Recensione de “Che fine ha fatto Liz?” di Chiara Citrini in collaborazione con autrice

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Recensione de “Che fine ha fatto Liz?” di Chiara Citrini in collaborazione con autrice

EditoreRossini Editore
Data di pubblicazione 11 novembre 2020
Copertina flessibile 271 pagine 

Iniziato la mattina e finito la sera stessa… direi che questo thriller dalla trama molto interessante e ben strutturata tiene incollati alle pagine. 

Quello che salta subito agli occhi è una impaginazione molto particolare, con interlinea larga e capoversi sfalsati. 

Nella tranquilla cittadina di Holladay, nello Utah, vive la famiglia Cooper, composta da Liam, il capofamiglia, la moglie Liz e la figlia Amelia. La loro vita agiata e dall’apparenza perfetta è in realtà segnata da una terribile tragedia: la perdita della secondogenita Estelle, avvenuta tre anni prima. 

Un giorno Liam, rientrando a casa da un viaggio di lavoro, scopre che la moglie è sparita. Molti sono gli scenari che si profilano: rapimento a scopo di estorsione? Allontanamento volontario? Suicidio? Omicidio? 

Per ragioni diverse, sembrano tutte opzioni plausibili. A condurre le indagini c’è Christopher Warren, enigmatico detective che nasconde un segreto inconfessabile. 

Qualcuno trama nell’ombra, arrivando a minacciarlo di morte. Più ci si addentra nel caso, più ogni certezza sembra sgretolarsi. 

In una corsa contro il tempo, tutti si chiedono: che fine ha fatto Liz?

I personaggi sono caratterizzati nella maniera adeguata: Liam, marito alcolizzato, violento, menefreghista e con una doppia vita. 

Amelia, la figlia quindicenne, veste sempre di nero, non esce dalla stanza ed è nel pieno di una tormentata adolescenza. 

Elizabeth Cooper, la moglie scomparsa, scrittrice di romanzi rosa e molto ricca. 

Il Detective Warren, personaggio controverso, che non gode affatto di buona salute e nasconde qualcosa di molto importante. 

Una tipica famiglia americana, all’apparenza normale, è invece sgretolata completamente all’interno. 

L’indagine prosegue aggrappandosi a pochi indizi, pochi sospettati e nessun movente, l’unico ritrovamento è il medaglione di Elisabeth, nel bosco adiacente la villa, ma a ritrovarlo è Owen un uomo autistico con grave compromissione delle attività cerebrali. 

Ad un certo punto cominciano ad arrivare prima avvertimenti e infine minacce di morte vere e proprie al detective Warren. 

Con uno stile di scrittura asciutto, pulito, quasi scarno, la Citrini ci fa divorare il romanzo perché ovviamente tutti ci chiediamo: “Ma insomma… che caspita di fine ha fatto Liz???”

Un thriller nel quale vengono trattati argomenti importanti come la gli abusi sessuali, la violenza domestica, e l’autismo. 

Il finale poi è sorprendente! 

Perché leggerlo??? Sicuramente di facile lettura e coinvolgimento, si divora in poco tempo e ci spiazza sul finale! 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Vengo a prenderti” di Paola Barbato

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Recensione de “Vengo a prenderti” di Paola Barbato

GDL #toctoccileggiamo

EditorePiemme
Data di pubblicazione3 giugno 2020
Lunghezza del libro 464 pagine

Perché adoro i libri della Barbato? Perché ha una capacità geniale, secondo me, di farti empatizzare con i peggiori criminali, i peggiori “cattivi” perché tutto fa parte di un disegno più grande e anche le azioni più aberranti hanno un significato “buono” da interpretare! 

Li avevano scelti uno per uno. 

Cosa avevano in comune? Cosa aveva visto in loro?

“Ho imparato una grande lezione, non sei quello che sei ma sei quello che fai. 

Lei lo sa perché mi ha presa, agente? 

Diciamo che prima non ero una santa. E non lo sono neanche adesso, sia per questo. Ma ora so come comportarmi. E sa dove l’ho imparato? La dentro. Da lei.”

Questo romanzo ci presenterà una panoramica di tutti i personaggi che abbiamo trovato in Zoo e Io so chi sei. 

Finalmente sapremo la storia antecedente di tutte le persone coinvolte nel macabro zoo pieno di gabbie. 

Chi ha orchestrato il tutto??? 

Quali sono le vittime e i carnefici? 

Questo è un filo sottile, perché, come ben sapete, nei libri della Barbato nulla è scontato e soprattutto le stesse vittime a loro volta diventano carnefici e viceversa!!

Troveremo una malvagità assordante anche in quest’ultimo thriller, che ti entra nella testa e non ti lascia più. 

E’ un libro molto disturbante, proprio perché la Barbato crea dei mostri, ma non fantastici, bensì terribili perché i suoi mostri sono persone ordinarie e le sue storie raccontano sempre una ordinaria follia. 

“Io volevo salvarvi. Non volevo fare niente altro, volevo salvarvi.”

Perché leggerlo??? Perché come sempre l’autrice non ci delude, ci tiene avviluppati in un thriller magistrale dal ritmo serrato. Assolutamente da leggere perché completa una volta per tutte la trilogia e chiude il cerchio. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

#ReadChristie2021 – Recensione de “È un problema” di Agatha Christie

#ReadChristie2021

Gennaiouna storia ambientata in una villa o residenza di lusso. 

Per la tappa di gennaio della #challenge organizzata da @officialagathachristie partner in crime @libriamociblog e @radicalging ho scelto:

È un problema

Lunghezza del libro 160 pagine
Editore Oscar Mondadori 1a edizione 
Data di pubblicazione 18 dicembre 1981

CHE ROMANZO AVETE SCELTO DELLA CHRISTIE PER LA TAPPA DI GENNAIO?!? 

Letta tutta d’un fiato questa meravigliosa opera di Agatha Christie. 

È un problema, singolare titolo italiano di un ben più suggestivo The Crooked House (dove, se house altro non indica che la casa, crooked ha il duplice significato di “informe, bizzarro difforme“, nel senso concreto, fisico, e di “tortuoso, distorto“, nel senso astratto e morale) è uno dei romanzi di Agatha Christie privi di investigatori fissi, uno di quei romanzi “liberi“ non molto numerosi nella produzione dell’autrice, ma quasi sempre significativi. Spesso, sono tra i migliori; tra quelli nei quali la psicologia dei personaggi è più studiata, più libera, più accarezzata. La stessa Agatha Christie, parlando di È un problema, lo ha definito un libro prediletto, che le è nato dentro a poco a poco e le si è in qualche modo imposto. 

Innegabilmente, ha caratteristiche particolari. Non soltanto è tra quelli nei quali il gioco dell’autrice è più leale, poiché un lettore attento potrà trovare l’esatto punto (e in verità, vi è più di un punto) nel quale l’identità dell’assassino è davvero sotto i suoi occhi, e quasi ostentatamente sotto i suoi occhi.

Ora, deve indubbiamente esservi per questo una ragione diversa dal semplice caso che fa di un libro un’opera migliore di altre, se le stesse affermazioni si possono fare, e credo si possano in larga misura fare, per tutti i romanzi “liberi“ della Christie. E poiché, quando si svolge un discorso nell’ambito di un romanzo giallo, lasciare un interrogativo senza risposta è quanto di più scorretto possa esservi, e poiché la scorrettezza è di tutte le colpe letterarie una delle più gravi, non intendo davvero macchiarmene.

Tuttavia, se Agatha Christie ha più di una volta affermato o lasciato intendere di non amare Poirot e di essere stanca di lui, non credo abbia mai dichiarato quale, tra i suoi investigatori, fosse il più amato, o il meno odiato. È possibile che non ne amasse alcuno, ma, senza dover giungere a tale conclusione può riuscire agevole comprendere perché sentisse di quando in quando l’esigenza di scrivere romanzi senza personaggi fissi, e perché questi siano spesso tra i suoi migliori.

“La cosa più curiosa è che aveva l’aria di essere deforme. E si capiva perché. Era il vero tipo del cottage, ma era un cottage gonfiato, fuori da qualsiasi proporzione sembrava una casa di campagna vista attraverso un gigantesco specchio deformante. Tutto vi era gigantesco… Era una piccola casa deforme che era cresciuta come un fungo durante la notte.”

E altrettanto strana e grottesca ahimè era la numerosa famiglia che vi abitava…!

“È molto importante che tu capisca quello che ti dico, Charles. Noi siamo una famiglia strana… C’è in noi una specie di crudeltà, anzi, molte forme diverse di crudeltà… E la diversità di queste forme mi preoccupa…“

Ad un certo punto nel romanzo Charles, figlio di un ispettore di Scotland Yard, chiede al padre: 

“Papà, come si riconoscono gli assassini?” 

“Mio caro – rispose – tu ora hai un caso di omicidio molto interessante da studiare, anche per le ragioni sentimentali che ti spingono a interessartene. Potrei mandarti da due celebri psichiatri che lavorano per noi. Ma tu volevi conoscere il risultato della mia esperienza personale in fatto di delinquenti, vero? 

Alcuni assassini erano persone normali e oneste fino al momento del delitto. Naturalmente, non mi riferisco ai… professionisti del genere. Dico di persone in apparenza come noi, che vengono trascinate al delitto quasi per caso, perché desideravano disperatamente qualcosa. Denaro, o una donna, e hanno ucciso per ottenerlo. I freni inibitori in quei casi non hanno funzionato. 

I bambini, tu lo vedi, trasformano i desideri in azioni, senza possibilità di ripensamenti. Crescendo, cominceranno a rendersi conto che questo non si può fare perché si viene puniti; più tardi ancora, imparano che non si fa perché è male. Certi individui, nonostante l’età, rimangono moralmente immaturi. Sanno che il delitto non si può compiere perché è punito dalla legge, ma non arrivano mai a sentire che non si deve compiere perché è male. Ho notato, infatti, che molto spesso l’omicida non prova rimorso. Il marchio di Caino, mio caro.”

“Ma tu vorresti da me la rivelazione di una specie di marchio segreto che ti permettesse di distinguere il delinquente dalla persona normale. Se vogliamo proprio trovarne uno, penso che sia la vanità. Non ho mai conosciuto un assassino che non fosse anche disperatamente vanitoso. In molti casi questo sentimento esasperato perde il colpevole, che non può fare a meno di vantarsi della propria astuzia, oltre che nell’azione commessa, nell’eludere le indagini della polizia.”

I lettori avranno la soddisfazione di aver letto uno dei migliori gialli di Agatha Christie, uno di quelli la cui soluzione è più insospettabile, sebbene rivelata, se non piuttosto più insospettabile perché più rivelata. 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Il tribunale delle anime. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

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Recensione de “Il tribunale delle anime. La trilogia di Marcus” di Donato Carrisi

Letto insieme al #gdlcarrisi . Per partecipare contattare me o @libriamociblog

Tappa di dicembre e gennaio pure del mio gruppo di lettura #gdlthrillercaffe

EditoreTEA
Data di pubblicazione 7 giugno 2018
Copertina flessibile 462 pagine 

L’AVETE LETTO??!! CHE NE PENSATE?! AVETE TERMINATO LA TRILOGIA??!!!

“C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. 

Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare… Il mio compito è ricacciarlo indietro.”

Una storia molto molto intricata ambientata a Roma.

La Narrazione scorre parallela e ogni tanto si incontra per le vicende dei protagonisti: Marcus e Sandra. 

“Marcus non parlava mai con nessuno, non aveva amici. Però conosceva cose che non avrebbe voluto sapere. Cose sugli uomini e sul male che riescono a fare. Cose talmente terribili da far vacillare qualsiasi fiducia, da contaminare per sempre qualunque cuore. Guardava le persone intorno a sé vivere senza quel fardello di consapevolezza, e le invidiava. Ma la sua salvezza era coincisa con l’ingresso in un mondo di ombre.”

“Sandra era entrata in polizia tramite concorso, il suo addestramento era quello standard. Portava un’arma d’ordinanza, e sapeva usarla bene. Ma la sua divisa era il camice bianco in dotazione alla Scientifica. Dopo un corso di specializzazione, aveva chiesto di essere assegnata alla squadra fotorilevatori.  Arrivava sulle scene del crimine con le sue macchine fotografiche con l’unico scopo di fermare il tempo. Tutto veniva congelato nel bagliore dei flash. Nulla, dall’istante sancito dall’obiettivo, sarebbe più cambiato.”

Il tema centrale è il titolo, “Il tribunale delle anime”, riferito alla Penitenzieria Apostolica istituito nel XII secolo (in latino Paenitentiaria Apostolica) è il supremo tribunale della Chiesa cattolica ed è anche il più antico dicastero della Curia romana.

Le sue competenze sono stabilite dagli articoli 117-120 della Costituzione apostolica Pastor Bonus di San Giovanni Paolo II (1988):

  • Spettano a questo tribunale le assoluzioni dalle censure nonché la concessione di indulgenze e le dispenseriservate al pontefice (art. 117). Da qui appunto il nome di «Penitenzieria», ovvero tribunale dedicato ai casi dei penitenti;
  • Per il foro interno (cioè i casi di coscienza), sia sacramentale sia non sacramentale, essa concede le assoluzioni, le dispense, le commutazioni, le sanzioni, i condoni e altre grazie (art. 118).
  • La stessa provvede a che nelle Basiliche papali dell’Urbe ci sia un numero sufficiente di penitenzieri, dotati delle opportune facoltà (art. 119).

Anomalie, in fondo era questo che cercavano. Minuscoli strappi nella trama della normalità. Piccoli inciampi nella sequenza logica di una comune indagine di polizia. In quelle insignificanti imperfezioni si nascondeva spesso qualcos’altro. Un passaggio verso una verità differente, inimmaginabile. Il loro compito iniziava da lì.”

La trama principale è quella di Marcus e Sandra… ma nel romanzo sono presenti anche dei capitoli che trattano una storia a sé,  saremo insieme al “cacciatore” a Parigi, Città del Messico, Pripjat e Praga. 

E questa storia sarà l’inizio della fine…!!!

Lo scoprirete, cari amici lettori, leggendo gli altri due volumi della trilogia: Il cacciatore del buio e Il maestro delle ombre! 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Non mi inganni” di Laura Di Flaviano in collaborazione eBook con autrice

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Non mi inganni” di Laura Di Flaviano in collaborazione eBook con autrice

Data di pubblicazione21 febbraio 2019
Lunghezza del libro 211 pagine 

Cari amici lettori ho appena finito di leggere questo romanzo, e lo condivido subito con voi, come uso fare per non disperdere le mie emozioni. 

Abbiamo una psicologa Laura vedova trentasettenne con un figlio quindicenne…

“Tu non hai più parlato con me. Parlato davvero. Non mi hai nutrito dentro“ gemette devastato. 

“Io non ho perso solo papà vi ho persi entrambi“. 

Un famoso avvocato con uno studio affermato, e due figli gemelli che lavorano nel suo studio entrambi avvocati, decide per loro che dovranno frequentare una psicologa in quanto ritiene che quel lavoro può arrecare stress, ed è quindi opportuno una volta alla settimana andare in analisi, uno accetta di buon grado, mentre l’altro Drake, ventinovenne, non ne vuole sapere. 

La psicologa designata sarà la dottoressa Laura. 

“Era cominciato tutto come un progetto di disturbo. Era arrabbiato con suo padre e voleva dare sfogo alla sua frustrazione tormentando lei vittima ignara di un rapporto malsano“. 

Drake non collabora nelle sedute ma decide di conquistarla. La cosa che è messa in atto come reazione per contrastare il padre, diventerà invece un’appassionante storia d’amore, dove due anime ferite troveranno il modo di guarirsi a vicenda.

La trama si infittisce con il coinvolgimento amoroso dei due riemergeranno fantasmi del passato, dolori repressi, che non svelo per non creare spoiler. 

L’autrice Laura Di Flaviano con la sua scrittura fluida ci accompagnerà in questa storia di amore e di riscatto. 

Perché leggere questo libro? Perché con questa storia l’autrice ci farà sognare con una bellissima storia d’amore. 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Rosaria M. Notarsanto di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Rosaria M. Notarsanto di Tantilibriecaffe 

✔️ Buongiorno Rosaria, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Buongiorno a te Maura, innanzitutto vorrei ringraziati per avermi concesso questo spazio. Sono felice di poter parlare a te e ai tuoi followers dei miei libri. Nella vita ho svolto due lavori molto differenti tra loro, ovvero mi sono occupata di telemarketing e marketing presso due aziende aretine entrambe nel settore di vendita e assistenza hardware per aziende e scuola. Inoltre ho lavorato anche nel settore medico come assistente alla poltrona presso studi dentistici. C’è stato un momento nel quale ho lavorato in entrambi i settori in modo part-time: uscivo di casa alle 8.00 e rincasavo alle 21.00. Diciamo che in quel periodo tempo per scrivere non ne ho avuto molto. Ma nonostante tutto, nel tempo libero ho coltivato l’hobby della fotografia. Abitando in Toscana ho avuto modo di cogliere molti scatti da favola, andando in giro, durante i weekend, per borghi e campagne. Qui il verde non manca. 

✔️ Parlaci del tuo romanzo fantasy “Maitihia”… come è nata l’idea? 

Maitihia è nato dopo la stesura di altri quattro romanzi di genere romantico che diciamo sono stati la mia gavetta. Infatti dal primo libro all’ultimo sento di aver maturato il mio stile di scrittura. Il fantasy è sempre stato il mio genere preferito e per questa ragione ho impiegato anni prima di provare a scriverne una storia. Inizialmente ho puntato a una storia breve, ma dopo trecento e rotte pagine, mi sono resa conto che stavo scrivendo un romanzo a tutti gli effetti. L’idea è nata da sola, molto probabilmente albergava in me già da tempo.

✔️ C’è qualcosa della realtà di tutti i giorni che ha ispirato la tua fantasia nel creare i personaggi del tuo libro?!

I protagonisti Rai e Fenuanei sono l’uno l’opposto dell’altra e spesso affrontano la vita in modo differente e entrano in contrasto tra loro, ma nonostante questo sono sempre uniti e dalla stessa parte. Mi ricordano molto i miei figli. 

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori? 

Ho iniziato a scrivere quando sono diventata mamma e ho smesso di lavorare in modo così intenso. Ma in realtà è una passione che coltivo fin dall’infanzia. Da quando ho imparato a tenere la penna in mano si può dire che ho iniziato a comporre versi. A casa di mia madre ci sono decine di diari pieni di poesie scritte durante l’adolescenza. Al liceo scrivevo anche delle storie comiche sui miei professori che poi facevo girare tra i banchi durante la ricreazione. Bei tempi quelli, a volte penso ai miei compagni di scuola, su Facebook sono riuscita a restare in contatto con qualcuno di loro, ma sai com’è la vita una volta che ti trasferisci è difficile conservare le amicizie, la maggior parte diventano conoscenze…

Ai miei lettori non voglio trasmettere chissà quale messaggio esistenziale, il mio scopo principale è l’intrattenimento. A volte la vita ci obbliga a prigioni interiori, specialmente in questo ultimo periodo dopo l’avvento del covid19. I miei libri vogliono essere più che altro un momento di evasione mentale e di conforto. Tra l’altro nei miei racconti i personaggi viaggiano molto. Viaggiare è una cosa che mi è sempre piaciuta. E adesso che non si può fare, penso sia importante riuscire a fare spostare almeno la fantasia.

✔️ Stai scrivendo o scriverai un altro libro? Sarà sempre un fantasy?!

Sì, a grande fatica sto lavorando a un nuovo romanzo fantasy nel quale troveremo alcuni personaggi di Maitihia, ma i protagonisti saranno altre creature magiche che abbiamo già incontrato in Maitihia. Sarà una storia racchiusa in due libri; il primo l’ho già terminato e adesso è in fase di correzione. 

Ho diversi beta readers che mi aiutano a correggere più un editor professionale. Anche se sono un self publishing la qualità non deve mancare. Insomma cerco di fare del mio meglio per donare al lettore un buon libro oltre che una bella storia.

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo libro…?

Personalmente penso di essere stata in grado di creare un bel fantasy, l’ho proposto a molti lettori del genere durante la campagna di lancio e tutti, chi per una ragione, chi per un’altra, mi hanno confermato di essersi innamorati della storia. Molti mi hanno dato suggerimenti molto utili e interessanti che ho avuto modo, e sto ancora mettendo in pratica nella scrittura dei nuovi romanzi. Quindi penso che Maitihia e il suo seguito possa essere una trama valida e di grande svago. Tengo a specificare che Maitihia è un romanzo autoconclusivo e i prossimi libri saranno storie a sé. Anche se ambientazione, tematiche e alcuni personaggi sono gli stessi. La natura del nuovo romanzo tuttavia differenzierà perché sarà leggermente più dark. 

Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva

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In COLLABORAZIONE con casa editrice Solferino e Studio 29 OGGI ESCE questo romanzo: 

Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva 

Copertina flessibile 351 pagine
Editore Solferino
Data di pubblicazione 21 gennaio 2021)

RINGRAZIO MOLTISSIMO PER LA BOX PERSONALIZZATA

VI PIACCIONO LE STORIE FAMIGLIARI AL FEMMINILE???

Giovanni è un uomo affascinante, generoso e fallito. 

Candi è una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con l’alcol e con l’amore. 

E Bianca? È la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando un’aria densa di conflitti e di un’inspiegabile ostilità materna. 

Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. 

Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. 

Bianca attraversa così i suoi primi vent’anni: la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nell’adolescenza. Negli anni Novanta, infatti, l’eroina arriva in città come un flagello e Bianca sfiora l’autodistruzione: mentre sua madre si avvelena con l’alcol, lei presta orecchio al richiamo della droga. 

Perché, diverse sotto ogni aspetto, si somigliano solo nel disagio sottile con cui affrontano il mondo? È un desiderio di annullarsi che in realtà viene da lontano, da una tragedia vecchia di decenni e che pure sembra non volersi estinguere mai: è cominciata nel Sonderbau, il bordello del campo di concentramento di Buchenwald. 

Con una penna vibrante, intinta nella storia del Novecento e affilata da una profonda sensibilità per le umane lacerazioni e debolezze, Marilù Oliva disegna una vicenda incalzante che è anche una riflessione su quello che le famiglie non dicono, sulle ferite non rimarginate che si riaprono, implacabili, attraverso le generazioni. 

Un romanzo che dà voce al rimosso di un secolo.

Recensione de “Replicante” di Maurizio Cigognetti in collaborazione con autore

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Recensione de “Replicante” di Maurizio Cigognetti  in collaborazione con autore

EditoreEuropa Edizioni
Data di pubblicazione26 maggio 2020
Copertina flessibile 292 pagine

SE AVESTE UN SUPERPOTERE QUALE VORRESTE FOSSE? E SOPRATTUTTO COSA NE FARESTE??!!

Beh cari amici lettori, io sarò di parte perché come sapete amo la narrativa distopica…, ma questo libro è proprio forte.. Mi è piaciuto un sacco! 

Enrico, stagista temporaneo in uno studio contabile. 

Una vita ordinaria in una fumosa e inospitale città, la spesa veloce da single al supermercato e a casa. 

Niente impegni, solo un buon film in streaming e un libro. 

La struttura narrativa è veramente fluida e accattivante, il romanzo è diviso da capitoli molto brevi e incisivi. 

Prima parte: avvengono i primi “miracoli”, conosceremo Enrico e i suoi amici più cari. 

Seconda parte: i miracoli cominciano a moltiplicarsi e sempre più persone conoscono il segreto di Enrico. Infatti Michele, giornalista e amante di Sandra indagherà e filmerà Enrico per creare l’articolo boom dell’anno. 

Terza parte: ma quando il tutto si trasforma in un fenomeno di massa senza controllo ci scappano i morti… Enrico può essere diventato da benefattore ad assassino?? 

La situazione degenera, Enrico diventa un fuggitivo, la trama avvincente come in un poliziesco… ma solo leggendo scopriremo l’evolversi!! 

Quarta parte: Enrico, diventato ormai una spina nel fianco per una comunità dove tutto è severamente controllato dal Sistema, verrà rapito e diventerà una sorta di cavia in una base militare… ma come finirà questa incredibile storia? 

Enrico riuscirà a fuggire e a ricrearsi una parvenza di vita normale? 

O dovrà convivere per sempre con questo suo “dono” o “maledizione” a dir si voglia??? 

Quinta parte: il romanzo prende sempre più le pieghe di Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock…. e un finale ci commuove e ci lascia sperare…

Ci sono molti temi importanti in questo romanzo distopico: l’emarginazione, la divisione della comunità in cittadini di serie a e serie b, il sistema sovrano che pretende di controllare ogni aspetto della vita umana e mette a tacere le voci del popolo. 

Ma attraverso questi autori e questi romanzi che io amo particolarmente il lettore è spronato a riflettere sul presente; perché dietro la distopia, quasi sempre, si cela la denuncia di certi aspetti della realtà contemporanea. 

Ovviamente il Sistema cercherà di braccare Enrico in tutti i modi possibili, ma riuscirà il nostro protagonista ad aprire una breccia? 

Sarà sostenuto o verrà demonizzato? 

Perché leggerlo: come detto sopra io sono di parte, amo i distopici, ma questo è anche un romanzo di narrativa che tocca corde veramente di grande attualità e lo consiglio a tutti perché apre gli occhi!!!

https://www.replicante.net

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Laura Caroni di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Laura Caroni di Tantilibriecaffe 

✔️ Benvenuta Laura, prima di tutto parlaci un po’ di te: qual è il tuo lavoro, le tue passioni, i tuoi interessi?

Ciao Maura e grazie dello spazio che mi stai dedicando! Il mio lavoro è quello di far tornare le persone a sognare e a credere nei loro sogni! Anche se il lavoro ufficialmente come receptionist quando mi chiedono che lavoro faccio rispondo sempre che sono sia questo che scrittrice. Credo che sia giusto dare importanza a quello che ci fa sentire vivi e la scrittura fa parte di me a 360 gradi. Il mio obiettivo è un giorno di poter lavorare solo pubblicando i libri che scrivo. Chi mi segue sa quanto ami viaggiare e anche la musica, ma in realtà amo ogni forma d’arte. 

✔️ Parliamo del tuo romanzo d’esordio “Direzione la vita”  Com’è nata l’idea? Come mai hai deciso di trattare questo tema delicato..?? 

Quando ho iniziato ad ascoltare Tyler e Alexander ho capito che “Direzione la vita” sarebbe stato un libro totalmente diverso da tutti quelli che si trovano in commercio: la storia di Alexander è qualcosa di molto delicato da gestire ma anche importante perché molti ragazzi, soprattutto giovani, si trovano nella sua stessa situazione. Il mio è un romanzo contemporaneo che parte da fatti reali, con tanto di interviste a medici, chirurghi e fisioterapisti, per poi toccare le corde sensibili del paranormale ed aprire scenari che porteranno i lettori nel mio secondo libro. Il messaggio di base che ha voluto far passare è la speranza: non importa quanto possa sembrare difficile la situazione perché la luce avrà sempre la meglio sul buio. 

✔️ Stai scrivendo già il seguito?!

Come anticipato nella domanda precedente a fine Dicembre ho consegnato il secondo volume di “Direzione la vita” alla mia editor Claudia Bellana: non vedo l’ora di far tornare Tyler e Alexander nelle vostre vite ed emozionarmi con voi! “Direzione la vita” sarà un percorso lungo perché in totale sono 4 libri. Spero che vogliate tenermi compagnia fino alla fine. 

✔️ Qual è il motivo principale per cui scrivi… cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori? 

Principalmente perché voglio far emozionare chi legge e chi sceglie di far entrare i miei personaggi nella sua vita: i libri, spesso e volentieri, mi hanno salvato in momenti molto difficili e sono stati dei portali per viaggiare con la fantasia e incontrare tanti amici immaginari che ho ancora nel cuore. 

✔️ Ami leggere? Quali generi prediligi?

Paradossalmente da quando scrivo ho rallentato le letture ma sono stata a lungo un amante del Dark Fantasy: i miei scrittori preferiti sono Gina Showwalter, T.J. Klune e Charlie Cochet. 

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo libro…?

Perché quando inizierete a leggerlo vi sembrerà di guardare un film; con la differenza che potrete riaprire il mio libro ogni volta che vorrete per incontrare ancora Tyler e Alexander e avrete sulla pelle la consapevolezza che l’autrice vi porterà fino alla fine, in mano nella mano.

Recensione de “Le avventure della pasta: Una storia bolle in pentola” di Andrea Ventura in collaborazione eBook con autore

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione de “Le avventure della pasta: Una storia bolle in pentola” di Andrea Ventura in collaborazione eBook con autore 

Data di pubblicazione20 giugno 2019
Lunghezza del libro 127 pagine 

Amici lettori oggi vi parlerò di un libro molto particolare, direi originale nel suo modo di essere! 

Pensate che  il libro è raccontato direttamente dalla pasta! 

Sì avete capito bene, dalla pasta stessa! 

Sono piccoli o piccolissimi racconti ironici e anche abbastanza divertenti, la pasta di un formato che sfotte quella di un altro formato con storielle varie e gare per primeggiare una sull’altra e cose simili… ho pensato: “ma che sia un nuovo modo di presentare un ricettario?” 

Ovviamente scherzo! 

Nell’insieme il libro è originale e direi abbastanza divertente.

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️