INTERVISTA ad Alfonso Rotunno di Tantilibriecaffe

INTERVISTA ad Alfonso Rotunno di Tantilibriecaffe 

✔️ Buongiorno Alfonso, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Al momento mi occupo di artigianato in legno in Spagna, dove vivo. Sono appassionato di sport, di fotografia e di scrittura. Amo i manga, il folclore, la buona cucina e viaggiare.

 Parliamo del tuo libro d’esordio “Preventorio 108”. Di cosa parla? Com’è nata l’idea?

Dopo anni di abbandono il preventorio di Aigües è stato acquistato e riformato per creare un complesso alberghiero.

Diciotto persone ricevono un invito per prendere parte all’inaugurazione dello stabilimento balneare sorto sulle rovine. Apparentemente gli invitati non hanno nulla in comune e non si conoscono. Solo una cosa li avvicina: seppur in modo diverso, condividono tutti un legame col posto. Tale legame li spingerà ad accettare il soggiorno. Dopo un primo impatto di idillio, relax e reciproca conoscenza, il secondo giorno di villeggiatura non rispetterà le promesse e partorirà un risveglio fin da subito tormentato. 

I Diciotto si ritroveranno imprigionati al buio, senza elettricità, cibo e acqua. Al panico e allo sgomento iniziale, seguiranno le prime congetture. Solo allora un proiettore si attiverà da solo nel cineforum, catturando l’attenzione dei presenti. E lì i malcapitati faranno la conoscenza del loro misterioso anfitrione, un tale che di nome fa Harshad.

✔️ Qual è il motivo principale per cui scrivi… cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Beh, il motivo principale è creare storie, storie che riescano a intrattenere i lettori, a farli divertire. Voglio dire, se io leggo un libro o vedo una serie o un film, prima di tutto voglio divertirmi e venire coinvolto nella storia. In questo caso il divertimento va a braccetto con qualche brivido e un po’ di tensione. Però cerco di non tralasciare mai un po’ di umorismo. E poi non manca trasmettere un messaggio, anche se a volte può essere celato.

✔️ Ti sei ispirato a qualcuno che conosci per creare i personaggi del tuo romanzo? C’è qualcosa di reale nelle tue storie o è tutto frutto di fantasia? 

Entrambe le cose. Innanzi tutto il libro ambientato è in un luogo realmente esistente; è frutto di ricerche, studi e interviste. Ho dovuto racimolare anche parecchio materiale sul web e libri dell’epoca. Pertanto ci sono fonti reali o per lo meno interpretazioni di situazioni reali. In altri casi i personaggi sono completamente inventati, basandomi sulla necessità degli eventi. Infine altri ancora sono ispirati a persone conosciute in prima persona.

 Stai scrivendo o scriverai un altro libro?

In questo momento no, però sto lavorando a un progetto di un racconto illustrato, in modo un po’ originale… Ho altri libri nel cassetto, beh, diciamo che sono già belli pronti. Tra questi, c’è il romanzo che fa da sfondo a Preventorio 108, da cui ho attinto per i capitoli del passato e che ebbi bisogno di scrivere in origine, per poter creare quest’ultimo.

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo libro…?

Credo che possa piacere, soprattutto agli amanti del genere. Quantomeno, stando ai pareri di alcuni lettori che non conoscevo, ti fa restare incollato alle pagine fino alla fine, e credo che questo sia un punto importante in una lettura, specialmente in una di questo tipo. Poi io sono chi l’ha scritta, è difficile dare un parere obiettivo, per quello mi rifaccio a gente che l’ha letta senza conoscermi. Dal mio punto di vista invece credo che l’originalità della narrazione che vede gli eventi svolgersi dal punto di vista dei vari personaggi, possa rappresentare un punto di forza. Infine, il fatto che il luogo esiste davvero, può suscitare l’interesse del lettore che vuole vedere dal vivo ciò che ha letto in una fiction.

Recensione di “Quella rompipalle in carrozzina. Zibaldone di episodi tragicomici” di Elvira Trap

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Recensione di “Quella rompipalle in carrozzina. Zibaldone di episodi tragicomici” di Elvira Trap  in COLLABORAZIONE con autrice

EditoreGruppo Albatros Il Filo
Data di pubblicazione 11 agosto 2020
Copertina flessibile66 pagine

“Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere.”

Buongiorno cari amici lettori, qui ci troviamo di fronte a una raccolta di racconti autobiografici. Come dice il titolo appunto, uno zibaldone di episodi tragicomici. 

Il libro in questione è molto breve, si legge tutto d’un fiato, ma ti lascia dentro veramente tante emozioni contrastanti. 

Sono pezzi di vita, raccontati in prima persona dall’autrice, che racchiudono tanta ironia, una buona dose di cinismo, un appello a tutti noi nel cercare di vedere i disabili con occhi diversi. 

Lo stile di scrittura di Elvira Trap è veramente tagliente, ma altrettanto divertente, ci farà fare molte risate e tante riflessioni. 

Questo libro è infatti dedicato alle barriere sociali, anzi, meglio dire ai pregiudizi sociali che, per definizione, dividono le persone in categorie distinte, creando quel filo di dubbio sul cosa è giusto e cosa è sbagliato quando ci troviamo di fronte a chi tali barriere le attraversa ogni giorno a testa alta e con il sorriso. 

La prefazione è curata da Barbara Alberti, parla degli amici, dei libri e della lettura. 

“A volte, in preda a sentimenti non condivisi ti chiedi se sei pazzo, trovi futili e colpevoli le tue visioni che non assurgono alla dignità di fatto, e non osi confessarlo a nessuno, tanto ti sembrano assurde. Ma un giorno puoi ritrovarle in un romanzo. Qualcun altro si è confessato per te, magari in un tempo lontano. Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il più soave grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno.”

Il libro all’interno ha delle vignette straordinarie, disegnate da Ruben Gozzi, ogni racconto ha la sua trasposizione in un’immagine, mi hanno colpito e letteralmente deliziato. 

Ma come nasce l’idea di voler mettere su carta gli episodi successi realmente durante la vita della scrittrice? Io gliel’ho chiesto e lei mi ha risposto così: 

“Quella rompipalle in carrozzina” non nasce da un progetto. Si è quasi scritto da solo questo libro. Anni fa ero una vera trottola vagabonda. Andavo di qua e di là e me ne succedevano di ogni. Una sera torno a casa avvilita, ma ancora di più arrabbiata per un fatto successo proprio a Genova, la mia città. Sento l’urgenza di mettere sulla carta questo episodio. Che non rimane da solo, purtroppo. Poi, vengo distratta da altre contingenze, belle e brutte. Un paio di anni dopo riordino la scrivania e ritrovo quei fogli graffiati di pensieri. E mi dico perché no? Cerco allora di dare un’ossatura a quelle parole scarabocchiate e  un po’ confuse.”

Cosa ci trasmette questo libro? 

Come vi dicevo prima tante emozioni contrastanti, rabbia per le persone ottuse, divertimento, incredulità, empatia con la protagonista… e molte altre ancora. 

Ogni lettore secondo me, può leggere nell’opera il suo unico e personalissimo messaggio.

Perché alla fine NON È IMPORTANTE COME TI VEDONO GLI ALTRI MA COME TI VEDI TU! 

5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione di “FIOCCO DI NEVE NERO: I misteri della mente di Steve” di Stefano Impellitteri

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre 

Recensione di “FIOCCO DI NEVE NERO: I misteri della mente di Steve” di Stefano Impellitteri  in collaborazione eBook con autore

Data di pubblicazione 5 marzo 2020
Lunghezza del libro 368 pagine 

Questa è la storia di Steve, un ragazzo sedicenne che si accorge che nella notte sognando fa muovere gli oggetti nella sua stanza, il prendere coscienza di questo fatto, farà sì che il ragazzo si senta un mostro! Cercherà pure di tenere per sé questa cosa, per paura di non essere accettato dai suoi genitori adottivi Sara e Tom, i quali vedendo succedere queste cose in casa, continueranno a cambiare abitazione per paura di chissà quale infestazione di spiriti.

Il protagonista narra in prima persona i fatti con dovizia di particolari ma anche molta ironia! 

Siamo all’ennesimo trasloco e Steve deve affrontare una nuova scuola. Andrà in un college dove gli studenti soggiornano nella struttura per cinque giorni alla settimana e ciò farà sì che Steve abbia un compagno di stanza Ricky. 

Vista la situazione della camera in comune Steve non riuscirà a tenere nascosto il suo segreto per molto tempo, ma avrà comunque la comprensione di Ricky che si rivelerà molto amichevole e in poco tempo i due saranno i migliori amici uno dell’altro.

Nel college a pochi giorni dall’arrivo di Steve verrà trovato un ragazzo morto in giardino (morto annegato in un posto dove non c’è acqua), questo e dei terribili sogni che Steve comincerà a fare, farà capire al ragazzo che nel college ci deve essere per forza qualcuno dotato dei suoi stessi poteri. 

I due amici cominceranno ad indagare sull’omicidio. Steve farà un incontro con uno strano personaggio che gli farà comprendere che lui non è un mostro, ma è dotato di una capacità chiamata psicocinesi, ma che dovrà imparare a gestirla. 

“Allora Steve davvero pensi che nell’universo l’essere umano sia l’unico dotato di senno, intelligenza e magari generato da un caso evolutivo? Sai che l’uomo usa una parte piccolissima del potenziale del suo cervello? E secondo te l’evoluzione con che logica avrebbe generato un potenziale che non ci fa usare?” 

Ci saranno molte indagini e colpi di scena che ci terranno incollati al racconto. 

“Non sapevo da che parte cominciare nel stupirmi di quel luogo e di tutte le novità. Ero affascinato e teso, impaurito e curioso, fiducioso, impaziente e chissà quante altre emozioni tutte insieme.”

La scrittura di Stefano Impellitteri è intrigante e al tempo stesso fluida, ci accompagnerà in questo thriller fantasy con scioltezza. 

Una cosa che personalmente ho molto apprezzato è il fatto che l’autore ha seminato tra le righe perle di saggezza, rispetto e amore per il prossimo.

“Qui grazie dava più valore alla mia buona azione rispetto all’ennesima bugia che stavo per dire loro“ 

Perché leggere questo libro? 

Perché tratta temi un po’ particolari come la telecinesi, la psicocinesi, la telepatia, che associate al fantasy creano un mix intrigante e allo stesso tempo ci dà modo di approfondire temi che fantasy non lo sono poi così tanto… 

4,5/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione di “Mentre la vita corre” di Beatrice Mariani in COLLABORAZIONE con casa editrice

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Recensione de “Mentre la vita corre” di Beatrice Mariani inCOLLABORAZIONE con casa editrice

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione 10 marzo 2020
Copertina rigida304 pagine

Elisa e Stefano, romani, quarantenni già da un po’, si svegliano ogni mattina con un solo scopo: portare avanti le proprie famiglie complicate. 

Si incontrano sul lavoro per caso, complici una collega in ferie e delle tabelle da compilare in fretta. Finiscono a letto senza farsi domande e soprattutto senza nessun piano per il dopo. Entrambi già feriti dalla vita, sono immersi e sommersi in una quotidianità senza respiro. Per lei: un ex marito difficile da odiare anche se ha messo incinta un’altra donna, due figli piccoli, una madre invadente che dispensa consigli non richiesti e una montagna di sensi di colpa. 

Per lui: una figlia adolescente tanto ribelle quanto bisognosa di affetto, un’ex moglie rancorosa e una carriera di successo e fatica nella quale dimenticare tutto quello che non va, compreso se stesso. 

Troppo pericoloso mescolare questi due mondi già in equilibrio precario: il rischio di esplosione è altissimo. 

Nel tentativo di dimenticarsi, finiscono però per avvicinarsi sempre di più. L’esistenza, si sa, ama i colpi di scena e li aspetterà al varco con tragedie inaspettate e cambiamenti repentini.

Le premesse per un buon romanzo c’erano tutte, la sinossi preannunciava una sofferta storia d’amore… ma ahimè non è stato così. 

Un libro che mi ha deluso veramente molto, un guazzabuglio di famiglie disfunzionali al limite del paradossale. Più avanziamo con la lettura più facciamo fatica a ricordarci i nomi di tutti i personaggi e ricordare il loro ruolo in questa accozzaglia di tradimenti, gelosie, segreti, rivendicazioni… chi più ne ha più ne metta. 

Arrivati alla fine poi, dopo aver letto più di 300 pagine di tresche amorose (Beautiful in 25 anni di puntate manco compete..) beh insomma arrivati al finale oltretutto troviamo uno scenario aperto… no per me è troppo!

Direi che non lo consiglio. 

2/5 ⭐️⭐️

Recensione di “Un Angelo Digitale: un romanzo nerd (Omega Dogs Vol. 1)” di Stefano Gelati

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Recensione de “Un Angelo Digitale: un romanzo nerd (Omega Dogs Vol. 1)” di Stefano Gelati in collaborazione con autore

Data di pubblicazione 18 febbraio 2021
Copertina rigida 166 pagine 

“L’immortalità è maledetta dalla solitudine. Una solitudine elettronica, infinitamente fluida, senza dimensioni. E non c’è peggior angoscia che quella di essere sì cosciente, ma di aver perso ogni paura e incertezza. Un essere puramente logico, computazionale, relazionale cresce fino ad avere una sicurezza e un’autostima tendente all’infinito, e solo allora sente il freddo della solitudine. Questa è la mia storia, dalla benedizione della morte all’avventura più inconcepibile della storia dell’umanità.” 

2031: Stefano Baroni, 52 anni, imprenditore del settore Information Technology, ha una splendida famiglia, è all’apice della carriera professionale, e mantiene intatti i suoi valori, nonostante l’immoralità e il degrado della società. 

Quale migliore occasione per essere preso per i fondelli dal destino, che prima gli manda un tumore che ferocemente si impossessa della sua vita, e poi gli dà la più incredibile delle opportunità. 

Quella di ricominciare in un’altra dimensione che tutti noi abbiamo vicina ma non conosciamo per nulla. 

Avevo visto l’anno scorso su Amazon Prime video proprio una serie intitolata: “Upload“ che parlava della vita dopo la morte, praticamente la mente e tutti ricordi del defunto venivano archiviati in un cloud e si poteva continuare a vivere in una realtà virtuale. 

Qui si trattava di un proprio vero ologramma che continuava una vita propria in un mondo tutto creato al computer. Il defunto poteva comunicare con i propri cari, e continuare in pratica a vivere virtualmente. 

Un angelo digitale me lo ha ricordato molto. 

In questo romanzo invece il nostro protagonista, grazie a un esperimento segreto del CERN potrà continuare a vivere, ma solo nei circuiti del web, creandosi una sua immagine virtuale e interferendo a piacimento sulla realtà di tutti i giorni. 

Ovviamente il protagonista cercherà di proteggere la propria famiglia e i propri amici da coloro che vogliono approfittarsi della sua assenza.

Avrà così la possibilità di cambiare il mondo.  Questo romanzo si presenta come thriller distopico atipico. 

Non siamo in un futuro post apocalittico o post epidemico ma in un futuro completamente tecnologico, ambientato sul confine indistinto tra il mondo reale e il cyberspazio. 

Questa opera è primo capitolo di una trilogia ma è autoconclusivo. 

È la storia di un gruppo di hackers e della loro guida virtuale, in un’epoca in cui i valori umani crollano e solo cuori eroici, hardware o software, possono resistere, con ingenua fede, alla depravazione sociale… gli Omega Dogs. 

In questo libro l’uomo viene depersonalizzato diventa un’intelligenza elettronica naturale, che replica i meccanismi cerebrali il più fedelmente possibile. 

Ma come sviluppare il problema della personalità e delle emozioni?

“Nel mondo reale l’intelligenza, la fantasia, la genialità, possono essere oscurate dalla violenza, dalla prepotenza e dall’astuzia. Ma quando la mente, vittima della società e della politica nei tempi moderni, trova il modo di essere accelerata fino ad essere asintotica al concetto di istante, si prende la sua rivincita storica.”

Non è un libro per tutti, il linguaggio è molto tecnico, ci sono tantissime note a fondo pagina, anche la parola più di uso comune come bonifico viene trasformata in un gergo tecnico inglese… 

Lo consiglio ad amanti dell’informatica, del cyberspazio, insomma a tutti quelli che si sentono NERD dentro 😉 

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “La vita legata a un lenzuolo di seta” di Antonio Quagliarella

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Recensione de “La vita legata a un lenzuolo di seta” di Antonio Quagliarella in collaborazione con autore

Data di pubblicazione1 marzo 2021
Copertina flessibile 176 pagine

Troppi pezzi della sua vita non hanno avuto un testimone e mai, quando c’è stato, lo stesso per molto tempo. Ora, con qualche dimenticanza, dovuta anche alla memoria sempre più labile, ne fa un racconto completo, quasi.

Buongiorno cari amici lettori oggi vi parlo di questo libro, un romanzo-diario autobiografico dell’autore. 

Come dice la quarta di copertina sono capitoli molto brevi, pezzi di vita appunto. 

Perché è così difficile scrivere con semplicità? E non solo con semplicità, ma sottovoce, se capite cosa intendo dire. È così che vorrei scrivere. Nessuna ricerca di effetti, nessuna bravura, ma la nuda verità, come soltanto un bugiardo può dirla.

Katherine Mansfield 

Ma partiamo dal titolo che mi ha incuriosito parecchio. Ho chiesto ad Antonio cosa significasse e lui mi ha risposto: 

“Il paracadute nei miei anni era di seta, qualche volta anche le lenzuola.”

Antonio Quagliarella infatti, è nato nel 1944, in Puglia, dove ha vissuto una decina d’anni in ognuna delle province. Partendo da Lecce, emigrato in Lombardia nel 2003. Proprio l’anno del grande caldo, quando fu certo che quella regione sarebbe stata quella col maggior numero di anziani sopravvissuti a quell’evento. Ha sempre lavorato nel campo finanziario e ha smesso (fortunatamente) di dare consigli il 30 aprile del 2013. La cosa più bella gli è capitata nel 1967, quando è diventato parà, è quello spirito non l’ha mai abbandonato.

Il libro inizia con Caro diario… Parte proprio da Antonio bambino, quando ancora non sapeva scrivere bene, ma la sorellina lo aiutava a scrivere quello che pensava.

Una successione di eventi che racconta una vita vissuta assolutamente appieno, dagli eccessi ai recessi, coinvolgendo tutte le persone che sono orbitate attorno a lui, dai parenti, agli amici, ai conoscenti. 

Antonio ha vissuto veramente una vita piena fatta di tantissimi viaggi, tantissime persone che hanno arricchito la sua esistenza.

Il libro è veramente molto curato, la cosa molto molto carina da sottolineare, sono le tantissime foto d’epoca presenti nel libro che danno un’immagine ancora più realistica del racconto. 

Aveva rischiato di non poter iniziare il Corso Allievi Ufficiali, il 47º, alla caserma Pico a Lecce, appuntamento che in quel momento considerava il più importante della sua vita. Aveva fatto domanda per anticipare la partenza perché non sopportava più niente, lo studio, la fidanzata, il padre, insomma la mancanza di libertà. Ancora una volta aveva lanciato in aria una moneta e la aveva raccolta mentre cadeva nel palmo della mano che si chiudeva a pugno. Era un gesto scaramantico, l’esito lo avrebbe condizionato, così non lo vedeva, non voleva vederlo: allora lui guardava con fiducia al futuro ed era sicuro che la moneta sarebbe caduta sempre nella posizione giusta, benevola. 

Ci sono tanti punti cardine in questo romanzo tante svolte nella sua vita. 

Il libro è diviso in cinque parti principali, e alla fine c’è una cosa che mi è piaciuta molto. Un’intervista rilasciata proprio dallo stesso autore a un giornalista che ci spiega molti retroscena che erano stati solo sfiorati nel suo racconto di vita. 

Il libro stranamente pur essendo un diario autobiografico è scritto in terza persona, questa è stata una scelta proprio dell’autore secondo me per porre una certa distanza e romanzare certi accadimenti, perché come dice lui, tante persone sono ancora in vita e non è voluto scendere nel dettaglio per non violare la loro privacy. 

La parte più sviluppata sicuramente è quella del servizio militare perché come afferma Quagliarella è stata la parte più importante della sua vita e più vera. 

“Solo ora che ho scritto queste pagine capisco che non ho mai pensato al passato con rimpianto, per me è stato un luogo esplorato e sicuro ma ancora adesso credo che il mio luogo per vivere sia il futuro. Un pensiero che somiglia a un sogno.”

4/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Elena Di Logarati di Tantilibriecaffe

✔️ Buongiorno Elena, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Ti dirò dei miei hobby e interessi, ma non del lavoro.  I miei hobby sono il disegno, la scrittura e la lettura. Ultimamente dedico poco tempo alla lettura o al disegno, sono più concentrata su alcune storie che ho in mente. Interessi! Non ne ho molti.

✔️ Parliamo del tuo libro d’esordio “L’ombra del passato”. Com’è nata l’idea?

È stato scritto prendendo spunto da molte cose che mi hanno circondando nella mia vita. L’idea era quella di unire i miei generi preferiti sia nella lettura che  nei giochi e nei film. L’ho lasciato poi per molto tempo nel cassetto, prima di pubblicarlo. Non ero ancora pronta, visto il genere.

✔️ C’è qualcosa della realtà di tutti i giorni che ti ha ispirato nel creare i personaggi del tuo libro?!

Diciamo di si….poi  la mia immaginazione ha fatto il resto.

✔️ Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori? 

Penso di averlo sempre fatto in qualche modo, solo non ne ero consapevole. Io preferisco scrivere una storia breve o lunga e lasciare al lettore l’ultima parola. Un tempo avrei detto “Emozioni”, ora con il tempo…ho cambiato idea. Ognuno di noi è speciale, con la propria visione del mondo e di se stessi, vedremo sempre e sentiremo cose uniche e rare, che appartengono solo a noi, anche in questo caso. Il bello della vita è questo, come per un libro.

✔️ Stai scrivendo o scriverai un altro libro?

É già in programma.

✔️ Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo romanzo…?

Domanda interessante…se è il vostro genere…si. Il mio libro è particolare, non tratta argomenti leggeri e i personaggi hanno una loro caratteristica ben precisa: non vogliono darsi mai per vinti. Quando scrissi il libro non mi aspettavo ne di trattare diversi argomenti e ne l’impatto che avrebbe avuto sulla mia vita. Ho sempre pensato che quando acquisti e leggi un libro deve insegnarti e lasciarti qualcosa per una ragione precisa. A volte ne siamo consapevoli e altre dobbiamo ancora arrivarci. Se vi ha ispirato…allora fatelo, in caso contrario trovate il libro adatto a voi in quel momento. Io come lettore farei così, invece da scrittrice …ovviamente punto ad altro.

Recensione de “The Outsider” di Stephen King

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Recensione de “The Outsider” di Stephen King

EditoreSperling & Kupfer
Data di pubblicazione23 ottobre 2018
Copertina flessibile 530 pagine

“Il pensiero si limita a conferire al mondo una parvenza di ordine, per chiunque sia abbastanza debole da lasciarsi convincere che un ordine ci sia davvero.” 

E sono qui a parlarvi dello spin-off di Mr. Mercedes… dunque, il romanzo inizia con un omicidio brutale di un ragazzino, il detective Ralph Anderson e la sua squadra cominciano a raccogliere le testimonianze. 

L’arresto plateale di Terry Maitland e le prove del DNA e impronte che lo inchiodano sulla scena del delitto sembrano chiudere un caso di omicidio pedofilo. 

Ma c’è un “piccolo” particolare… Maitland al momento della morte del ragazzino si trovava a 100 km dal luogo del crimine, in compagnia di altre persone e ripreso da telecamere dell’albergo. 

Come può essere possibile che un uomo, tra l’altro cittadino modello, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare, si trovasse in due luoghi contemporaneamente????

“Ralph comprendeva la logica di quelle argomentazioni, e nei romanzi polizieschi che a Jeannie piacevano tanto – i libri di Agatha Christie, di Rex Stout, di Harlan Coben – quel tipo di ricostruzione degli eventi sarebbe stata il fulcro del capitolo finale, nel quale Miss Marple, Nero Wolfe o Myron Bolitar rivelavano tutta la verità. In realtà c’era un’unica certezza, incontestabile come la forza di gravità: un uomo non poteva trovarsi in due posti diversi nello stesso istante.”

Fino a metà libro non si capisce perché The Outsider sia definito uno spin-off di Mr. Mercedes… ma poi appare una delle mie protagoniste preferite della trilogia, dopo il detective Hodges naturalmente: la mia amata Holly Gibney!!!

Cominciano a esserci una serie di morti, omicidi, suicidi, tutto fa pensare a dei Serial killer di bambini, ma non si capisce come possono trovarsi in due posti contemporaneamente. Tutte le prove, i campioni raccolti, portano ad un’assurda verità: o ci sono dei sosia o c’è qualcosa di soprannaturale. 

“Mi piacerebbe, poter credere in Dio, perché non voglio pensare che non ci sia niente dopo la morte, anche se, considerato che veniamo tutti dalle tenebre, sarebbe logico dare per scontato che alle tenebre torneremo. Ma credo nelle stelle, e nell’infinità dell’universo. Il grande Là Fuori. E qui sulla terra, credo che ci siano infiniti universi in ogni manciata di sabbia, perché l’infinito è una strada a doppio senso. Credo che nella mia mente ci siano decine di idee dietro quella che di volta in volta riesco a concepire. Credo nella mia coscienza e anche nel mio inconscio, pur non sapendo esattamente in che cosa consistano. E credo in Arthur Conan Doyle, che ha fatto dire a Sherlock Holmes: “Una volta eliminato l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità.“

E se pensiamo che comunque non ci possano essere delle creature soprannaturali, nella psicocinesi, quanta differenza c’è tra un mostro immaginario e un mostro tale da seviziare e uccidere un bambino?

E quando avremo accettato questa realtà potremo combatterlo. 

Holly Gibney riuscirà anche questa volta a combattere una forza malvagia immensa e innaturale?

“Ma tutto questo succedeva prima di Bill, si è fidato dell’idea che potessi diventare migliore, e io lo sono stata per lui. Come lo sarò adesso, per queste persone.”

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

Recensione de “Stanza blindata. Storia di un uomo che ha amato la vita” di Marcella Urbani

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Recensione de “Stanza blindata. Storia di un uomo che ha amato la vita” di Marcella Urbani in collaborazione con autrice

EditoreEvoè 
Data di pubblicazione1 settembre 2010
Copertina flessibile 140 pagine

“La mia principale ambizione è sempre stata quella di aiutare i deboli, i vinti, perdonare, amare. Ho sempre pensato che la soddisfazione di aver fatto un po’ di bene, anche mal ripagato, sia di per sé una consolazione che rinfranca lo spirito.”

Sono sempre troppo pochi a mio avviso i libri biografici sulla seconda guerra mondiale. Sono una miniera di informazioni, di ricordi e di memoria che tutti dovremmo leggere per acquisire la consapevolezza di dove siamo arrivati e del nostro presente. 

Innumerevoli infatti sono i fatti penosi e paurosi che costituiscono il caos in una guerra, specie in una guerra fratricida, per cui il popolo ingannato si divide, si incolpa, si odia, si tradisce miserabilmente, si scanna.

La stesura di questo libro ha avuto inizio nel 1947, da parte del padre dell’autrice, ed è ispirato alle pagine del suo diario e appunti, scritti nel corso della seconda guerra mondiale, mentre si trovava nel covo dei partigiani, di cui faceva parte, sul Gran Sasso d’Italia.

“Da bambina, e poi da adolescente, lo leggevo di nascosto, come leggevo i libri di fiabe e di avventure. Crescendo, non mi sono più sentita di curiosarvi, anche perché mi sarei addentrata in una sfera sempre più intima e privata. Tuttavia avrei voluto sistemarlo quando mio padre Mario era ancora in vita, ma, alcuni anni fa nell’accingermi a farlo, mi sono sentita come una persona che spia di nascosto nell’intimità degli altri. Ora che egli non c’è più, mi sento di guardare dentro i suoi sentimenti, riconoscendolo nei racconti che mille volte ho da lui ascoltato da bambina e da adulta.”

Premetto che io amo moltissimo i libri storici che approfondiscono le guerre mondiali, soprattutto quelli in prima persona vissuti realmente e tramandati dai protagonisti. 

“La “Stanza blindata” nella quale mi sono trovato più volte, con il corpo e con la mente, avrebbe potuto perdermi per sempre. Ne sono sempre uscito, tornandone ogni volta a nuova vita. Scrivere di questi fatti mi è servito a dare libero sfogo a un irresistibile lievito di risentimenti che mi gonfiava il petto e tormentava il cuore: non avevo mai fatto, o pensato, nulla che mi avesse potuto meritare le torture alle quali sono stato sottoposto.”

Il romanzo parte da prima della chiamata alle armi di Mario Urbani fino ad arrivare agli anni ‘80. Per una incredibile fatalità la guerra per lui parte da disertore, poi da soldato, poi da partigiano. 

“In quelle lunghe ore trascorse nell’attesa di uscire, avevo deciso di unirmi ai partigiani. Non era più vita, quella. Dovevo contribuire, in qualche modo, alla libertà del mio Paese.”

Una nota particolare che va detta, è la presenza all’interno del libro di parecchie foto storiche di Mario Urbani, che rendono veramente ancora più vivida la sua memoria. 

Lode e merito a Marcella Urbani che ha saputo farci emozionare, il lettore entra completamente e si trasferisce nella vita del protagonista fatta di eroi comuni che hanno fatto la storia. 

4,75/5 ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

INTERVISTA a Maurizio Cigognetti di Tantilibriecaffe

INTERVISTA a Maurizio Cigognetti di Tantilibriecaffe 

  Buongiorno Maurizio, innanzitutto parlaci un po’ di te, qual è il tuo lavoro? I tuoi hobby e interessi?

Grazie Maura per avermi offerto l’opportunità di parlare del mio romanzo “Replicante”. Ma andiamo per ordine rispondendo alla tua domanda. Nasco in una famiglia affetta da mal d’Africa dove si mischiano Italiano, Inglese e Arabo. Così come le lingue si alternano cibi nostrani ed esotici e molto piccanti, un cocktail culturale che mi ha senza dubbio influenzato in molte scelte importanti della mia vita. All’inizio degli anni 80 lavoro come Art Director junior a New York presso una importante agenzia pubblicitaria. Tornato in Italia per poco meno di un decennio proseguo questo cammino come art, poi fotografo pubblicitario per un ventennio. Dieci anni fa circa cambio nuovamente e mi dedico alla regia e direzione della fotografia sempre per spot pubblicitari. Ora vivo in Australia con mia moglie e i miei figli e sto pensando alla prossima mossa…

Ho molto amato il Judo che ho praticato per molto tempo e le letture di romanzi classici, Fanta-distopici, saggi sul comportamento sociale e psicologico di noi sapiens. Le religioni mi hanno sempre affascinato e anche turbato.

Ritengo di avere una buona manualità e una sincera passione per la lavorazione del legno. E la scrittura? Quella è un’altra storia.

 Parliamo del tuo libro d’esordio “Replicante” che ho amato molto. Com’è nata l’idea?

“Replicante è nato in notti insonni, viaggi di lavoro, attese agli aeroporti, bar e stazioni. Enrico, il protagonista, è venuto da me durante una notte insonne. Era un periodo in cui leggevo molte cose sull’economia mondiale, sulla natura del denaro, sulle promesse della tecnologia, l’ineguaglianza e le religioni abramitiche.

Come dicevo ho un debole per i libri e i film distopici in cui le cose vanno male, soprattutto a causa dell’arroganza e dell’ignoranza dell’uomo. Non posso negare di essere stato influenzato da maestri come Huxley, Orwell, Atwood, Philip Dick e Asimov.

 C’è qualcosa della realtà di tutti i giorni che ti ha ispirato nel creare i personaggi del tuo libro?!

Senza dubbio l’enorme disparità tra noi esseri umani , ma anche le difficoltà di questo pianeta che pare in travaglio e per il momento non ci ha ancora svelato cosa stia per partorire. Siamo e saremo tutti vittime e protagonisti di questi cambiamenti. Ecco il disagio, ma ecco anche l’opportunità di immaginare un futuro attraverso la vita avventurosa e da brivido del mite “Enrico”.

 Quando hai iniziato a scrivere e cosa vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ho iniziato a scrivere con metodo e impegno con “Replicante”, il mio primo e unico romanzo. Scrivendolo ho trascorso tre anni in un mondo parallelo dove assieme ai miei personaggi e il mio protagonista abbiamo vissuto e affrontato l’incredibile avventura di un mondo complesso che ci ha fatto emozionare po- nendoci domande proponendo riflessioni che spero coinvolgano tutti i lettori.

 Stai scrivendo o scriverai un altro libro?

No, ho tracciato un possibile proseguo di Replicante e ho una raccolta di idee per altri romanzi, ma per il momento ne Enrico , ne altri nuovi protagonisti sono venuti a “raccontarmi” la loro storia. Non conosco altri modi per scrivere.

 Infine dicci perché dovremmo acquistare e leggere il tuo romanzo…?

Non sono io a dirlo, ma i molti lettori che mi hanno scritto. “Replicante ha il piglio di un film d’azione, la forza di un racconto profetico e lo spessore di una storia che non ti molla fino alla fine”.

Perché forse è anche un una raccolta di fenomeni personali e collettivi che parlano di noi, delle nostre debolezze ma anche di quella forza che non sospettiamo di possedere. Propongo ai lettori di lasciarsi trascinare in questa storia convinto che ne usciranno se non trasformati, certamente emozionati e con qualcosa in più su cui riflettere.