, non ha memoria, non ha amore né odio – se non la propria rabbia… E un talento segreto. Perché Marcus è l’ultimo dei penitenzieri: è un prete che ha la capacità di scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio. Ma questa trama rischia di essere impossibile da ricostruire, anche per lui. 

Questo è il romanzo di una donna che sta cercando di ricostruire se stessa. Anche Sandra lavora sulle scene del crimine, ma diversamente da Marcus non si deve nascondere, se non dietro l’obiettivo della sua macchina fotografica. Perché Sandra è una fotorilevatrice della polizia: il suo talento è fotografare il nulla, per renderlo visibile. Ma stavolta il nulla rischia di inghiottirla.

Questo è il romanzo di una follia omicida che risponde a un disegno, terribile eppure seducente. E ogni volta che Marcus e Sandra pensano di aver afferrato un lembo della verità, scoprono uno scenario ancora più inquietante e minaccioso. 

Questo è il romanzo che leggerete combattendo la stessa lotta di Marcus, scontrandovi con gli stessi enigmi che attanagliano Sandra, vivendo delle stesse speranze e delle stesse paure fino all’ultima riga. E non dimenticherete più.

“Chi sono io?” Marcus si sforzava di capire. “L’ultimo rappresentante di un ordine sacro. Un penitenziere. Tu hai dimenticato il mondo, ma anche il mondo si è dimenticato di voi. Però, una volta, la gente vi chiamava cacciatori del buio.”

Con Il cacciatore del buio Donato Carrisi consacra definitivamente la sua verve immaginativa e il suo stile, pietre miliari con le quali gli altri scrittori dovranno confrontarsi. Una trama piena di svolte inattese, una scrittura ricca di immagini ammalianti e scorrevole al punto da essere travolgente. 

“Il tuo compito è trovare il male in nome e per conto della Chiesa. La tua preparazione non divergerà da quella di un criminologo o di un profiler della polizia, ma in più sarai in grado di distinguere i particolari che gli altri non colgono. Poi aveva aggiunto: “Ci sono cose che gli uomini non vogliono ammettere né vedere.”  Ma lui non riusciva ancora a comprendere appieno il senso della sua missione. “Perché io?”  “Il male è la regola, Marcus. Il bene è l’eccezione.”

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “200 Sigarette” di Chiara Zanini in collaborazione con autrice

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Recensione de “200 Sigarette” di Chiara Zanini in collaborazione con autrice

Data di pubblicazione29 agosto 2020
Copertina flessibile 462 pagine

“Succede così: si disimpara a dare il nome esatto alle cose davanti alle persone che ci stanno a cuore, fino a quando tutto è uguale a tutto o a niente, a seconda di come ci si alza dal letto“. 

In questo romanzo si narra la vita di Dross e fratelli. L’autrice Chiara Zanini fa raccontare in prima persona a Dross gli accadimenti. 

Il padre faceva il macellaio ad Hollywood con un buon riscontro economico, saputo però che la moglie aspettava cinque gemelli, rivelatisi poi in realtà sette, per paura di non poter mantenere una famiglia così numerosa; avvicinatasi la data del parto decide di andare nel New Mexico, perché lì danno delle sovvenzioni per ogni bimbo nato. 

La vita lì sta stretta a Dross in quel posto così squallido, inoltre da sempre Dross ha la sensazione che il padre preferisca gli altri cinque gemelli a lui e Vanny, gemella che come lui è nata dopo un’ora dagli altri cinque e che stranamente assomiglia a lui che è totalmente diverso dagli altri fratelli. 

Vanny è la sorella per così dire ribelle e si trova in sintonia solo con Dross, il quale è molto studioso tanto da vincere una borsa di studio per Harvard, dove si laureerà a pieni voti e cercherà di emanciparsi da una famiglia troppo affollata.  A New York infatti troverà lavoro come Trader a Wall Street con molto successo! 

Durante un ritrovo in famiglia che avviene nelle feste importanti tutti i gemelli abitualmente si rivedono per consumare insieme dei pranzi pantagruelici, la sorella Vanny durante uno di questi ritrovi dice al padre che è lesbica e che vuole andare a vivere con la sua compagna, il padre la caccerà di casa, nel frattempo pure per Dross le cose non si metteranno bene con la crisi del 2008 a Wall Street si troverà licenziato per fare da capro espiatorio dei guai che invece ha combinato il suo capo. 

Ora ci sarà un cambio di rotta per Dross, anche perché il padre annuncia a tutti di essere ammalato molto gravemente. Da ciò avverrà un lavoro di Dross su se stesso, assieme a lui noi lettori faremo un giro nella psiche del ragazzo che comincerà ad accorgersi che una leggerezza, un equivoco, se viene trascinato nel tempo solo per non aver pensato prima mettendoci anche il cuore ma giudicando sommariamente e solo dalle apparenze, avrà ripercussioni gravi sui rapporti affettivi. 

Il tutto è raccontato con la massima naturalezza senza mai appesantire le situazioni anche critiche. 

I due gemelli Dross e Vanny faranno un lungo viaggio assieme, non sarà un caso ma una cosa prestabilita che per non spoilerare non dirò. 

Durante il viaggio i due gemelli avranno modo di aprire il loro cuore e sempre in maniera ironica tirar fuori il non detto di tutti gli anni passati. Faranno pure una descrizione dei luoghi con dovizia di particolari e dei cibi che mangeranno in quei posti suggestivi… che dire del finale? 

Che è a sorpresa è dire poco, un finale incredibile!! Ma metterà assieme dei tasselli che a noi lettori mancavano! La lettura è scorrevole quanto avvincente. 

Perché leggere questo libro? Per capire di non fermarsi alle apparenze, di metterci il cuore e tutta la sensibilità e l’empatia di cui siamo capaci prima di giudicare! Le cose e le persone non sono quasi mai come appaiono al primo sguardo! 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de Phobia di Wulf Dorn

Buongiorno cari amici lettori, per la tappa di febbraio del GᖇᑌᑭᑭO ᗪI ᒪETTᑌᖇᗩ #BookloversBookClub abbiamo letto:

Phobia di Wulf Dorn

EditoreTEA 
Data di pubblicazione16 gennaio 2020
Lunghezza del libro324 pagine 

☕☕☕ VI PIACE DORN?? QUALI DEI SUOI LIBRI AVETE LETTO??!! ☕☕☕

“E io vi mostrerò qualcosa di diverso dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi, o dall’ombra vostra che la sera incontro a voi si leva; in una manciata di polvere vi mostrerò la paura.”

La paura può assumere anche dimensioni patologiche. Se le lasciamo troppo spazio nelle nostre vite, prenderà il sopravvento. Ci renderà insicuri e inibiti, limitando il nostro agire razionale. E quando inizierà a impadronirsi delle nostre vite, le conseguenze saranno fatali, per noi stessi e per la società in cui viviamo. La paura, infatti, è un terreno molto fertile per la diffidenza, l’odio e la discriminazione, e dà il potere a tutti coloro che la strumentalizzano per raggiungere i propri scopi. Perciò sta a noi  interrogarci sulle nostre paure e affrontarle. La paura, infatti ha una casa, come dice George Otis in questo romanzo. Si insidia nelle nostre teste, ed è soltanto lì che possiamo incontrarla.

Una sola parola: terrificante!!!

Questo thriller parte dalle prime pagine con una scarica di adrenalina pura, instilla nel lettore una paura primordiale, quella di una madre che si trova in pericolo, in casa sua, e cerca disperatamente di difendere se stessa e il suo bambino. 

Ma partiamo dalla trama: 

Londra, una fredda notte di dicembre nell’elegante quartiere di Forest Hill. Sarah sta dormendo quando sente rientrare il marito, che sarebbe dovuto restare via per lavoro ancora qualche giorno. Ma l’uomo che trova in cucina intento a prepararsi un panino non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen, parcheggiata come al solito davanti alla casa. Sostiene di essere Stephen, e conosce particolari della loro vita che solo lui può conoscere. Elemento ancora più agghiacciante, l’uomo ha il volto deturpato da orribili cicatrici. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza. Anche la polizia è convinta che Sarah sia vittima di un forte esaurimento nervoso e che non voglia accettare che il marito sia andato via di casa volontariamente e che presto tornerà. Sola e disperata, Sarah si rivolge all’unica persona che, forse, può aiutarla, il suo amico d’infanzia Mark Behrendt, psichiatra che conosce gli abissi dell’animo umano. Insieme Mark e Sarah iniziano a indagare, mentre il misterioso sconosciuto è sempre un passo avanti a loro e sembra divertirsi a tormentarli, a lasciare piccoli segnali e scomparire. Chi è l’uomo sfigurato? Che cosa vuole da Sarah?

Mark uno psichiatra con un passato dolorosissimo ancora troppo recente alle sue spalle, la perdita della compagna travolta da un automobilista sconosciuto. 

Si ritroverà anche lui a Londra, per assistere al funerale di un amico psichiatra professore all’università, oppure più probabilmente per sfuggire dalla paura, la paura del suo passato. 

I libri di Dorn sono veramente inquietanti, non solo per la trama che è a dir poco terrorizzante, ma anche e soprattutto, perché Dorn sceglie i suoi personaggi con una caratteristica mentale, solitamente nei suoi romanzi i protagonisti hanno quasi tutti disturbi mentali, traumi, paure e psicosi. 4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Reset. L’alba dopo il lungo freddo” di Claudio Secci

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Recensione de “Reset. L’alba dopo il lungo freddo” di Claudio Secci

Tappa di febbraio della challenge #vediamosemiattizzi – In collaborazione con casa editrice

EditoreWatson
Data di pubblicazione25 giugno 2018
Copertina flessibile 242 pagine

Sarà stato frutto di uno strano caso, ma ciò che avrebbe potuto estinguerci ci ha permesso di rinascere.

“Josh, ti racconterò una lunga storia. 

Sarà come se la stessimo vivendo adesso, insieme. È la mia storia, ma in qualche modo quella di tutti. Con questo racconto rivivrò avvenimenti concitati e drammatici, ma è giusto che qualcuno sappia, perché un giorno si possa raccontare.”

Un romanzo che ha mantenuto le promesse, una copertina favolosa che racchiude un distopico molto avventuroso, da non staccarsi dalle pagine. 

Secci, con un linguaggio molto crudo ma anche molto descrittivo, ci fa calare completamente nella storia. Raccontato tutto da Tim in prima persona, ci immedesimiamo completamente nel personaggio, percependo visivamente, tattilmente la trama. 

“Prendete un plastico di mezzo metro circa, raffigurante un tranquillo borgo del Nord ovest degli States. Con un martello, infliggete delle violenze percosse qua e là, in maniera totalmente casuale, senza un preciso criterio. Bene, ora cospargete di cenere uniformemente. A piacere, a seconda dei gusti, aggiungete un po’ di benzina e schizzatane qualche goccia alla rinfusa, ricordando poi di gettarvi un fiammifero acceso prima di ricoprire con cautela. Fatto? Prendete infine un’enorme boule di vetro di 40 cm di diametro e capovolgendola coprite il plastico così ridotto. Scuotete energicamente, riponete sul pavimento e osservate: questa è Old Town adesso, come la sto osservando io dal centro strada. E se la boule di vetro fosse aerografata di grigio scuro dall’esterno, non ci sarebbe paragone più azzeccato.”

Tutti devono imparare gradualmente ad accettarsi e ad accettare le diversità, che spesso diventano elementi vantaggiosi per poter ricostruire qualcosa insieme e per poter avviare una nuova convivenza che aiuti il singolo e il gruppo.

Prevarrà la paura della morte o la voglia di combattere e sopravvivere?!

Perché leggerlo? Perché in un’era tecnologica e iperconnessa come la nostra, Timothy ci ricorda che non bisogna mai smettere di credere in noi stessi e nelle nostre capacità di adattamento in ambienti anche ostili e nel rapporto con altre persone, anche molto diverse da noi.

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

#ReadChristie2021 Recensione de Parker Pyne indaga Christie Agatha

#ReadChristie2021

Febbraio: una storia in cui si parla d’amore

Per la tappa di febbraio della #challenge organizzata da @officialagathachristie ho scelto:

Parker Pyne indaga di Christie Agatha

Lunghezza del libro 207 pagine
Editore Arnoldo Mondadori Editore
Data di pubblicazione 1 gennaio 1989

CHE ROMANZO AVETE SCELTO DELLA CHRISTIE PER LA TAPPA DI FEBBRAIO?!? 

Posso dire che ho adorato questa raccolta di racconti? Posso dire che mai come adesso avrei bisogno veramente di incontrare Parker Pyne???!!!!

Siete felici? Se la risposta è no, consultate Mr.  Parker Pyne, Richmond Street, 17.

Ma chi è Parker Pyne??

L’inserzione non accenna al fatto che Parker Pyne sia un detective; l’uso del verbo “consultare” ci fa supporre che costui sia un libero professionista, ma non specifica a quale categoria appartenga. 

Ma chi è dunque questo Parker Pyne: un medico, uno psicologo oppure uno stregone? Non tarderemo a scoprire che è un misto di questi tre elementi, detentore di una panacea universale con cui alleviare le pene dei molti “cuori solitari“ o “infranti“ che si rivolgono a lui, fiduciosi di poter presto uscire dal loro inferno personale.

L’imponente presenza fisica rassicura i clienti: obeso, calvo, miope, con gli occhi cerchiati da grosse lenti, somiglia ad un vecchio gufo spelacchiato che però riesce a vedere nelle tenebre e ascoltare fino in fondo all’anima di chi lo consulta. Grazie alla vasta esperienza accumulata nella vita, è sufficiente uno sguardo per classificare i clienti: un dettaglio che per altri potrebbe essere privo di interessi, costituirà per lui, invece, un dato rivelatore. Giudica e sentenzia e raramente si sbaglia ma anche in questi casi accetta la sconfitta di buon grado perché gli servirà da lezione futuro: un altro passo “falso” non lo coglierà più in contropiede. 

Cos’altro si può dire di lui? Nei racconti appare sempre sorridente e cortese; la sua voce è gioviale e persuasiva ma, come quella di tanti altri demagoghi, sa assumere, al momento giusto, un tono decisivo ed autorevole.

È un attore nato ma dalla vocazione abortita; il suo modo di fare non ha niente di spontaneo, tutto è stato calcolato in anticipo per mettere i clienti (e se stesso) a proprio agio: è una specie di benevolo padre confessore senza la lunga barba bianca cui gli estranei si possono rivolgere con la massima confidenza, sicuri che lui non tradirà i “segreti d’ufficio” e che non se ne servirà in futuro per ricavarne un succoso bestseller. 

Il suo identikit non riserva alcuna sorpresa ai più incalliti lettori di Agatha Christie; l’unico fatto che lo differenzia dai suoi colleghi più famosi è il possedere un’agenzia privata molto efficiente e condotta da personale qualificato, e che gli permette di rimanersene rintanato in ufficio ad aspettare i nuovi casi da risolvere Parker Pyne non è avido anzi, generoso e disinteressato: se è compromesso l’esito finale del caso o se quest’ultimo richiede interventi costosi che vanno oltre le disponibilità economiche del cliente, giunge persino a rimetterci di tasca propria.

Parker Pyne non si considera un detective, bensì un dottore; l’autrice stessa, nel racconto Una perla di valore, confessa che è difficile etichettarlo con esattezza. La sua agenzia, infatti, non è la tipica agenzia investigatrice cui ci ha abituato in tutta una serie di romanzi gialli, ma somiglia piuttosto ad una clinica, dove le schede e i dossier prendono il posto dei bollettini e dei resoconti medici. Il compito di Parker Pyne è quello di curare l’animo dei suoi clienti o, come li chiama lui, pazienti; interferendo nelle loro esistenze ed alterando le strutture simboliche del loro inconscio, egli altera anche il modo in cui essi percepiscono la realtà. L’importante è che il cliente, o l’oggetto del desiderio di quest’ultimo, non si accorga mai di essere stato coinvolto in un gigantesco bluff, in una sceneggiatura il cui copione è stato previsto sin dalla prima battuta.

Concludendo la felicità, secondo l’ottica di Agatha Christie, non è rosa ma è decisamente tinta di giallo.

SOFFIA NEL VENTO di ANGELA BIANCHI

RECENSIONE

Recensione de “SOFFIA NEL VENTO di ANGELA BIANCHI in collaborazione con autrice

Quanti anni può resistere una montagna prima di essere erosa dal mare? E quanti anni possono resistere gli uomini prima che sia consentito loro di essere liberi? E per quante volte un uomo può distogliere lo sguardo e fingere di non vedere? La risposta, amico mio, soffia nel vento.

Dopo il suo romanzo d’esordio Scelgo me, Angela Bianchi ci stupisce con un altro libro veramente denso di emozioni e sentimenti. 

Ahimè, come tantissimi lettori si aspettavano, questo non è un sequel del primo romanzo, ma è un’altra storia d’amore, comunque bellissima. 

Qui si parla d’amore a tutto tondo, non solo l’amore che ci può essere tra un uomo e una donna ma dell’amore più grande, quello dei genitori verso i propri figli. 

I protagonisti, Casey e Connor all’inizio del romanzo sono due ragazzi che si giurano amore eterno, in fuga dai propri genitori che hanno abusato di loro e non li hanno mai amati. La storia è raccontata proprio dai due protagonisti che si alternano, capitolo dopo capitolo, la narrazione in prima persona.

Protagonista indiscussa del romanzo è la musica, Connor infatti è un cantante molto famoso di una rock band, anche Casey canta con una bellissima voce. 

Dice l’autrice: la trama prende vita solo dopo il concerto dei The Killers a Milano. Ero lì che guardavo Brandon Flowers esibirsi quando l’idea è arrivata.

La Bianchi mette sul piatto anche in questo romanzo l’estrema resilienza dei protagonisti, si sofferma soprattutto su ragazze e donne che nella vita hanno dovuto subire il peggio del peggio, per poi diventare quello che sono, donne con una forza e un amore straordinario. 

Unico neo che ho trovato in questo secondo libro della Bianchi, è una scelta di impaginazione che all’inizio lascia un po’ interdetti… I font sono veramente molto piccoli…, debbo dire che la lettura dopo diverse pagine risulta faticosa e stancante. 

Ma preparatevi cari amici lettori… il finale è a dir poco scioccante, molto ma molto più del primo romanzo che già ci aveva lasciato senza parole…

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Nove minuti” di Beth Flynn in collaborazione con casa editrice Quixote

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Recensione de “Nove minuti” di Beth Flynn in collaborazione con casa editrice

EditoreQuixote Edizioni
Data di pubblicazione 30 agosto 2019
Lunghezza del libro350 pagine 

Un prologo che anticipa il finale del primo volume di questa trilogia thriller psicologica, ma che non ci prepara assolutamente all’asprezza di questo romanzo. 

Una totale immersione nella Florida degli anni ‘70. 

Ma andiamo con ordine…

“Era il 15 maggio 1975. Un tipico giovedì. Un giorno come tanti, senza avvenimenti straordinari o minimamente eccezionali. Quello fu, però, il giorno in cui la mia vita cambiò per sempre.”

Fort Lauderdale, 1975 la quindicenne Ginny Lemon viene rapita di fronte a un minimarket da un uomo che fa parte di una delle più pericolose gang di motociclisti della Florida del Sud. 

Perchè? Perchè lei è un dono assoluto per il capo dei Satan’s Army, Grizz.

Ginny perde così ogni collegamento con il passato: una madre e un patrigno, sebbene la sua esistenza sarebbe stata migliore senza di loro, gli amici, la scuola, la sua vita precente e soprattutto la libertà. 

Ginny diventerà Kit, nuovo nome, nuova famiglia, i fili della sua esistenza come una marionetta saranno tirati da Grizz, un uomo imponente, con occhi verdi che trasudano l’orrore che è capace di infondere al prossimo. È un malavitoso, un delinquente, un assassino spietato, e un uomo innamorato, ossessionato da lei che la tratterà con reverenza, rispetto, mai violerà il suo corpo o il suo animo, anzi, si prostrerà a lei e la circonderà di attenzioni come fosse una principessa, esaudirà ogni suo desiderio, tutto per renderla felice, tranne la libertà. Mai e poi mai potrebbe lasciare andare la sua donna.

Inizialmente Gin, spaventata da tutto ciò che accade intorno a lei tenta di capire come scappare da quell’incubo, nel quale in fondo si era messa da sola, vuoi per la troppa ingenuità dovuta ai suoi quindici anni, vuoi perchè tutto sommato era sola al mondo da sempre, nessuno si era mai preso cura di lei, nessuno l’aveva mai davvero amata. Ma la sua nuova famiglia l’amava. Grizz non le ha mai nascosto di volerla per sè ma le ha lasciato il tempo e lo spazio per amarlo a sua volta. 

Sindrome di Stoccolma? Probabilmente sì, ma l’autrice descrive in termini romantici e pieni d’amore l’avvicinamento dei due protagonisti ed io per prima ho vissuto il loro amore, dimenticandomi a un certo punto che, in fondo, quella povera ragazza era stata rapita. Era tutto “normale”, naturale, un vero amore. 

I membri della gang la proteggevano sempre e le stavano accanto: Grunt mai l’avrebbe lasciata sola, Moe aveva salvaguardato la sua precedente esistenza e aveva pagato le conseguenze di un suo sbaglio, Damian e Lucifer, i due Rottweiler, l’avrebbero fermata e protetta fino alla fine dei loro giorni. 

Una storia d’amore circondata da una violenza inaudita, descrizioni che definirei oltre i confini del dark, violente che trasudano sangue e torture inaudite, vendette, personalità psicologiche descritte in modo sublime enfatizzandone i lati oscuri.

Scene erotiche crude senza ridondanti dettagli espliciti. Lettura appassionante, narrata direttamente in prima persona dalla protagonista, l’autrice Beth Flynn, è riuscita a creare la giusta dose di romanticismo, violenza e suspese capaci di tenere il lettore in tensione rivelando solo alla fine sconcertanti verità!

Perché leggerlo??? Perché è un thriller diverso… crudo, cruento, a tratti raccapricciante, psicologicamente complesso e toccante, il cuore rischia di perdere un battito per un amore incondizionato, deviato, dove non esistono confini sociali, morali, culturali o religiosi. E siamo solo al primo libro della trilogia!!! 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️