Recensione di “Inganni” di Lucia de Cristofaro

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre

Recensione di “Inganni” di Lucia de Cristofaro in collaborazione eBook con casa editrice

Editore: Albatros

Lunghezza del libro: 170 pagine

Data di pubblicazione: 7 novembre 2019

Amici lettori, ho appena finito di leggere Inganni di Lucia De Cristofaro, che dire se non che è bravissima?

Ha uno stile di scrittura secondo me eccezionale! Perché racchiude in un romanzo praticamente rosa e tanto, tanto altro, riesce ad andare a fondo dei problemi della nostra società, parla di politica che purtroppo non vede più in là del proprio naso. Questo lo fa attraverso la protagonista del racconto una giornalista che va in giro per le strade di periferia, soprattutto nelle grandi città parlando con persone semplici, che vivono quotidianamente le difficoltà derivanti dalla cattiva gestione politica.

Veniamo alla trama: i protagonisti sono una donna e un uomo, i nomi non sono importanti per la nostra autrice, ma bensì le persone e quello che fanno nella vita.

Lei è un’affermata giornalista, lui un ingegnere impegnato molto per la salvaguardia del pianeta. Si incontrano per caso e ne nasce un amore che per quanto riguarda lei, sicuramente e completamente si tratta di amore! Lui ha un atteggiamento altalenante, quando lei dopo un periodo di frequentazione impostata molto libera e senza schemi fissi, ha bisogno di sentire da lui se pensa di concretizzare il rapporto in un rapporto stabile, scoprirà purtroppo che per lui non è la stessa cosa, ma vorrebbe continuare così senza impegni senza neanche dare un minimo di stabilità al rapporto.

Capito questo lei lo lascia e decide di continuare la sua vita senza di lui!

Ci sarà un pov di narrazione alternata tra i due protagonisti.

Come finirà questo amore? Si riavvicineranno? Non voglio spoilerare ma vi do un consiglio, leggetelo!

Bello dall’inizio alla fine.

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione di “Il mio cuore cattivo” di Wulf Dorn

Editore: Corbaccio

Data di pubblicazione: 31 ottobre 2013

Copertina rigida: 347 pagine

Devo ancora capire perché i libro di Dorn li leggo tutti d’un fiato, ora che li ho letti tutti però che faccio??? 😅😅😅😅

Il mio cuore cattivo parte con un incipit che ti catapulta direttamente nella trama senza passare dal via!!

Troverete tanta componente horror e un ritmo veramente serrato, raccontato in prima persona dalla protagonista Dorothea, chiamata Doro. Quindi un unico punto di vista con le sue riflessioni e la tenacia della protagonista nel trovare la sua verità.

“Da quel giorno la mia vita è radicalmente cambiata. Nulla è più come prima. Mi hanno affidata a una clinica dove ho parlato a lungo con psichiatri e terapeuti. Volevano che mi ricordassi quello che era successo la sera prima della morte di Kai. Ma non ce la faccio. Invece di immagini, nel mio cervello c’è un grande buco nero, e da qualche parte di quel buio impenetrabile sento la voce di quell’essere lugubre e sinistro. Profonda, distorta e minacciosa. Che cosa hai fatto, Doro? Ma che cosa hai fatto. Non lo so. Dico davvero, non lo so. Tutto quello che ho conservato nella memoria di quel lasso di tempo si esprime al meglio con una frase da calendario che la mia compagna di stanza, in clinica, teneva appesa sopra il letto: Solo quando abbiamo perduto tutto, capiamo ciò che ha veramente significato per noi.”

Per farvi capire di cosa parliamo, partiamo prima da una rapida occhiata alla trama:

C’è un vuoto nella memoria di Dorothea. Quella sera voleva uscire a tutti i costi ma i suoi l’avevano costretta a fare la babysitter al fratello minore mentre loro erano a teatro. Ricorda che lui non ne voleva sapere di dormire e urlava come un pazzo. Ricorda una telefonata che l’aveva sconvolta, ricorda di aver perso la testa, e poi più niente. Più niente fino agli occhi sbarrati del fratellino, senza più vita. C’è un abisso in quel vuoto di memoria, un abisso che parole come “arresto cardiaco” non riescono a colmare. Perché la verità è che lei non ricorda cosa sia successo. Solo adesso, dopo mesi di ospedale psichiatrico, di terapie, di psicologi, ha raggiunto faticosamente un equilibrio precario. Ha cambiato casa, scuola, città: si aggrappa alla speranza di una vita normale. Ma una notte vede in giardino un ragazzo terrorizzato che le chiede aiuto e poi scompare senza lasciare traccia. E quando, dopo qualche giorno, Dorothea scopre l’identità del ragazzo e viene a sapere che in realtà lui si sarebbe suicidato prima del loro incontro, le sembra di impazzire di nuovo. I fantasmi del passato si uniscono a quelli del presente precipitandola in un incubo atroce in cui non capisce di chi si può fidare, e in cui la sua peggiore nemica potrebbe rivelarsi proprio lei stessa…

Questo thriller è un viaggio nelle incertezze esistenziali percorso nel mare della chimica adolescenziale. L’adolescenza già di per se è terreno fertile per lo svilupparsi di alcune delle peggiori patologie che insidiano la psiche. Dorn sfrutta appieno questa debolezza, piazzandoci tra le mani un testo in prima persona, nel quale la giovane protagonista, come un saltimbanco su un flebile filo cerca di non inciampare nei suoi deliri, pronti ad ogni passo a gettarla nel profondo e denso mare nero della follia.

«In ognuno di noi c’è qualcosa di malvagio, di cattivo, di perverso», ho detto. «È la parte di L noi alla quale dobbiamo stare sempre molto attenti, ma che qualche volta è più forte di noi. Come è successo a te vicino al lago e a me con Kai. Allora c’è un modo solo per fronteggiare la malvagità che è in noi. Assumerci la responsabilità di ciò che abbiamo fatto. Se non lo facciamo, il senso di colpa ci perseguita e ci distrugge.»

Lo consiglio vivamente, come tutti i libri di Dorn ovviamente, leggete anche l’epilogo dell’autore che io amo in tutti i suoi romanzi perché ci spiega tante cose.

4,5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Non c’è tempo per la nostalgia” di Paola D’Aurizio

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre

Recensione di “Non c’è tempo per la nostalgia” di Paola D’Aurizio in collaborazione con casa editrice

Editore: Viola Editrice

Data di pubblicazione: 2 maggio 2019

Copertina flessibile: 196 pagine

Romanzo che racconta un amore tra due ragazzi Carole e Woj quindi rosa…!

Ma con risvolti thriller soprattutto psicologico e noir molto accentuati.

La scrittura di Paola D’aurizio è a momenti fluida e alterna altri momenti in cui, secondo il mio modesto parere, mette tanta carne al fuoco e perciò si fatica un pochino a mettere insieme il puzzle.

Il romanzo ha comunque suscitato il mio interesse. Venendo alla trama Carole e Woj sono due ragazzi che si incontrano per caso e vivono una storia d’amore che sembra completarli, anche se provengono da realtà diametralmente diverse. Lei studentessa universitaria molto introversa, ansiosa, e poco empatica nei confronti degli altri suoi coetanei, lui un ragazzo sempre sulle sue, un ragazzo che vive alla giornata e che porta con sé una storia di violenze inaudite.

Carole va spesso a rifugiarsi in un parco alla periferia di Roma, una Roma sconosciuta ai più quella dove vivono solitamente gli invisibili, gli emarginati. Lì fa un incontro con Woj, un ragazzo rumeno che all’inizio sembra evitarla, il quale si è creato una specie di casa lì dentro al parco, e a volte si sdraia in una panchina dove era solita mettersi Carole e proprio questo fatto fara sì che i due si incontrino.

Carole è sempre in lotta con se stessa con il non riuscire a capire quest’ansia che la divora sempre! Al primo approccio nei due c’è un gioco di sguardi, ma questo fa sì che in breve tempo tra i due scoppi l’amore. Sarà un amore molto tormentato dove il passato di Woj ritornerà con tutti gli spettri che porta con sé e coinvolgeranno pure Carole che sta con lui!

La ragazza dal canto suo riuscirà a capire perché in lei c’è sempre quest’ansia, questi disturbi dell’umore.

Il romanzo tratta tanti argomenti difficili da gestire in poche righe a mio avviso.!

La droga, la prostituzione, e veramente tante brutture ma in modo veloce, che confonde un po’ il lettore.

Il finale rimane aperto e sta a noi lettori decidere per un verso o per l’altro… in base al nostro sentire.

4,25/5 ☕️☕️☕️☕️

Recensione di “La stazione” di Jacopo De Michelis

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Buongiorno cari amici lettori, per la tappa di gennaio/febbraio del GᖇᑌᑭᑭO ᗪI ᒪETTᑌᖇᗩ #gdlthrillercaffe organizzato da me, abbiamo letto:

La stazione di Jacopo De Michelis in collaborazione con casa editrice

Editore: Giunti Editore

Data di pubblicazione: 5 gennaio 2022

Copertina flessibile: 876 pagine

📖📖📖 𝐂𝐡𝐢 è interessato a partecipare al gruppo di lettura mi scriva… siete i benvenuti!!! 📖📖📖

“La stazione” è, allo stesso tempo, thriller e romanzo d’avventura.

Mescolando i generi più popolari, Jacopo De Michelis continuamente apre e chiude davanti agli occhi del suo lettore le porte di storie differenti eppure sempre collegate, e lo conduce in giro per sotterranei favolosi e inquietanti.

Credo di dover fare una doverosa promessa in quanto ho sentito tanti pareri riguardo a questo romanzo e sono abbastanza concordanti in una cosa: probabilmente i primi capitoli distraggono un po’ da quella che poi sarà la storia principale, non lo so perché De Michelis abbia voluto mettere quel capitolo iniziale sugli ultras che discosta molto dalla trama che si svilupperà. E soprattutto scoraggia tanti lettori che si trovano già davanti a un tomo di 900 pagine e quindi i meno volenterosi non proseguiranno.

Detto questo io comunque l’ho trovato un libro meraviglioso, fluido, accattivante e che spazia su tantissimi generi.

Ci troviamo davanti a un poliziesco, un noir, un’avventura, un thriller, uno storico, e tantissimi altri generi.

“Inaugurata nel 1931 in pieno fascismo – ma la data di presentazione del primo progetto risaliva molto più indietro, addirittura al 1912 – la Stazione Centrale era stata definita dal suo architetto, Ulisse Stacchini, una “cattedrale del movimento”. Sovraccarica di decorazioni e ornamenti, non aveva, probabilmente per via delle lunghe e travagliate vicende della sua costruzione, una cifra architettonica ben definita. Liberty, art déco, neoclassico, razionalismo, stile littorio si affastellavano uno sull’altro in un guazzabuglio che sconfinava nel kitsch. In città, quel gusto eclettico e pomposamente monumentale era stato ironicamente bollato come “assiro-milanese”, Bella, la Centrale era probabilmente difficile trovarla bella, ma certo a suo modo era unica. E soprattutto grande. Sfacciatamente, smodatamente grande.”

De Michelis dimostra una profonda e reale conoscenza della polizia, dei gradi, della situazione complicata ecc, questo mi ha fatto apprezzare ancora di più il romanzo perché tantissimi thriller e noir che ho letto, con indagini della polizia, sono completamente inventati, non rispecchiano affatto la realtà che conosco molto bene in quanto moglie di un ispettore di polizia…

Credo sia la prima volta che trovo un autore che rispecchia realmente lo stato della polizia italiana attuale.

“Per tutta la mia vita non avevo desiderato altro che venire accettato e apprezzato, sentirmi a casa, parte di qualcosa, E riuscirci finalmente in quello che era stato il regno di mio padre era un po’ come ottenere da lui dopo la sua morte quello che, da vivo, non aveva mai voluto o saputo darmi. Quasi una sorta di risarcimento postumo.”

Ma ora veniamo alla trama:

Milano, aprile 2003. Riccardo Mezzanotte, un giovane ispettore dal passato burrascoso, ha appena preso servizio nella Sezione di Polizia ferroviaria della Stazione Centrale. Insofferente a gerarchie e regolamenti e con un’innata propensione a ficcarsi nei guai, comincia a indagare su un caso che non sembra interessare a nessun altro: qualcuno sta disseminando in giro per la stazione dei cadaveri di animali orrendamente mutilati. Intuisce ben presto che c’è sotto più di quanto appaia, ma individuare il responsabile si rivela un’impresa tutt’altro che facile. Laura Cordero ha vent’anni, è bella e ricca, e nasconde un segreto. In lei c’è qualcosa che la rende diversa dagli altri. È abituata a chiamarlo “il dono” ma lo considera piuttosto una maledizione, e sa da sempre di non poterne parlare con anima viva. Ha iniziato da poco a fare volontariato in un centro di assistenza per gli emarginati che frequentano la Centrale, e anche lei è in cerca di qualcuno: due bambini che ha visto più volte aggirarsi nei dintorni la sera, soli e abbandonati. Nel corso delle rispettive ricerche le loro strade si incrociano. Non sanno ancora che i due misteri con cui sono alle prese confluiscono in un mistero più grande, né possono immaginare quanto sia oscuro e pericoloso. Su tutto domina la mole immensa della stazione, possente come una fortezza, solenne come un mausoleo, enigmatica come una piramide egizia. Quanti segreti aleggiano nei suoi sfarzosi saloni, nelle pieghe dolorose della sua Storia, ma soprattutto nei suoi labirintici sotterranei, in gran parte dismessi, dove nemmeno la polizia di norma osa avventurarsi? Per svelarli, Mezzanotte dovrà calarsi nelle viscere buie e maleodoranti della Centrale, mettendo a rischio tutto ciò che ha faticosamente conquistato. Al suo ritorno in superficie, non gli sarà più possibile guardare il mondo con gli stessi occhi e capirà che il peggio deve ancora venire.

“Laura possedeva una facoltà particolare, lo si sarebbe potuto definire un sesto senso. Tra sé e sé era abituata a chiamarlo “il dono”, perché cosi faceva sua nonna, la sola persona al mondo a cui avesse mai confidato il suo segreto, ma lo considerava più una condanna o una maledizione. Il dono di Laura consisteva nella capacità di percepire, in maniera immediata e diretta, ciò che provavano le persone che aveva accanto, Le loro emozioni e i loro sentimenti si riverberavano dentro di lei, che li avvertiva con la medesima forza, proprio come se fossero suoi. Una forma di empatia estrema e assoluta. Spesso in quei momenti aveva delle visioni dell’avvenimento che – vissuto, ricordato o immaginato – li aveva suscitati. A volte le capitava anche con luoghi e oggetti, come se emozioni particolarmente profonde potessero rimanervi impregnate. Se il sommovimento interiore era troppo violento e impetuoso, il suo cervello, forse per una specie di meccanismo difensivo, a un certo punto andava in corto, e lei crollava a terra priva di sensi, in preda alle convulsioni.”

Personalmente ho amato anche la caratterizzazione dei personaggi principali, Riccardo e Laura, e lo sviluppo della loro storia antecedente che ci spiega i fatti avvenuti e che li hanno resi quello che sono.

“Non si sentiva più sicuro di nulla. Cominciava a chiedersi se doveva davvero insistere a portare avanti quell’indagine contro tutto e tutti. La sua carriera di poliziotto era appesa a un filo. La Polfer per lui era un purgatorio, ma sarebbe bastato poco per venire scaraventato definitivamente all’inferno. Il dirigente l’aveva minacciato senza mezzi termini di sanzioni disciplinari. Voleva davvero rischiare di mandare in malora tutto quello per cui aveva lavorato negli ultimi quattro anni e mezzo? Ne valeva la pena? Non aveva un piano B, e se l’avessero cacciato dalla polizia non riusciva proprio a immaginare cos’altro avrebbe potuto fare della sua vita.”

Se lo consiglio??? Assolutamente sì!!!

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Perché hai paura?” di Jerome Loubry

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione di “Perché hai paura?” di Jerome Loubry

Letto insieme al GDL #sistersclub in collaborazione con casa editrice

Editore: SEM

Data di pubblicazione: 27 maggio 2021

Copertina flessibile: 352 pagine

«La gente si ripara dietro la parola pazzia quando non può o non vuole considerare una realtà fuori dell’ordinario. Non fare questo errore. Tua nonna non è mai stata pazza, figlia mia, ha solo capito tutto prima degli altri e per questo lui l’ha uccisa. Non restare su quest’isola, bambina mia. Altrimenti non potrai mai più lasciarla…»

Un inizio veramente lento e descrittivo… per più di 100 pagine ci troviamo di fronte più che a un thriller a un mistery dalle tinte cupe…

Andando avanti invece ci ritroviamo catapultati in un thriller psicologico pazzesco.

Con una scrittura magnetica Loubry ci tiene incollati letteralmente al libro, impossibile non divorarlo fino alle battute finali.

Ma veniamo alla trama:

1986, Normandia. Sandrine Vaudrier, una giovane giornalista, apprende che la nonna materna Suzie, che non ha mai conosciuto, è morta e le ha lasciato in eredità tutti i suoi averi. Deve quindi svuotare la sua casa, dove viveva da sola, su un’isoletta poco distante dalla costa atlantica. Quando arriva sull’isola, grigia e fredda, Sandrine scopre che è abitata soltanto da quattro anziani organizzati quasi in un’autarchia. Tutti descrivono sua nonna come una persona cordiale e affascinante. Tuttavia, l’atmosfera è strana in quel luogo… In poche ore Sandrine si rende conto che gli abitanti nascondono un segreto. Qualcosa o qualcuno li terrorizza. Ma allora perché nessuno di loro lascia mai l’isola? Cosa è successo ai bambini della colonia nata dopo la guerra e chiusa nel 1949? Chi era veramente sua nonna? Sandrine verrà ritrovata pochi giorni dopo mentre vaga su una spiaggia con i vestiti coperti di sangue non suo…

Il lettore quindi non deve farsi trarre in inganno: dalle prime pagine perché verrà immerso in un labirinto intricatissimo e pieno di colpi di scena.

Sono stata costretta a volte a tornare indietro con la lettura per ripercorrere alcuni indizi lasciati nei primi capitoli che servono per cercare di comprendere l’intreccio narrativo che è veramente molto complesso.

«Leggere un libro ne è un altro esempio, evadere dalla quotidianità e vivere delle avventure per procura.. Ma anche scrivere quel libro lo è. Dietro quel diluvio di parole, l’autore spesso proietta i suoi timori più profondi e li rinchiude, sperando di sbarazzarsene per sempre. Si rifugia nella narrazione dei suoi demoni peggiori per non doverli più vedere riflessi nello specchio. Sono tutti rifugi che utilizziamo in un certo momento della nostra vita. In modo conscio o inconscio, siamo noi a costruire ciò che ci aiuta a superare le prove cui ci sottopone la nostra esistenza.»

C’è tanta psicologia in questo romanzo viene sviscerata una chiave di lettura psichiatrica detta “rifugio”: La psicologia del rifugio ci permette di trattare noi stessi come un nostro rifugio, provando ad immaginare una tana, una grotta o una stanza buia dentro di noi stessi, nella quale possiamo rifugiarci quando ne sentiamo la necessità.
Il rifugio serve a darci l’immagine di alcuni elementi fondamentali per lo sviluppo di noi stessi, ad esempio rifugio può voler dire uscire dalla mentalità comune, ovvero ci rifugiamo perché non abbiamo nulla da dire, non la pensiamo come tutti gli altri. Ma allo stesso tempo rifugiarsi vuol dire essere nascosti, perché dentro di noi nessuno ci può vedere, uno spazio segreto tutto per noi dove non può entrare nessuno.

La scrittura di Loubry mi ha rammentato un po’ lo stile dei grandi scrittori francesi di thriller come Thilliez.

La trama è veramente pazzesca, ma appena credi di aver trovato il tassello del puzzle mancante ti sorgono altre dieci domande senza risposta…

Un libro che consiglio vivamente ma con un ma, credo che il finale, come in Thilliez, lasci troppe troppe domande senza risposta.

4,5/5 ☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Ottocentottantatré” di Silvia Ricco

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Recensione di “Ottocentottantatré” di Silvia Ricco in COLLABORAZIONE con casa editrice

Editore: Kimerik

Data di pubblicazione: 31 gennaio 2020

Copertina flessibile: 244 pagine

Buongiorno cari amici lettori, vi dico subito che il romanzo di cui sto per parlarvi l’ho adorato.

“Come sono arrivata qui, non lo so. Il mio battito irregolare, il mio corpo fragile, il mio pensiero affollato sono il frutto di un percorso lungo, ma non troppo, all’interno di una casa degli orrori, di una di quelle case che da fuori sono così affascinanti, così belle, così luminose ma che, all’interno, nascondono segreti dolorosi. Come sono arrivata qui seduta sulle scale di un posto che non so come si chiama, non lo so, ricordo che doveva essere una delle tante mete, una di quelle mete che scelsi con la sua falsa compagnia; doveva esserci lui seduto accanto a me, ma mi sono resa conto che nel lungo viaggio all’interno di quest’attrazione io ero l’unica a fare scelte nell’illusione che venissero fatte in due. Lui era chi credi ti cammini accanto ma è sempre tre passi avanti o dietro di te, per vigliaccheria, paura, disagio.”

Una favola d’amore straziante, la scrittura è perfetta per entrare direttamente dentro il cuore.

Ho letto raramente libri con tale empatia ❤️‍🩹.

Mi è successo di doverlo mettere giù ogni capitolo per farmi un bel pianto e ricominciare… pazzesco!!

“Sono stata prigioniera in una stanza con il mio sequestratore e io innamorata di lui in una stanza che mi sembrava essere un grande castello delle favole; e io innamorata di chi mi impediva di vivere altra vita se non la mia in simbiosi con la sua. Se lui c’era, tutto il resto si bloccava, tutto il resto attendeva. La mia vita vera era in pausa.”

Ma veniamo alla trama:

Silvia è una ragazza molto giovane, estremamente sensibile ma determinata. Quando, dopo anni, rivede Flavio, esplode in lei un sentimento intenso e incontrollabile, che la porterà a fare tutto in funzione di quel ragazzo che le ha rapito il cuore e la mente. Affronterà distanze fisiche, ma si accorgerà che la distanza reale, più pericolosa, sarà quella creata dallo stesso Flavio. Silvia si ritroverà ben presto in un labirinto di passione e follia. Varrà davvero la pena di lasciarsi travolgere e assorbire da un sentimento così totalizzante?

“La verità è che ho gli ho sempre mentito. Non sono mai stata realmente me stessa con lui. Forse solo le prime due sere che abbiamo passato insieme, perché poi ho cercato di essere sempre quella che potesse piacergli. Flavio non mi ha mai conosciuta per quella che sono quando sono sola o in compagnia dei miei amici, della mia famiglia. Ho riempito Flavio di piccole bugie. Piccole e innocue bugie, perché ogni scelta che ho fatto, ogni cosa che ho detto, è stata la conseguenza di un pensiero ponderato, di qualcosa di premeditato. Se c’è una cosa che non ho mai dato a Flavio al 100% è stata la spontaneità, per la mia maledetta paura di perderlo.”

Come dice la sinossi questo romanzo è un mix di passione e follia, un amore totalizzante.

“È stata spesso la paura del suo rifiuto, la paura dell’umiliazione che mi obbligava a nascondere le mie ferite, a indossare delle maschere per fargli credere che io fossi quella che in realtà non potrò essere mai: felice senza lui.”

Lo consiglio vivamente a tutti. Un romanzo imperdibile!!!

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Annegare” di Marni Mann e Gia Riley

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LE RECENSIONI DI MADRE #lerecensionidimadre

Recensione di “Annegare” di Marni Mann e Gia Riley in collaborazione con casa editrice

Editore: Quixote Edizioni

Copertina flessibile: 368 pagine

Data di pubblicazione: 19 maggio 2019

Romanzo scritto con uno stile narrativo accattivante, quello delle due autrici, Marni Mann e Gia Riley racchiude in sé il rosa e tanto a livello erotico. E per questo lo consiglio ad un pubblico adulto. C’è poi la parte thriller che vi assicuro vi farà restare incollati al libro dalla prima all’ultima pagina.

L’amore è dominante in questo romanzo, l’amore quello malato e distruttivo di Brooks per Andi, e poi c’è l’amore quello con la A maiuscola che cura, rinforza e rimargina ferite, quello che fa crescere e prendere consapevolezza di sé di quello che valiamo veramente. Questo amore fa emergere nei protagonisti la speranza che ormai si era assopita in loro di avere una vita sana e felice.

Veniamo alla trama: ci sono due personaggi principali Andi e Clay. Da loro verrà raccontata la storia in un POV che narrerà in prima persona i fatti. Andi non ne può più di violenze, soprusi, e paura. Una paura che non la lascia mai!

Con l’aiuto della sua amica Camille cerca di fuggire da quest’uomo violento, Brooks, Camille compera per lei un biglietto ferroviario e organizza la fuga. Salita sul treno con ancora i lividi sul viso che Brooks le ha fatto la sera prima troverà un treno semivuoto dove incontrerà Clay (Adrian), il suo vero nome.

Due persone Andi e Clay, unite da uno stesso destino, quello di fuggire. Persone che portano con sé cicatrici, visibili anche nel corpo in Andi, ma non meno importanti nello spirito! Clay a sua volta fugge da qualcosa che all’inizio non sarà ben definito… e per non spoilerare non dirò! Ma pure lui è annientato nello spirito dal fatto che deve fuggire, non farsi trovare, e soprattutto non farsi riconoscere.

Il loro incontro in un certo senso sarà la loro salvezza. Sì la loro salvezza!! Perché tra i due nascerà un amore immenso, che farà palpitare anche il cuore di noi lettori.

Perché leggerlo? Perché credetemi vi coinvolgerà dalla prima all’ultima pagina e porterà anche a noi lettori la consapevolezza che non bisogna mai arrendersi!

4,75/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Zetafobia 2 – La città morta” di Gualtiero Ferrari

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Recensione di “Zetafobia 2 – La città morta” di Gualtiero Ferrari in collaborazione con autore

Editore: Delos Digital

Data di pubblicazione: 29 giugno 2021

Copertina flessibile: 303 pagine

Con gli zombie si può convivere, sono gli altri sopravvissuti il vero pericolo.

Come amante di The walking dead, la serie tv, e tutto quello che riguarda distopico e horror, non potevo non amare questo libro.

All’inizio c’è un piccolo riassunto del primo volume della serie così da renderci conto della storia anche se non lo avessimo letto.

Luglio 2015:

Parla Domenico, il protagonista, in prima persona, uomo paranoico e vogliamo dire forse un po’ schizofrenico? (La sua mente è governata da Patrick un Leprecauno vestito di verde!).

“Tutte le notti lo stesso incubo. Ogni volta che mi addormento, un mese dopo l’altro da oltre cinque anni, trascorro le ore che vanno dal tramonto all’alba in un eterno déjà-vu. Una montagna di sabbia dalle vaghe fattezze umane mi opprime il petto rubandomi il respiro, mentre con gli occhi chiusi ripercorro la fine della civiltà umana. Rivivo i giorni dell’incredulità e dello sgomento, quando i telegiornali sparavano notizie a raffica e le urla dei video amatoriali rimbombavano nelle orecchie, sovrastando le immagini che scorrevano sgranate sullo sfondo. Il ricordo delle vittime sbranate dagli zombie m’infiamma i sensi. Sudo. Tremo. Ho paura. L’inconscio vomita immagini raccapriccianti. Tante, troppe.”

Seppur di fantasia troverete scene molto forti… quindi lo sconsiglio ai lettori deboli di stomaco 😅

Ogni capitolo ha come titolo la data e l’ora, la trovo un’idea molto originale, in più i capitoli sono brevi e pieni di colpi di scena finale che tengono il lettore incollato al libro che si divora veramente molto velocemente.

“In verità, la nostra vita era pura illusione. Una chimera di normalità costellata da infiniti buchi neri, ciascuno capace di trascinarci all’inferno. E Torino, ne ero convinto, era un Inferno con la “i” maiuscola.”

La scrittura è veramente fluida e avventurosa, i personaggi sono ben delineati sia a livello descrittivo che psicologico.

Ci sono dei momenti addirittura ironici che insieme allo scenario apocalittico e le diverse scene splatter creano una miscela esplosiva.

Perfetta la ricostruzione di una Torino che ovviamente si capisce essere la città natale dell’autore.

In tutto il romanzo ma soprattutto nei capitoli finali c’è veramente tanta avventura e accadimenti, il ritmo è molto serrato.

Un libro che consiglio vivamente agli amanti del genere, io l’ho divorato in meno di due giorni.

4,75/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

Recensione di “Il codice dell’illusionista” di Camilla Läckberg e Henrik Fexeus

☕️☕️☕️ RECENSIONE ☕️☕️☕️

Buongiorno cari amici lettori, per la tappa di gennaio del GᖇᑌᑭᑭO ᗪI ᒪETTᑌᖇᗩ #gdlthrillercaffe organizzato da me abbiamo letto:

Il codice dell’illusionista di Camilla Läckberg e Henrik Fexeus

Editore: Marsilio

Data di pubblicazione: 4 novembre 2021

Copertina flessibile: 720 pagine

Se volete partecipare scrivetemi!!!

Buongiorno cari amici lettori, ebbene sì, il mio primo approccio con la Läckberg è stato a dormire poco esplosivo 🧨

Ho amato così tanto lo stile di questa scrittrice che ho deciso di ripercorrere tutta la sua bibliografia a ritroso e partendo dal primo suo romanzo li andrò a leggere tutti! Ho creato un gruppo Telegram proprio per la lettura di tutti i suoi scritti… chi vuole partecipare mi contatti!!! Ma questo è un altro discorso 😅😅😅

Ora veniamo a questo thrill magistrale scritto a quattro mani insieme a un famosissimo mentalista…

In questo primo, esplosivo episodio di una serie che è già un fenomeno internazionale, la straordinaria abilità di Camilla Läckberg di scavare negli abissi dell’animo umano incontra le competenze psicologiche di uno dei più apprezzati mentalisti del mondo per dare vita a un’originalissima coppia di investigatori: Mina Dabiri e Vincent Walder, la poliziotta misofoba e il mentalista esperto di misteri numerici, in lotta contro un serial killer spietato, e contro i propri demoni.

I personaggi sono pieni di fobie e completamente fuori di testa, ma è impossibile non amarli.

Una scrittura a quattro mani completamente fluida e pazzescamente coinvolgente, è impossibile smettere la lettura.

“Mina guardò l’uomo seduto di fronte a lei al lato opposto del tavolino scuro. Vincent Walder. Si rese conto, sorpresa, di trovarlo attraente. Era raro che le capitasse. E in realtà la definizione che le si era presentata alla mente era “di classe”. Aveva un che di severo, un tocco di eleganza all’antica, anche in jeans e maglietta.”

La storia intreccia fatti avvenuti nel 1982… che solo verso la fine del romanzo riusciremo a ricollocare nel presente.

“Io e te siamo unici, Mina, e ne paghiamo il prezzo. Ma ricordati una cosa: gli altri hanno su di te il potere che tu dai loro, e non di più. Lascia che guardino, se vogliono. Perché non farli pagare per il piacere di guardare, se ne hanno voglia? E lascia che parlino. Tu non c’entri.”

Un thriller psicologico pazzesco che consiglio caldamente!!! Io l’ho amato e spero tanto in un seguito per incontrare nuovamente Vincent e Mina.

5/5 ☕️☕️☕️☕️☕️

CAMILLA LÄCKBERG è tra gli scrittori più letti al mondo, con ventinove milioni di copie vendute in sessanta paesi. Marsilio ha pubblicato in Italia i dieci libri della serie di Fjällbacka – che hanno ispirato la serie tv Omicidi tra i fiordi -, la raccolta di racconti Tempesta di neve e profumo di mandorle e i due romanzi della Storia di Faye, La gabbia dorata e Ali d’argento.

Recensione di “Hypno” di Alessandro Pasquinucci

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Recensione di “Hypno” di Alessandro Pasquinucci in collaborazione con autore

Editore: La Memoria del Mondo

Data di pubblicazione: 5 luglio 2021

Copertina flessibile: 232 pagine

“Se cominci a giocare devi arrivare fino in fondo”

Uno stile di scrittura fluido, accattivante, che cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine. Sicuramente un romanzo d’esordio curato e meritevole.

Si entra subito in empatia con la protagonista Rebecca e gli altri coprotagonisti.

“Non si riteneva una fanatica della tecnologia, tutt’altro. Aveva un proprio profilo su Facebook, così come su Instagram e su qualche altro social in voga in quel periodo, ma li usava poco, postando contenuti meno di una volta al mese. Entrava sulle diverse piattaforme quasi esclusivamente per consultazione o per noia. In pratica era stata obbligata a creare il proprio spazio virtuale da quando anche tutte le comunicazioni scolastiche erano approdate esclusivamente sul web. A differenza della maggior parte dei coetanei, tra cui anche i suoi migliori amici, Rebecca continuava a preferire il contatto umano alla fredda relazione sociale data dalla tecnologia, ma era consapevole che stava diventando sempre più difficile essere compresa in quel tipo di società. Così, all’apparenza non le restava altra scelta che sforzarsi, almeno un minimo, di ammorbidire la propria posizione. Solo in questo modo poteva sentirsi accettata e partecipe di quel mondo che, altrimenti, le sarebbe passato invisibile accanto.”

Seppur rivolto a generazione adolescenziale l’ho trovato molto avventuroso anche per noi lettori adulti.

Vengono affrontati temi molto importanti in questo romanzo, i social, il loro uso smodato e l’influenza terribile a volte che hanno sugli adolescenti.

“Era stata catapultata dentro un vortice di cui non conosceva l’origine né la fine. Ed era proprio quello a spaventarla. Si sentiva come i protagonisti di quei romanzi distopici che amava tanto leggere, ma non vivere in prima persona.Sola sulla riva, cullata dal rumore delle onde e da una leggera brezza salmastra, riusciva a sentirsi in pace con se stessa, lasciando per un momento alle spalle il caos che Pendulum stava provocando intorno e dentro di lei. Ma la sensazione di sollievo svanì velocemente. Una domanda continuava ad assillarla; che fine aveva fatto Luca?”

È un libro che consiglio molto a tutti, ci farà capire quanto inesorabilmente siamo legati al web e a tutti i suoi pro e tanti contro.

Lo vedrei benissimo adattato allo schermo televisivo come film o serie tv.

4,75/5 ☕️☕️☕️☕️☕️